Con un ordine esecutivo il presidente statunitense ha sospeso le principali sanzioni e i dazi sull’export a carico della Russia.
La mossa di Trump e la deroga “nell’interesse nazionale”
La legge Graham con le sanzioni alla Russia era stata fortemente voluta dal senatore repubblicano Lindsey Graham (scomparso a luglio) per colpire duramente Mosca a seguito dell’invasione dell’Ucraina. Il testo prevedeva misure draconiane, tra cui dazi fino al 100% sui cinque principali Paesi acquirenti di petrolio e gas russi e restrizioni contro funzionari, banche e navi cargo di Gnl.
Trump ha però deciso di avvalersi della Sezione 115 della normativa, una clausola di deroga che permette al capo della Casa Bianca di fermare il provvedimento se giustificato dall’interesse nazionale. “Ho trasmesso al Congresso la certificazione sulla concessione di tale deroga, in questo momento è nell’interesse nazionale degli Stati Uniti”, ha scritto il presidente in una nota ufficiale. L’efficacia della legge avrebbe infatti complicato i piani dell’amministrazione volti a ridurre i prezzi del gasolio e a contenere i costi dei carburanti in vista del voto di midterm del prossimo 3 novembre. Dalla Casa Bianca si precisa che l’ordine esecutivo non cancella tutte le sanzioni contro la Russia.
La reazione di Mosca: “Una decisione storica”
La sponda diplomatica ed economica del Cremlino non ha tardato a festeggiare il provvedimento. Kirill Dmitriev, consigliere di Vladimir Putin per la cooperazione economica internazionale e principale negoziatore economico russo, ha commentato entusiasta sui social network: “La sospensione della legge Graham da parte dell’amministrazione Trump è un momento importante e davvero storico”.
Per Mosca e per i mercati dell’energia si tratta di un successo strategico, mentre per Kiev rappresenta un durissimo smacco.
Le sanzioni alla Russia: un esercizio di ipocrisia
La percezione che il sistema globale delle sanzioni sia scivolato in una forma di ipocrisia istituzionalizzata è oggi ampiamente condivisa da analisti geopolitici ed economisti.
“Oil laundering”
L’Europa infatti compra indirettamente grandi quantità di idrocarburi russi attraverso nazioni terze, sfruttando un vero e proprio “vuoto normativo” nelle sanzioni comunitarie. Questo fenomeno è noto come il meccanismo di “lavaggio” del petrolio (oil laundering).
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E l’Ucraina consuma energia russa?
Sì, in ultima istanza esistono triangolazioni commerciali che fanno arrivare l’energia russa in Europa e, indirettamente, in Ucraina. Questo accade perché i mercati energetici globali funzionano come grandi vasi comunicanti: una volta che la materia prima viene immessa o trasformata, tracciarne la reale “molecola originaria” diventa estremamente difficile (e spesso politicamente tollerato).
L’Ucraina ha interrotto i contratti commerciali diretti con Mosca, ma la sua economia e il suo sforzo bellico dipendono oggi quasi interamente dagli aiuti e dalle forniture energetiche dei paesi dell’Unione Europea. Poiché l’Europa stessa è strettamente dipendente da triangolazioni che “lavano” l’energia russa, questa finisce inevitabilmente per fluire anche in Ucraina.
L’Ucraina ha subito la distruzione di quasi tutte le sue raffinerie interne a causa dei bombardamenti russi. Per far muovere i propri carri armati, i mezzi militari e i generatori elettrici d’emergenza, Kiev deve importare enormi quantità di diesel e gasolio dall’Europa centrale (soprattutto via terra da Polonia, Romania e Slovacchia). I paesi europei da cui l’Ucraina compra il carburante non lo producono tutto in casa. Lo acquistano sui mercati internazionali o lo raffinano importando greggio da hub come la Turchia o l’India. A loro volta India e Turchia acquistano greggio russo a prezzi stracciati, lo raffinano nei propri impianti e lo rivendono all’Europa come “diesel indiano” o “carburante turco”. Per la legge internazionale, la raffinazione cambia l’origine legale del prodotto. Il risultato? Il carburante che l’Europa vende all’Ucraina è in buona parte composto da petrolio estratto in Siberia e “lavato” in Asia o in Medio Oriente.
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