#Finsubito news dalla rete – La società che torna a fare società


Roma

di FRANCESCO PROVINCIALI
11 ott 2026 11:23

Corpi intermedi, partecipazione e governo delle transizioni a partire dalla ricerca del Cnel pubblicata da Il Mulino

Pubblicando la ricerca del CNEL sui corpi intermedi, la società civile e l’economia sociale, Il Mulino propone una riflessione di particolare ampiezza su una questione che riguarda il futuro stesso della democrazia: come ricostruire forme credibili di partecipazione, rappresentanza e mediazione in una società attraversata dalla disintermediazione, dalla frammentazione dei legami e dalle grandi transizioni tecnologiche, ambientali, economiche e sociali. Il volume, curato dal presidente del CNEL Renato Brunetta, raccoglie i contributi di studiosi di riconosciuta autorevolezza come Leonardo Becchetti, Flavio Felice, Enrico Giovannini e Giorgio Vittadini e assume il tema dei corpi intermedi come una vera categoria interpretativa della contemporaneità.

Se il CNEL è, per sua stessa natura istituzionale e per il riferimento costituzionale dell’articolo 99, la “casa” naturale nella quale questa riflessione trova collocazione, esso può diventare anche il luogo nel quale, di fronte alla crescente erosione degli spazi di confronto e mediazione, si ripensa il rapporto tra Stato, economia e società. In un’epoca nella quale le comunità si frantumano, i legami si indeboliscono e la politica sembra perdere capacità di rappresentanza, la funzione dei corpi intermedi torna ad apparire decisiva: essi possono favorire il dialogo tra le parti sociali, raccordare istituzioni e territori, trasformare interessi particolari in istanze collettive.

La prefazione di Renato Brunetta ricostruisce la genesi storica e culturale del concetto di corpo intermedio, mostrando come esso non appartenga a una stagione ormai conclusa della società italiana. Enti, associazioni, sindacati, cooperative, camere di commercio, fondazioni, Terzo settore, consorzi, società di mutuo soccorso, volontariato, università popolari costituiscono altrettante forme attraverso le quali la società si organizza, si rappresenta e si riconosce. Non sono semplicemente strutture collocate “in mezzo” tra individuo e Stato: sono luoghi nei quali si formano identità, responsabilità, competenze, fiducia e senso di appartenenza.

È questa la ragione per cui la riflessione sulla disintermediazione assume oggi un significato che va ben oltre la sociologia delle organizzazioni. Il CENSIS e Giuseppe De Rita hanno da tempo richiamato l’attenzione sulla progressiva rarefazione delle mediazioni sociali. Una politica in difficoltà tende a verticalizzare il rapporto con i cittadini, privilegiando il circuito diretto tra leader e opinione pubblica. La formula ricorrente “famiglie e imprese” rischia così di diventare una generica invocazione, una giaculatoria politica che semplifica la complessità anziché rappresentarla.

Il problema è più profondo. Quando vengono meno i luoghi intermedi nei quali gli individui discutono, negoziano e costruiscono interessi condivisi, la società rischia di ridursi a una somma di persone isolate e la democrazia a un rapporto sempre più diretto e verticale tra governanti e governati. L’erosione democratica, come hanno mostrato studiosi quali Larry Diamond, Steven Levitsky e Daniel Ziblatt, non passa necessariamente attraverso rotture traumatiche: può prodursi lentamente, attraverso la perdita di fiducia nelle istituzioni rappresentative, la polarizzazione, l’indebolimento delle garanzie e la concentrazione del potere. È dentro questa crisi della mediazione che il volume del CNEL acquista il suo significato più attuale.

Una democrazia fatta di relazioni

Il contributo di Flavio Felice affronta il rapporto tra corpi intermedi e dinamica democratica, ricostruendo l’evoluzione del concetto e interrogandosi sulla sua funzione dentro la società digitale e nell’ambito di una possibile governance poliarchica. La democrazia, nella prospettiva che emerge dal volume, non può essere ridotta al momento elettorale né al funzionamento delle istituzioni rappresentative: ha bisogno di una società capace di organizzarsi e di produrre partecipazione.

Il corpo intermedio è, in questo senso, una vera infrastruttura democratica perché traduce bisogni individuali in domande collettive, porta conoscenze e interessi dentro il circuito istituzionale, costruisce forme di appartenenza. La sua intermedietà non è dunque una condizione subalterna, ma una funzione di connessione e di composizione del pluralismo.

Anche per questo il CNEL può assumere una funzione peculiare: non sostituire la politica, ma offrire uno spazio nel quale la pluralità degli interessi organizzati possa incontrarsi, confrontarsi e trasformarsi in proposta. La mediazione, così intesa, non è un rallentamento della democrazia: è una delle condizioni della sua qualità.

Governare le transizioni

Con Enrico Giovannini il discorso si sposta sul terreno della sostenibilità e delle grandi transizioni. Il ruolo dei corpi intermedi viene analizzato nel quadro dell’Agenda 2030 e attraverso il rapporto tra associazioni imprenditoriali, organizzazioni sindacali, Terzo settore e fondazioni.

La sostenibilità non è infatti soltanto una questione ambientale. Coinvolge simultaneamente economia, lavoro, demografia, welfare, disuguaglianze, territori, innovazione e qualità istituzionale. Per questo non può essere affidata esclusivamente a decisioni verticali. Gli obiettivi globali devono essere tradotti nei territori, nelle imprese, nelle associazioni, nelle reti sociali.

I corpi intermedi possono svolgere precisamente questa funzione di traduzione: collegare il globale al locale, le strategie alle pratiche, le decisioni istituzionali alla concretezza delle comunità. È qui che il titolo del volume assume il suo significato più ampio: governare le transizioni significa anche costruire i soggetti sociali capaci di accompagnarle.

L’economia oltre il mercato

Il contributo di Leonardo Becchetti affronta il rapporto tra corpi intermedi, innovazione e inclusione attraverso il modello “100% Inclusione”, articolato intorno ai territori, alle organizzazioni, alle reti e alla finanza.

La prospettiva dell’economia civile consente di sottrarre l’inclusione alla sola dimensione assistenziale. Una società inclusiva non è soltanto quella che redistribuisce risorse, ma quella che crea possibilità di partecipazione, lavoro, autonomia, riconoscimento e responsabilità. Ne deriva una concezione dell’economia nella quale il valore non coincide esclusivamente con il rendimento finanziario, ma comprende gli effetti prodotti sulle persone e sulle comunità.

È una prospettiva che richiama la tradizione dell’economia civile italiana e, in particolare, quella intuizione per cui l’economia non può essere separata dalla reciprocità, dalla fiducia e dalla dimensione comunitaria. La domanda diventa allora inevitabile: quale economia vogliamo dentro le transizioni? Un’economia capace soltanto di produrre crescita o un’economia in grado di generare anche valore sociale?

La sussidiarietà come corresponsabilità

Con Giorgio Vittadini il tema dei corpi intermedi entra nel territorio della sussidiarietà e dell’amministrazione condivisa. La collaborazione tra soggetti pubblici e sociali, la co-progettazione, la valutazione dell’impatto e la generazione di valore pubblico delineano un paradigma nel quale la società civile non è destinataria passiva delle politiche pubbliche, ma può diventare corresponsabile della loro costruzione.

La sussidiarietà non implica il ritiro dello Stato né la privatizzazione del welfare. Significa piuttosto modificare il rapporto tra istituzioni e società: l’amministrazione non si limita a erogare prestazioni, ma può progettare insieme ai soggetti sociali risposte adeguate ai bisogni delle comunità.

È un passaggio culturale di grande rilievo. Non basta sapere quanto si è speso: occorre interrogarsi sul valore pubblico prodotto, sugli effetti concreti, sulla qualità delle relazioni generate. La co-progettazione diventa così una pratica amministrativa ma anche una forma di cittadinanza.

Prima del mercato, la comunità

L’intervento di Luigino Bruni riporta infine la riflessione alle radici storiche dell’economia italiana. Dai monasteri alle abbazie, dai comuni alle corporazioni, dalla borghesia mercantile alle parrocchie, l’economia è stata per secoli incorporata dentro istituzioni, comunità, regole morali e rapporti di reciprocità.

Il termine “intermedio”, dunque, non deve evocare qualcosa di imperfetto o marginale. Per lungo tempo questi corpi sono stati il centro della vita economica e sociale, la modernità li ha progressivamente trasformati, ma non li ha resi superflui.

Questa memoria storica aiuta a comprendere la prospettiva complessiva del volume: l’economia ha bisogno della società e la società ha bisogno di forme organizzate di economia. Quando il mercato si emancipa completamente dai legami comunitari rischia di produrre esclusione; quando lo Stato assorbe l’iniziativa sociale rischia di produrre dipendenza; quando l’individuo rimane solo davanti alle grandi piattaforme economiche e tecnologiche rischia di perdere capacità di incidere sulle decisioni collettive.

Una seconda cassetta degli attrezzi

È qui che la riflessione di Brunetta trova il suo punto di maggiore attualità. Per governare le transizioni non basta più la “cassetta degli attrezzi” dell’economia tradizionale: occorre affiancarle quella dell’economia civile, della sussidiarietà e dei corpi intermedi.

Non si tratta di contrapporre Stato e mercato, pubblico e privato, individuo e comunità. Si tratta di ricomporre dimensioni che la modernità ha progressivamente separato.

La rivoluzione digitale rende la questione ancora più evidente. Essere connessi non significa necessariamente essere in relazione; avere accesso all’informazione non equivale a possedere conoscenza, poter esprimere un’opinione non significa partecipare. Una società iperconnessa può diventare, paradossalmente, una società più sola e più disintermediata. Brunetta osserva opportunamente che una delle conseguenze della rivoluzione digitale è lo sbriciolamento dei legami e mette in guardia dal rischio di una partecipazione ridotta a mera connessione informatica.

I corpi intermedi rappresentano, al contrario, la possibilità di mantenere una dimensione orizzontale della democrazia: ascolto, reciprocità, confronto, mediazione, fiducia.

Il vero tema, allora, non è restaurare i corpi intermedi del Novecento, alcuni dei quali hanno conosciuto burocratizzazione, autoreferenzialità e perdita di rappresentatività ma è immaginare quelli del XXI secolo.

Il volume del CNEL li propone come possibili infrastrutture sociali del futuro: soggetti dotati di prossimità, conoscenza dei territori, capacità relazionale e potenziale di innovazione. Possono trasformare la connessione in relazione, l’interesse individuale in responsabilità collettiva, il bisogno in progetto, la domanda sociale in rappresentanza.

Rimane così una domanda essenziale: può esistere una democrazia forte senza una società civile forte?

La risposta che attraversa le pagine del volume è sostanzialmente negativa. E non per nostalgia del passato, ma perché la democrazia non vive soltanto di procedure elettorali e istituzioni: vive di legami, di fiducia, di partecipazione, di luoghi nei quali gli individui imparano a riconoscersi come parte di una comunità.

In una stagione nella quale le transizioni rischiano di essere subite più che governate, ricostruire i corpi intermedi significa dunque ricostruire una parte essenziale della democrazia. Significa passare dalla delega alla corresponsabilità, dalla prestazione alla relazione, dalla crescita quantitativa alla generazione di valore sociale.

E restituire alla politica ciò che nessuna piattaforma digitale potrà produrre da sola: il tempo del confronto, la fatica della mediazione, la responsabilità della scelta e, soprattutto, il senso di un destino comune.

©Nella foto, Giorgio Vittadini, Gennari/Siciliani (Agensir) 

FRANCESCO PROVINCIALI
11 ott 2026 11:23


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม