#Finsubito news dalla rete – Filiere chiuse, frutta che diventa snack, vendemmia partecipata. Premi all’agricoltura abruzzese 4.0 – Virtù Quotidiane


Cronaca 11 Ott 2026 09:30


L’AQUILA – C’è chi trasforma la frutta in uno snack naturale da portare in borsetta, chi porta il grano direttamente dal campo alla pasta e chi ha creato un “socio operativo” basato sull’intelligenza artificiale per gestire la propria azienda agricola.

È la fotografia della nuova agricoltura regionale che emerge dall’Oscar Green Abruzzo 2026, il premio di Coldiretti Giovani Impresa dedicato alle idee innovative dei giovani imprenditori agricoli. All’Aquila, nella seconda giornata del Villaggio Coldiretti, la premiazione racconta un settore che non rinuncia alle proprie radici, ma utilizza tecnologia, trasformazione e nuovi linguaggi per costruire valore.

La cerimonia, condotta dalle giovani imprenditrici agricole Miriana Coccia, delegata di Coldiretti Giovani Impresa L’Aquila, e Maria Francesca Persia, di Scontrone, è stata aperta da una tavola rotonda dedicata al tema “Radici future: strumenti e prospettive per giovani agricoltori”. Al confronto hanno partecipato Carla Di Michele, delegata regionale di Coldiretti Giovani Impresa Abruzzo, il consigliere regionale Sandro Mariani e Pier Carlo Tondo, segretario nazionale di Coldiretti Giovani Impresa.

Al centro del dibattito il futuro delle nuove generazioni in agricoltura, tra opportunità imprenditoriali, accesso agli strumenti di sostegno, innovazione e necessità di creare condizioni concrete per avviare e consolidare le aziende. Un confronto che ha messo in relazione le esperienze dei giovani con il ruolo della rappresentanza agricola e delle istituzioni, sottolineando come il ricambio generazionale sia una condizione essenziale per garantire continuità, competitività e vitalità ai territori rurali.

La cerimonia dell’Oscar Green ha portato sul palco cinque esperienze diverse, accomunate dalla capacità di trasformare un’idea in un progetto agricolo concreto.

Cecilia Di Primio di Ripa Teatina (Chieti) è stata premiata per la sua “Frutta da borsetta, una linea di prodotti a base di frutta aziendale liofilizzata, senza conservanti, pensata anche per avvicinare bambini e ragazzi a un consumo più consapevole. La tecnologia consente di prolungare la conservabilità della frutta e valorizzare la produzione aziendale, contribuendo a ridurre gli sprechi.

Eugenia Verrigni, erede dello storico pastificio rosetano, è stata premiata per la filiera chiusa che consente all’azienda di famiglia di produrre la sua celebre pasta trafilata in oro direttamente con i grani coltivati nell’azienda agricola di proprietà. Insieme alla madre Francesca Petrei Castelli integra produzione agricola e trasformazione: il grano duro 100% italiano coltivato nell’azienda Solagnone di Pineto diventa pasta all’interno di una filiera che punta al controllo della materia prima e alla valorizzazione del prodotto.

Giulia Cataldi Madonna è stata premiata per la “vendemmia partecipata”: nella storica azienda vitivinicola di Ofena (L’Aquila) trasforma la raccolta dell’uva in un’esperienza aperta al pubblico, coinvolgendo i partecipanti in vigna, nelle attività di cantina e nella conoscenza del vino come espressione del territorio.

Con Trepì di Pescara, Leonardo Acucella ha costruito una filiera che parte dalla selezione e conservazione dei semi, prosegue con la coltivazione dei grani antichi e arriva alla molitura a pietra e alla panificazione, unendo tutela della biodiversità e valorizzazione delle produzioni locali.

Menzione speciale per Giovanni Battista Obletter, imprenditore agricolo pescarese che ha ideato “Sophiaterra”, un gestionale basato sull’intelligenza artificiale che integra dati aziendali, Pac, bandi, vendite, magazzino e attività dell’impresa. Un progetto che porta l’intelligenza artificiale nella gestione quotidiana dell’azienda agricola, con l’obiettivo di semplificare i processi e supportare le decisioni dell’imprenditore.

“Queste storie dimostrano che innovare in agricoltura non significa perdere la propria identità, ma trovare nuovi modi per valorizzarla – sottolinea Carla Di Michele, delegata regionale di Coldiretti Giovani Impresa Abruzzo – Dalla frutta ai grani antichi, dal vino alla trasformazione fino all’intelligenza artificiale, questi giovani stanno dimostrando che l’agricoltura può essere tecnologia, impresa e cultura del territorio allo stesso tempo. Il futuro delle nostre campagne passa dalla capacità di dare spazio alle idee e alle nuove generazioni”.

Accanto all’innovazione, il ricambio generazionale è il filo conduttore del Premio Aristeo, dedicato ai giovani che hanno scelto di insediarsi in agricoltura attraverso il bando per il primo insediamento della Regione Abruzzo. Il riconoscimento valorizza chi ha deciso di investire nella terra, assumendosi la responsabilità di costruire un’impresa e contribuire alla continuità produttiva ed economica dei territori.

Il Premio Aristeo ha valorizzato cinque aziende, con tre riconoscimenti ex aequo al terzo posto, un secondo e un primo classificato. La consegna dei riconoscimenti è stata affidata a Elena Sico, direttrice del Dipartimento Agricoltura della Regione Abruzzo, a Pietropaolo Martinelli, presidente di Coldiretti Abruzzo e Marino Pilati, direttore regionale di Coldiretti e ideatore del premio.

A conquistare il primo posto è stata Leonarda Luciani, di Capistrello. Il secondo posto è andato a Marialucia Di Cristofaro, dell’Aquila. Terzo posto ex aequo per Chen Shuhua, di Alba Adriatica, Luana Cipriani, di Cerchio, e Cristiana Lauriola, di Serramonacesca.

“Il premio dà visibilità a esperienze imprenditoriali che testimoniano la volontà delle nuove generazioni di scommettere sull’agricoltura e di investire nel futuro delle aree rurali abruzzesi – ha spiegato Pilati – Innovazione e ricambio generazionale rappresentano due facce della stessa sfida. Da una parte, la capacità di trasformare prodotti, processi e modelli d’impresa; dall’altra, la necessità di creare condizioni che consentano ai giovani di entrare nel settore, consolidare le proprie attività e guardare al futuro con prospettive concrete”.

Le storie dell’Oscar Green e le esperienze valorizzate dal Premio Aristeo raccontano così un’agricoltura che sa custodire la propria identità e, allo stesso tempo, aprirsi al cambiamento. Un laboratorio di idee, competenze e nuove energie nel quale la terra continua a essere una scelta imprenditoriale, una risorsa per le comunità e una prospettiva concreta per le nuove generazioni.


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