Il caro carburanti e le proteste con blocchi stradali messe in atto dagli autotrasportatori autonomi nel Sud Italia hanno inevitabilmente segnato l’11° Forum internazionale di Conftrasporto-Confcommercio, che quest’anno si è svolto nella cornice del Chiostro del Bramante a Roma.
“Siamo molto preoccupati per il clima di tensione creato dall’insostenibile situazione del caro energia, che è già sfociato in iniziative di protesta spontanee, non autorizzate, in diverse Regioni del Paese”, ha esordito il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, aprendo il Forum.
E il presidente di Conftrasporto e vicepresidente di Confcommercio, Pasquale Russo, pur riconoscendo le ragioni del disagio degli autotrasportatori, richiamando anche le responsabilità dell’Esecutivo per gli interventi non realizzati o arrivati in ritardo rispetto alle promesse, ha sottolineato la necessità di mantenere il confronto entro un perimetro di legittimità.
“La cosa più semplice sarebbe stato cavalcare la protesta. Ma non l’abbiamo fatto perché non è nel dna del nostro mondo associativo”, ha spiegato, invitando a non proseguire con i blocchi, anche a seguito delle risposte arrivate dal Governo dopo l’incontro con le associazioni (qui il nostro precedente articolo).
Impegni che sono stati ribaditi nel corso del Forum dal viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi.
“I provvedimenti che abbiamo annunciato verranno ufficialmente presi nelle prossime ore”, ha detto il viceministro, annunciando che l’autotrasporto potrà contare su altri 150 milioni di euro così suddivisi: 50 milioni per le domande già elaborate da marzo ad oggi, altri 60 per i mesi di settembre e ottobre e 50 sul Sea Modal Shift, ovvero l’ex Marebonus. “Abbiamo presentato un emendamento ad un decreto già in essere in Senato, ma potrebbe esserci nelle prossime ore un DL in cui saranno incluse tutte le misure su cui ci siamo impegnati”, ha sottolineato Rixi.
Il Forum è stato anche l’occasione per presentare l’ultimo studio dell’Osservatorio Freight Insights, istituito dal MOST e dalla Fondazione CSELI, che ha fotografato lo stato dei trasporti e della logistica nel nostro Paese, individuando le misure da attuare per mantenere la necessaria competitività.
Il fatturato delle imprese di trasporto ha raggiunto i 96 miliardi di euro, ma la redditività non è cresciuta nella stessa misura.
Nonostante tutto il trasporto stradale ha continuato a crescere, superando nel 2025 i 31 miliardi di tonnellate-chilometro. Restano tuttavia rilevanti le pressioni sui costi operativi. Tra il 2019 e il 2026 il prezzo del gasolio è aumentato di circa il 30%, con un incremento superiore al 15% tra il 2025 e il 2026. Anche i carburanti alternativi hanno registrato rincari nello stesso periodo: +4,1% per il CNG e +3,4% per l’LNG. A queste criticità si aggiunge la crescente saturazione della rete stradale che in alcune zone è addirittura del 100%. Lo studio ha calcolato per la prima volta il costo della congestione stradale, che è pari a 4,86 miliardi di euro l’anno. Funzionano male anche le connessioni con porti e interporti: le imprese lamentano circa 30 minuti di media di ritardo per raggiungere i porti o gli interporti.
A questo si aggiunge la carenza di conducenti professionali, stimata in oltre 30mila unità nei prossimi anni. Anche il trasporto marittimo risente delle tensioni internazionali: le deviazioni delle rotte commerciali legate alla crisi del Mar Rosso allungano di circa due settimane i tempi di navigazione verso i porti italiani, mentre l’ETS incide sui costi dei collegamenti, in particolare quelli insulari. Sul fronte ferroviario, invece, i treni-chilometro sono diminuiti dell’8% nel primo semestre del 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, anche per gli effetti dei cantieri infrastrutturali.
“Mai come quest’anno – ha affermato Pasquale Russo – emerge con forza il ruolo strategico di trasporti e logistica per la competitività e lo sviluppo dell’intero sistema economico. Il caro energia, l’ETS, la congestione infrastrutturale, i ritardi nella digitalizzazione e le incertezze geopolitiche richiedono interventi su due fronti: da un lato, affrontare le emergenze; dall’altro, programmare politiche di sistema coordinate e di lungo periodo a sostegno degli operatori e dell’intero Paese”.
Nel pomeriggio, durante il tavolo dedicato al dibattito su “trasporti e infrastrutture per la competitività del Paese”, due interventi di Paolo Uggè, presidente di Fai, hanno approfondito le principali criticità che ancora oggi condizionano il settore della logistica e l’economia italiana.
Nel suo primo intervento, Uggè ha anzitutto evidenziato il pesante impatto del caro carburanti e i ritardi nell’attuazione delle misure di sostegno, sottolineando come la mancanza di un dialogo costante con le istituzioni abbia teso ulteriormente la situazione all’interno del settore. Nonostante i fondi stabiliti con l’accordo del 22 maggio a Palazzo Chigi, la burocrazia ne ha rallentato la distribuzione: “Il vero problema è stato renderli spendibili in tempi utili per garantire ossigeno e liquidità alle piccole e medie imprese”, ha sottolineato. Questo stallo, esacerbato dalle recenti tensioni geopolitiche, richiede ora un intervento immediato e deciso da parte del Governo per “salvaguardare la libertà d’impresa e la competitività dell’intero sistema Paese”.
Nel secondo intervento, incentrato sullo storico nodo dei valichi alpini, Uggè ha criticato i vincoli internazionali che penalizzano l’export italiano a causa di meccanismi decisionali sbilanciati a favore dei Paesi d’Oltralpe. Per superare questo isolamento, ha sollecitato un intervento delle istituzioni, chiedendo di “rimettere in discussione il Protocollo Trasporti della Convenzione delle Alpi per ripristinare la piena circolazione delle merci”. Pur sostenendo lo sviluppo dell’intermodalità per il futuro, ha ribadito il ruolo insostituibile del trasporto su gomma nel breve e medio termine, evidenziando che “senza l’autotrasporto oggi, e probabilmente per i prossimi 20 anni, l’economia nazionale soffre”. In questa prospettiva, ammodernare le reti e integrare tutte le diverse modalità di trasporto diventa una priorità per la crescita del Paese, giacché “le infrastrutture sono fondamentali e l’interconnessione tra ferro, mare e strada è alla base di tutto.”
Di Lucia Angeloni |
21 Ottobre 2026
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