#Finsubito news dalla rete – Fondali strategici, 115 milioni per la filiera subacquea italiana.La sfida è integrare ricerca, industria e spazio


A Blue Planet Economy Expoforum il Polo Nazionale della Dimensione Subacquea fa il punto sui progetti di innovazione. Petrioli (WSense): dalla ricerca universitaria una tecnologia che guarda al mercato globale

I fondali marini sono diventati un’infrastruttura strategica da proteggere e, insieme, una nuova frontiera industriale. La sicurezza dei cavi per le telecomunicazioni e delle reti energetiche richiede tecnologie avanzate, ma apre anche opportunità per la robotica, i sensori, le comunicazioni subacquee e i sistemi autonomi. La sfida per l’Italia è trasformare competenze scientifiche e industriali già presenti in una filiera integrata, capace di sviluppare soluzioni complete e competere sui mercati internazionali. È il quadro emerso dal panel Dominio blu – Tecnologia, innovazione e sicurezza, per una filiera sottomarina italiana, nell’ambito di Blue Planet Economy Expoforum, manifestazione organizzata da Fiera Roma con il sostegno di Regione Lazio, Lazio Innova e Camera di Commercio di Roma, attraverso l’Azienda Speciale Sviluppo e Territorio, in programma fino al 24 ottobre. Il confronto, moderato da Flavia Giacobbe, direttore responsabile di Formiche, ha riunito rappresentanti della Marina Militare, dell’industria, della ricerca e dell’Agenzia Spaziale Italiana.

Polo Nazionale della Subacquea, 21 progetti per 115 milioni

Il Capitano di Vascello Francesco Ruggiero, della Struttura Operativa del Polo Nazionale della Subacquea, ha richiamato la crescente esposizione delle infrastrutture critiche sottomarine a rischi e minacce, legata anche alla disponibilità di robot e droni capaci di raggiungere profondità sempre maggiori. Il Polo punta a mettere a sistema Marina Militare, università, centri di ricerca e imprese. Ruggiero ha riferito che sono stati avviati 21 progetti, per un valore complessivo di 115 milioni di euro, destinati allo sviluppo di un veicolo subacqueo multimissione e di un’infrastruttura di rete basati su tecnologie nazionali. Tra le iniziative figura anche la realizzazione di un’area di test abissale alla Spezia, destinata alla sperimentazione e alla qualificazione delle tecnologie in condizioni operative. L’obiettivo è ridurre le dipendenze tecnologiche dall’estero e rafforzare la resilienza della filiera italiana.

Fincantieri: dall’innovazione alle capacità operative

Per l’ammiraglio di squadra Dario Giacomin, Senior Vice President Underwater Product Development di Fincantieri, la crescita del settore richiede un approccio industriale integrato. Sensori, reti di comunicazione, veicoli autonomi, intelligenza artificiale e sistemi per l’ispezione e la manutenzione devono concorrere allo sviluppo di soluzioni integrate, affidabili e pronte a rispondere alle esigenze operative. In questo percorso, la sperimentazione e l’industrializzazione delle tecnologie rappresentano passaggi fondamentali per valorizzarne appieno il potenziale e favorirne l’impiego nei diversi contesti applicativi. Come sottolineato daGiacomin, le grandi imprese possono mettere a sistema le competenze specialistiche
delle PMI e delle startup, combinando solidità industriale e capacità di innovazione. Per Fincantieri, questo approccio si traduce nello sviluppo di un ecosistema in grado di generare soluzioni integrate per la difesa e per le applicazioni civili.

Petrioli (WSense): la ricerca italiana può conquistare il mercato globale

La testimonianza di Chiara Petrioli, founder e CEO di WSense, ha portato al centro del confronto il ruolo delle competenze scientifiche e dell’imprenditoria tecnologica. Nata dalla ricerca universitaria, WSense ha sviluppato tecnologie per le comunicazioni affidabili e le reti sottomarine, trasformando brevetti e risultati scientifici in soluzioni industriali con prospettive internazionali. Petrioli ha raccontato il valore del legame con l’università, delle collaborazioni internazionali e degli investimenti necessari per accompagnare una tecnologia dalla fase di ricerca fino alla qualificazione e all’impiego sul campo. Circa il 30% delle persone che lavorano nell’azienda, ha riferito, è rientrato da esperienze professionali
all’estero: un esempio della possibilità di riportare competenze in Italia e farle diventare un motore di innovazione. Per Petrioli il settore sta attraversando una fase di profonda trasformazione, con investimenti e acquisizioni che stanno accelerando il consolidamento del mercato.L’integrazione tra imprese innovative e grandi gruppi industriali può offrire all’Italia l’opportunità di ritagliarsi un ruolo internazionale, valorizzando non solo le singole tecnologie, ma la capacità di fornire sistemi completi. Una prospettiva che coinvolge l’intero ecosistema delle imprese specialistiche, chiamate a crescere insieme ai grandi operatori. Anche Andrea Bellizzi, co-founder di SubSeaLED, ha sottolineato il valore della collaborazione tra PMI e grandi imprese: mettere in comune competenze e componenti specialistiche consente di accelerare lo sviluppo tecnologico e aumentare la capacità competitiva dell’intera filiera.

Spazio e mare, tecnologie che convergono

Luca Vincenzo Maria Salamone, direttore generale dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), ha evidenziato come il confine tra spazio e ambiente subacqueo sia sempre meno netto. Sensoristica, robotica, gestione dei dati e comunicazioni possono trovare applicazione in entrambi i domini, contribuendo al monitoraggio e alla protezione delle infrastrutture critiche. In questa direzione si inserisce Space&Blue, il programma promosso dall’ASI nell’ambito della collaborazione con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). Il bando multitematico, con un plafond superiore a 2 milioni di euro, sostiene attività di ricerca e sviluppo in cinque aree: sensing e monitoraggio, robotica e intelligenza artificiale, energia e propulsione, comunicazione quantistica e cybersicurezza, infrastrutture critiche. L’obiettivo è favorire nuove collaborazioni tra imprese, università e centri di ricerca e rafforzare la sovranità tecnologica nazionale.

Norme e industria, la sfida è fare sistema

Giuseppe Graziano, avvocato, promotore e direttore del corso Sicurezza Subacquea, ha richiamato l’evoluzione del quadro normativo, citando la legge 26 gennaio 2026, n. 9, sulla sicurezza delle attività subacquee, e la legge 7 maggio 2026, n. 70, sulla valorizzazione della risorsa mare. La priorità, ha osservato, è rendere il sistema regolatorio più organico e adeguato alla complessità di un settore in rapida evoluzione.Dal confronto emerge una questione che riguarda insieme sicurezza nazionale e politica industriale: l’Italia dispone di competenze scientifiche, imprese specialistiche e grandi operatori capaci di investire, ma il loro potenziale dipende dalla capacità di lavorare in modo coordinato. È su questa integrazione, tra ricerca, sperimentazione, regole e industria, che si gioca la possibilità di trasformare la dimensione subacquea in una filiera tecnologica competitiva.


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