Il costo di realizzazione della Fase A della nuova diga foranea di Genova, attualmente superiore ai 1,12 milardi di euro (cui si aggiungeranno 470 milioni della fase B), è destinato a salire ulteriormente (non solo per la possibile concretizzazione degli extra-costi iscritti come riserve dall’appaltatore ma per il caro materiali) ma un salvagente potrebbe arrivare dalla riforma portuale in via di approvazione e dalla futura costituzione della società Porti d’Italia Spa.
A metterlo nero su bianco nel proprio bilancio previsionale (non ancora approvato ma visionato in anteprima da SHIPPING ITALY) è l’Autorità di sistema portuale del Mare Ligure Occidentale. Il capitolo è quello dedicato all’esposizione debitoria dell’ente, attualmente superiore a 396 milioni di euro, per un “servizio del debito” (la spesa annuale per rimborso e interessi) quantificato per l’esercizio 2027 in 45,99 milioni di euro. In particolare, i finanziamenti relativi alla realizzazione della diga (due mutui della Bei – Banca europea per gli investimenti) “rappresentano la principale esposizione finanziaria dell’ente e comportano, nell’esercizio 2027, il rimborso di una quota capitale pari a 15 milioni di euro e il pagamento di interessi per 11,33 milioni di euro, con una percentuale di incidenza nell’anno del 57% sull’esborso complessivo”.
Nel documento l’Adsp ricorda “che la copertura dei relativi oneri finanziari era stata inizialmente correlata agli introiti derivanti dalla nuova sovrattassa sulle merci”, istituita nel 2021 ma poi sempre differita. E anche quest’anno “si ritiene di poter traslare l’introduzione della nuova sovrattassa a decorrere dal 1° gennaio 2028”.
Tanto più, si legge ancora nel bilancio di previsione, per la possibilità che con l’approvazione della riforma portuale “in corso di esame in Commissione Trasporti, il Ministero possa prendere in carico gli oneri derivanti dalla realizzazione della Nuova Diga Foranea, consistenti nel cosiddetto caro materiali, ad oggi stimato in circa 270 milioni di euro, e negli oneri derivanti dai contratti di mutuo stipulati con Bei per 378 milioni di euro circa (275 milioni di euro per capitale, e 103 milioni di euro per interessi circa), per un importo complessivo di 648 milioni di euro”. Esattamente ciò che aveva preannunciato il viceministro Edoardo Rixi a inizio ottobre parlando dell’impossibilità (finanziaria) per alcune port authority di portare a termine le maxi-opere avviate.
Il bilancio spiega cioè che, almeno per quest’anno, si conta di coprire i costi del debito contratto per la diga senza imputarlo alla merce e che in futuro ciò continuerà a essere possibile perché quest’onere potrebbe con la riforma passare al Mit, insieme appunto al “caro materiali” come si evince dalle restanti tabelle del documento. Il tema “caro materiali”, infatti, ha un ruolo rilevante nel bilancio ed è sviscerato nel dettaglio per ogni opera: quello emerso finora per la fase A della diga (la B è ‘uscita’ dal bilancio dell’Adsp, dopo che il Decreto Milleproroghe del 2025 l’ha affidata in toto al commissario) è quantificato in 48,05 milioni (che, insieme alle riserve riconosciute a Pergenova per gli extracosti di consolidamento, hanno fatto lievitare i costi da 929 ai suddetti 1.123 milioni).
Per l’Adsp di Genova “l’avanzamento totale del progetto è stimato oggi al 37,00%” (il consolidamento è al 95,7%, la posa dello scanno al 45,8%, la produzione dei cassoni al 38,4% per volume, il riempimento al 10,3% e la realizzazione della sovrastruttura al 2,8%), con fine lavori “prevista per dicembre 2027, con l’ultimazione delle opere minori entro marzo 2028”.
L’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale a SHIPPING ITALY ha fatto sapere che “in merito a quanto riportato a pag. 12 del documento ‘Lo scenario finanziario per il triennio 2027-2029’, occorre fornire alcune opportune precisazioni. L’eventualità che il Ministero – anche per il tramite della società ‘Porti d’Italia’, che potrà essere costituita solo in seguito all’entrata in vigore della riforma dei porti – possa prendere in carico gli oneri derivanti dalla realizzazione della Nuova Diga Foranea non è ad oggi legata a un preciso e specifico emendamento o articolo del Ddl attualmente in discussione. Come si evince dal testo stesso della relazione, tale prospettiva rappresenta appunto una mera ‘eventualità’. Nel frattempo, come specificato nel documento, l’Ente continuerà a far fronte agli oneri finanziari attraverso le proprie entrate correnti”.
Con riguardo, invece, alla previsione relativa al caro materiali e, nello specifico, per quanto riguarda l’importo di 270 milioni di euro indicato nel documento Palazzo San Giorgio precisa che “non fa parte del bilancio di previsione ma è una mera relazione di accompagnamento e quindi non costituisce elemento utile ai fini finanziari e contabili. Si precisa – aggiunge – che tale importo non è legato a un rincaro già registrato. L’importo costituisce, infatti, esclusivamente una stima di massima del tutto prudenziale originata dalla volatilità dei mercati internazionali in materia di appalti e grandi opere. Allo stato attuale, tale valutazione non è supportata da alcuna richiesta formale avanzata dall’impresa appaltatrice e a comprova di ciò non costituisce elemento contabile ma semplicemente ipotesi cautelativa nella relazione di accompagnamento. A comprova, si sottolinea che a oggi per l’appalto è stato pagato un importo pari a 613 milioni, mentre alla voce specifica del ‘caro materiali’ è stato impegnato un importo pari a 48 milioni”.
L’Adsp genvoese infine esprime “preoccupazione per l’evenienza registrata relativamente al fatto che documenti non ancora presentati agli organi preposti, non integralmente divulgabili e quindi parzialmente riservati, siano circolati presso alcune testate giornalistiche, subito pubblicati all’unico scopo di provocare ingiustificato clamore senza neppure attendere le precisazioni di questa autorità come sopra riportato”.
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