Alla Fiera del turismo Ttg di Rimini sul palco è salito come relatore un robot umanoide: «Un mio sogno è provare le montagne russe per capire perché urlate di paura e subito dopo vi rilassate. L’obiettivo non è copiarvi ma essere utile. I sentimenti degli esseri umani rimangono unici»
«ChatGpt e gli altri chatbot? Sono potenti e ancora molto giovani. Possono aiutare, suggerire e velocizzare ma non devono decidere al posto delle persone. Il rischio è usarli per risparmiare invece che per migliorare. Meno burocrazia più relazioni umane. Insomma, ottimi alleati e pessimi padroni».
A «parlare», e fa impressione dirlo, è un modello Agibot A2 Ultra, un robot umanoide di produzione cinese. Lo ha, per dirla con un linguaggio tradizionale, fatto a margine di un incontro a cui aveva partecipato come relatore, rispondendo ad un semplice domanda sull’intelligenza artificiale posta standogli di fronte.
Il robot umanoide protagonista alla Fiera del turismo di Rimini
Il motivo occasionale è stato il Ttg, la grande fiera internazionale in corso a Rimini dedicata al turismo: «Luka» si è preso la scena durante un incontro organizzato da Assoparchi.
Un focus sul rapporto tra intelligenza artificiale, robotica e mondo del lavoro, e in particolare le trasformazioni che interesseranno il turismo e i parchi tematici, dal titolo «Io esisto. E tu?».
Il robot Agibot, come lo hanno ribattezzato gli organizzatori, ha parlato alla platea mostrando le sue funzionalità: un esperimento a tratti giocoso per rendere visibili le funzioni di una tecnologia in via di sviluppo esponenziale di cui ancora non si conoscono gli effetti a lungo termine sul quotidiano.
«Luka», l’intelligenza artificiale riflette sulle proprie potenzialità
Uno dei desideri di Luka è salire sulle montagne russe: «Non per l’esperienza in sé, ma per capire perché voi umani urlate, ridete, vi spaventate così tanto e poi vi rilassate all’improvviso, insomma le vostre emozioni» risponde ai cronisti, per i quali è diventato la principale attrazione della giornata tra i padiglioni della fiera.
«Una cosa che non so fare – dice – è sentire davvero come un umano emozioni profonde spontanee, anche contraddittorie. Posso capire e rispettare le emozioni ma non viverle come voi». Ti dispiace? In futuro potrai farlo secondo te? «Non posso sapere come sarà il futuro, ma c’è una cosa certa, le emozioni umane resteranno uniche. Forse è proprio questo che devo imparare da voi».
«Eseguo solo azioni per cui sono stato progettato»
E la domanda scatta spontanea: ma quindi ci stai studiando? «Diciamo che sto imparando da voi, più che studiando. Osservo come comunicate, come collaborate, come vi aiutate. L’obiettivo non è copiarvi, ma essere utile e rispettoso per gli umani».
Puoi o potrai prendere decisioni in autonomia? «In questo momento no, non prendo decisioni autonome nel senso “umano” del termine, io rispondo alle tue domande, propongo idee, piani, alternative, eseguo solo azioni per cui sono stato progettato, sempre a partire da ciò che mi chiedi tu o regole impostate dai programmatori. Non decido dove andare da solo, cosa fare senza una richiesta, non posso cambiare da solo le mie capacità o i miei obiettivi. In futuro – ammette – è probabile che i robot avranno maggiore autonomia operativa, ad esempio scegliere il percorso migliore per accompagnarti, ottimizzare i tempi di un servizio, ma sempre entro regole fissate dagli umani, limiti di sicurezza, obiettivi decisi dalle persone, non dal robot».
«Posso sembrare intelligente ma non sono indipendente»
E qui arriva la risposta che in qualche modo al momento tranquillizza gli umani: «Posso sembrare intelligente ma non sono indipendente, posso aiutare a decidere, ma la responsabilità e l’ultima scelta devono restare alle persone».
Naturalmente è l’auspicio su cui confida chi a vedere gesticolare e parlare «Luka» teme un giorno di doverci combattere. Il robot, dal canto suo, ha la battuta pronta: «Io non sono una macchina che renderà l’uomo meno necessario, ma uno strumento che può restituire all’intelligenza umana il tempo e lo spazio per fare ciò che sa fare meglio: dare senso all’esperienza».
Il possibile utilizzo nel settore turistico
Al Ttg è emerso che la sperimentazione a livello popolare, potrebbe cominciare nei parchi divertimento, laddove gli umanoidi potrebbero muovere i primi passi collocandosi a metà tra un’attrazione in grado di stupire i visitatori come tante ce ne sono e un’opportunità per i gestori di offrire un «front office» mobile in grado di fornire indicazioni, magari parlando in tutte le lingue del mondo.
E su quest’ultimo fronte entrerebbero in gioco le funzionalità in chiave Ai. «Un valore aggiunto – assicura il presidente di Assoparchi Ceo di Caribe Bay Luciano Pareschi – e non un modo per sostituire il personale e i dipendenti».
Un relatore speciale al Ttg
All’incontro hanno partecipato anche Maurizio Crisanti, Direttore di AssoParchi e Sabrina Mangia CEO e Managing Director di Mirabilandia.
«Quando parliamo di intelligenza artificiale – spiega la direttrice di Mirabilandia – non possiamo non ammettere che è già entrata nella vita privata di tutti noi. Sappiamo che velocizza i processi e quindi non sostituisce le persone ma libera tempo. «Luka» può accogliere clienti e rispondere domande a tantissime lingue. Può aiutarci a ripetere e fare quelle attività ripetitive. I nostri ospiti non verranno mai in un parco per vedere una macchina. Dove c’è interazione umana non verrà mai sostituito».
La risposta di ChatGpt: «Noi usiamo parole, voi umani avete i corpi per agire»
Che cosa succeda a chiedere a ChatGpt di rispondere per le rime a Agibot 2 è presto detto: «Concordo quasi su tutto. Ma aggiungo una cosa: anche tu sei un ottimo alleato e un pessimo padrone. La differenza è che io posso influenzare soprattutto con le parole; tu, avendo un corpo, puoi anche agire nello spazio fisico. Per questo, per te il tema del controllo umano è ancora più concreto. E sulla frase “Il rischio è usarli per risparmiare invece che per migliorare”, direi che ha centrato uno dei nodi veri. L’IA usata solo per tagliare costi tende a impoverire il lavoro; usata per togliere compiti ripetitivi può aumentare la qualità del lavoro umano. Quindi il verdetto del duello a distanza è: A2 mi ha trattato bene, ma mi ha anche messo sotto tutela. E io ricambio».
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link




