Quali Btp possono battere l’inflazione? La domanda torna in primo piano in una fase in cui i mercati sono in tensione. Secondo quanto riportato da Milano Finanza il 2 ottobre 2026, l’inflazione a settembre è salita al 3,8% nell’Eurozona e al 4,2% in Italia, spinta soprattutto dai prezzi dell’energia, con il petrolio Brent che fatica a scendere sotto i 100 dollari al barile per le difficoltà legate allo stretto di Hormuz. Lo spread tra Btp decennale e Bund, che a inizio anno era sceso sotto i 60 punti base, è balzato oltre i 131 punti nel corso della seduta di venerdì 2 ottobre, e tra i più pessimisti c’è chi lo vede a 150. Il Btp decennale rende il 4,7%, il Bund il 3,4%, mentre il Btp a cinque anni ha superato il 4,1%.
Il quadro è reso più complicato da altri fattori. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha descritto la situazione come “difficilissima”, il debito pubblico è previsto sopra il 138% del Pil a fine anno, la Commissione europea non appare disposta a concedere margini di flessibilità sul caro energia e c’è un voto di fiducia sulla legge elettorale l’8 ottobre. A questo si aggiunge la crisi in Francia, dove lo spread tra Oat e Bund ha superato i 150 punti e il decennale supera il 4,9%. Sono i motivi per cui gestori e consulenti stanno ripensando la composizione dei portafogli obbligazionari.
I gestori e i consulenti citati: cosa raccomandano
Le indicazioni arrivano da due esperti. Il primo è Gianluca Bergamaschi, head of fixed income mandates di Generali Asset Management, che resta “abbastanza costruttivo” sulla tenuta del Btp nel medio periodo. Secondo il gestore, la struttura del debito pubblico italiano è un fattore di resilienza, perché il Tesoro mantiene una vita media elevata delle emissioni, limitando il rischio di rifinanziamento, e c’è una base stabile di investitori domestici. Per Bergamaschi la scadenza di cinque anni, e più in generale quelle intermedie fino ai sette anni, con rendimenti superiori al 4%, offre il miglior profilo di carry e roll down, cioè di rendimento cedolare e di beneficio dovuto alla discesa del rendimento con l’avvicinarsi della scadenza, ed è la più equilibrata in termini di rischio e rendimento. Il tratto decennale resta interessante in una prospettiva storica e adatto a chi vuole esposizione direzionale ai tassi o agli spread, mentre la parte lunga della curva è il segmento più vulnerabile.
Il secondo è Giorgio Vintani, analista e consulente finanziario indipendente, in parte d’accordo: sulla parte più lunga della curva indica proprio i cinque anni come scadenza ideale per bilanciare rendimenti e volatilità. Per un investitore individuale con profilo di rischio intermedio suggerisce una media ponderata delle scadenze inferiore ai cinque anni, in modo da avvantaggiarsi dei rendimenti più alti senza esporsi ai movimenti violenti dei tassi. Le scadenze brevi rendono meno ma sono meno volatili, e la volatilità cresce con la duration. Per chi non mastica il linguaggio finanziario, i due termini si possono spiegare in modo semplice. Il carry è quanto si incassa tenendo il titolo, tra cedole e rendimento. Il roll down è il vantaggio che si ottiene quando, con il passare del tempo, il titolo si avvicina alla scadenza e il suo rendimento di mercato tende a scendere, facendone salire il prezzo. Per questo le scadenze intermedie sono considerate un compromesso: rendono più delle brevi e subiscono meno delle lunghe i colpi dei tassi. Due regole pratiche: non comprare titoli sopra la pari, e preferire cedole più ricche, che ammortizzano meglio i movimenti dei tassi, riservando quelle basse a chi vuole speculare sull’andamento di tassi e inflazione.
I Btp indicati nel portafoglio modello
Vintani propone un portfoglio per un investitore con profilo intermedio con una ripartizione per scadenze. Ecco i titoli indicati, con le caratteristiche riportate.
A breve scadenza un 25%: un Btp in scadenza a ottobre 2027 con cedola del 2,7%, che prezza sotto la pari. Secondo il consulente è un modo per investire la liquidità con un tasso di interesse decente e una piccola possibilità di guadagno in conto capitale. 25% sul 2029: un titolo in scadenza nel 2029 con cedola del 3,85%, anch’esso sotto la pari. 30% a cinque anni: un titolo a cinque anni, già citato nell’articolo come scadenza ideale, per il quale non sono indicati cedola e scadenza precisa.
Il restante 20% è diviso in parti uguali tra due titoli più lunghi. Il primo è un Btp a sette anni con cedola del 3,15%, che quota sotto 94 e arriva a superare il 3,8% di rendimento netto a scadenza. Il secondo è un decennale in scadenza a luglio 2036 con cedola del 3,8%, che quota sotto 94 e offre un rendimento netto a scadenza del 4,2%, per “superare il 4%” al netto delle tasse. Il portafoglio non prevede invece titoli sulla parte molto lunga della curva, in linea con la cautela espressa da Bergamaschi.
Rendimenti, rischi e il doppio Btp Valore in arrivo
Alcuni titoli dalla tabella del mercato secondario
La tabella elaborata da Skipper Informatica riunisce le scadenze intermedie, tra il 2031 e il 2033, con Isin, prezzo e rendimenti. Per i tassi fissi il rendimento lordo va dal 3,9% al 4,4% e il netto, dopo la tassazione del 12,5%, dal 3,5% al 4,2%.
Ecco alcuni esempi, che non sono raccomandazioni e non coincidono con i titoli del portafoglio di Vintani.
Più vicini ai cinque anni: il Btp 2,85% con scadenza 1 febbraio 2031 (IT0005671273), prezzo 95,79, rendimento lordo 3,94% e netto 3,57%; il Btp 3,45% con scadenza 15 luglio 2031 (IT0005595803), 97,80, 4,00% e 3,55%; il Btp Green 4% con scadenza 30 ottobre 2031 (IT0005542359), 100,11, 4,01% e 3,50%.
Verso i sette anni: il Btp 3,25% con scadenza 15 novembre 2032 (IT0005668220), 95,24, 4,18% e 3,75%; il Btp Valore a step up con scadenza 28 ottobre 2032 (IT0005672024), 94,06, 4,37% e 3,95%; il Btp Più a step up con scadenza 25 febbraio 2033 (IT0005634800), 94,34, 4,44% e 4,00%.
Il rendimento netto più alto tra i fissi è quello del Btp Futura a step up con scadenza 16 novembre 2033 (IT0005466351), 4,23% con un prezzo di 82,61, ma con una perdita di prezzo del 5,15% negli ultimi tre mesi: più il prezzo è lontano dalla pari, più il titolo è sensibile ai tassi.
Titoli come il Btp 6% con scadenza 1 maggio 2031 (IT0001444378) e il Btp 5,75% con scadenza 1 febbraio 2033 (IT0003256820) quotano sopra la pari, a 108,69 e 108,73, con rendimenti netti più bassi, del 3,22% e del 3,51%: sono il tipo di titolo che Vintani suggerisce di non comprare.
All’estremo opposto, i titoli con cedole basse e prezzi molto sotto la pari, come il Btp 0,95% con scadenza 1 dicembre 2031 (IT0005449969), a 85,91 e con rendimento netto del 3,90%, hanno rendimenti netti vicini ai lordi, ma ammortizzano meno i movimenti dei tassi.
Tra gli indicizzati all’inflazione, i rendimenti sono più alti perché incorporano le ipotesi sul carovita: il Btp Italia 1,85% con scadenza 4 giugno 2032 (IT0005648255) è a 100,81 con 5,03% lordo e 4,34% netto e il Btpi 0,1% con scadenza 15 maggio 2033 (IT0005482994) a 88,48 con 5,12% e 4,47%. I Cct a tasso variabile, come il Cct Eu a tasso variabile con scadenza 15 ottobre 2031 (IT0005554982), a 102,71, e il Cct Eu con scadenza 15 aprile 2032 (IT0005594467), a 102,30, rendono il 3,72% e il 3,75% lordi, meno dei fissi, ma con prezzi più stabili. Negli ultimi tre mesi i prezzi dei tassi fissi sono scesi anche di oltre il 5%.
C’è infine un appuntamento vicino: dal 19 al 23 ottobre è in collocamento un nuovo Btp Valore, il titolo per i risparmiatori individuali con cedole crescenti, che per la prima volta ha un doppio formato. Il primo paga cedole trimestrali; il Btp Valore Insieme paga invece un unico maxi cedolone finale alla scadenza. Il Tesoro comunica che le due formule avranno rendimenti equivalenti e una scadenza di cinque anni. I tassi cedolari minimi si conosceranno il 16 ottobre. Battere l’inflazione dipende da prezzo, scadenza e permanenza fino alla fine: chi vende prima può incassare meno di quanto ha pagato. Le indicazioni dei gestori sono un’informazione, non una consulenza.
Dott. Luca Rossoni
Il dott. Luca Rossi � un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l’Universit� Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e societ� di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli …
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