Firefly è la piccola elettrica cinese proposta dal marchio premium NIO. Potrebbe piacere agli italiani, ma per il momento non viene importata. Ce la presenta l’amico Ivone Benfatto da Shanghai, dove lavora e vive insieme a Enrica, sua moglie. Questa volta parte da un oggetto che in Cina è diventato indispensabile, lo smartphone. Pensate: serve anche per entrare nel Paese. Poi l’auto: a una mostra di design ha incontrato un’edizione speciale della Firefly e ne ha parlato con una rappresentante del marchio. E tra telefono e auto vede un parallelo.
Di Ivone Benfatto
In Cina lo smartphone non è un optional: attraverso le sue app si gestisce praticamente tutta la vita pratica di ogni giorno. E il “battesimo” di questo modo di vivere arriva prima ancora di scendere dall’aereo.
Prima di tutto, uno smartphone
Da quasi un anno (il servizio è attivo dal 20 novembre 2025) la scheda d’ingresso da presentare al controllo passaporti si compila online. Al posto del vecchio modulo di carta c’è un codice QR dell’Ufficio immigrazione da inquadrare con il telefono: porta a una pagina con tutti i dati da inserire, si invia il modulo e si riceve un codice QR di conferma, da mostrare all’ingresso della zona del controllo passaporti. Senza quel codice non si ottiene l’autorizzazione a procedere con il controllo del passaporto.
QR code dell’Ufficio immigrazione per entrare in Cina
E chi non ha uno smartphone collegato a internet? A bordo degli aerei ormai internet c’è, e c’è anche l’opzione per compilare il modulo per qualcun altro. Il codice di conferma, però, arriva a chi l’ha compilato, che deve poi farlo avere all’interessato: in pratica, accompagnarlo fino al controllo passaporti. In aeroporto, del resto, non ho visto moduli di carta: c’erano solo postazioni self-service con schermo e tastiera touchscreen, per compilare il modulo online sul posto.
Insomma, o ti adatti o non entri: è una sorta di primo assaggio della vita quotidiana in Cina. Per Enrica è stato uno dei primi shock culturali. Lei non ama le app, né la loro proliferazione, ed era terrorizzata all’idea di dover ricordare decine di password, una per ogni app a cui registrarsi. Qui però ho trovato una soluzione interessante: invece di creare ogni volta un nome utente e una password, come nome utente si usa il numero di cellulare, e il controllo di sicurezza avviene con una password valida una sola volta (la cosiddetta OTP, one-time password), ricevuta via SMS.
Attenzione però: spesso funziona solo con un numero di cellulare cinese. Se prevedete di trascorrere in Cina più di due settimane, vi consiglio di partire dall’Europa con una eSIM, così da lasciare libero lo slot della SIM fisica per una SIM cinese. Per averla bastano il passaporto, un recapito (per esempio l’hotel dove si alloggia) e… WeChat Pay già attivo, per pagare la prima ricarica.
Una volta in città, il telefono diventa portafoglio, biglietteria e guida. WeChat non serve solo a comunicare e a pagare: è anche una piattaforma di mini app, piccoli programmi che si aprono al suo interno senza installare nulla. Lo stesso vale per Alipay, che ha le sue mini app. Ce n’è una per tutto: per comprare i biglietti di un teatro o di un concerto si usa la mini app della sala; a metà ottobre a Shanghai si è tenuto un grande Festival del caffè, con ingresso gratuito ma su prenotazione, e si prenotava con la mini app del festival. La mia collezione iniziale è niente in confronto a quelle di certi colleghi cinesi.
Un altro esempio è l’app di navigazione con le mappe, come Amap (Gaode): una specie di Google Maps con molte funzioni in più, che integra anche il car hailing, cioè la chiamata di un’auto con autista, simile a Uber. Con una differenza: Uber è un’app a sé, mentre qui la funzione è dentro il navigatore multifunzione.
Il risultato è che in Europa, quando esco di casa, controllo di avere telefono, carta di credito, patente e carta d’identità; qui, di fatto, mi bastano lo smartphone e il passaporto. Il passaporto serve ancora perché, per il momento, non c’è una funzione che permetta di avere nel telefono un QR code con i dati del passaporto e, nel mio caso, anche del permesso di soggiorno. Ma credo sia solo questione di tempo: anche per gli stranieri, passaporto e permesso di soggiorno saranno sostituiti da un codice QR da mostrare sul telefono.
Autonomia, tallone d’Achille anche per lo smartphone
Con tutto concentrato nello smartphone, compreso l’acquisto dei biglietti dei mezzi pubblici, mi sono reso conto di quanto sia importante che funzioni, cioè che abbia la batteria carica. In Europa, se esco la mattina con la batteria al 100%, arrivo tranquillamente a sera inoltrata. Qui, in una giornata di visite in città, con lo schermo quasi sempre acceso tra mappe, pagamenti, foto e qualche piccolo video, nel primo pomeriggio la batteria è già scarica.
Le soluzioni sono due: portarsi dietro un power bank, oppure noleggiarne uno. A Shanghai, come ormai in tutta la Cina, ci sono ovunque dei piccoli “totem” da cui si prende un power bank in affitto, pagando con il telefono, per poi restituirlo in un altro totem: nei ristoranti, lungo le strade, nei negozi, all’ingresso dei centri commerciali, negli hotel e anche nel residence dove abitiamo. Così io ed Enrica possiamo prenderne uno all’ingresso di un grande centro commerciale e restituirlo quando rientriamo a casa. Il costo dipende dal tempo di utilizzo.
Una mostra di design e un’auto “di ricerca”
Con lo smartphone carico (e un power bank a portata di mano), io ed Enrica siamo andati a visitare la World Design Cities Conference 2026, la mostra di design che si è tenuta a Shanghai dal 26 al 30 settembre. Anche qui l’ingresso era gratuito, ma bisognava prenotare con la mini app della mostra: un’altra da aggiungere alla collezione su WeChat. Alla mostra il design non era limitato all’aspetto estetico: accanto ad abiti di moda e al design di edifici e prodotti vari, c’era anche il design come innovazione applicata alla funzionalità. Creatività, cioè, per rendere più funzionali la casa, un edificio o un prodotto di tutti i giorni, sia per uso personale e domestico sia per applicazioni industriali.

Lì abbiamo visto una Firefly, la piccola elettrica dell’omonimo marchio del gruppo NIO, esposta non per presentare un nuovo modello ma per mostrare un risultato di ricerca e di studio sul design: la Halo “Habitat”, un’edizione speciale, per ora commercializzata solo in Cina.
Allo stand ho incontrato una giovane e gentilissima “Firefly Fellow”, come il marchio chiama il personale a contatto con il pubblico. Parlava un ottimo inglese: abbiamo potuto conversare senza l’aiuto di interpreti. Ha accettato di spiegarmi l’auto e le novità sotto forma di intervista, registrata in audio e video. Eccolo:
Qui provo invece a riassumere i punti principali, cominciando da quelli che mi sembrano più interessanti per noi: che cosa ha di nuovo questa auto rispetto alla Firefly già venduta in Europa.
Cosa cambia rispetto alla Firefly venduta in Europa
La Firefly “normale” è in vendita in diversi paesi europei dal 2025 (Norvegia, Paesi Bassi, Austria, Belgio, Danimarca, Grecia e altri) ma non ancora in Italia. Attenzione però: le Firefly sono, di fatto, tre. Quella venduta in Europa, secondo le schede europee, ha ancora il motore da 105 kW della prima versione cinese del 2025. In Cina, da aprile 2026, è in vendita una versione aggiornata con motore da 120 kW, ed è su questa che si basa la Habitat. Ecco le schede delle tre versioni.
| Firefly Cina (2026) | Versione aggiornata |
| In vendita dal | 7 aprile 2026 |
| Prezzo | da 119.800 ¥ (≈ 15.000 €); con batteria in abbonamento 79.800 ¥ + 399 ¥ al mese |
| Trazione | posteriore, un motore |
| Potenza massima | 120 kW (163 CV) |
| Coppia massima | 205 Nm |
| Velocità massima | 150 km/h |
| 0–100 km/h | 7,9 s |
| Batteria | 42,1 kWh LFP (Sunwoda) |
| Autonomia | 420 km (ciclo cinese CLTC) |
| Consumo | 10,9 kWh/100 km (CLTC) |
| Ricarica rapida (DC) | 30→80% in circa 29 minuti |
| Ricarica in corrente alternata (AC) | 0→100% in circa 7 ore |
| Cambio batteria (swap) | sì, nelle stazioni NIO di quinta generazione |
| Dimensioni (Lu × La × H) | 4.003 × 1.781 × 1.557 mm |
| Firefly Europa | Versione 2025 |
| In vendita dal | 2025 (prima in Norvegia e Paesi Bassi) |
| Prezzo | da 29.900–29.990 € (Paesi Bassi, Austria, Belgio); 279.900 NOK (≈ 23.700 €) in Norvegia |
| Trazione | posteriore, un motore |
| Potenza massima | 105 kW (143 CV) |
| Coppia massima | 200 Nm |
| Velocità massima | 150 km/h |
| 0–100 km/h | 8,1 s |
| Batteria | 42,1 kWh LFP (Sunwoda) |
| Autonomia | 330 km (ciclo europeo WLTP; 470 km nel ciclo urbano) |
| Consumo | 14,5 kWh/100 km (WLTP) |
| Ricarica rapida (DC) | fino a 100 kW; 10→80% in 29 minuti |
| Ricarica in corrente alternata (AC) | 7 kW monofase o 11 kW trifase |
| Cambio batteria (swap) | no: stazioni europee non compatibili, batteria solo in acquisto |
| Dimensioni (Lu × La × H) | 4.003 × 1.781 × 1.557 mm |
| Firefly Halo “Habitat” (Cina) | Edizione speciale |
| In vendita dal | 20 luglio 2026 |
| Prezzo | 133.300 ¥ (≈ 16.700 €); con batteria in abbonamento 93.300 ¥ + 399 ¥ al mese |
| Trazione | posteriore, un motore |
| Potenza massima | 120 kW (163 CV) |
| Coppia massima | 205 Nm* |
| Velocità massima | 150 km/h* |
| 0–100 km/h | 7,9 s* |
| Batteria | 42,1 kWh LFP |
| Autonomia | 420 km (ciclo cinese CLTC) |
| Consumo | 10,9 kWh/100 km (CLTC)* |
| Ricarica rapida (DC) | 30→80% in circa 29 minuti* |
| Ricarica in corrente alternata (AC) | 0→100% in circa 7 ore* |
| Cambio batteria (swap) | sì, nelle stazioni NIO di quinta generazione |
| Dimensioni (Lu × La × H) | 4.003 × 1.781 × 1.557 mm |
Nota bene: per la Habitat i comunicati confermano solo potenza, batteria e autonomia, identiche alla Firefly cinese 2026; i valori con l’asterisco sono quelli della versione standard, perché la meccanica è la stessa. Autonomie e consumi: il ciclo cinese CLTC è più ottimistico di quello europeo WLTP, quindi i valori cinesi ed europei non sono confrontabili tra loro (con la stessa batteria da 42,1 kWh, 420 km CLTC contro 330 km WLTP). Prezzi in euro convertiti a circa 8 yuan per euro, solo come riferimento.
Club Spiaggia, l’ elettrica cinese che sogna l’Italia e s’affida alla cabala
Quindi, tecnicamente, la Habitat è la Firefly cinese del 2026: la differenza è nel design, e in Cina costa 13.500 yuan in più (circa 1.700 euro). Ma ci sono alcuni aspetti che, a mio parere, potrebbero renderla interessante per l’Italia:
- L’estetica. La vernice verde che cambia tonalità a seconda dell’inclinazione della luce e i colori degli interni mi sembrano in linea con i gusti degli italiani.
- Le dimensioni. È un’auto lunga circa 4 metri: non uno dei grandi modelli che spesso arrivano dalla Cina, ma una taglia che rientra bene nelle dimensioni europee e italiane.
- Il cambio batteria. In Cina la Firefly può usare lo swap, che credo potrebbe piacere a molti italiani. Attenzione però: le stazioni di quinta generazione, le prime compatibili, sono state inaugurate in Cina ad agosto 2026, mentre quelle europee non sono adatte alla Firefly. In Europa, per ora, questo vantaggio non c’è.
Ieri, 23 ottobre, Firefly ha lanciato in Cina una nuova batteria da 60 kWh, con celle al litio ternario, che porta l’autonomia da 420 a 560 km nel ciclo cinese CLTC. La Firefly con la nuova batteria costa da 136.800 ¥ (≈ 17.100 €); con la batteria in abbonamento il canone mensile sale da 399 a 599 ¥. La batteria ha le stesse dimensioni e gli stessi punti di fissaggio di quella attuale da 42,1 kWh, quindi anche chi ha già una Firefly può passare alla nuova con un cambio batteria: la differenza è di 17.000 ¥ (≈ 2.100 €) per chi ha acquistato la batteria, mentre per chi l’ha in abbonamento c’è un costo di servizio di 3.000 ¥ (≈ 375 €). Per l’Europa non ci sono annunci.
Come potrebbe arrivare da noi? Oggi in Cina è un’edizione speciale: per arrivare in Europa e in Italia potrebbe passare da una serie speciale europea (e italiana) e, magari, in un secondo momento da un modello di serie. Speriamo: nei comunicati che ho letto, per ora, non si parla di Europa.
Cosa mi ha raccontato la Firefly Fellow
Ecco, in sintesi, i punti principali dell’intervista:
- Una lucciola come ispirazione. L’edizione speciale di quest’anno si chiama Halo ed è nata da una lucciola: il verde della carrozzeria cambia a seconda dell’angolo da cui si guarda, e dentro c’è una combinazione speciale di elementi della natura.
- Un rifugio in città. L’idea è offrire un luogo in cui rilassarsi nella vita urbana: anche guidando in una città molto trafficata, si dovrebbe sentire la natura dentro l’auto.
- Un design che non è solo estetica. Firefly e NIO vogliono un design che riguardi anche la funzionalità e l’esperienza d’uso. Per questo hanno organizzato un workshop di ritual design con la School of Creativity and Art della ShanghaiTech University e la Oslo School of Architecture and Design: due scuole di design dove, di nuovo, design non vuol dire solo estetica ma anche creatività per rendere un prodotto più funzionale. Il ritual design è una disciplina nuova e particolare: studia come rendere significativi i momenti normali della vita quotidiana, e qui l’applicazione è la guida in città.
- Cinque scenari. Il percorso dell’utente è stato diviso in partenza, guida, sosta, ricarica e arrivo, e gli studenti hanno immaginato idee diverse per ciascuno.
- Due esempi. Il momento in cui si allaccia la cintura, di solito un gesto banale, accompagnato da un’interazione sullo schermo che lo rende diverso; e una chiave dell’auto pensata per essere portata in casa, in modo che anche l’ambiente domestico trasmetta una sensazione speciale.
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