#Finsubito news dalla rete – cosa trapela a 4 giorni dal Cdm sulla manovra finanziaria 2027


Mancano 4 giorni al Consiglio dei ministri che dovrebbe dare il via libera alla legge di bilancio 2027. La data più probabile è mercoledì 28 ottobre, anche se resta un margine di incertezza: il passaggio, inizialmente previsto per venerdì 23, è slittato, e alcune ricostruzioni parlano di un Cdm tra martedì 27 e mercoledì 28. Sul fronte pensioni le notizie che circolano sono molte, ma una cosa va chiarita subito: nessuna misura nuova è stata approvata. Ciò che è già deciso riguarda l’aumento dell’età e le regole in vigore dal 1° gennaio. Tutto il resto, dall’uscita a 64 anni a Quota 41, è ancora un’ipotesi.

Cosa è già deciso: l’età sale, le uscite anticipate restano ferme

Partiamo dai punti fermi. Dal 1° gennaio 2027 l’età per la pensione di vecchiaia passa da 67 anni a 67 anni e 1 mese, e nel 2028 l’aumento complessivo arriverà a tre mesi, cioè 67 anni e 3 mesi. Per la pensione anticipata ordinaria servono 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne. L’adeguamento è legato all’aspettativa di vita. Sono esclusi dagli aumenti, nel 2027 e nel 2028, i lavoratori impegnati in attività gravose o usuranti e i lavoratori precoci.

Resta ferma anche la stretta sulle uscite anticipate “speciali”. Quota 103 e Opzione donna non sono state prorogate dalla legge di bilancio 2026 e possono essere usate solo da chi aveva maturato i requisiti entro le scadenze previste. L’Ape sociale, che consente l’uscita a 63 anni e 5 mesi a categorie tutelate come disoccupati, caregiver, persone con disabilità e addetti a lavori gravosi, è prorogata solo fino al 31 dicembre 2026: spetta alla manovra decidere se mantenerla anche nel 2027.

Le ipotesi sul tavolo: 64 anni, Quota 41, stop allo scalino

Il dossier più discusso è quello della Lega. Il segretario Matteo Salvini ha ribadito che la priorità del partito è una uscita anticipata rispetto ai 67 anni previsti dalla legge Fornero, e il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon lavora alla stessa linea. Le ipotesi circolate sono tre.

La prima è l’uscita volontaria a 64 anni, con ricalcolo dell’assegno interamente con il metodo contributivo, quindi più basso. Per i lavoratori con contributi dal 1996 una possibilità simile esiste già, mentre la proposta la estenderebbe anche a chi ha periodi nel sistema precedente. I dettagli non sono definiti: le ricostruzioni parlano di un minimo di 20 o 25 anni di contributi, a seconda delle fonti, e di un’eventuale soglia minima per l’importo dell’assegno. Il costo stimato è di circa 1,6 miliardi di euro l’anno, e la Cgil calcola un taglio medio dell’assegno di circa il 10%. Si è parlato anche di una sperimentazione di tre anni con circa 80.000 uscite il primo anno. Sono stime di partiti e sindacati, non cifre ufficiali.

La seconda è la Quota 41 flessibile: 41 anni di contributi, almeno 62 anni di età e una penalizzazione del 2% per ogni anno di anticipo, fino a un massimo del 10%. Per ora è una proposta politica, senza progetto tecnico né copertura.

La terza è lo stop allo “scalino”, cioè il blocco del mese in più previsto per il 2027. Costerebbe circa 1,1 miliardi di euro, secondo le prime stime, ed è il tentativo più semplice da realizzare, anche se resta il problema delle risorse. Tra le novità circolate nell’ultima settimana c’è inoltre la possibilità, allo studio del governo, di una misura di uscita anticipata per le Forze dell’ordine, di cui non sono noti requisiti né costi.

Assegni più alti: rivalutazione al 2,9% e pensioni minime

Per chi è già in pensione la notizia più concreta riguarda gli importi. Dal 2027 è prevista una rivalutazione provvisoria del 2,9%, applicata con un meccanismo a scaglioni: piena fino a 2.447,40 euro lordi al mese, al 90% (cioè +2,61%) tra 2.447,41 e 3.059,25 euro e al 75% (+2,175%) oltre questa soglia. Un assegno da 1.000 euro lordi sale di circa 29 euro al mese, cioè 377 euro l’anno, mentre uno da 3.000 euro guadagna circa 85,40 euro al mese, pari a 1.110 euro l’anno. Il dato è provvisorio e andrà confermato quando saranno note le cifre definitive sull’inflazione.

Resta aperto il capitolo delle pensioni minime. Nel 2026 il trattamento minimo Inps è di 611,85 euro al mese, e nel 2027 dovrebbe salire a circa 629,59 euro, perché termina la maggiorazione straordinaria dell’1,3%. Forza Italia e il ministro degli Esteri Antonio Tajani chiedono di andare più in alto, verso 700-800 euro, con alcune ricostruzioni che parlano di 850. Non c’è però una proposta con platea, tempi e costi definiti, e un aumento generalizzato sarebbe costoso. Allo studio, con l’Inps, c’è anche un fondo previdenziale aperto alla nascita, ipotesi della ministra Marina Calderone: un piccolo versamento pubblico iniziale, integrato dai contributi della famiglia.

I nodi della manovra e cosa cambia per chi è vicino alla pensione

Tutte queste misure dipendono dalle risorse, ed è qui che si concentra la partita dei prossimi giorni. Il Cdm è slittato per due ragioni. La prima è l’attesa della risposta della Commissione europea sulla flessibilità, che il governo vorrebbe usare anche per contrastare il caro energia di famiglie e imprese, e non solo per gli investimenti. La seconda è il disaccordo nella maggioranza sul contributo da 5 miliardi di euro chiesto a banche e assicurazioni: la Lega lo considera necessario, mentre Forza Italia si oppone a imposizioni e vorrebbe proseguire il dialogo con il settore. Il perimetro complessivo della manovra è di circa 23,5 miliardi.

C’è poi una questione politica. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha ricordato che ogni anno, in questa fase, «si diffonde una sorta di aspettativa generalizzata» e che la manovra non può risolvere tutti i problemi. Nel confronto tra le forze di maggioranza, le richieste sono diverse: la Lega punta sulle pensioni, Forza Italia sui giovani e sul ceto medio, con un taglio dell’Irpef in due fasi e una possibile flat tax al 5% per gli under 35. Lo spazio finanziario, secondo le ricostruzioni, è esiguo.

Per chi è vicino alla pensione, gli effetti dipendono dal proprio profilo. Chi maturerebbe la pensione di vecchiaia nel 2027 dovrà aspettare un mese in più, a meno che non svolga un lavoro gravoso o usurante, o rientri tra i precoci. Chi punta all’anticipata ordinaria dovrà contare 42 anni e 11 mesi di contributi se uomo, 41 anni e 11 mesi se donna. Chi avrebbe diritto all’Ape sociale deve guardare con attenzione alla scadenza del 31 dicembre 2026, perché la proroga non è ancora decisa. Per i lavoratori con contributi solo dal 1996, la contributiva anticipata a 64 anni e 1 mese con 20 anni di contributi esiste già, mentre l’uscita a 64 anni in discussione riguarderebbe un’estensione ad altri.

Dopo il Cdm il testo andrà in Parlamento, dove è atteso il voto tra novembre e dicembre, per l’entrata in vigore dal 1° gennaio 2027. Fino ad allora tutto ciò che si legge sulle pensioni va considerato un’indicazione, non una decisione: per chi sta per andare in pensione, conviene aspettare il testo definitivo prima di cambiare programma, e verificare la propria posizione contributiva con un patronato o con l’Inps.

Dott.ssa Serena Benedetti

La dott.ssa Serena Benedetti è un’esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell’assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all’analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi…


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