Fatturato record, investimenti per oltre 40 milioni di euro e una nuova fabbrica a Treviglio. Ma i bilanci 2023 e 2024 si sono chiusi con perdite cumulate vicine ai 15 milioni. Per Salvatore Grimaldi la sfida è trasformare il patrimonio storico di Bianchi e il rilancio produttivo in una crescita finalmente redditizia. Un caso emblematico delle trasformazioni che attraversano la bike economy.
Articolo a cura della redazione di Inbici News 24
Bike Industry – Economia e industria della bicicletta
Bianchi, il paradosso di un fatturato da record
Ci sono numeri che, letti singolarmente, raccontano una storia di successo. E altri che, messi accanto ai primi, restituiscono un quadro molto più complesso. È il caso di F.I.V. Edoardo Bianchi S.p.A., la società che produce le biciclette dello storico marchio fondato a Milano da Edoardo Bianchi nel 1885.
Nel 2024 l’azienda ha raggiunto un fatturato di circa 114,4 milioni di euro, il livello più alto della sua storia recente. Nello stesso esercizio, tuttavia, il bilancio si è chiuso con una perdita netta di circa 7,7 milioni di euro, dopo il rosso di 7,3 milioni registrato nel 2023.
Il risultato è una perdita cumulata di quasi 15 milioni di euro in due anni, un dato che apre interrogativi sulla redditività del modello industriale e sulla capacità di trasformare gli investimenti in risultati economici positivi.
È importante chiarire un aspetto: i 15 milioni non rappresentano una perdita accertata nel solo 2026, ma la somma dei risultati negativi del 2023 e del 2024. Alla data di questo approfondimento, il bilancio 2025 non risulta ancora disponibile nelle banche dati pubbliche consultate. Non è quindi possibile stabilire, sulla base di dati ufficiali verificati, quale sia stato il risultato economico dell’ultimo esercizio o quale sarà quello del 2026.
La fotografia disponibile, però, è già sufficiente a evidenziare una questione centrale: Bianchi ha continuato a crescere in termini di ricavi, ma questa crescita non si è tradotta in utili.
Salvatore Grimaldi e il futuro di un marchio storico
Dal 1997 Bianchi appartiene all’orbita imprenditoriale di Salvatore Grimaldi, che controlla il marchio attraverso il gruppo svedese Grimaldi Industri AB. L’imprenditore ha legato il proprio progetto alla valorizzazione di un nome che rappresenta una parte importante della storia industriale e sportiva italiana.
La bicicletta celeste non è soltanto un prodotto commerciale. È un patrimonio costruito in oltre 140 anni di attività, attraverso innovazioni tecniche, successi agonistici e il legame con campioni che hanno segnato epoche differenti del ciclismo, da Fausto Coppi a Felice Gimondi, fino a Marco Pantani.
Questo capitale storico costituisce un elemento distintivo sul mercato internazionale, soprattutto nel segmento delle biciclette di fascia alta. Ma la forza di un marchio, per quanto riconosciuto, non garantisce automaticamente la solidità dei conti.
La questione che oggi riguarda Bianchi è proprio questa: come trasformare il valore del brand in una struttura industriale competitiva, capace di generare margini adeguati e sostenere gli investimenti necessari per affrontare il mercato globale.
L’obiettivo dichiarato dalla proprietà è ambizioso: fare di Bianchi un punto di riferimento mondiale per qualità e capacità produttiva. Una strategia che richiede tempo, risorse finanziarie e una precisa capacità di adattamento alla domanda.
La scommessa di Treviglio: oltre 40 milioni per la produzione
Uno dei passaggi decisivi del piano industriale è rappresentato dal nuovo stabilimento di Treviglio, inaugurato il 4 giugno 2024.
Il progetto, presentato nel 2021, prevedeva investimenti superiori a 40 milioni di euro per rinnovare il polo produttivo e rafforzare la capacità di realizzare internamente lavorazioni e assemblaggi. Circa 30 milioni risultavano già investiti al momento dell’inaugurazione.
La scelta di riportare una parte più consistente della produzione in Italia è significativa in un settore che, per decenni, ha trasferito numerose attività produttive in Asia. L’obiettivo è accrescere il controllo sulla qualità, migliorare l’organizzazione industriale e valorizzare il legame tra progettazione, produzione e identità del marchio.
Ma un investimento di queste dimensioni comporta anche costi importanti. Gli impianti devono essere utilizzati in modo efficiente, il personale specializzato deve essere impiegato con continuità e i volumi prodotti devono essere sufficienti ad assorbire i costi fissi e gli ammortamenti.
Nel 2024 i costi complessivi di gestione di Bianchi hanno superato i 118 milioni di euro, a fronte di ricavi per 114,4 milioni. Il costo del personale si è attestato a circa 10,6 milioni.
Sono dati che aiutano a comprendere la pressione sui conti, ma non autorizzano a ricondurre tutte le perdite al nuovo stabilimento. Per una valutazione completa occorre considerare anche gli altri costi operativi, la dinamica delle scorte, gli eventuali oneri finanziari e le componenti straordinarie.
Il nodo industriale è comunque evidente: la nuova capacità produttiva dovrà essere accompagnata da volumi adeguati e da una domanda capace di sostenere prezzi e margini.
Dal boom pandemico alla normalizzazione del mercato
Per comprendere le difficoltà attuali bisogna tornare alla fase di espansione che ha interessato l’intero comparto della bicicletta durante la pandemia.
Nel 2019 Bianchi registrava ricavi per circa 57,4 milioni di euro. Nel 2020 il fatturato è salito a 70,8 milioni, per raggiungere 99,1 milioni nel 2021 e 107,7 milioni nel 2022.
In pochi esercizi, l’azienda ha quindi quasi raddoppiato il proprio volume d’affari. Nel 2021, anno particolarmente favorevole, il risultato economico era stato positivo per circa 5,2 milioni di euro.
La domanda di biciclette ed e-bike aveva beneficiato della ricerca di forme di mobilità individuale, della maggiore attenzione all’attività fisica e della crescita degli acquisti legati al tempo libero.
Successivamente, però, il mercato ha iniziato a normalizzarsi. Gli ordini effettuati negli anni di maggiore espansione hanno alimentato scorte elevate lungo la filiera, dai produttori ai distributori fino ai negozi specializzati.
La necessità di liberare i magazzini ha favorito campagne promozionali e sconti, esercitando una pressione sui prezzi e sulla redditività degli operatori.
Bianchi ha continuato ad aumentare il fatturato, passando da circa 109,9 milioni nel 2023 a 114,4 milioni nel 2024. Il problema è che la crescita dei ricavi non è stata accompagnata da una sufficiente tenuta dei margini.
È il paradosso di una parte dell’industria bike: vendere di più non significa necessariamente guadagnare di più, soprattutto quando la struttura dei costi cresce e il mercato impone condizioni commerciali più aggressive.
La bike economy italiana cerca un nuovo equilibrio
Le difficoltà di Bianchi si inseriscono in un contesto più ampio. I dati elaborati da Confindustria ANCMA e diffusi nel marzo 2026 indicano che il mercato italiano ha chiuso il 2025 con 1.303.000 biciclette ed e-bike vendute, in calo del 4% rispetto all’anno precedente.
Nel dettaglio, le biciclette tradizionali hanno registrato una flessione del 3%, mentre le e-bike hanno perso il 7%. Ancora più significativa la debolezza del canale specializzato, con una contrazione delle vendite di e-bike del 14% e delle biciclette muscolari dell’8%.
Questi dati descrivono una domanda interna ancora fragile e una rete commerciale che deve fare i conti con la rotazione delle scorte, la pressione sui prezzi e la necessità di convincere nuovamente il consumatore.
Il quadro industriale, tuttavia, non è uniformemente negativo. Nel 2025 la produzione italiana di biciclette tradizionali ha mostrato segnali di recupero, così come le esportazioni. La produzione di e-bike, invece, è rimasta in difficoltà.
La distinzione è importante: il settore non sta attraversando una crisi identica in tutti i segmenti. Le prospettive cambiano in funzione della tipologia di prodotto, dei mercati di destinazione, del posizionamento commerciale e della capacità delle singole imprese di controllare i costi.
Per i marchi italiani, la sfida consiste nel difendere il valore del prodotto e la qualità industriale senza perdere competitività in un mercato internazionale caratterizzato da una forte pressione sui prezzi.
Prodotto, competizioni ed export: le leve del rilancio
Bianchi sta lavorando su più fronti per rafforzare il proprio posizionamento.
Il primo è quello industriale, con la valorizzazione della struttura di Treviglio e l’obiettivo di integrare maggiormente le attività produttive.
Il secondo riguarda il prodotto. La gamma comprende biciclette da strada, gravel, mountain bike ed e-bike, con l’ambizione di presidiare segmenti diversi e rispondere a una clientela internazionale.
Il terzo è rappresentato dall’immagine e dalle competizioni. Dal 2026 il marchio è tornato nel WorldTour come fornitore della Bahrain Victorious, attraverso un accordo pluriennale. La presenza nelle corse professionistiche può contribuire alla visibilità internazionale, rafforzare il legame con la tradizione agonistica e sostenere il posizionamento dei prodotti di fascia alta.
Il quarto fronte è quello dei mercati esteri. La presenza internazionale del marchio, dichiarata in oltre 60 Paesi, offre una base per consolidare i mercati europei e sviluppare ulteriormente le opportunità in Nord America e Asia.
Sono leve potenzialmente efficaci, ma il loro impatto economico deve essere misurato sui risultati. Gli investimenti sportivi e di comunicazione hanno valore se contribuiscono a sostenere la domanda, il prezzo medio, la distribuzione e la redditività nel tempo.
Il ritorno nel grande ciclismo, da solo, non può risolvere i problemi di bilancio. Deve essere parte di una strategia coordinata con produzione, vendite, gestione delle scorte e sviluppo commerciale.
Il vero indicatore da seguire è la redditività
Il prossimo passaggio fondamentale sarà la disponibilità del bilancio 2025, che consentirà di osservare il primo esercizio completo successivo all’inaugurazione del nuovo stabilimento.
Non sarà sufficiente verificare se il fatturato continuerà a crescere. Sarà necessario capire se l’azienda riuscirà a ridurre le perdite, migliorare il margine operativo e generare flussi di cassa adeguati a sostenere l’attività.
Altri indicatori saranno altrettanto importanti: l’evoluzione dell’indebitamento, la consistenza delle scorte, la gestione del capitale circolante e la capacità di utilizzare la nuova struttura produttiva senza appesantire ulteriormente i costi.
Anche la stabilità della guida manageriale e la continuità del piano industriale saranno elementi da monitorare attraverso comunicazioni ufficiali e documenti societari.
Per un’impresa che ha investito decine di milioni in una nuova fabbrica, la fase successiva è necessariamente quella della verifica dei risultati. La capacità produttiva rappresenta un’opportunità soltanto se viene accompagnata da una domanda adeguata e da un modello economico sostenibile.
Bianchi, una sfida che riguarda tutta l’industria della bicicletta
Il caso Bianchi offre una chiave di lettura utile per l’intera bike economy. La crescita eccezionale registrata durante la pandemia non poteva essere considerata una condizione permanente. Le imprese sono ora chiamate a ripensare volumi, scorte, prezzi, investimenti e rapporto con la rete distributiva.
Il valore del marchio, l’innovazione e la qualità del prodotto restano elementi fondamentali, ma devono convivere con una gestione industriale rigorosa.
Per Bianchi la posta in gioco è particolarmente alta. Da una parte c’è un patrimonio storico riconosciuto a livello mondiale; dall’altra una struttura produttiva rinnovata, investimenti importanti e la necessità di tornare a generare utili.
Il fatturato dimostra che il marchio conserva una presenza significativa sul mercato. Le perdite del biennio 2023-2024 indicano, però, che la dimensione commerciale non è ancora sufficiente a garantire la sostenibilità economica.
La vera notizia da attendere non sarà soltanto un nuovo modello o un risultato sportivo. Sarà la capacità di Bianchi di dimostrare che la scommessa industriale di Treviglio può tradursi in una crescita profittevole.
Perché, nell’economia della bicicletta di oggi, la tradizione può aprire le porte, ma sono i conti a determinare la solidità del futuro.
A cura della redazione di Inbici News24
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