#Finsubito news dalla rete – “San Lucido. Andiamo insieme a sostenere i lavoratori che hanno realizzato il presidio sulla Statale 18”


2) C’è un limite oltre il quale il lavoro diventa sfruttamento e lo sfruttamento diventa protesta. Non è casuale che nasca dalla Calabria una protesta popolare che si irradia per tutto il Sud e il Centro: sulle autostrade calabresi e nei presidi che si moltiplicano ogni giorno, da Gioia Tauro a San Lucido, ci sono adulti e giovani agricoltori, camionisti, trasportatori, fornitori, lavoratori. I lavoratori del così tanto santificato prodotto “Made in Italy” si oppongono all’economia di guerra che continua a causare un carovita insostenibile.

Col Sud e gli studenti in rivolta, l’Italia si inserisce nel bruciore europeo nell’indifferenza dei media nazionali: il caro carburante è lo specchio del caro vita, l’attacco sistematico al potere d’acquisto di chi lavora dal verso opposto delle multinazionali. I numeri dicono che nel 2026 i prezzi agricoli sono crollati del 5,8% mentre i costi di produzione sono saliti del 4,7%. Il gasolio costa 2,40 euro al litro, fertilizzanti e energia sono aumentati del 13-22%. Un agricoltore vede il suo olio pagato 0,35-0,45 euro al chilo quando il costo di produzione è 0,70-0,90. La matematica è brutalmente sincera e non è di certo una opinione.
I salari italiani sono ancora sotto i livelli del 2021, l’inflazione è al 4,2%, le bollette restano al 7,1% sopra i livelli di due anni fa. Il problema si estende ai tagli, ai definanziamenti e al progressivo indebolimento dei servizi pubblici: la sanità è sempre più in difficoltà, le liste d’attesa spingono le famiglie verso prestazioni private, la scuola soffre carenze di personale e strutture.Le nostre orecchie sono piene di lamentele sullo spopolamento da chi ne crea le condizioni per proliferare, di chi indebolisce proprio le condizioni che ci permetterebbero di restare e di preservare la terra dalla devastazione delle grandi multinazionali. Prendiamo una delle zone più attive in questi giorni, la Piana di Gioia Tauro, dove quasi ogni famiglia ha contatto diretto con la terra: oliveti, agrumeti, aziende agricole che sono insieme cultura, radice ed anche fonte di reddito e perla rara in una nazione ormai pregna di americanate. Qui ci sono 5.000 aziende agricole gestite da giovani under 40, aumentate del 15% rispetto a un anno fa. Negli svincoli di Gioia Tauro, questi stessi giovani anche oggi si espongono in strada perché costretti a chiudere, giovani arrabbiati che protestano perché non vogliono essere costretti a vendere. Oppure, il porto di Gioia Tauro, primo scalo commerciale del Mediterraneo e il decimo d’Europa, cruciale per la logistica continentale, vede la sua ricchezza finire perlopiù nelle tasche di multinazionali della distribuzione, società di transhipment controllate da grandi gruppi internazionali come MSC. Al Porto di Gioia Tauro attualmente è in corso un presidio da parte – e non solo – dei lavoratori.In generale, le multinazionali della grande distribuzione comprano a 0,40 e vendono al consumatore a 2,00. Eni guadagna miliardi mentre la gente non riscalda le case. Le banche prestano ai disperati con tassi altissimi. Il sistema è costruito per concentrare la ricchezza verso l’alto, scaricando i costi su agricoltori, trasportatori, operai, famiglie.Quello che il governo non dice è che avrebbe potuto e può scegliere diversamente. Investire in energie rinnovabili, senza che anche queste diventino terreno di speculazione per le multinazionali e causa di devastazione di boschi e fondali marini, controllare pubblicamente la filiera agricola, tassare effettivamente i veri ricchi e le corporation. Sceglie invece di scaricare tutto sui più deboli che pagano i prezzi che dovrebbero pagare altri.Soprattutto, quando si tratta di aumentare la spesa militare, le risorse e gli strumenti finanziari vengono individuati. Nel bilancio italiano del 2026 gli stanziamenti classificati nella funzione Difesa superano i 31 miliardi di euro. Ma perché, invece, quando si parla di agricoltura, salari, sanità, scuola e sostegno alle famiglie si invocano continuamente i limiti di bilancio, mentre per il rafforzamento militare si assumono impegni di lungo periodo? 15 milioni non servono a nulla perché non sono i soldi a servire ai lavoratori, ma visione e misure concrete.La sicurezza di un paese si misura dalla capacità di produrre il proprio cibo, garantire cure mediche, difendere il lavoro, assicurare energia accessibile e offrire un futuro alle nuove generazioni. Un paese economicamente e socialmente impoverito non diventa automaticamente più sicuro perché aumenta la propria spesa militare.

Noi lavoratori sappiamo già che siamo noi il motore dell’economia. Se agricoltori, trasportatori, operai, piccoli imprenditori smettono, tutto si ferma. È accaduto recentemente e il governo è entrato in panico. Il potere viene dalla capacità di bloccare il sistema finché non otteniamo quello che chiediamo. Le piazze, le strade, le autostrade sono abitate dal popolo ora e nessun esponente politico, nessun partito, nessun privato che cerchi compromessi al ribasso le sporchera mai con promesse vuote.

Adesso c’è bisogno di partecipare ai presidi organizzati in tutta la Calabria e nel Sud, di rimanere in piazza finché il governo non cede su rivendicazioni concrete. C’è bisogno di boicottaggio economico: non acquistiamo se non l’essenziale. Compriamo dai piccoli produttori locali e non dalle multinazionali. Questo colpisce dove fa male, i loro profitti.


C’è bisogno di unione per non far cadere nel vuoto la sollevazione, per non alimentare il sentimento di disfatta che ormai porta ogni italiano a preferire la corsa individuale alle colonnine che la discesa comunitaria in piazza, e perchè chiunque cerca di dividere sta lavorando contro: la nostra lotta è unica perché il nemico di tutti noi è lo stesso, questo sistema di concentrazione della ricchezza verso l’alto. La Calabria apre la strada, scendiamo in strada e presidiamo, blocchiamo. COLPO – Comitato di Liberazione Popolare


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