2) C’è un limite oltre il quale il lavoro diventa sfruttamento e lo sfruttamento diventa protesta. Non è casuale che nasca dalla Calabria una protesta popolare che si irradia per tutto il Sud e il Centro: sulle autostrade calabresi e nei presidi che si moltiplicano ogni giorno, da Gioia Tauro a San Lucido, ci sono adulti e giovani agricoltori, camionisti, trasportatori, fornitori, lavoratori. I lavoratori del così tanto santificato prodotto “Made in Italy” si oppongono all’economia di guerra che continua a causare un carovita insostenibile.
I salari italiani sono ancora sotto i livelli del 2021, l’inflazione è al 4,2%, le bollette restano al 7,1% sopra i livelli di due anni fa. Il problema si estende ai tagli, ai definanziamenti e al progressivo indebolimento dei servizi pubblici: la sanità è sempre più in difficoltà, le liste d’attesa spingono le famiglie verso prestazioni private, la scuola soffre carenze di personale e strutture.Le nostre orecchie sono piene di lamentele sullo spopolamento da chi ne crea le condizioni per proliferare, di chi indebolisce proprio le condizioni che ci permetterebbero di restare e di preservare la terra dalla devastazione delle grandi multinazionali. Prendiamo una delle zone più attive in questi giorni, la Piana di Gioia Tauro, dove quasi ogni famiglia ha contatto diretto con la terra: oliveti, agrumeti, aziende agricole che sono insieme cultura, radice ed anche fonte di reddito e perla rara in una nazione ormai pregna di americanate. Qui ci sono 5.000 aziende agricole gestite da giovani under 40, aumentate del 15% rispetto a un anno fa. Negli svincoli di Gioia Tauro, questi stessi giovani anche oggi si espongono in strada perché costretti a chiudere, giovani arrabbiati che protestano perché non vogliono essere costretti a vendere. Oppure, il porto di Gioia Tauro, primo scalo commerciale del Mediterraneo e il decimo d’Europa, cruciale per la logistica continentale, vede la sua ricchezza finire perlopiù nelle tasche di multinazionali della distribuzione, società di transhipment controllate da grandi gruppi internazionali come MSC. Al Porto di Gioia Tauro attualmente è in corso un presidio da parte – e non solo – dei lavoratori.
Noi lavoratori sappiamo già che siamo noi il motore dell’economia. Se agricoltori, trasportatori, operai, piccoli imprenditori smettono, tutto si ferma. È accaduto recentemente e il governo è entrato in panico. Il potere viene dalla capacità di bloccare il sistema finché non otteniamo quello che chiediamo. Le piazze, le strade, le autostrade sono abitate dal popolo ora e nessun esponente politico, nessun partito, nessun privato che cerchi compromessi al ribasso le sporchera mai con promesse vuote.
Adesso c’è bisogno di partecipare ai presidi organizzati in tutta la Calabria e nel Sud, di rimanere in piazza finché il governo non cede su rivendicazioni concrete. C’è bisogno di boicottaggio economico: non acquistiamo se non l’essenziale. Compriamo dai piccoli produttori locali e non dalle multinazionali. Questo colpisce dove fa male, i loro profitti.
C’è bisogno di unione per non far cadere nel vuoto la sollevazione, per non alimentare il sentimento di disfatta che ormai porta ogni italiano a preferire la corsa individuale alle colonnine che la discesa comunitaria in piazza, e perchè chiunque cerca di dividere sta lavorando contro: la nostra lotta è unica perché il nemico di tutti noi è lo stesso, questo sistema di concentrazione della ricchezza verso l’alto. La Calabria apre la strada, scendiamo in strada e presidiamo, blocchiamo. COLPO – Comitato di Liberazione Popolare
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