#Finsubito news dalla rete – Napoli, chiama la polizia per avere compagnia: come aiutare gli anziani soli


La richiesta era di quelle che fanno scattare un intervento immediato: in casa mancano cibo e acqua. Ma quando i poliziotti sono arrivati, il bisogno che è emerso era un altro. La donna voleva parlare con qualcuno.

Secondo la ricostruzione pubblicata sul Mattino di Napoli da Luigi Nicolosi, una settantanovenne del Cavone, nel centro storico di Napoli, ha chiamato il 113 nella serata precedente. Agli agenti del commissariato Montecalvario, arrivati nella sua abitazione, ha raccontato il peso delle giornate trascorse senza compagnia. I poliziotti sono rimasti con lei per circa due ore, ascoltandola e condividendo un caffè. Prima di andare via, la promessa di tornare per il compleanno.

Il gesto restituisce umanità a una sera difficile. Solleva, però, una domanda che riguarda moltissime famiglie: a chi può rivolgersi una persona anziana quando la casa diventa un luogo di isolamento? E come si costruisce una rete capace di aiutarla prima che il bisogno di una conversazione si trasformi in una chiamata d’emergenza?

Quanti anziani vivono soli in Italia

Secondo le stime Istat riferite al 2025, in Italia vivono sole circa 10 milioni di persone. Di queste, 4,6 milioni hanno almeno 65 anni: rappresentano il 46,3% di tutti coloro che abitano senza conviventi. Nello scenario demografico mediano dell’Istituto, gli anziani soli potrebbero diventare 6,6 milioni nel 2050. È una proiezione, non un esito inevitabile, ma indica la dimensione della domanda di assistenza e vicinanza che il Paese deve prepararsi ad affrontare. 

Il fenomeno riguarda anche le età in cui le difficoltà quotidiane possono aumentare. Il censimento del 2023 contava 2,7 milioni di famiglie composte da una sola persona di almeno 75 anni. Nello stesso anno, quasi 6,9 milioni di famiglie erano formate esclusivamente da persone con almeno 65 anni: anche vivere in coppia, dunque, può significare affrontare la vecchiaia senza un sostegno più giovane in casa. 

In Europa le donne sono più esposte

Il quadro europeo mostra una forte differenza tra uomini e donne. Nell’approfondimento Eurostat Ageing Europe, con dati riferiti al 2018, viveva da solo il 40,2% delle donne con almeno 65 anni, contro il 21,8% degli uomini della stessa età. Sono dati storici, da distinguere dalle stime italiane più recenti, e riguardano le persone nelle abitazioni private, escludendo chi risiede in strutture collettive. Mostrano comunque quanto la vita senza conviventi sia una condizione diffusa nella popolazione anziana europea, soprattutto femminile. 

Vivere soli e sentirsi soli sono condizioni diverse

Abitare da soli può essere una scelta soddisfacente, accompagnata da amicizie, attività e rapporti familiari frequenti. Al contrario, ci si può sentire profondamente soli anche in una casa abitata da altre persone.

L’Organizzazione mondiale della sanità distingue l’isolamento sociale, cioè la scarsità oggettiva di relazioni e interazioni, dalla solitudine, che nasce dalla distanza tra i rapporti che una persona desidera e quelli che sente di avere. La distinzione serve a scegliere l’aiuto: a qualcuno occorre un accompagnamento per uscire, ad altri una relazione di fiducia, ad altri ancora un intervento sanitario o sociale integrato. 

La solitudine merita attenzione anche per la salute. L’Oms segnala conseguenze sulla salute mentale e fisica e richiama la necessità di interventi che rafforzino i legami sociali. Questo non significa attribuire automaticamente una malattia a chi vive solo: significa considerare le relazioni una parte del benessere e dell’assistenza. 

Il primo passo: chiedere un aiuto concreto

La frase “mi sento solo” può essere difficile da pronunciare. È possibile cominciare da una richiesta più circoscritta: avere una telefonata regolare, essere accompagnati a una visita, conoscere un centro di incontro vicino, trovare qualcuno con cui fare una passeggiata.

Per un familiare o un vicino, invece, il primo passo è ascoltare quali siano le difficoltà reali. La persona riesce a fare la spesa? Esce ancora? Ha qualcuno da chiamare? Riesce a raggiungere il medico? Desidera compagnia oppure incontra ostacoli pratici che le impediscono di frequentare gli altri?

Un’agenda condivisa può trasformare la disponibilità generica in presenza: una telefonata a un’ora concordata, una visita settimanale, un’uscita abituale. Sono esempi di organizzazione quotidiana da costruire insieme alla persona, rispettandone preferenze e libertà.

Servizi sociali: a chi rivolgersi nel Comune

Per conoscere gli aiuti pubblici, il riferimento è il servizio sociale del Comune o della Municipalità di residenza. Si può chiedere un colloquio con un assistente sociale, descrivendo sia le difficoltà materiali sia l’assenza di una rete di sostegno.

A Napoli, la Centrale Operativa Sociale comprende ascolto telefonico, orientamento ai servizi, pronto intervento sociale e strumenti di telesoccorso e telecontrollo. Il pronto intervento è rivolto alle emergenze sociali, comprese situazioni di abbandono e grave emarginazione di persone non autosufficienti. 

Nel colloquio ordinario è utile chiedere quali interventi siano disponibili nel proprio territorio: assistenza domestica e alla persona, pasti a domicilio, accompagnamento, trasporto sociale, centri di aggregazione e sostegno per le pratiche. Per ciascuna prestazione vanno chiariti requisiti, eventuale Isee, costi, tempi di attivazione e disponibilità effettiva.

La richiesta dovrebbe partire dal problema da risolvere: “Non riesco più a preparare i pasti”, “Ho bisogno di aiuto per lavarmi”, “Non posso raggiungere il centro anziani”. Descrivere il bisogno aiuta a individuare il servizio adatto.

Il medico di famiglia e le cure a casa

Quando alle difficoltà sociali si aggiungono problemi di salute, il medico di famiglia è un riferimento essenziale. Il confronto può servire a valutare mobilità, alimentazione, terapie, memoria, umore e capacità di gestire le attività quotidiane. Le cure domiciliari del Servizio sanitario prevedono interventi a casa con intensità diversa, organizzati attraverso il Distretto e un piano assistenziale personalizzato. Possono comprendere prestazioni sanitarie e riabilitative secondo i bisogni della persona. La loro funzione va distinta dalla presenza continuativa di un assistente familiare e dalla compagnia quotidiana. 

Nell’Asl Napoli 1 Centro, la Porta Unica di Accesso, PUA, raccoglie le proposte per l’assistenza domiciliare, residenziale e semiresidenziale formulate dai professionisti competenti. Il medico di famiglia e l’assistente sociale possono quindi aiutare ad avviare il percorso. Per una dimissione ospedaliera che richieda assistenza a casa, è importante segnalare subito al reparto l’assenza di familiari o conviventi disponibili: il percorso locale prevede il coinvolgimento della Centrale operativa territoriale. 

Telesoccorso, telefonate e tecnologia

Il telesoccorso permette di inviare una richiesta di aiuto mediante un dispositivo collegato a una centrale. A Napoli, il servizio comunale prevede strumenti su rete fissa o mobile per attivare il supporto dei soccorsi e della rete di riferimento. Modalità di accesso e caratteristiche del servizio devono essere richieste agli operatori. 

È uno strumento utile da inserire in un’organizzazione più ampia. Accanto al dispositivo servono persone reperibili, contatti aggiornati e accordi chiari su cosa fare quando l’anziano non risponde. Anche una videochiamata può facilitare i rapporti, purché la tecnologia sia semplice da usare e scelta con la persona.

Associazioni e luoghi della quotidianità

Il volontariato può offrire una porta d’ingresso meno difficile da varcare. La rete Auser, attraverso il Filo d’Argento, mette in contatto gli anziani con le strutture territoriali per ascolto e orientamento; le attività di aiuto dipendono dalle disponibilità locali. La Comunità di Sant’Egidio, con il programma “Viva gli Anziani!”, lavora sul contrasto all’isolamento attraverso reti di vicinanza che affiancano gli interventi assistenziali. Il programma ha sviluppato attività anche a Napoli. Per conoscere quelle accessibili nel proprio quartiere è opportuno contattare la sede cittadina. 

Centri anziani, associazioni culturali, parrocchie, biblioteche, corsi e gruppi di cammino possono diventare appuntamenti regolari. La scelta funziona meglio quando parte da un interesse personale: cantare, leggere, cucinare, imparare qualcosa, dare una mano agli altri. Anche la possibilità di contribuire, anziché ricevere soltanto assistenza, merita spazio.

Gli aiuti economici da verificare

Se la difficoltà comprende il reddito o il costo dell’assistenza, un patronato può aiutare a verificare le prestazioni accessibili e a presentare le domande.

Tra le misure nazionali c’è la Prestazione universale, sperimentale fino al 31 dicembre 2026. Richiede almeno 80 anni, un bisogno assistenziale gravissimo riconosciuto dall’Inps, Isee sociosanitario non superiore a 6.000 euro e titolarità dell’indennità di accompagnamento, oltre alle altre condizioni previste. Comprende una quota integrativa di circa 850 euro mensili, nei limiti delle risorse disponibili, destinata a specifiche spese regolari di assistenza. Non è un contributo attribuito per il solo fatto di vivere soli.

I numeri e i riferimenti utili

Per chi vive a Napoli, e per i familiari che cercano un primo contatto, questi sono alcuni riferimenti pubblicati dai servizi e dalle organizzazioni:

081 5627027 – Centrale Operativa Sociale di Napoli. Riferimento per il sistema di supporto sociale e telesoccorso. La pagina territoriale del Ministero della Salute indica per le emergenze sociali la copertura durante la chiusura degli uffici, nei festivi e nel fine settimana; conviene chiedere agli operatori modalità e orari della singola prestazione. 

800 995 988 – Auser, Filo d’Argento. Numero verde nazionale per ascolto e orientamento alla rete territoriale. Il Ministero della Salute indica la fascia 8–20; per l’accesso da cellulare è utile verificare anche il recapito della sede Auser locale, poiché alcune articolazioni segnalano limitazioni del numero verde. 081 5801905 – Comunità di Sant’Egidio, Napoli. Contatto cittadino per chiedere informazioni sulle attività e sulle reti di vicinanza disponibili. 

Medico di famiglia e PUA del Distretto Asl di residenza. Per valutare bisogni sanitari e avviare i percorsi di assistenza sociosanitaria. Puoi inserire questo capitoletto prima dei riferimenti specifici per Napoli.

Anziani soli, i numeri nazionali da chiamare

Ci sono riferimenti nazionali ai quali rivolgersi per chiedere ascolto, orientamento e aiuto nella quotidianità. Possono chiamare anche familiari e persone vicine all’anziano, per conoscere le possibilità di sostegno.

1520 – Croce Rossa Italiana. Il numero di pubblica utilità è attivo tutti i giorni, 24 ore su 24, e permette di entrare in contatto con la rete della Croce Rossa. Si possono chiedere informazioni e orientamento ai servizi territoriali. Attraverso il progetto “Sorrisi” sono previsti anche telecompagnia e supporto psicologico gratuito per anziani e caregiver: disponibilità e modalità di attivazione vanno verificate con gli operatori. 

800 995 988 – Auser, Filo d’Argento. È il numero verde nazionale dedicato all’ascolto e al sostegno delle persone anziane, indicato nella fascia dalle 8 alle 20. Permette di conoscere le attività della rete locale: compagnia telefonica, accompagnamento e aiuti quotidiani, secondo i servizi disponibili sul territorio. Il numero verde è indicato per le chiamate da telefono fisso; da cellulare è opportuno utilizzare il recapito della sede Auser più vicina. 

02 2327 2327 – Telefono Amico Italia. Offre ascolto anonimo e riservato a chi attraversa un momento di solitudine o difficoltà emotiva. Il servizio nazionale risponde tutti i giorni, 24 ore su 24. L’ascolto è gratuito, mentre la telefonata costa quanto una chiamata verso un numero fisso, secondo il proprio piano tariffario. 

803 164 da rete fissa oppure 06 164 164 da cellulare – Inps. Per informazioni sulle prestazioni economiche e assistenziali, comprese quelle rivolte agli anziani non autosufficienti. Il primo numero è gratuito; quello da cellulare segue la tariffa del proprio operatore. Per la presentazione delle domande è possibile farsi assistere anche da un patronato. 

In caso di pericolo immediato, malore o emergenza, chiamare il 112 o il 118.

Per costruire un sostegno continuativo, invece, i riferimenti restano il servizio sociale del Comune, il medico di famiglia e il Distretto sanitario: una telefonata può essere il primo passo per attivare una rete stabile


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