Qual è oggi il futuro dell’agricoltura? Una risposta semplice non c’è ma di una cosa siamo certi, non basta più dichiarare amore per la terra o forza ed esperienza. Il nodo cruciale del comparto agricolo è rappresentato dal ricambio generazionale. Una condizione che significa apporto di nuove idee, capacità di gestione delle tecnologie, e visioni… che vadano oltre gli slogan. Nel settore agricolo l’età media piuttosto elevata rappresenta ancora una quota importante. E’ necessario agire in fretta per favorire l’ingresso di nuova “linfa vitale” in grado di assicurare sviluppo sostenibile a questo segmento così importante ed essenziale. Parliamo degli under 40, diplomati e laureati, consapevoli della dimensione etica dell’alimentazione, della salvaguardia dell’ambiente, del lavoro retribuito in modo equo. Parliamo di giovani, ci dicono le statistiche, che sceglierebbero di lavorare attivamente in agricoltura se supportati da strumenti tecnologici e formativi adeguati e da un cambio di passo, nelle politiche agricole e nella legislazione.
Anche la narrazione diventa quindi strumento indispensabile ed efficace al raggiungimento di questo obiettivo se esce dai luoghi comuni e diventa strumento di scoperta di giovani talentuosi. Noi cerchiamo di farlo partendo proprio da uno di questi loro, Francesco Bruno, un ragazzo capace di utilizzare la tradizione come volano verso un’attività che è innovazione tecnologica ma anche creativa. Un’innovazione utile a prendersi cura della terra e diventare garanzia di lavoro e stabilità. Lo incontriamo nella sua azienda, Cascina Bruno, ad Elice. La prima scoperta è quella del perché abbia scelto di diventare imprenditore agricolo e, soprattutto, come sia nata l’idea di affiancare, alla tradizionale attività olearia, un allevamento di chiocciole. Tecnicamente si chiama elicicoltura, Francesco lo ha reso un progetto che nel tempo si è trasformato in una vera e propria opportunità di innovazione e diversificazione per l’azienda, per dare vita a un interessante approdo nel settore dell’agri-cosmesi.
Francesco, da dove nasce questa idea e come hai trasformato questa intuizione in un’attività concreta?
«L’idea mi è venuta quasi per caso, guardando un telegiornale in cui veniva raccontata l’esperienza di un’azienda che si occupava proprio di allevamento di lumache. Quella storia ha attirato la mia attenzione e ho pensato che potesse essere un’attività interessante da sviluppare anche da noi. Ne ho parlato con i miei genitori, proponendo loro di avviare questo nuovo progetto, e fortunatamente ho trovato il loro sostegno. Da lì siamo partiti e, con il tempo, l’attività si è consolidata sempre di più. Oggi l’allevamento rappresenta una parte importante del progetto aziendale. Le chiocciole non vengono allevate soltanto per la produzione della bava, che utilizzo come materia prima per la linea di cosmetici che ho sviluppato in collaborazione con un laboratorio di Spoltore, ma sono diventate il punto di partenza per un percorso di diversificazione che stiamo continuando a sviluppare. L’obiettivo è ampliare la linea con nuovi prodotti e valorizzare sempre di più le potenzialità di questa attività.»
Infatti oltre all’allevamento delle chiocciole finalizzato alla produzione di bava avete sviluppato anche altri canali di utilizzo e commercializzazione. O sbaglio?
«No, hai ragione. In realtà, la produzione di bava rappresenta solo una parte dell’attività. Le chiocciole vengono infatti destinate anche al settore della ristorazione, attraverso diversi formati pensati per rispondere alle esigenze dei professionisti. Abbiamo inoltre previsto confezioni di dimensioni più contenute, rivolte direttamente al consumatore privato. In questo modo riusciamo a valorizzare la produzione attraverso canali differenti, ampliando le opportunità offerte dall’allevamento.»
Parlando invece dell’attività olearia, come si è sviluppata nel tempo e quali sono le altre attività che state portando avanti all’interno dell’azienda?
«L’attività olearia rappresenta una parte importante della storia della nostra azienda. Oggi disponiamo di circa 1.200 piante di ulivo, ma il punto di partenza è stato molto più contenuto: erano circa 200 gli alberi che mio nonno aveva piantato su questi terreni, inizialmente con l’obiettivo di produrre olio destinato principalmente al consumo della nostra famiglia. Nel corso degli anni abbiamo scelto di ampliare progressivamente il patrimonio olivicolo, aumentando non solo il numero delle piante, ma anche la varietà delle cultivar presenti. Accanto a quelle maggiormente rappresentative del territorio, come la Leccino e la Dritta, abbiamo introdotto altre varietà, tra cui il Leccio del Corno, l’Intosso e la Coratina.La scelta di inserire la Coratina ha anche un significato particolare per la nostra famiglia. Mio padre, infatti, è originario della Puglia e ha voluto portare all’interno della nostra azienda una cultivar fortemente legata alla sua terra d’origine. È stato quindi un modo per creare un connubio tra territori e tradizioni diverse, arricchendo al tempo stesso la nostra produzione olearia. Cerchiamo proprio attraverso questa diversificazione di valorizzare le caratteristiche delle singole cultivar e di proporre una produzione che sia espressione del nostro territorio, senza però rinunciare alle nostre radici familiari.»
So che anche con la produzione olearia ti sei tolto diverse soddisfazioni. Quali sono stati i risultati più importanti che avete raggiunto?
«Sì, fin dall’inizio abbiamo cercato di puntare con convinzione sulla qualità, con l’obiettivo di ottenere oli che potessero distinguersi per caratteristiche e livello qualitativo. In questo percorso è stato fondamentale anche il confronto con persone competenti e con una grande esperienza nel settore, come Luciano Pollastri e Marino Giorgetti, che ci hanno dato preziosi consigli e ci hanno aiutato a individuare fin da subito la strada giusta. Questo lavoro ci ha permesso di confrontarci con un panorama oleario di livello nazionale e di misurarci con realtà importanti del settore. I risultati non sono tardati ad arrivare: nel tempo abbiamo ottenuto diversi riconoscimenti che ci hanno dato grande soddisfazione e, soprattutto, ci hanno confermato che il percorso intrapreso era quello giusto. Per noi questi risultati rappresentano uno stimolo a continuare a investire sulla qualità, cercando di migliorare costantemente il prodotto e di valorizzare sempre di più il lavoro che c’è dietro ogni nostro olio.»
In quali altri modi hai scelto di diversificare la tua attività? È un aspetto che permette anche a chi ci legge di comprendere quanto oggi possa essere ampia e articolata l’attività di un imprenditore agricolo.
«Innanzitutto siamo diventati fattoria didattica, aprendo così le porte della nostra realtà a bambini, famiglie e gruppi interessati a conoscere più da vicino il nostro mondo agricolo e le attività che svolgiamo. Abbiamo poi iniziato a sviluppare anche iniziative legate alla valorizzazione delle nostre produzioni. Quest’anno, ad esempio, insieme alla Pro Loco di Elice abbiamo organizzato una serata dedicata alla cucina a base di lumache. È stata un’esperienza molto positiva, che ha riscosso un buon interesse e che ci ha spinto a pensare già a nuove edizioni, con l’idea di ampliare e arricchire l’iniziativa nei prossimi anni. Un altro spazio che utilizziamo molto è questa terrazza, dove stiamo facendo la nostra chiacchierata, che offre una vista straordinaria sui calanchi. È diventata un luogo ideale per organizzare degustazioni, assaggi, serate a tema e momenti di convivialità, creando un rapporto ancora più diretto tra l’azienda e le persone che vengono a visitarla. Abbiamo inoltre predisposto una piccola area attrezzata che consente, seppur per un numero limitato di mezzi, anche la sosta dei camper. È un ulteriore servizio che ci permette di accogliere visitatori e viaggiatori e di far conoscere loro non soltanto i nostri prodotti, ma anche il territorio nel quale viviamo e lavoriamo.»
Essere imprenditore agricolo richiede concretezza e attenzione alla gestione dell’azienda, ma non sembra che tu abbia messo da parte la tua componente più creativa. So che hai introdotto un elemento piuttosto particolare all’interno dell’allevamento, ce ne parli?
«È vero, all’interno dell’allevamento utilizzo la musica, allevo in armonicultura. Ci sono studi che hanno evidenziato possibili effetti positivi della musica sugli animali, soprattutto in alcuni allevamenti bovini destinati alla produzione di latte. Ho pensato quindi di sperimentare questo approccio anche con le lumache. Non so dire con certezza se la musica produca effettivamente un beneficio sull’allevamento, ma sicuramente contribuisce a creare un’atmosfera piacevole e rilassante. La musica si sente anche nelle aziende vicine e, per fortuna, nessuno si è mai lamentato: anzi, molti trovano questa scelta piuttosto originale ed eccentrica, ma allo stesso tempo piacevole.»
Mentre continuiamo la nostra chiacchierata, in sottofondo arrivano di tanto in tanto le note della musica che accompagna l’allevamento delle chiocciole. Una colonna sonora insolita che si mescola al paesaggio e al lavoro quotidiano dell’azienda.
Torniamo alla gestione dell’oliveto. Anche in questo hai scelto di affidarti alla tecnologia. In che modo vi sta aiutando?
«Direi che è fondamentale, almeno dove può essere utilizzata. Nell’appezzamento che vedi di fronte, verso i calanchi, abbiamo realizzato un impianto di irrigazione sotterraneo, posizionato a circa 40 centimetri di profondità che ci permette di garantire alle piante un’irrigazione adeguata, evitando al tempo stesso un’eccessiva umidità superficiale del terreno, che potrebbe favorire condizioni non ottimali per la salute delle piante. Nell’altro appezzamento, quello alle nostre spalle, non abbiamo invece la possibilità di adottare lo stesso sistema. La differenza, l’impegno e la fatica nel gestirlo sono maggiori. Dobbiamo prestare maggiore attenzione a tutte le fasi: dall’irrigazione, alla cura e controllo delle piante.»
Quanto è stato importante in questi anni il sostegno della tua famiglia?
«È stato fondamentale. Tutto quello che vedi qui è stato realizzato perché i miei genitori hanno creduto nel mio progetto. Mio padre mi da una mano concretamente occupandosi principalmente della parte olearia e tutto, compresi gli impianti e molte delle soluzioni che abbiamo adottato, l’abbiamo fatto insieme. Io stesso sarei dovuto diventare ingegnere meccanico e probabilmente quella passione che ho sempre avuto per la tecnica oggi trova la sua espressione proprio nel lavoro in azienda. Mi piace mettere le mani sulle cose, capire come funzionano e cercare soluzioni pratiche ai problemi che incontriamo quotidianamente.»
Guardando al futuro, qual è invece il prossimo obiettivo che vuoi raggiungere?
«Sicuramente voglio migliorare e strutturare ulteriormente la parte dedicata all’accoglienza. Abbiamo già fatto molto ma non mi considero assolutamente arrivato. Al contrario, ho voglia di continuare a crescere, di sviluppare nuovi progetti e di migliorare l’azienda sotto diversi punti di vista. La soddisfazione per quello che abbiamo costruito c’è, ma deve essere uno stimolo per guardare avanti e continuare a investire nel futuro. C’è tutta la parte dedicata all’ e-commerce e al sito online a cui vorrei dedicarmi maggiormente perchè ho toccato con mano i risultati positivi ma per fare questo avrei bisogno di qualcuno all’interno dell’azienda a lavorare con me. Sarebbe una soddisfazione enorme poter garantire il lavoro ad un collaboratore in modo stabile e continuativo e questo è certamente uno degli obiettivi più importanti che mi sono prefissato di raggiungere.»
…e questo non può che essere anche il mio augurio… così si conclude la mattinata a Cascina Bruno. La sua è stata una storia bella da ascoltare, perché le difficoltà non si nascondono e l’entusiasmo serve a dimostrare che l’agricoltura, quando accompagnata da passione, visione e voglia di sperimentare, può aprirsi a nuove opportunità ed essere sempre fonte di ispirazione perché si aprano nuove strade.
Enca Polidoro

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