Il risiko bancario in Italia al 12 ottobre 2026 si gioca quasi tutto su una data: il 29 ottobre, giorno dell’assemblea straordinaria di Monte dei Paschi. Intesa Sanpaolo (ISP) ha alzato la parte in contanti della sua Opas da 1 a 1,25 euro per azione e ha posto una condizione secca: se i soci MPS approvano anche una sola delle contromosse di Luigi Lovaglio, l’offerta salta. Nel giro di una settimana Delfin, Caltagirone, Edizione e Praude si sono schierati contro il piano di Siena, mentre Crédit Agricole ha detto no all’offerta MPS su Banco BPM. Con circa il 30-33% del capitale già contrario, il piano Lovaglio non ha più i numeri per passare.
Per la cronologia completa, dall’OPS UniCredit su Banco BPM del 2024 al weekend del 7-8 giugno 2026, leggi il nostro riassunto del risiko bancario 2026. Per i dettagli tecnici dell’offerta su Siena c’è invece la guida Opas Intesa Sanpaolo su MPS: cosa cambia.
Risiko bancario oggi: la situazione in cinque fronti
Il risiko bancario italiano di ottobre 2026 ha un centro, Siena, e quattro fronti collegati. Come in una partita al celebre gioco da tavolo, ogni carro armato spostato su un territorio cambia gli equilibri degli altri: la scelta dei soci MPS decide anche il destino di Banco BPM, Banca Generali e Mediobanca.
| Fronte | Cosa è successo | Stato al 12 ottobre |
| Intesa su MPS | Opas lanciata l’8 giugno, rilancio il 3 ottobre a 1,6 azioni ISP + 1,25 euro | In vantaggio: impegni ad aderire di Delfin ed Edizione |
| MPS su Banco BPM | OPS annunciata il 21 agosto, 1,567 azioni MPS per azione BPM | Crédit Agricole (circa 29,3%) non conferirà le azioni |
| MPS su Banca Generali | OPS con premio del 10%, 6,958 azioni MPS per azione | Generali rinvia ogni decisione a dopo il 29 ottobre |
| MPS e Mediobanca | Fusione per incorporazione, concambio 2,45 azioni MPS per azione Mediobanca | Al voto il 29 ottobre, Intesa invita a votare contro |
| UniCredit su Commerzbank | OPS a 0,485 azioni UCG, quota al 47,6% del capitale | Attesa la decisione della BCE, trattativa con Berlino aperta |
Intesa rilancia su MPS: 1,25 euro in contanti e l’aut aut del 29 ottobre
Sabato 3 ottobre il cda straordinario di Intesa ha aumentato di 25 centesimi la componente cash dell’Opas, lasciando invariate le 1,6 azioni Intesa di nuova emissione per ogni azione MPS. Sui prezzi del 5 giugno, presi come riferimento, il corrispettivo vale 10,341 euro contro gli 8,97 euro di allora: un premio del 15,3%.
La vera novità però è la condizione. Se l’assemblea del 29 ottobre approva anche uno solo dei punti 3, 4 o 5 dell’ordine del giorno (OPS su Banco BPM, OPS su Banca Generali, riduzione di capitale per il dividendo straordinario da 4 miliardi), Intesa non rinuncerà alla condizione di efficacia e l’offerta diventerà definitivamente inefficace. Il rapporto di cambio sarà invece adeguato se Intesa pagherà l’acconto sul dividendo 2026.
Alea iacta est, “il dado è tratto”, disse Cesare varcando il Rubicone: da quel momento non c’era più ritorno. È lo stesso effetto dell’ultimatum di Carlo Messina. Lovaglio aveva detto che l’assemblea “non sarà un referendum”; Intesa l’ha trasformata esattamente in quello.
Ai prezzi di chiusura del 7 ottobre (Intesa 6,244 euro, MPS 11,182 euro) l’offerta valeva 11,24 euro per azione MPS, lo 0,5% sopra il prezzo di Borsa. Il valore cambia ogni giorno con il titolo Intesa, perché la parte in azioni pesa per quasi il 90% del totale. Se vuoi ripassare la differenza tra offerta in contanti, in azioni e mista, trovi la spiegazione completa nella guida su OPA e OPS: significato e differenze.
Delfin, Caltagirone, Benetton: chi ha scelto Intesa
In cinque giorni, dal 5 al 9 ottobre, i principali soci privati di MPS si sono schierati con Intesa. Il fronte che ad aprile aveva riportato Lovaglio alla guida della banca si è sgretolato a partire dal suo pilastro più importante, la holding della famiglia Del Vecchio.
| Socio MPS | Quota | Posizione | Data |
| Delfin (Del Vecchio) | 17,6% | Impegno formale ad aderire all’Opas con tutta la quota | 5 ottobre |
| Gruppo Caltagirone (FGC) | 10,2%-13,5%* | Voto contrario a tutti e cinque i punti della parte straordinaria | 8 ottobre |
| Edizione (Benetton) | 1,45% | Aderirà all’Opas, diventerà “azionista stabile” di Intesa | 7-8 ottobre |
| Praude Asset Management | 0,72% | Voto contrario e adesione all’Opas, giudicata “equa” | 8 ottobre |
| Famiglie Girondi e Tortora (Plt) | circa 3% + 1,2% | Attese a sostegno di Lovaglio | – |
| MEF e Banco BPM | 4,86% + 3,74% | Fuori dal voto: il Tesoro per neutralità, BPM perché parte in causa | – |
*Reuters indica il 10,26%, altre ricostruzioni (Milano Finanza, ANSA) il 13,5%: lo scarto dipende dal perimetro considerato.
Verba volant, scripta manent: perché l’impegno di Delfin pesa di più
“Le parole volano, gli scritti restano”: il vecchio proverbio latino spiega bene la differenza tra un appoggio dichiarato e un impegno formale ad aderire. Delfin non si è limitata a un endorsement, ha preso un obbligo nei confronti dell’offerente su 534,7 milioni di azioni MPS. Il nostro conto: con l’Opas incasserebbe circa 668 milioni di euro in contanti e circa 855 milioni di azioni Intesa, che ai prezzi del 7 ottobre valgono intorno a 5,3 miliardi.
Alessandro Benetton ha motivato la scelta di Edizione anche con la stabilità dell’azionariato di Assicurazioni Generali: con MPS, Intesa erediterebbe il 13% circa del Leone oggi in mano a Mediobanca.
I numeri dell’assemblea: perché il piano Lovaglio non passa
Per approvare le due OPS serve la maggioranza dei due terzi del capitale presente, perché MPS è soggetta alla passivity rule dal giorno dell’Opas Intesa. Abbiamo rifatto i calcoli con le posizioni dichiarate fino al 9 ottobre, escludendo dal voto MEF (4,86%) e Banco BPM (3,74%), che insieme valgono l’8,6% del capitale.
| Scenario di affluenza | Capitale votante | Sì necessari (2/3) | Sì massimi possibili |
| Come ad aprile (65% del capitale, senza MEF e BPM) | 56,4% | 37,6% | 23,1%-26,4% |
| Affluenza totale (tutti tranne MEF e BPM) | 91,4% | 60,9% | 58,1%-61,4% |
Contrari dichiarati: Delfin 17,6% + Caltagirone 10,2%-13,5% + Edizione 1,45% + Praude 0,72% = tra il 30,0% e il 33,3% del capitale. Calcolo di Economia Italiacom.
Il risultato è netto. Con un’affluenza simile a quella di aprile, a Lovaglio mancherebbero oltre 11 punti anche se tutti gli altri presenti votassero sì. Persino nello scenario teorico in cui si presenta il 100% del capitale votabile, usando la quota di Caltagirone al 13,5% il piano si fermerebbe al 58,1% contro il 60,9% richiesto. Solo con la stima più bassa (10,2%) resterebbe un margine di mezzo punto, ma servirebbe il sì di ogni singolo fondo presente: uno scenario che nessun analista considera realistico. Gli analisti di Autonomous hanno definito l’approvazione “altamente improbabile”.
L’ultima carta di Lovaglio sono i grandi fondi, che valgono intorno al 40% del capitale e seguiranno in buona parte le raccomandazioni dei proxy advisor ISS e Glass Lewis, attese nella seconda metà di ottobre.
Banco BPM e Crédit Agricole: il secondo no
L’amministratore delegato di Crédit Agricole, Olivier Gavalda, ha confermato che la banca francese non porterà le sue azioni Banco BPM (BAMI) all’offerta di MPS. Con una quota vicina al 30%, il primo azionista di Piazza Meda rende di fatto impossibile il successo dell’OPS, che richiede almeno il 50% più un’azione di adesioni.
La posizione era nell’aria da luglio, quando Crédit Agricole (ACA) aveva ripetuto che senza di lei a Milano non si fa nulla. Lo scenario preferito a Parigi resta la fusione tra Banco BPM e Crédit Agricole Italia, già definita “molto solida” in passato dal CEO di BPM Giuseppe Castagna. Il cda di Banco BPM aveva bocciato all’unanimità l’offerta MPS già il 25 agosto, definendola “non concordata né sollecitata” e senza premio.
Banca Generali e Assicurazioni Generali: la mossa attesa
Assicurazioni Generali, che controlla circa il 50,2% di Banca Generali, ha rinviato ogni decisione sull’OPS di MPS a dopo l’assemblea senese del 29 ottobre. Secondo indiscrezioni di Affari Italiani riprese da Forbes Italia l’8 ottobre, il Leone sarebbe pronto a lanciare un’Opa totalitaria sulla controllata: una mossa che, se confermata, toglierebbe a Lovaglio anche il secondo pilastro del progetto. Al momento resta un’indiscrezione, senza comunicati ufficiali.
Mediobanca: la fusione con MPS appesa al voto
Lo stesso 29 ottobre si votano le assemblee straordinarie di MPS e Mediobanca sulla fusione per incorporazione, con un concambio di 2,45 azioni MPS per ogni azione di Piazzetta Cuccia. Intesa non condiziona l’Opas a questo voto ma ha invitato i soci a respingerlo, preferendo che la fusione arrivi dopo l’eventuale conquista di Siena. Il mercato ha reagito subito: il 5 ottobre Mediobanca ha perso il 5,1%, segnale che la probabilità implicita della fusione era calata. Per capire come è nato il “terzo polo” e cosa prevede l’integrazione, c’è la nostra guida completa alla fusione MPS-Mediobanca.
Unipol e Bper: chi si prepara a raccogliere le filiali
Unipol (UNI) parte lunedì 12 ottobre con un aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro destinato all’acquisto della parte della rete MPS che Intesa dovrà cedere per ragioni antitrust. Le nuove azioni costano 20,56 euro, con uno sconto del 18,75%, e le cooperative azioniste ne sottoscriveranno metà.
Gli sportelli confluirebbero nel perimetro di Bper (BPE), la banca del gruppo Unipol. L’amministratore delegato Gianni Franco Papa ha indicato il 2028 come orizzonte per l’ingresso delle filiali e ha parlato di un polo con oltre 2.600 sportelli in Italia.
UniCredit e Commerzbank: l’altro fronte del risiko
UniCredit non partecipa alla partita su Siena ma gioca la sua in Germania. La banca guidata da Andrea Orcel controlla il 47,6% del capitale di Commerzbank considerando i derivati e ha in corso un’offerta di scambio a 0,485 azioni UniCredit per ogni azione della banca tedesca, al servizio della quale ha deliberato un aumento di capitale fino a 470 milioni di nuove azioni.
La decisione della BCE è attesa entro ottobre, mentre Berlino, che conserva una quota di circa il 12-13%, ha posto quattro condizioni: sede a Francoforte, quotazione al DAX, credito al Mittelstand e tutela dell’occupazione. Sul tavolo c’è anche l’ipotesi di una fusione inversa tra la controllata HVB e Commerzbank. I numeri aggiornati dell’offerta sono nel nostro articolo Azioni UniCredit, 2 Ottobre.
Il calendario del risiko bancario: le date da segnare
| Data | Evento |
| 12 ottobre | Parte l’aumento di capitale Unipol da 2,5 miliardi |
| Seconda metà di ottobre | Raccomandazioni di voto di ISS e Glass Lewis su MPS; decisione BCE su UniCredit-Commerzbank |
| 20 ottobre | Record date: chi è socio MPS in questa data potrà votare |
| 27 ottobre | Termine per conferire le deleghe di voto |
| 29 ottobre | Assemblee straordinarie di MPS e Mediobanca |
| 30 ottobre | Conti del terzo trimestre di Intesa Sanpaolo e decisione sull’acconto dividendo |
| 5 novembre | Cda MPS sui conti del terzo trimestre |
| Novembre-dicembre | Periodo di adesione all’Opas Intesa; istruttoria Antitrust con scadenza il 13 dicembre |
Cosa può fare ancora Lovaglio
Le opzioni rimaste all’amministratore delegato di MPS sono tre, e nessuna è semplice. Secondo le ricostruzioni di stampa, Lovaglio è chiuso con i suoi advisor dal 4 ottobre per trovare una risposta.
- Una cedola più ricca. Un’indiscrezione ANSA parla di una distribuzione fino a circa 11 miliardi, quasi 3,7 euro per azione, finanziata anche con la vendita della quota Generali. Non è confermata, e Intesa obietta che restituire ai soci valore già presente nel gruppo non crea nuova ricchezza.
- Il rinvio dell’assemblea, ipotizzato da Radiocor e dal Sole 24 Ore per guadagnare tempo con gli investitori.
- Il ritiro delle OPS, modificando l’ordine del giorno: la strada più drastica, che fonti vicine al banchiere giudicano lontana dal suo stile.
Lovaglio sostiene da settimane che votare sì alle sue offerte non impedisce di aderire poi all’Opas. Con il rilancio condizionato di Intesa, però, questo argomento non regge più: un sì il 29 ottobre fa cadere l’offerta di Ca’ de Sass.
Cosa significa per risparmiatori e azionisti
Per chi ha azioni MPS la scelta vera arriverà a novembre-dicembre, con l’apertura del periodo di adesione all’Opas. Fino ad allora il prezzo di Borsa seguirà quasi meccanicamente il titolo Intesa. Chi aderisce riceve azioni Intesa più contanti, quindi diventa azionista della banca combinata e subisce l’andamento di quel titolo. Per approfondire numeri, ricavi e dividendi della futura “superbanca”, leggi Intesa Sanpaolo e MPS: i numeri della superbanca.
Per i correntisti, invece, non cambia nulla nell’immediato. Le filiali eventualmente cedute a Bper passerebbero solo dopo il completamento dell’operazione, e ogni modifica di IBAN o condizioni va comunicata dalla banca con preavviso. Il significato dei termini tecnici usati in queste settimane (concambio, passivity rule, condizione di efficacia, record date) è raccolto nel nostro glossario del risiko bancario.
Domande frequenti sul risiko bancario
Cosa succede il 29 ottobre 2026 nell’assemblea MPS?
I soci MPS votano sulle OPS su Banco BPM e Banca Generali, sul dividendo straordinario e sulla fusione con Mediobanca. Le offerte richiedono i due terzi del capitale presente. Se passa anche uno dei punti 3, 4 o 5, l’Opas di Intesa diventa inefficace.
Chi ha già detto no al piano Lovaglio?
Delfin, il gruppo Caltagirone, Edizione dei Benetton e Praude, che insieme valgono tra il 30% e il 33% del capitale MPS. Delfin ed Edizione hanno anche annunciato che aderiranno all’offerta di Intesa Sanpaolo.
Quanto vale l’offerta di Intesa per un azionista MPS?
Per ogni azione MPS Intesa offre 1,6 azioni proprie più 1,25 euro in contanti. Ai prezzi del 7 ottobre il valore era di circa 11,24 euro, appena sopra la quotazione di MPS. Il valore varia ogni giorno con il prezzo di Intesa.
Cosa cambia per chi ha il conto corrente in MPS?
Per ora nulla: conti, carte e mutui restano validi alle stesse condizioni. Solo dopo l’eventuale successo dell’Opas una parte delle filiali potrebbe passare a Bper, con comunicazione preventiva ai clienti di eventuali cambiamenti.
UniCredit è fuori dal risiko bancario italiano?
Per ora sì: UniCredit è concentrata su Commerzbank, dove attende la decisione della BCE. Resta però azionista di Generali con circa l’8,8%, quindi conserva un’influenza indiretta sul fronte assicurativo.
Fonti e avvertenze
I dati e le dichiarazioni riportati provengono da comunicati e notizie diffusi tra il 3 e il 9 ottobre 2026 da Teleborsa, ANSA, Radiocor-Il Sole 24 Ore, SoldiOnline, Forbes Italia, La Notizia, We Wealth e Milano Finanza; le quote azionarie sono quelle indicate dalle fonti e possono differire per perimetro. I calcoli sul quorum assembleare sono elaborazioni della redazione su ipotesi di affluenza dichiarate. Le persone citate sono menzionate esclusivamente per il loro ruolo pubblico e per dichiarazioni riportate da fonti di stampa.
Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Prima di qualsiasi decisione consulta la documentazione d’offerta, i comunicati price-sensitive e i fattori di rischio pubblicati dalle società, oltre alle informazioni ufficiali di Consob, Banca d’Italia e della Vigilanza bancaria BCE. Per una consulenza personalizzata rivolgiti a un professionista iscritto all’Albo dell’Organismo di Vigilanza e Tenuta dell’Albo Unico dei Consulenti Finanziari (OCF).
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