#Finsubito news dalla rete – Commercio mondiale, l’intelligenza artificiale spinge gli scambi e attenua l’impatto della crisi in Medio Oriente



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L’Omc raddoppia le stime di crescita del commercio di merci nel 2026, dall’1,9% al 3,9%, grazie al boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale e alla tenuta delle catene di approvvigionamento nonostante la crisi in Medio Oriente. L’Asia guida le esportazioni con un +9,9%, mentre l’Europa arretra dello 0,1%. Peggiorano le prospettive per i servizi, frenati dai trasporti e dal turismo

Il commercio mondiale accelera oltre le attese, sostenuto dall’espansione degli investimenti nell’intelligenza artificiale e dalla capacità delle catene globali di approvvigionamento di assorbire le perturbazioni provocate dal conflitto in Medio Oriente. Ma la ripresa degli scambi procede a velocità differenti, con l’Asia protagonista della crescita, l’Europa sostanzialmente ferma sul fronte delle esportazioni di merci e il settore dei servizi penalizzato dalle difficoltà dei trasporti e dei flussi turistici internazionali.
È il quadro che emerge dall’ultimo rapporto Global Trade Outlook and Statistics, pubblicato l’8 ottobre dall’Organizzazione mondiale del commercio (Omc), che ha rivisto sensibilmente al rialzo le prospettive per gli scambi internazionali di beni. Secondo gli economisti dell’organizzazione, il volume del commercio mondiale di merci crescerà del 3,9% nel 2026, contro l’1,9% previsto a marzo, per accelerare ulteriormente al 4,1% nel 2027. Un miglioramento di due punti percentuali che riflette una capacità di adattamento dell’economia internazionale superiore alle aspettative, nonostante le tensioni sui mercati energetici, dei fertilizzanti e dei trasporti.
A sostenere il commercio globale è stata soprattutto la domanda di beni legati all’intelligenza artificiale, dai semiconduttori ai server, che nella prima metà dell’anno ha più che compensato gli effetti negativi del conflitto mediorientale. Nei primi sei mesi del 2026 il volume degli scambi di merci è aumentato del 3,5%, superando le previsioni iniziali.
Il peso della trasformazione tecnologica emerge con particolare evidenza dai dati settoriali. I prodotti necessari allo sviluppo dell’intelligenza artificiale hanno rappresentato il 47% della crescita complessiva del commercio mondiale di merci nel primo semestre, registrando un incremento degli scambi del 67% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un’accelerazione che si aggiunge alla già sostenuta espansione osservata nel biennio precedente e che conferma il ruolo crescente degli investimenti tecnologici nella dinamica degli scambi internazionali.
La spinta dovrebbe proseguire anche nei prossimi anni. Secondo le proiezioni riportate dall’Omc, la spesa globale per le infrastrutture destinate all’intelligenza artificiale è destinata ad aumentare di almeno il 30% nel 2026, mentre gli investimenti in conto capitale nel settore potrebbero crescere di un ulteriore 10-20% nel 2027. Una traiettoria che contribuisce a sostenere la domanda internazionale di componenti e apparecchiature tecnologiche e a modificare progressivamente la geografia degli scambi.
Accanto al boom dell’intelligenza artificiale, il secondo fattore che ha sostenuto il commercio mondiale è stata la resilienza delle catene di approvvigionamento. Nonostante le forti interruzioni delle forniture energetiche dal Medio Oriente, il sistema commerciale internazionale ha mostrato una significativa capacità di riorganizzazione.
Nel primo semestre del 2026, le esportazioni di petrolio greggio dalla regione sono diminuite di circa il 24%, mentre quelle di gas naturale liquefatto hanno registrato una contrazione del 47%. Tuttavia, l’aumento delle spedizioni da parte di fornitori alternativi ha contribuito a limitare la flessione delle esportazioni globali rispettivamente a circa il 6% per il petrolio e all’1% per il Gnl.
Una dinamica analoga ha interessato il mercato dei fertilizzanti. Nonostante le gravi perturbazioni dell’offerta, le importazioni mondiali di fertilizzanti azotati sono risultate inferiori soltanto del 2,8% rispetto alle medie recenti, mentre quelle di fertilizzanti fosfatici sono aumentate del 2,2%, grazie all’intervento di fornitori alternativi.
Anche la logistica internazionale ha dimostrato una capacità di adattamento superiore alle attese. La riorganizzazione dei flussi attraverso porti e corridoi commerciali alternativi ha contribuito a mantenere operativi gli scambi, con il traffico globale dei container cresciuto del 3,9% nel periodo da inizio anno a luglio.
«I numeri mostrano la resilienza del commercio in azione», ha sottolineato la direttrice generale dell’Omc, Ngozi Okonjo-Iweala, evidenziando come un’economia mondiale integrata e un sistema commerciale fondato su regole condivise offrano ai Paesi la flessibilità necessaria per continuare a garantire il flusso dei prodotti essenziali verso imprese e famiglie. La direttrice generale ha tuttavia richiamato l’attenzione sulle disparità negli effetti della crisi e nell’accesso alle nuove opportunità tecnologiche, sottolineando la necessità di un sistema commerciale capace non soltanto di assorbire gli shock, ma anche di ridurre i divari.
Ed è proprio la distribuzione disomogenea della crescita a rappresentare uno degli elementi centrali delle nuove previsioni. L’Asia si conferma il principale motore del commercio mondiale, con un incremento atteso delle esportazioni di merci del 9,9% nel 2026. Seguono il Nord America, con il 5,7%, l’Africa, con il 5,6%, e il Sud America, con il 3,4%.
Ben diverso il quadro europeo, dove le esportazioni di beni sono previste in lieve contrazione, dello 0,1%, mentre le importazioni dovrebbero aumentare appena dello 0,5%. Ancora più marcate le difficoltà per la Comunità degli Stati indipendenti, con esportazioni in calo del 3,9%, e soprattutto per il Medio Oriente, dove la flessione prevista raggiunge il 17,2%, riflettendo le conseguenze dirette del conflitto e delle interruzioni dei flussi commerciali.
Sul fronte delle importazioni, l’Asia dovrebbe registrare un aumento del 9,5%, seguita dall’Africa con l’8,9% e dalla Comunità degli Stati indipendenti con l’8,8%. Più contenuta la crescita del Nord America, stimata all’1,4%, mentre per il Medio Oriente è prevista una contrazione del 15,4%.
Il quadro evidenzia quindi una forte divergenza geografica: mentre alcune economie beneficiano dell’espansione della domanda tecnologica e della riorganizzazione delle catene produttive, altre continuano a subire le conseguenze delle tensioni geopolitiche e delle difficoltà negli approvvigionamenti.
Se il commercio di merci beneficia dell’accelerazione degli investimenti nell’intelligenza artificiale, le prospettive per i servizi risultano invece meno favorevoli. Gli economisti dell’Omc hanno ridotto dal 4,8% al 3,3% la previsione di crescita in volume degli scambi internazionali di servizi commerciali per il 2026, pur indicando un possibile recupero al 6,4% nel 2027.
Il rallentamento è legato soprattutto alle conseguenze della crisi mediorientale sui trasporti e sui viaggi internazionali, due comparti particolarmente sensibili al ruolo della regione come snodo dei collegamenti globali. La riorganizzazione delle rotte marittime e aeree e il forte aumento dei costi di trasporto hanno inciso sull’attività del settore, mentre la domanda turistica ha mostrato segnali di indebolimento.
In termini di valore, il commercio di servizi commerciali è cresciuto del 14% su base annua nel primo trimestre del 2026, rallentando al 10% nel secondo. La spesa dei viaggiatori all’estero ha registrato un incremento del 5% nel secondo trimestre, contro il 15% dei primi tre mesi dell’anno. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite, gli arrivi turistici internazionali sono diminuiti dello 0,8% nel secondo trimestre, limitando la crescita complessiva del primo semestre allo 0,4%.
A compensare parzialmente la debolezza dei trasporti e del turismo è stata la maggiore tenuta dei servizi digitali e finanziari. Le esportazioni di servizi informatici, tra i segmenti più dinamici del commercio internazionale, sono aumentate del 18% nel primo trimestre e, secondo le stime, del 12% nel secondo. Anche i servizi finanziari hanno mantenuto una crescita sostenuta, con un incremento delle esportazioni del 14% su base annua nel secondo trimestre.
In questo segmento l’Europa presenta una situazione decisamente più favorevole rispetto al commercio di merci. Le esportazioni europee di servizi sono previste in crescita del 4,6% nel 2026, il ritmo più elevato tra le principali aree geografiche, davanti all’Asia, con il 4%, e all’Africa, con il 3,1%.
Secondo l’Omc, l’Europa dovrebbe contribuire per oltre la metà alla crescita mondiale delle esportazioni di servizi nell’anno in corso, compensando in parte il minore apporto di altre regioni. Più contenute le prospettive per Nord America e Comunità degli Stati indipendenti, entrambi all’1,7%, e per Sud e Centro America e Caraibi, all’1,3%. Il Medio Oriente dovrebbe invece registrare una contrazione del 10,3% delle esportazioni di servizi.
Nel complesso, il nuovo scenario delineato dall’Omc indica un commercio internazionale capace di espandersi più rapidamente dell’economia mondiale. Le previsioni sulla crescita del Pil globale si attestano infatti al 2,6% nel 2026 e al 2,9% nel 2027, a fronte di incrementi degli scambi di merci rispettivamente del 3,9% e del 4,1%.
La maggiore tenuta del commercio mondiale non elimina tuttavia le fragilità del sistema. L’aumento dei prezzi energetici, le difficoltà nei collegamenti internazionali e la diversa capacità delle economie di partecipare alla trasformazione tecnologica continuano a condizionare le prospettive.
Il rapporto dell’Omc restituisce così l’immagine di una globalizzazione che resiste agli shock geopolitici, ma nella quale i benefici della crescita si distribuiscono in modo sempre più differenziato. L’intelligenza artificiale si afferma come uno dei principali fattori di espansione degli scambi, mentre la flessibilità delle catene di approvvigionamento contribuisce ad attenuare gli effetti della crisi. Resta però aperta la questione delle disparità tra regioni e settori, in un contesto in cui la capacità di accedere agli investimenti tecnologici e di adattarsi alle perturbazioni commerciali assume un peso crescente nelle prospettive economiche.


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