A meno di tre settimane dall’assemblea del 29 ottobre, cambiano gli equilibri attorno a Monte dei Paschi di Siena. Dopo Delfin ed Edizione, anche il gruppo Caltagirone si esprime contro le operazioni straordinarie. Intanto Unipol prepara un aumento di capitale da 2,5 miliardi e Crédit Agricole esclude l’adesione all’Ops su Banco BPM.
La partita per il futuro di Banca Monte dei Paschi di Siena entra in una nuova fase. Gli sviluppi degli ultimi giorni stanno modificando gli equilibri azionari in vista dell’assemblea del 29 ottobre, mentre Intesa Sanpaolo, nella foto l’a. d. Carlo Messina, consolida le condizioni economiche e industriali della propria offerta pubblica di acquisto e scambio sulla banca senese.
Al centro del confronto ci sono le decisioni dei principali investitori istituzionali e delle holding presenti nel capitale di MPS. Scelte che assumono un peso particolare perché riguardano non soltanto il valore delle partecipazioni, ma anche la futura configurazione del settore bancario italiano.
Il quadro si è evoluto rapidamente dopo il miglioramento dell’offerta di Intesa, annunciato il 3 ottobre, e le successive decisioni di Delfin, Edizione e F.G.C., holding del gruppo Caltagirone.
Il peso dei grandi azionisti
Il primo passaggio rilevante è arrivato da Delfin, primo azionista di MPS con il 17,6% del capitale, che il 4 ottobre ha assunto un impegno ad aderire all’Opas di Intesa Sanpaolo con l’intera partecipazione detenuta.
L’accordo prevede anche l’adozione, nell’assemblea del 29 ottobre, di comportamenti di voto coerenti con le condizioni dell’offerta.
A questa decisione si è affiancata quella di Edizione, holding della famiglia Benetton, titolare dell’1,45% di MPS, che ha manifestato l’intenzione di aderire all’operazione e diventare azionista stabile di Intesa Sanpaolo.
L’8 ottobre è arrivata un’ulteriore novità. Il Consiglio di Amministrazione di F.G.C., holding del gruppo Caltagirone, ha deliberato all’unanimità di votare contro tutti e cinque i punti della parte straordinaria dell’assemblea MPS, recependo le valutazioni del Comitato degli amministratori indipendenti, assistito dal professor Giovanni Fiori.
Anche il fondo Praude, titolare di circa lo 0,72% del capitale, ha annunciato voto contrario alle proposte straordinarie e adesione all’Opas di Intesa.
Secondo le ricostruzioni di mercato, le partecipazioni riconducibili agli azionisti che hanno espresso contrarietà alle operazioni straordinarie superano complessivamente un terzo del capitale MPS.
Una soglia significativa, considerato che le delibere straordinarie richiedono maggioranze qualificate. L’esito dipenderà comunque dal capitale rappresentato in assemblea e dai voti effettivamente espressi.
Intesa migliora il corrispettivo e tutela il valore del concambio
Sul versante finanziario, Intesa Sanpaolo ha rafforzato la propria proposta aumentando la componente in contanti da 1 euro a 1,25 euro per ogni azione MPS, mantenendo invariato il rapporto di cambio di 1,6 nuove azioni Intesa per ciascun titolo conferito.
L’incremento comporta un maggiore esborso potenziale di circa 800 milioni di euro e porta la componente complessiva in denaro, nell’ipotesi di adesione totalitaria, a circa 3,8 miliardi.
Sulla base delle quotazioni del 5 giugno, utilizzate come riferimento nel comunicato dell’offerente, il nuovo corrispettivo esprime una valorizzazione di 10,341 euro per azione MPS, corrispondente a un premio del 15,3% rispetto alla chiusura precedente all’annuncio dell’offerta.
Il valore effettivo resta soggetto all’andamento del titolo Intesa, trattandosi di un’offerta composta prevalentemente da azioni.
Un altro elemento riguarda la tutela del concambio in caso di distribuzione di un acconto sul dividendo 2026 da parte di Intesa prima del regolamento dell’operazione. In questa circostanza, la banca ha previsto un adeguamento del rapporto di cambio per neutralizzare l’effetto dello stacco della cedola sul valore economico del corrispettivo.
Si tratta di un meccanismo che consente agli azionisti MPS di valutare la proposta tenendo conto anche delle diverse tempistiche di perfezionamento.
Unipol prepara le risorse per il riassetto
Nel frattempo prende forma anche il percorso finanziario collegato alla possibile riorganizzazione delle attività bancarie.
Unipol ha definito i termini dell’aumento di capitale da circa 2,5 miliardi di euro, il cui avvio è previsto per lunedì 12 ottobre. Le nuove azioni saranno offerte a 20,56 euro, con uno sconto del 18,75% rispetto al prezzo teorico ex diritto indicato nell’operazione.
Le risorse sono destinate anche a sostenere l’acquisizione delle attività MPS previste dagli accordi con Intesa Sanpaolo.
Il progetto industriale contempla una ripartizione delle attività della banca senese attraverso due direttrici: da una parte l’integrazione nel gruppo Intesa di Mediobanca e di una componente della rete commerciale MPS; dall’altra il trasferimento di circa 635 sportelli verso il perimetro destinato a Unipol, con successive prospettive di integrazione nel gruppo BPER.
L’operazione potrebbe contribuire a ridisegnare gli equilibri competitivi nel mercato bancario nazionale, rafforzando la presenza di diversi operatori attraverso una redistribuzione delle attività.
Restano naturalmente necessari il completamento dell’Opas e le autorizzazioni delle autorità competenti, comprese quelle relative ai profili concorrenziali.
Banco BPM, la decisione di Crédit Agricole
Un ulteriore sviluppo è arrivato l’8 ottobre da Crédit Agricole, primo azionista di Banco BPM con una partecipazione del 29,3%.
L’amministratore delegato Olivier Gavalda ha annunciato che il gruppo francese non conferirà le proprie azioni all’eventuale offerta pubblica di scambio promossa da MPS su Banco BPM, giudicando la proposta non sufficientemente interessante alle condizioni attuali.
La decisione è rilevante per le prospettive dell’operazione, dal momento che riguarda il maggiore azionista dell’istituto milanese.
Le offerte su Banco BPM e Banca Generali costituiscono una componente centrale della strategia di aggregazione presentata dall’amministratore delegato di MPS, Luigi Lovaglio, che punta a costruire un gruppo bancario diversificato attraverso l’ampliamento delle attività commerciali e del risparmio gestito.
La posizione di Crédit Agricole non determina automaticamente l’esito di un’eventuale offerta, ma rappresenta un elemento ulteriore nelle valutazioni sulla struttura e sulle condizioni dell’operazione.
Il 29 ottobre sarà decisivo per gli assetti del settore
L’assemblea MPS del 29 ottobre mantiene un ruolo determinante per il futuro della banca.
Tra i punti all’ordine del giorno figurano la fusione con Mediobanca, le operazioni di scissione e riorganizzazione societaria, gli aumenti di capitale a servizio delle offerte su Banco BPM e Banca Generali e la riduzione volontaria del capitale sociale.
Intesa Sanpaolo ha precisato che, in caso di approvazione delle deliberazioni straordinarie numerate dal terzo al quinto punto, richiamerà il mancato avveramento delle condizioni di efficacia della propria Opas, senza rinunciarvi.
Il voto assume quindi un significato che va oltre le singole autorizzazioni societarie: contribuirà a definire le condizioni nelle quali potranno svilupparsi i diversi percorsi industriali.
Le decisioni già annunciate dagli azionisti, il miglioramento delle condizioni economiche dell’offerta e l’avvio delle operazioni finanziarie collegate stanno progressivamente delineando un quadro più definito.
Resta da verificare come queste indicazioni si tradurranno nel voto assembleare e quali ulteriori passaggi saranno necessari per arrivare al completamento delle operazioni.
La posta in gioco riguarda il futuro di MPS, ma anche l’organizzazione di una parte importante del credito italiano, in un settore nel quale dimensioni, solidità patrimoniale, capacità di integrazione e valorizzazione delle reti commerciali continuano a essere fattori centrali nelle strategie di crescita.
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