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Rassegna stampa Uilca Lombardia 

La rassegna di oggi mette al centro il futuro degli assetti bancari, il possibile contributo di banche e assicurazioni alla manovra e l’evoluzione degli strumenti di controllo fiscale. Il confronto sulle operazioni di MPS si intreccia così con quello sulle risorse necessarie a finanziare interventi fiscali, sanità e servizi pubblici.

Per UILCA il riferimento resta la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori: le scelte industriali e fiscali devono essere valutate anche per gli effetti su occupazione, condizioni di lavoro, investimenti e qualità dei servizi. Dietro le risorse da reperire e le operazioni da realizzare ci sono persone e professionalità che non possono restare ai margini del confronto.

 

Banche: Caltagirone e Crédit Agricole frenano il piano MPS

Due nuove prese di posizione riducono gli spazi di manovra di Luigi Lovaglio e rafforzano le prospettive dell’offerta di Intesa Sanpaolo su MPS. Nell’articolo «MPS, Caltagirone boccia le OPS, Crédit Agricole non aderirà», Luca Davi sul Sole 24 Ore ricostruisce il doppio ostacolo al progetto del Monte: il voto contrario annunciato dalla holding FGC del gruppo Caltagirone e la decisione di Crédit Agricole di non conferire le proprie azioni Banco BPM nell’offerta di Siena.

Il “no” di Caltagirone riguarda tutti e cinque i punti della parte straordinaria dell’assemblea MPS del 29 ottobre. La bocciatura annunciata non si limita quindi alle offerte su Banco BPM e Banca Generali, ma comprende anche il dividendo straordinario da 4 miliardi legato alle operazioni e il progetto di fusione di Mediobanca in MPS.

Il fronte contrario si amplia dopo le decisioni di Delfin e dei Benetton, ai quali si aggiunge Praude, con lo 0,72% del capitale. Per Davi queste posizioni rendono estremamente difficile l’approvazione delle delibere straordinarie. Le fondazioni azioniste di Intesa accolgono favorevolmente l’evoluzione: Giovanni Azzone, presidente di Acri e Fondazione Cariplo, e Marco Gilli, presidente della Compagnia di San Paolo, esprimono disponibilità a collaborare con i possibili nuovi soci della banca.

Il secondo ostacolo arriva da Crédit Agricole, primo azionista di Banco BPM con quasi il 30%. L’amministratore delegato Olivier Gavalda ha dichiarato che il gruppo non conferirà le proprie azioni nell’offerta di MPS. È una scelta distinta dal voto dei soci del Monte, ma altrettanto rilevante: anche nell’ipotesi di approvazione del progetto in assemblea, l’adesione alla scalata di Banco BPM incontrerebbe una difficoltà significativa.

L’attenzione si sposta ora sul consiglio di amministrazione di MPS, previsto per il 15 ottobre e che potrebbe essere anticipato. Tra le possibilità richiamate dall’articolo figurano una valutazione dell’offerta migliorata di Intesa e un eventuale rinvio dell’assemblea. Uno slittamento, però, sposterebbe il confronto con gli azionisti senza cancellare l’OPAS.

La posizione UILCA: la priorità resta la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti nei diversi scenari: occupazione, condizioni contrattuali, professionalità e presenza delle reti sui territori devono essere parte integrante della valutazione dei progetti industriali.

Una riorganizzazione non può essere considerata positiva soltanto perché produce sinergie finanziarie: deve chiarire come saranno preservati i ruoli, valorizzate le esperienze e garantite prospettive alle persone.

Qualunque sia l’evoluzione della contesa, il confronto sindacale deve accompagnare le scelte, verificandone gli effetti su sedi, mobilità, carichi di lavoro e continuità dei servizi. Le lavoratrici e i lavoratori non possono restare spettatori di decisioni che incidono sul loro futuro. Agli annunci devono seguire informazioni trasparenti e impegni concreti, perché il rafforzamento del sistema bancario non avvenga a scapito del lavoro e del presidio delle comunità.

 

Assicurazioni: il Governo valuta un nuovo contributo per la manovra

Banche e assicurazioni tornano al centro della ricerca delle coperture per la legge di Bilancio. Nell’articolo «Manovra, da banche e assicurazioni ipotesi contributo fino a 3 miliardi», Marco Mobili e Gianni Trovati sul Sole 24 Ore riferiscono che il Governo sta valutando un intervento con un obiettivo complessivo tra 2 e 3 miliardi di euro

Tra gli strumenti allo studio figurano interventi sulle DTA, le attività fiscali differite, e sul trattamento fiscale di avviamenti, valutazioni degli strumenti finanziari secondo il principio IFRS 9 e svalutazioni dei crediti. Secondo l’articolo non si tratta al momento di un intervento sugli extraprofitti: contenuti e modalità devono ancora essere definiti.

Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo conferma la disponibilità al dialogo con il settore, richiamando il confronto dello scorso anno. Il presidente dell’ABI Antonio Patuelli, invece, ricorda l’accordo triennale già in corso, che prevede 10,5 miliardi di contributi. Anche nella maggioranza le posizioni restano differenti, tra chi chiede un intervento più consistente e chi si oppone a nuove tasse sulle banche.

I tempi sono stretti: il 13 ottobre è atteso il Documento programmatico di bilancio da inviare alla Commissione Europea. Le risorse cercate servirebbero a sostenere le coperture di misure come i tagli dell’IRPEF, gli interventi fiscali per i giovani e il rifinanziamento della sanità. L’articolo sottolinea che, senza ulteriori margini di flessibilità europea, nuove spese o riduzioni di imposte richiedono maggiori entrate o tagli ad altre voci.

La posizione UILCA: il confronto sulle risorse per la manovra deve tenere insieme equità fiscale, sostenibilità industriale e protezione del lavoro.

Un eventuale intervento su banche e assicurazioni non dovrebbe diventare il pretesto per comprimere occupazione, retribuzioni, welfare contrattuale o investimenti nella formazione. Le lavoratrici e i lavoratori contribuiscono ogni giorno ai risultati delle aziende: non possono essere chiamati a sostenere indirettamente nuove richieste fiscali attraverso peggioramenti delle condizioni di lavoro o maggiori pressioni organizzative.

Finanziare sanità e servizi pubblici riguarda direttamente la vita delle persone, comprese quelle che lavorano nei settori del credito e delle assicurazioni. È quindi importante che il confronto chiarisca entità, durata e modalità delle misure, rendendone comprensibili gli effetti e la destinazione delle risorse. La ricerca delle coperture non può essere separata dalle prospettive del settore: occorre evitare che il peso delle scelte venga trasferito sul lavoro o sulla clientela e mantenere aperto il confronto sulle eventuali ricadute organizzative.

 

Riscossione e fisco: al via i recuperi IVA sprint

Diventa operativa la procedura introdotta dalla manovra 2026 per recuperare l’IVA da chi ha emesso fatture o trasmesso corrispettivi elettronici, ma non ha presentato la dichiarazione annuale pur essendovi obbligato. Nell’articolo «Recuperi IVA sprint: in arrivo le prime 1.400 lettere del Fisco», Marco Mobili e Giovanni Parente sul Sole 24 Ore riferiscono che le prime comunicazioni sono partite l’8 ottobre.

Il meccanismo utilizza il patrimonio informativo dell’Agenzia delle Entrate: fatture elettroniche emesse e ricevute, corrispettivi telematici, comunicazioni delle liquidazioni periodiche IVA e versamenti già effettuati. Nel fac-simile esaminato dal quotidiano, la contestazione riguarda operazioni del 2022 per le quali non risulta presentata la dichiarazione annuale, ossia il modello IVA 2023.

Le comunicazioni hanno effetti più incisivi delle ordinarie lettere di compliance. Dal ricevimento, il contribuente dispone di 60 giorni per fornire chiarimenti, se ritiene che alcuni elementi siano stati trascurati o valutati erroneamente, oppure per pagare quanto richiesto attraverso il modello F24 allegato.

L’importo comprende imposta, interessi e sanzione per l’omessa dichiarazione, ridotta a un terzo. Secondo quanto riportato nell’articolo, per questo pagamento non sono ammesse né compensazione né rateizzazione. Se trascorrono i 60 giorni senza chiarimenti o pagamento, le somme vengono iscritte a ruolo a titolo definitivo, aprendo la fase della riscossione e la possibilità di attivare gli strumenti previsti, come fermi, ipoteche e pignoramenti.

La misura punta a recuperi consistenti: le previsioni della manovra indicano 646 milioni di euro sia nel 2026 sia nel 2027, con un incremento negli anni successivi fino a sfiorare un miliardo nel 2030. Si tratta di entrate attese, non di somme già recuperate.

La posizione UILCA: l’efficacia del recupero fiscale deve accompagnarsi a condizioni di lavoro adeguate e a procedure comprensibili per i cittadini.

L’introduzione di strumenti più rapidi non elimina il bisogno di competenze, formazione e risorse. Dietro ogni controllo e ogni pratica ci sono attività professionali e responsabilità che devono essere riconosciute, evitando che l’accelerazione dei processi si traduca soltanto in maggiore pressione sulle lavoratrici e sui lavoratori.

La qualità del servizio richiede inoltre attenzione alla correttezza dei dati e alla possibilità di chiarire le anomalie. Innovazione, equità fiscale e rispetto delle persone devono procedere insieme: un sistema efficace deve mettere chi vi lavora nelle condizioni di svolgere bene il proprio compito e chi riceve una comunicazione nelle condizioni di comprenderla.


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