Vendite BEV record in Europa: 1,64 milioni di unità nei primi otto mesi e più modelli sotto 25.000 euro entro fine 2026.
Le auto elettriche accelerano in Europa e il 2026 si avvia a diventare un anno di svolta non soltanto per i volumi, ma anche per i prezzi. Nei primi otto mesi dell’anno nell’Unione europea sono state immatricolate circa 1,64 milioni di vetture elettriche a batteria, con una crescita vicina al 45% rispetto allo stesso periodo del 2025. La quota di mercato ha raggiunto circa il 22%, confermando un’espansione molto più rapida rispetto all’anno precedente.
Il dato emerge dal nuovo EV Progress Report di Transport & Environment ed è coerente con le statistiche sulle immatricolazioni europee. La novità più importante, però, riguarda l’offerta: il numero di modelli elettrici disponibili sta aumentando rapidamente e una parte crescente della nuova gamma si sta spostando verso fasce di prezzo più accessibili.
Elettriche sotto i 25.000 euro: cresce l’offerta
Secondo lo studio, entro la fine del 2026 saranno disponibili in Europa 16 modelli elettrici con un prezzo d’ingresso inferiore a 25.000 euro, il doppio rispetto all’anno precedente. Quattro dovrebbero inoltre scendere sotto la soglia dei 20.000 euro.
È proprio questa fascia di mercato a rappresentare uno dei passaggi più importanti per l’industria. Per diversi anni la crescita delle BEV si è concentrata soprattutto nei segmenti medio-alti, dove il maggior costo delle batterie poteva essere assorbito più facilmente dal prezzo finale. L’arrivo di utilitarie e compatte meno costose allarga invece la competizione ai segmenti di volume.
Le vendite delle elettriche sotto i 25.000 euro potrebbero risultare nel 2026 fino a sette volte superiori rispetto al 2024, indicando un progressivo spostamento del mercato verso modelli più piccoli e meno costosi.
La gamma elettrica aumenta del 50% in un anno
Il 2026 rappresenta anche un’accelerazione senza precedenti sul fronte del prodotto. L’offerta di vetture elettriche sarebbe cresciuta di circa il 50% in un solo anno, con oltre 150 modelli disponibili a metà 2026 e circa 60 nuovi BEV attesi nell’arco dell’intero esercizio.
La crescita della gamma aumenta la pressione competitiva sui costruttori, chiamati non soltanto a migliorare autonomia, tempi di ricarica e tecnologia, ma anche a ridurre i costi industriali.
Il prezzo diventa quindi uno degli elementi centrali della nuova fase dell’elettrificazione europea. La competizione non si gioca più soltanto sulla presenza di un modello a batteria in ciascun segmento, ma sulla capacità di avvicinare il costo delle BEV a quello delle vetture con motore termico o ibrido.
Costruttori europei ancora davanti nell’offerta
Nel confronto con i produttori cinesi, i gruppi europei mantengono per ora la quota maggiore dell’offerta. Secondo T&E, quasi il 60% dei modelli elettrici disponibili in Europa appartiene a costruttori europei, contro circa il 21% dei marchi cinesi.
Nella prima metà del 2026 i gruppi europei avrebbero inoltre introdotto 16 nuovi modelli elettrici, contro 11 dei concorrenti cinesi.
La pressione proveniente dalla Cina resta tuttavia elevata, soprattutto sul fronte dei prezzi, delle batterie e della velocità di sviluppo dei nuovi prodotti. La risposta europea passa quindi anche dall’arrivo di elettriche compatte prodotte localmente e destinate a fasce di mercato fino a oggi poco presidiate.
Francia e Germania spingono le immatricolazioni
Tra i grandi mercati europei, Germania e Francia stanno contribuendo in modo rilevante alla crescita delle BEV. Nei primi otto mesi del 2026 la Germania ha superato le 515.000 immatricolazioni elettriche, con una crescita superiore al 50%, mentre la Francia ha oltrepassato quota 322.000 unità con un incremento ancora più marcato.
Nel complesso, il mercato elettrico europeo sta quindi crescendo sia per volumi sia per diversificazione dell’offerta, mentre le vetture esclusivamente a benzina perdono progressivamente peso.
In alcuni periodi dell’anno le immatricolazioni BEV hanno già raggiunto livelli comparabili o superiori a quelli delle tradizionali motorizzazioni benzina, un segnale del cambiamento in corso nella composizione del mercato.
La sfida si sposta su prezzi e margini
La crescita delle auto elettriche economiche apre però una nuova fase per i costruttori. Ridurre il prezzo significa intervenire su batterie, piattaforme, componentistica, dimensioni delle vetture e processi produttivi, mantenendo allo stesso tempo margini sufficienti.
Per l’industria europea il passaggio è particolarmente delicato: la domanda di BEV cresce, ma aumenta anche la necessità di competere con produttori cinesi caratterizzati da strutture di costo e tempi di sviluppo differenti.
L’Italia non può permettersi di restare spettatrice
Ed è qui che il confronto con l’Italia diventa inevitabile. Mentre Francia, Germania e altri Paesi europei cercano di trasformare la transizione elettrica in investimenti, fabbriche e occupazione, il nostro Paese continua troppo spesso a discutere dell’auto elettrica come se fosse soltanto una battaglia ideologica.
È un errore di prospettiva. La vera posta in gioco non è decidere se amare o meno la tecnologia a batteria, ma capire dove verranno costruite le auto, le batterie e i componenti della prossima generazione. Ogni investimento perso oggi può significare meno lavoro domani per componentisti, aziende della meccanica, logistica, software, ingegneria e servizi.
L’Italia dispone ancora di una filiera automotive di grande valore, ma non può vivere di rendita. Restare alla finestra mentre altrove si costruiscono nuove catene industriali significa rischiare di perdere progressivamente competenze, commesse e valore aggiunto. Il paradosso sarebbe accorgersi troppo tardi che, mentre si discuteva se la transizione fosse giusta o sbagliata, l’industria aveva già scelto dove investire.
Il 2026 può segnare una svolta
Il 2026 potrebbe quindi rappresentare il passaggio dell’elettrico da prodotto prevalentemente premium a soluzione sempre più presente nei segmenti di massa.
Il record delle immatricolazioni è il primo segnale. La vera partita, nei prossimi anni, sarà rendere le vetture a batteria più accessibili senza compromettere la sostenibilità economica dei costruttori e decidere quali Paesi riusciranno a intercettare gli investimenti industriali generati da questa trasformazione.
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