Si è conclusa la missione a San Francisco della quarta edizione di “Toscana Tech on the road”, il progetto dedicato alla promozione dell’innovazione e all’internazionalizzazione delle imprese toscane. Erano 10 le startup innovative e piccole e medie imprese innovative toscane, selezionate per prendere parte al programma di incontri e attività che si sono tenuti a “Casa Toscana”, l’hub finanziato dal Consiglio regionale per sostenere e promuovere le start-up e le iniziative imprenditoriali più innovative, inserito all’interno di “Innovit – Italian Innovation and Culture Hub” a San Francisco. Due gli obiettivi principali che erano stati messi a fuoco alla viglia della partenza: sostenere le 10 startup e imprese innovative toscane partecipanti, rappresentate da una delegazione di 16 imprenditrici, imprenditori e manager, favorendone l’incontro con investitori, aziende e protagonisti dell’ecosistema tecnologico della Silicon Valley, e rafforzare la collaborazione istituzionale tra Toscana e Usa per accompagnare la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese innovative regionali. A questo proposito, era particolarmente atteso l’appuntamento per il rinnovo, presso il Consolato Generale d’Italia a San Francisco, del protocollo d’intesa in tema di supporto all’accelerazione e sviluppo delle Pmi e startup innovative negli Stati Uniti per il biennio 2027-2028, approvato dalla giunta regionale lo scorso luglio. Il protocollo punta a consolidare e dare continuità alla collaborazione istituzionale e alle attività realizzate negli ultimi anni, rafforzando gli strumenti messi a disposizione delle imprese toscane interessate a sviluppare relazioni, opportunità e percorsi di crescita sul mercato statunitense.
Della missione e dei risultati ottenuti parliamo con Antonio Mazzeo, vicepresidente del consiglio regionale della Toscana.
Vicepresidente Mazzeo, dopo alcuni giorni nel cuore della Silicon Valley, qual è la cosa che l’ha colpita di più?
«La velocità. Non tanto quella con cui nascono nuove tecnologie, quanto quella con cui un’idea passa dalla ricerca a un prodotto, dal laboratorio a un’impresa e dall’impresa al mercato. Senza aver paura di fallire. Credo che una delle opportunità più interessanti per la Toscana nasca dall’incontro tra questa loro capacità e la nostra del saper fare, di trasformare conoscenza e creatività in qualcosa che funziona, che si può produrre, che risolve un problema».
In questi giorni avete parlato molto di intelligenza artificiale. Cosa può significare concretamente per una piccola o media impresa toscana?
«Significa capire come si possa migliorare un processo che un’impresa conosce magari da cinquant’anni: ridurre sprechi e tempi, aumentare la qualità, la produttività, la sicurezza, progettare meglio, creare prodotti e servizi nuovi. L’innovazione diventa davvero potente quando incontra una competenza reale. E il nostro sistema produttivo è pieno di competenze, spesso nascoste, che nessun algoritmo può inventarsi da zero».
Non c’è però il rischio che l’intelligenza artificiale sostituisca proprio quel sapere e molti posti di lavoro?
«Il rischio esiste. Proprio per questo l’IA non può essere lasciata senza regole. Anzi. La sfida è usarla per aumentare le capacità delle persone, non per renderle superflue. Nasceranno nuove professioni che significano nuove opportunità per i giovani che escono dalle superiori e dalle università. Ma soprattutto potranno essere sviluppati nuovi farmaci e nuove tecnologie per curare le persone o strumenti in grado di garantire più sicurezza sui luoghi di lavoro. E le imprese potranno ottimizzare tempi e risorse per aumentare o diversificare le produzioni. La tecnologia deve restare al servizio delle persone, non il contrario».
E qui entra in gioco la politica?
«Sì. La politica deve scegliere la direzione di questa innovazione. Significa investire in formazione e ricerca, aiutare le imprese ad accedere alle nuove tecnologie e usare l’innovazione per rafforzare i servizi pubblici. Crescita, innovazione e giustizia sociale devono andare insieme. È il principio alla base anche della legge toscana sull’uso responsabile dell’intelligenza artificiale».
Questa missione cosa può lasciare concretamente alla Toscana?
«In 4 anni grazie a Casa Toscana oltre un centinaio di start up e piccole imprese toscane sono entrate in contatto con investitori, aziende e centri di innovazione di livello mondiale. Da un lato ha significato creare opportunità per le imprese e i talenti toscani, dall’altro far conoscere e attirare nuovi investimenti nella nostra regione. La misura del successo sarà concreta: nuovi progetti, collaborazioni, nuovi modelli di business e opportunità di crescita».
Lei viene da Pisa. Guardandola dalla Silicon Valley, quale potenziale vede per la città?
«Pisa ha una concentrazione straordinaria di università, scuole di eccellenza, centri di ricerca e competenze tecnologiche. La sfida è fare in modo che tutto questo si traduca in progetti che portino benefici concreti per le persone a partire proprio da sanità, sicurezza, servizi e trasporti pubblici. Pisa ha le competenze per diventare un punto di riferimento nazionale ed europeo per l’intelligenza artificiale, la robotica e il biomedicale».
E come cambieranno Pisa e le nostre città nei prossimi anni con l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie?
«Partiamo dal presupposto che la sfida non è fermare i grandi cambiamenti perché sarebbe impossibile, ma governarli e decidere in quale direzione vogliamo andare. Per me la città del futuro sarà quella nella quale la tecnologia aiuta le persone a vivere meglio. È anche di questo che discuteremo il 9 ottobre a Pisa, nell’ambito di Toscana 2050, con Carlos Moreno, urbanista di fama mondiale. Pisa ha già quasi tutti gli ingredienti per essere uno dei luoghi in cui l’innovazione diventa sviluppo e benessere. Dobbiamo avere il coraggio di osare e di immaginare, oggi, una città sempre più a misura di chi ci vive, ci studia, ci lavora».
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