Turismo nautico, un’isola felice dell’economia italiana che vale circa 5,7 miliardi di euro. Tra ormeggi, carburante, manutenzione, rimessaggio ed equipaggio la spesa operativa ha raggiunto i 3,6 miliardi (63% del totale), mentre i consumi a terra, che includono ristorazione, shopping, intrattenimento, trasporti, hospitality, valgono 2,1 miliardi (37%) per l’intero parco nautico.
YACHTING TOURISM AND ECONOMIC CONTRIBUTION
E’ quanto emerge dalla prima edizione dello studio “Yachting Tourism and Economic Contribution” realizzato da Deloitte per Confindustria Nautica, e presentato sabato 3 ottobre al Salone Nautico di Genova. Lo studio analizza l’impatto economico dello yachting sulle economie costiere italiane. Il report è stato presentato nel corso di un evento cui hanno partecipato tra gli altri: Edoardo Rixi, vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti; Mario Zanetti, Presidente delegato di Confindustria per l’Economia del Mare; Piero Formenti, Presidente di Confindustria Nautica; Ernesto Lanzillo, Deloitte Central Mediterranean Private leader; Tommaso Nastasi, Strategy and Value Creation leader di Deloitte; Fabrizio Palombo, Presidente della Sezione Yacht di Federagenti; Fabio Planamente, Vice Presidente di Confindustria Nautica; Roberto Perocchio, Presidente di Assomarinas.
PORTI E POSTI BARCA
Gli ormeggi di lusso con tutti i servizi costituiscono un’attrattiva importante per questo settore e sia la Liguria che la Toscana guidano l’offerta per i superyacht. Ancora più indietro, invece, il Sud e le isole dove la densità di di marine e porti turistici è ancora inadeguata. In generale, in Italia resta ancora molto da fare, come da sempre sollecitano gli addetti ai lavori. Il nostro Paese, infatti, conta 790 infrastrutture portuali diportistiche in totale per circa 172 mila posti barca. Ogni 100 chilometri di costa ci sono 7,2 strutture (marine e porti turistici escludendo i punti di ormeggio), contro le 9,7 della Francia e le 7,5 della Spagna.
Il Sud e le isole restano meno serviti in termini di infrastrutture qualificate per clientela alto spendente, con meno di cinque strutture ogni 100 km. Solo circa il 2% dei posti barca italiani è destinato a unità oltre i 24 metri, con Liguria e Toscana che concentrano circa metà della capacità dedicata ai superyacht. “Una maggiore valorizzazione dell’intera filiera e del turismo nautico, capace di attrarre sempre più domanda nazionale e internazionale, può rafforzare ulteriormente il posizionamento della nautica italiana nel mondo, generando ricadute rilevanti per l’economia del Paese”, è il commento di Tommaso Nastasi, Strategy and Value Creation Leader di Deloitte.
UN SUPERYACHT SU CINQUE ATTRACCA IN ITALIA
L’Italia attira un superyacht su cinque, mentre la piccola nautica affronta una fase complessa anche dal punto di vista della portualità. La flotta considerata dallo studio conta circa 82mila unità, il 7% delle quali è rappresentato da yacht premium oltre i 18 metri. Dal 2021 le imbarcazioni sotto i 10 metri calano in media del 3,7% l’anno, mentre quelle tra 18 e 24 metri crescono dello 0,7% e i superyacht del 3,3%. Nel 2025 la flotta mondiale di superyacht ha sfiorato le 11mila unità, con un incremento medio annuo del 4,1% dal 2018. Circa 2mila e duecento, pari a un quinto del totale, hanno navigato nelle acque italiane.
IMPRESE LOCALI, OCCUPAZIONE E MADE IN ITALY
IL turismo nautico ha un impatto economico stimato in 5,7 miliardi di euro: 3,6 miliardi (il 63%) di spesa operativa e 2,1 miliardi (il 37%) di spesa turistica a terra. I superyacht sono circa il 3% della flotta attiva in Italia, ma generano il 42% dell’impatto diretto del compartimento downstream. Includendo le unità tra 18 e 24 metri, gli yacht premium salgono al 7% della flotta e al 55% dell’impatto diretto generato dalle attività di turismo nautico. La spesa si concentra quindi nella fascia alta che sostiene imprese locali, occupazione e Made in Italy.
ASSET STRATEGICO PER IL PAESE
“Il sistema nautico italiano è un asset strategico per il nostro Paese” – commenta Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader. “Il posizionamento dell’Italia come destinazione premium per lo yachting dipende non solo dalle infrastrutture, ma dalla qualità dei servizi e dall’integrazione dell’offerta nautica con il territorio. La sfida competitiva è trasformare il traffico in valore, con strategie differenziate per segmento e una connettività territoriale in grado di intercettare la spesa di armatori e ospiti”.
LA FILIERA E L’INDOTTO
La spesa del turismo nautico si articola tra costi operativi di gestione delle imbarcazioni e consumi a terra, generando valore sia all’interno dell’ecosistema nautico sia in altri comparti extra settoriali. Una parte della spesa resta nella filiera nautica: ormeggi, carburante, manutenzione, rimessaggio ed equipaggi. Il resto ricade sul territorio tra ristorazione, shopping, intrattenimento, trasporti e ospitalità. “Il valore della nautica in Italia non si misura soltanto nelle imbarcazioni prodotte, ma anche nel lavoro, nei servizi e nelle attività economiche che la loro presenza genera lungo le nostre coste. Con questo studio abbiamo voluto approfondire questa dimensione, mettendo a disposizione di imprese e istituzioni uno strumento per orientare gli investimenti e valorizzare il contributo del turismo nautico allo sviluppo dei territori”, dichiara Piero Formenti, Presidente di Confindustria Nautica.
INCENTIVI PER LA PICCOLA E MEDIA NAUTICA
Se l’alto di gamma fa da traino anche per la portualità e la filiera collegata, non bisogna però trascurare le piccole realtà, che costituiscono un network economico rilevante per l’economia Made in Italy. “Rafforzare l’attrattività dell’Italia per i superyacht e sostenere la piccola e media nautica sono obiettivi complementari – fa notare Piero Formenti- non alternativi. La piccola nautica, in particolare, merita attenzione perché rappresenta una porta d’ingresso al diporto e un elemento essenziale per diffondere la cultura del mare. La nostra visione tiene insieme tutte le componenti del settore: infrastrutture portuali adeguate, servizi qualificati e formazione professionale sono le leve su cui lavorare per favorire una maggiore accessibilità, prolungare la stagione nautica e generare opportunità durature per le imprese e le comunità costiere”.
LA SPESA OPERATIVA GIORNALIERA
Secondo le stime, la spesa operativa giornaliera per unità va in media da circa 200 euro per la piccola nautica a 78 mila euro per il comparto superyacht. I consumi a terra di armatori e ospiti variano tra 45 e 650 euro al giorno a persona. Inoltre, da un lato i superyacht italiani stanziali generano una spesa annua circa cinque volte superiore a quella delle unità straniere stagionali mentre dall’altro lato i superyacht rappresentano circa il 3% della flotta attiva in Italia, generando il 42% dell’impatto economico diretto. Includendo le unità tra 18 e 24 metri, gli yacht premium raggiungono circa il 7% della flotta e il 55% dell’impatto economico.
CHI ORMEGGIA E QUANTO SI FERMA
Tra i superyacht che frequentano le acque italiane, il 93% batte bandiera estera e il 66% misura tra 30 e 60 metri. Il 56% ha un profilo stagionale, il 44% stanziale: un equilibrio che fa dell’Italia sia una meta di crociera sia una base per soggiorni lunghi. Restano tuttavia ulteriori spazi di crescita per incrementare la spesa durante tutto l’anno, favorendo permanenze più lunghe e destagionalizzate attraverso servizi di rimessaggio, crew welfare e spazi qualificati per attività di refitting. Ogni anno circa 1.200 superyacht stagionali restano in Italia in media 23 giorni, visitando sette località, con un picco di presenze nei mesi estivi. Costa Smeralda e Golfo di Olbia rappresentano le destinazioni principali, seguiti da Capri, Golfo del Tigullio e Costiera Amalfitana. I superyacht stanziali, circa 960, trascorrono in Italia 193 giorni in media, distribuiti su 8,3 mesi dell’anno, e sono in gran parte yacht tra 40 e 60 metri. La Liguria è il primo polo per giornate di presenza con Riviera dei Fiori, Genova e Golfo della Spezia.
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