Che cosa hanno in comune un’intelligenza artificiale capace di sfidare l’uomo in un gioco di riconoscimento delle immagini, un cane robot che passeggia tra la folla, un sedile da competizione, una stampante 3D e un problema matematico nato dai sette ponti di Königsberg?
Sono tutte espressioni di una ricerca che, per una sera, ha lasciato i laboratori dell’Università di Catania per incontrare direttamente il pubblico.
È questo il filo conduttore della Sharper Night 2026 – La Notte dei ricercatori, che il 25 settembre ha trasformato Piazza Università e gli spazi della città in un grande laboratorio a cielo aperto, portando la ricerca scientifica dentro la quotidianità. Un modo per mostrare non soltanto i risultati della ricerca, ma soprattutto i processi, le idee e le tecnologie che stanno cambiando il modo di comprendere, progettare e vivere il mondo.
Dall’Intelligenza artificiale, sempre più presente nella vita di tutti i giorni ma ancora per molti difficile da comprendere, alle applicazioni della computer vision, del riconoscimento del parlato e della Lingua dei segni italiana; dalla collaborative AI, capace di assistere una persona nello svolgimento di un’attività quotidiana, ai robot addestrati attraverso l’apprendimento per rinforzo e ai digital twin che trasferiscono il mondo fisico in quello virtuale. La tecnologia è stata raccontata attraverso esperienze concrete, nelle quali il pubblico ha potuto osservare e, in alcuni casi, mettere alla prova direttamente i sistemi sviluppati dai ricercatori.
Lo stesso approccio ha accompagnato i percorsi dedicati all’ingegneria e alla sostenibilità. Materiali riciclati ed eco-compatibili, stampa 3D, prototipazione, modellazione digitale, reverse engineering, realtà virtuale e aumentata hanno mostrato come la ricerca possa intervenire sulla materia, sui processi produttivi e sulla progettazione degli edifici e dei prodotti. Fino ad arrivare all’automotive e al motorsport, dove strumenti digitali sempre più sofisticati permettono di progettare componenti, studiare l’ergonomia, simulare il comportamento del veicolo e sperimentare nuove soluzioni prima ancora che prendano forma nel mondo reale.
E poi la robotica bioispirata, con i cani robot diventati una delle immagini più curiose della serata: macchine che si muovono tra le persone e che raccontano una ricerca capace di guardare alla natura per trovare nuove strategie di locomozione, apprendimento e interazione con l’ambiente. Accanto a loro, droni e sistemi di intelligenza artificiale hanno mostrato possibili applicazioni nelle smart city, dal monitoraggio del traffico alla sicurezza, dalla connettività nelle emergenze al controllo del territorio e del verde pubblico.
A fare da filo invisibile a molti di questi percorsi c’è infine la matematica, spesso percepita come astratta e lontana dalla vita quotidiana, ma alla base di modelli, simulazioni e tecnologie. Le equazioni diventano strumenti per riprodurre fenomeni complessi come il movimento del fumo o delle gocce d’acqua e per costruire modelli utili a interpretare fenomeni naturali; la logica si trasforma invece in gioco attraverso il Binary Trick o attraverso il problema dei sette ponti di Königsberg, da cui Eulero fece nascere la teoria dei grafi.
Esperienze diverse, dunque, ma unite dalla stessa idea: rendere visibile la ricerca e mostrare come la conoscenza possa trasformarsi in strumenti, tecnologie e soluzioni concrete. A Sharper Night la scienza non è stata soltanto raccontata: è stata fatta vedere, provare e, in molti casi, giocare. È così che l’università ha incontrato la città, trasformando per una sera la ricerca in un’esperienza accessibile e partecipata.
Il braccio robotico
Sfida all’IA: la Computer Vision tra giochi d’ingegno e traduzione della LIS
Il Dipartimento di Matematica e Informatica ha applicato l’AI per lo sviluppo di due demo incentrate sulla computer vision, ovvero l’analisi e il riconoscimento di immagini. I visitatori si sono ritrovati così a giocare sfidando e provando a battere l’intelligenza artificiale elaborata dai ricercatori.
Il primo gioco in cui i visitatori si sono cimentati riguardava il riconoscimento di illustrazioni giapponesi: gli shikishi. La demo sviluppata dai ricercatori mostrava sia tavole originali, ma anche skilled forgery – imitazioni fatte a mano – ed immagini generate artificialmente, compito dei visitatori era riuscire a distinguerle. Mentre il giocatore valutava le proprie scelte, l’AI sviluppata dal DMI lavorava in contemporanea nel tentativo di indovinare a sua volta. Terminato il gioco, il pubblico scopriva se fosse riuscito ad indovinare e raggiungere, o addirittura superare, il punteggio ottenuto dall’algoritmo.
Una seconda demo è stata elaborata a partire da un data set inglese e presentata come un quiz a scelta multipla dove bisognava capire quale parola fosse stata pronunciata nel video mostrato, basandosi unicamente sul Lip Reading.
La biometria, però, ha trovato applicazione non solo sul volto ma anche sul corpo per intero: i ricercatori hanno spiegato come il sistema, dopo aver individuato i keypoint dei movimenti delle mani, sia in grado di riconoscere la parola esatta pronunciata tramite il linguaggio dei segni.
Il risultato è quello di un sottotitolo automatico: mentre una persona si esprime con il linguaggio dei segni, il sistema genera in tempo reale il testo corrispondente. In questo modo, l’uso dell’AI integrato ai video diventa uno strumento utile per riconoscere ed apprendere la LIS.
La demo di Computer vision
Collaborative AI e Digital Twin: l’intelligenza al servizio dei gesti quotidiani
L’idea di un AI come strumento utile all’essere umano è stata dimostrata anche sotto un’altra accezione: la collaborative AI.
Questo principio è stato dimostrato tramite una demo di un proof of concept dove l’AI guidava il visitatore nella procedura di azioni quotidiane, in questo caso la preparazione di un caffè: una telecamera inquadrava la macchinetta del caffè e il visitatore era guidato tramite un’interfaccia sulla procedura da effettuare step by step.
Il concetto alla base è la creazione di sistemi capaci di cogliere quello che vede l’occhio umano, per questo motivo il laboratorio lavora tramite Smart glasses in modo da raccogliere dati POV, in prima persona. Con questo tipo di dati il sistema è in grado di prevedere, in una certa misura, le azioni della persona o riconoscere in quale fase della procedura si è giunti.
Si tratta di un potenziale che si presta a diversi contesti: dall’assistenza per la prevenzione di incidenti sul lavoro, fino ad applicazioni di supporto quotidiano per coloro che presentano lievi deficit cognitivi, grazie ad un’assistente virtuale sempre attivo che salva localmente – nel pieno rispetto della privacy – i log delle attività quotidiane dell’individuo.
Tramite un progetto robotico sono stati messi a confronto approcci differenti per la programmazione della stessa azione: il passaggio di un cubetto tramite due bracci robotici.
Il braccio di sinistra è stato addestrato tramite un progetto AI sviluppato all’interno del dipartimento, chiamato MEDIS, basato sui principi dell’apprendimento per rinforzo. Il meccanismo, come hanno spiegato i ricercatori, può essere paragonato all’addestramento di un animale: il sistema riceve un piccolo premio ogni volta che compie l’azione corretta – in questo caso afferrare il cubetto nella posizione giusta – e una penalità quando sbaglia. Passo dopo passo, attraverso un processo di prova ed errore, il modello impara a individuare la strategia più efficace per completare il compito.
Il braccio di destra segue una logica diversa, quella del digital twin: una telecamera riprende lo spazio fisico in cui si trova il cubetto, trasferisce l’informazione a un simulatore che riproduce i movimenti necessari per afferrare l’oggetto tramite il “fratello virtuale” del braccio. Una volta verificato che la sequenza funziona nell’ambiente simulato, lo stesso movimento viene replicato nel mondo fisico.
Lo stand della Collaborative AI e Digital Twin
Il contributo della società allo sviluppo della matematica
I percorsi dedicati alla matematica applicata hanno evidenziato come il calcolo e le equazioni si trasformino in strumenti concreti per interpretare, simulare e giocare con il mondo reale. Attraverso il lavoro dei gruppi di Fisica Matematica e Informatica, l’evento ha coniugato modelli matematici, simulazioni visive e logica della vita quotidiana.
L’Analisi Numerica ha mostrato come i modelli numerici, ovvero insiemi di equazioni sviluppati per descrivere e prevedere fenomeni naturali non calcolabili a mano, permettano ai computer di affrontare e risolvere problemi complessi. Attraverso simulazioni visive proiettate a schermo, è stato possibile osservare il comportamento di sistemi complessi, come il movimento del fumo e del vapore o la dinamica delle gocce d’acqua che cadono e si infrangono. Questi modelli rendono così possibile anticipare fenomeni dall’evoluzione incerta, come le previsioni meteorologiche, traducendo problemi altrimenti inaccessibili.
La Fisica Matematica ha invece esplorato i meccanismi quotidiani, proponendo un percorso guidato da giochi di logica che nascondono una struttura teorica sottile.
Ne è un esempio il Binary Trick, un’attività interattiva in cui, partendo da un numero scelto tra 1 e 100 e dall’indicazione della sua presenza all’interno di 7 schede, si riesce a risalire con esattezza al valore pensato dal giocatore. Sfruttando la distribuzione dei numeri e le regole del sistema binario, l’esperienza ha dimostrato come la la logica si inserisce situazioni in cui ci imbattiamo ogni giorno, spesso senza rendercene conto.
Un altro gioco matematico presentato è stato Il problema dei sette ponti: come si può attraversare la città percorrendo i ponti una sola volta ? Il gioco consiste nel capire come attraversare tutti i ponti una sola volta e tornare al punto di partenza e se è possibile determinare il percorso da svolgere.
Il gioco proposto deriva da una leggenda metropolitana proveniente dalla città di Königsberg. Il fiume Pregel divide la città in quattro zone distinte, collegate tra loro da sette ponti. La leggenda narra che i cittadini cercassero di attraversare ogni ponte una sola volta ed eventualmente tornando al punto di partenza. Ma nessuno riuscì a portare a termine il compito.
Fu interpellato il matematico Eulero, il quale si rese conto che era impossibile svolgere il compito perché si trattava di un vero e proprio problema matematico: non contava come ci si muoveva sulle zone della città, ma l’ordine in cui si attraversavano i ponti.
Il matematico rappresentò le porzioni di terra come punti e i ponti come linee: nasce il grafo, un modo semplice per rappresentare collegamenti. Da questa storia nasce la Teoria dei grafi, formulata da Eulero.
Lo stand dei giochi matematici
Dalla materia al digitale, la ricerca prende forma: innovazione per un futuro sostenibile
Dai materiali del futuro alla progettazione digitale, dalla stampa 3D alle tecnologie applicate all’automotive: alla Sharper Night 2026 la ricerca dell’Università di Catania si è mostrata attraverso oggetti, prototipi e strumenti capaci di raccontare quanto l’innovazione possa trasformare la materia e, allo stesso tempo, immaginare nuove soluzioni per una società più sostenibile.
Allo stand del Dipartimento di Ingegneria industriale Civile e Architettura (DICAr), lo slogan Energia e materia per una rivoluzione sostenibile ha fatto da filo conduttore a un percorso dedicato alla ricerca su materiali innovativi, tecnologie produttive e sostenibilità ambientale. Campioni di materiali, pannelli informativi e una stampante 3D hanno mostrato concretamente come la ricerca possa intervenire sull’intero ciclo di vita dei prodotti e delle costruzioni.
Una parte delle attività è dedicata allo sviluppo di materiali eco-compatibili e riciclati, con lo studio di soluzioni innovative per l’ingegneria e l’architettura capaci di ridurre il consumo di risorse e l’impatto ambientale. A queste si affiancano le ricerche sulle tecnologie di produzione additiva, attraverso la stampa 3D e la prototipazione, strumenti che consentono di realizzare componenti e modelli riducendo sprechi di materia e sperimentando nuove possibilità progettuali.
Il tema della sostenibilità si lega inoltre alla transizione energetica e all’efficienza delle costruzioni, attraverso soluzioni finalizzate a ottimizzare l’impiego di energia e materiali lungo il ciclo di vita degli edifici e dei prodotti. La presenza dei ricercatori alla SHARPER Night diventa così anche un’occasione di divulgazione e trasferimento tecnologico, per raccontare al pubblico come una ricerca sviluppata nei laboratori possa tradursi in applicazioni concrete.
Lo stand del Dicar
Dalla sostenibilità dei materiali alla mobilità del futuro cambia il campo di applicazione, ma non cambia il ruolo della tecnologia. Un altro stand ha portato infatti nel cuore della manifestazione la ricerca dedicata all’automotive e al motorsport, con al centro un elemento immediatamente riconoscibile: un sedile sportivo da competizione, simbolo di un’attività che mette insieme progettazione, modellazione digitale, ergonomia e simulazione.
I ricercatori dello stand denominato Integrated 3D Design and AI for Innovation del Dipartimento di Ingegneria industriale Elettrica Elettronica e Informatica hanno mostrato come la progettazione di un veicolo passi oggi attraverso strumenti digitali sempre più sofisticati. La ricerca comprende la modellazione CAD/CAE, applicata allo sviluppo di componenti e strutture automobilistiche, allo studio dell’ergonomia degli interni e all’ottimizzazione della posizione di guida, fino alle applicazioni legate all’aerodinamica.
Accanto alla progettazione trovano spazio la prototipazione rapida e il reverse engineering, con scanner 3D e strumenti informatici utilizzati per acquisire geometrie, ricostruire componenti e trasformare un rilievo digitale in un nuovo oggetto fisico. Una particolare attenzione è dedicata anche all’ergonomia digitale e alla simulazione del driver, per studiare l’interazione tra pilota e veicolo e contribuire a migliorare sicurezza, comfort e prestazioni.
A completare questo percorso sono le tecnologie di realtà virtuale e aumentata, che permettono di visualizzare e verificare un progetto prima ancora che venga realizzato, riducendo tempi, costi e margini di errore.
Due esperienze apparentemente lontane – dai materiali sostenibili alle vetture da competizione – raccontano così una stessa idea di ricerca: progettare, sperimentare e trasformare la conoscenza in soluzioni concrete. È anche attraverso questi percorsi che la ricerca universitaria esce dai laboratori e diventa comprensibile e visibile, mostrando al pubblico strumenti e tecnologie con cui si costruisce il futuro.
Lo stand “Integrated 3D Design and AI for Innovation” del Dieei
I cani robot conquistano piazza Università
A passeggio tra i visitatori di piazza Università, agili e curiosi, i cani robot sono stati tra i protagonisti più sorprendenti della Sharper Night 2026. Grandi e piccoli si sono fermati a osservarli, seguirne i movimenti e, in alcuni casi, ad avvicinarsi per accarezzarli: una presenza capace di trasformare la ricerca sulla robotica in un’esperienza immediata e coinvolgente.
Dietro quei movimenti apparentemente giocosi c’è una ricerca avanzata che guarda alla natura per progettare le macchine del futuro. Lo stand Dalla Biologia alla Robotica: soluzioni bioispirate di supporto all’uomo, curato dal Dipartimento di Ingegneria industriale Elettrica, Elettronica e Informatica, ha raccontato infatti come lo studio dei sistemi biologici possa ispirare nuovi paradigmi per realizzare robot sempre più efficienti, autonomi e capaci di interagire con l’ambiente.
Dalle strategie di apprendimento ispirate alla struttura cerebrale degli insetti alla locomozione dei robot quadrupedali, la natura diventa così un vero laboratorio da cui trarre idee e soluzioni tecnologiche. E il cane robot, incontrato direttamente tra la folla, ha rappresentato il modo più immediato per mostrare al pubblico come una tecnologia sviluppata nei laboratori possa diventare concreta e comprensibile.
Accanto alla robotica bioispirata, la ricerca del Dieei ha portato in piazza anche le applicazioni di Droni e AI per videosorveglianza nelle smart city.
I velivoli senza pilota possono infatti essere impiegati per portare connettività in luoghi dove è temporaneamente o stabilmente necessaria, anche durante grandi eventi o in situazioni di emergenza.
Nelle città intelligenti, i droni diventano strumenti per il monitoraggio del traffico, il rilevamento dei veicoli e della velocità, il controllo del conferimento abusivo dei rifiuti, la ricostruzione tridimensionale degli edifici attraverso la fotogrammetria e il monitoraggio del verde pubblico.
Un cane robot passeggia in piazza Università
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