#Finsubito news dalla rete – 70% fino a 140.000 euro


Il bando per le imprese culturali e creative del Veneto paga un contributo a fondo perduto pari al 70% della spesa ammissibile, fino a 140.000 euro. È la seconda edizione della Sub A «Consolidamento di imprese esistenti» (PR FESR Veneto 2021-2027, Azione 1.3.11), per PMI e liberi professionisti del settore attivi da più di 12 mesi, con un’unità locale o una sede operativa in Veneto. Le domande si presentano su Fondi.RVE dalle 10:00 del 15 ottobre 2026 alle 17:00 del 19 gennaio 2027, per 4.294.000 euro di dotazione, e vanno in graduatoria: l’ora di invio non conta.

Le schede di sintesi non dicono che l’elenco ATECO allegato contiene 11 codici del 2007 assenti in ATECO 2025, fra cui quelli delle arti dello spettacolo. Non dicono nemmeno che i due forfait per personale e costi indiretti, se chiesti nel sistema, portano il contributo, fino al tetto, all’89,88% delle fatture, né che nel 2028 c’è un acconto obbligatorio. Al 2 ottobre 2026 non risultavano FAQ né rettifiche.

In sintesi: il bando imprese culturali del Veneto (Sub A, II edizione)

  • Che cosa: fondo perduto per attrezzature, software, consulenze, servizi e promozione, più personale e costi indiretti a forfait.
  • Per chi: PMI e professionisti con unità locale o sede operativa in Veneto e un codice dell’Allegato A1, attivi da più di 12 mesi al BUR del 22 settembre 2026; start-up innovative escluse.
  • Quanto: 70% della spesa ammissibile, fino a 140.000 euro, con spesa minima di 15.000 euro; regime de minimis.
  • Quando: dalle 10:00 del 15/10/2026 alle 17:00 del 19/01/2027; progetto concluso entro il 31/05/2029.
  • Come: accreditamento GUSI, domanda su Fondi.RVE con l’Allegato A2, graduatoria con soglia di 60 punti su 90.
Le date che contano Che cosa succede Fonte
Dal 01/09/2025 Spese ammissibili, anche se fatte prima della domanda Art. 6 c. 2
Prima del 22/09/2025 Inizio dell’attività: servono più di 12 mesi al BUR del 22/09/2026 Art. 4 c. 1 lett. b e c
Dalle 10:00 del 15/10/2026 alle 17:00 del 19/01/2027 Domande su Fondi.RVE Art. 10 c. 3
Entro il 19/05/2027 Graduatoria, 120 giorni dopo la chiusura (calcolo nostro; il bando non dice se il termine è perentorio) Art. 12 c. 1
Dal 30° al 120° giorno dal decreto di finanziabilità sul BUR Anticipo facoltativo del 40%, con fideiussione Art. 15
Dal 14/03/2028 al 31/05/2028 Acconto obbligatorio, con almeno il 20% della spesa ammessa rendicontato Art. 15
Entro il 31/05/2029 Progetto concluso senza proroghe e domanda di saldo entro le 17:00; poi tre anni di vincoli Art. 14 c. 1; art. 15

Cosa finanzia il bando imprese culturali del Veneto e chi lo gestisce

Il bando è l’Allegato A della DGR n. 993 del 15 settembre 2026 (BUR n. 128 del 22 settembre). Gli allegati tecnici, fra cui l’elenco ATECO A1 e la proposta progettuale A2, li ha approvati il decreto della Direzione Cultura n. 18909 del 24 settembre 2026 (BUR n. 129 del 25 settembre). La Direzione Cultura è la struttura regionale; istruttoria, graduatoria, pagamenti e decadenze li gestisce AVEPA, l’Agenzia Veneta per i Pagamenti, come Organismo Intermedio.

Si finanziano innovazioni di prodotto, processo e modello di business, ammodernamento delle attrezzature e transizione digitale di imprese culturali e creative, dallo spettacolo all’editoria. La capienza dei 4.294.000 euro dipende da una variazione di bilancio, e la Giunta può aumentarli: nel 2023 portò la prima edizione da 3,5 a 7 milioni. Le altre misure regionali sono nella guida ai canali di contributo a fondo perduto in Veneto.

Da non confondere con la Sub B e la Sub C

La Sub B, per le nuove imprese, è chiusa dal 17 settembre 2024. Il cronoprogramma regionale ne prevede una a gennaio 2027 con 1.000.000 di euro, ma è un calendario, non un bando. La Sub C paga la produzione cinematografica e audiovisiva: la trovi nelle pagine sul bando audiovisivo Veneto per film e serie e sui contributi per documentari, corti e opere XR in Veneto.

Chi può partecipare: PMI e professionisti attivi da più di 12 mesi

Partecipano le PMI e i liberi professionisti, che il bando equipara alle PMI, con una sola domanda per soggetto. Il progetto si svolge in un’unità locale o sede operativa in Veneto, comunicata alla Camera di commercio ed esistente alla data della domanda; la sede legale può stare altrove. L’iscrizione come attiva, o l’inizio dell’attività professionale, deve risalire a più di 12 mesi prima del BUR del 22 settembre 2026, non della domanda. Per la nostra lettura chi è attivo esattamente dal 22 settembre 2025 resta fuori: in quel caso va chiesto ad AVEPA.

Restano fuori le imprese da costituire, le start-up innovative iscritte nella sezione speciale e chi è in procedure concorsuali o di crisi. Servono la regolarità contributiva, alla domanda o al più tardi entro 45 giorni dalla chiusura (il 5 marzo 2027, per nostro calcolo), e la polizza catastrofale, o la dichiarazione A3 per chi non è obbligato. Associazioni ed enti iscritti al REA il bando non li nomina: nella prima edizione, con la stessa formula, AVEPA ha finanziato anche una fondazione, alcune associazioni e due parrocchie (decreto 458/2023), ma per la seconda la conferma va chiesta ad AVEPA.

Liberi professionisti: niente albo, ma il progetto lo misura il fatturato

Per il professionista fa fede la data del certificato di partita IVA, e il luogo di esercizio prevalente dichiarato ai fini IVA deve stare in Veneto. Albo e attestazione della L. 4/2013, chiesti nel 2023, non servono più. Il vincolo è la sostenibilità finanziaria, dimostrabile solo con la formula SP/F ≤ 20%: una spesa di progetto non oltre il 20% dei ricavi medi dell’ultimo triennio (dell’ultimo anno, se attivo da meno di tre). Il progetto minimo da 15.000 euro chiede ricavi medi di almeno 75.000 euro; con 100.000 di ricavi ci si ferma a 20.000.

Il codice ATECO e gli 11 codici dell’Allegato A1 che non esistono più

Serve un codice ATECO 2025, primario o secondario, fra i 42 dell’Allegato A1, da tenere fino a tre anni dopo il saldo: perderlo prima del saldo fa decadere da tutto. Se per entrare nel bando si avvia davvero un’attività nuova, possono cambiare anche la classificazione INPS del datore di lavoro e il rischio assicurato all’INAIL, la cui variazione va denunciata entro 30 giorni. Il problema: 11 dei 42 codici sono ATECO 2007 e nella classificazione ATECO 2025 dell’ISTAT non ci sono. La riclassificazione ISTAT del 2026 li porta sui codici della seconda colonna: è un fatto ISTAT, non una regola del bando.

Codice nell’A1 (ATECO 2007) Codice ATECO 2025 per l’ISTAT Il codice 2025 è nell’A1?
90.01.01 Recitazione 90.20.01 No
90.01.09 Altre rappresentazioni artistiche 90.20.09 No
90.02.01 Noleggio con operatore per spettacoli 90.39.09, in parte 77.39.92 Solo 77.39.92
90.02.02 Regia 90.39.01 No
90.02.09 Altro supporto alle rappresentazioni 90.39.09 No
90.03.02 Restauro di opere d’arte 91.30.01, anche 91.30.02 e 91.30.09 Sì
90.03.09 Altre creazioni artistiche e letterarie 90.11.02, 90.11.09, 90.12.00, 90.13.00, oltre a 90.39.09 e 91.30.09 Solo 91.30.09
90.04.00 Gestione di teatri e sale da concerto 90.31.00 No
71.11.00 Studi di architettura 71.11.01 e 71.11.09 No
59.20.30 Studi di registrazione sonora 59.20.10 Sì
58.14.00 Edizione di riviste e periodici 58.13.00 No

Una compagnia teatrale con il codice giusto non trova il suo numero nell’elenco. Con un codice ATECO 2025 delle classi 90.11, 90.12, 90.13, 90.20, 90.31 o 90.39, oppure 71.11.01, 71.11.09 o 58.13.00, chiedi conferma scritta ad AVEPA ([email protected], 049 7708711) prima di lavorare alla domanda. Il bando non dice se applica il raccordo ISTAT.

Quanto vale il contributo: il 70% e i due forfait che lo avvicinano al 90% delle fatture

Il contributo è pari al 70% della spesa ammissibile, senza scaglioni, con un tetto di 140.000 euro. Il tetto si tocca a 200.000 euro di spesa ammissibile: una spesa massima non c’è, ma oltre quella soglia il contributo non cresce. Con la spesa minima di 15.000 euro il contributo minimo è 10.500. Le premialità danno punti, non soldi.

La leva sono due forfait senza fatture: il personale, il 20% delle voci da a) a e), e i costi indiretti, il 7% della somma delle voci precedenti. Vanno chiesti espressamente in Fondi.RVE, altrimenti non vengono riconosciuti. Con tutti e due la spesa ammissibile vale 1,284 volte le fatture, e il contributo, fino al tetto, l’89,88% di quanto paghi ai fornitori, IVA esclusa.

Scenario (calcoli nostri, euro) Fatture, voci da a) a e) Personale 20% Costi indiretti 7% Spesa ammissibile Contributo
Soglia minima, senza forfait 15.000,00 0 0 15.000,00 10.500,00
Soglia minima, con i forfait 11.682,24 2.336,45 981,31 15.000,00 10.500,00
Progetto medio, con i forfait 100.000,00 20.000,00 8.400,00 128.400,00 89.880,00
Tetto raggiunto, con i forfait 155.763,24 31.152,65 13.084,11 200.000,00 140.000,00
Tetto raggiunto, senza forfait 200.000,00 0 0 200.000,00 140.000,00
Oltre il tetto 300.000,00 0 0 300.000,00 140.000,00, il 46,67% della spesa

Due domande restano per AVEPA. La soglia dei 15.000 euro comprende i forfait? Alla lettera sì, ma finché AVEPA non risponde tieni sopra i 15.000 anche le sole fatture. Il 7% si calcola anche sul personale? Il testo dice «sulla somma delle voci precedenti», e la tabella lo include.

La sostenibilità finanziaria viene prima del contributo

Va soddisfatta almeno una di tre formule (Appendice 1): PN > (SP − I)/2, OF/F < 8% oppure SP/F ≤ 20%. PN è il patrimonio netto, SP la spesa, I il contributo, OF gli oneri finanziari netti, F i ricavi. Per un progetto da 200.000 euro basta un patrimonio netto sopra i 30.000 euro; con la sola SP/F servono ricavi medi di 1.000.000. Chi deve depositare il bilancio può usare solo quelli depositati: se mancano quelli che servono al calcolo, la sostenibilità non si dimostra e la domanda è inammissibile. Chi non è tenuto al bilancio usa il quadro RS della dichiarazione dei redditi o, se non è compilato, la dichiarazione IVA e gli altri documenti dell’Appendice 1.

Spese ammesse ed escluse, dal 1° settembre 2025

Contano le spese fatturate e pagate dal 1° settembre 2025, anche prima della domanda: il vincolo dell’effetto incentivante e della data di avvio dei lavori qui non c’è. L’IVA non è mai ammissibile.

  • a) Hardware, strumentazione, attrezzature e arredi nuovi di fabbrica, con trasporto e installazione; esclusi combustibili fossili e costumi o materiali di scena di specifiche rappresentazioni.
  • b) Licenze, canoni e abbonamenti software del periodo di progetto, senza manutenzione e assistenza.
  • c) d) e) Consulenze specialistiche, non amministrativo-contabili; servizi esterni; promozione, stampe e sito web.
  • f) g) Personale al 20% e costi indiretti al 7%, a forfait; nel personale entrano titolare e soci impegnati nel progetto.

Fra le esclusioni che toccano il settore: beni usati, fatture con imponibile sotto i 200 euro, forniture di soci, amministratori o imprese collegate, lavori in economia, pagamenti in contanti, oneri finanziari, spese per preparare la domanda, progetti legati all’esportazione. Il leasing non è previsto. In corso d’opera le compensazioni fra categorie arrivano al 20% del costo ammesso.

Come si presenta la domanda su Fondi.RVE

  1. Accreditamento su GUSI con richiesta firmata digitalmente; chi è già censito entra con SPID, CIE o CNS. Le istruzioni sono sulla pagina regionale di Fondi.RVE.
  2. Compilazione dalle 10:00 del 15 ottobre 2026: spese voce per voce, i due forfait chiesti espressamente, le dichiarazioni su Rete Natura 2000 e DNSH.
  3. Allegato A2, la proposta progettuale, firmato digitalmente dal legale rappresentante: è obbligatorio a pena di inammissibilità e ogni campo ha al massimo venti righe.
  4. Documenti per l’istruttoria: dichiarazioni dei redditi e IVA per chi non deposita il bilancio, polizza catastrofale o dichiarazione A3. Le certificazioni ambientali valgono solo un punto.
  5. Bollo e firma: 16 euro con marca o F24, poi il PDF della domanda firmato in CAdES dal legale rappresentante, senza rinominarlo. File fino a 5 Mb, 80 Mb in tutto.

L’etichetta «Aperto» su Veneto Coesione non anticipa l’invio. Dopo l’invio i documenti obbligatori si possono solo regolarizzare, e ai chiarimenti si risponde in 10 giorni. La compilazione si può affidare a uno studio, dice AVEPA sul suo sito. Se possa firmare un procuratore il bando non lo dice: va chiesto ad AVEPA.

Cosa rende la domanda inammissibile. Firma digitale mancante o con certificato revocato, scaduto o sospeso, invio fuori termine o con altre modalità, Allegato A2 assente, modulistica diversa (art. 10 c. 10), oltre a spesa sotto i 15.000 euro, requisiti mancanti, zero punti in un criterio bloccante e sostenibilità finanziaria non dimostrabile.

Graduatoria: come si arriva a 60 punti su 90

AVEPA verifica i requisiti; i punti li assegna una commissione di tre dipendenti di AVEPA e della Regione. Servono almeno 60 punti su 90 nei criteri a) e b), più di zero in b.1, b.2, b.4 e b.9 e nessun peggioramento ambientale.

Criteri (art. 11 c. 4) Punti massimi Da sapere
a.1 Capacità amministrativa; a.2 personale interno coinvolto e aggiornato; a.3 competenza nel settore 10, 10 e 5 a.2 vale 0 con progetto affidato a esterni e nessun aggiornamento interno
b.1 Descrizione; b.2 innovazione; b.4 business plan; b.9 cronoprogramma 10, 5, 5 e 5 Con 0 in uno solo la domanda è inammissibile; b.2 si ricontrolla a saldo
b.5 Impatto culturale 10 Decide i pari merito, poi b.2
b.3 Mercato; b.6 digitale e patrimonio; b.7 rete; b.11 comunicazione 5 ciascuno La rete si prova con esempi, non con lettere di supporto
b.8 S3; b.10 copertura finanziaria; b.12 EUSAIR; b.13 ambiente 3, 5, 1 e 1 Il peggioramento ambientale esclude; b.13 si ricontrolla a saldo
c) Premialità 10 Fuori dalla soglia; il rating di legalità vale 0 o meno 1

Prendere in ogni criterio il gradino appena sotto il massimo non basta: con la copertura finanziaria documentata si arriva a 52 punti e si resta fuori (conto nostro sulla griglia). Per passare servono i massimi in almeno due criteri: con impatto culturale e innovazione si arriva a 60, con capacità amministrativa e personale interno a 62. Il metodo è nella guida su come leggono i criteri le commissioni di valutazione.

Conta l’Allegato A2, non l’ora di invio. Inviare alle 10:00 del 15 ottobre non dà vantaggi, e i documenti cambiati dopo la chiusura possono solo abbassare il punteggio.

Se le domande superano la dotazione si scorre la graduatoria: l’ultimo finanziato riceve la quota residua, ma deve realizzare il progetto per intero. Nella prima edizione la graduatoria è arrivata al 120° giorno dalla chiusura (decreto AVEPA 324 del 4 ottobre 2023), la finanziabilità solo al 206° (decreto 458 del 29 dicembre 2023), dopo che la Regione aveva impegnato i fondi a favore di AVEPA. Anche stavolta la DGR 993 rimanda quell’impegno a provvedimenti successivi, e anticipo e saldo si contano dalla pubblicazione sul BUR del decreto di finanziabilità. Cosa succede a chi resta ammesso ma non finanziato, in attesa dello scorrimento, lo spieghiamo a parte.

Dopo il decreto: anticipo, acconto obbligatorio nel 2028 e saldo entro il 31 maggio 2029

  • Anticipo, facoltativo: il 40%, con una fideiussione al 100% di banca, assicurazione o Confidi sullo schema di garanzia di AVEPA. La fideiussione si svincola solo al saldo, e il suo costo va nel piano finanziario.
  • Acconto, obbligatorio fra il 14 marzo e il 31 maggio 2028: almeno il 20% della spesa ammessa rendicontato, anticipo più acconto fino all’80% del contributo. Sotto il 20% la domanda si chiude negativamente e l’importo passa al saldo, ma AVEPA potrebbe trattarla come non presentata: meglio arrivarci con il 20% già speso. Il ritardo costa l’1% al giorno sull’importo spettante per l’acconto, per al massimo 20 giorni; oltre, si perde il 20% dell’intero contributo, tolto al saldo.
  • Saldo entro le 17:00 del 31 maggio 2029, il giorno di fine progetto, con la relazione finale A4: in ritardo l’1% al giorno per 20 giorni, poi la decadenza.

Veneto Coesione indica come fine progetto il 31 ottobre 2029, ma vale il 31 maggio del bando. Il bando non dice se chi finisce prima del 2028 possa chiedere subito il saldo saltando l’acconto: chiedilo ad AVEPA.

A saldo il contributo si ricalcola al 70% della spesa riconosciuta, mai sopra il concesso. Sotto i 15.000 euro o sotto il 50% della spesa ammessa si decade. Fra il 60% e meno del 70% si perde il 2%, fra il 50% e meno del 60% il 5%: su 128.400 euro ammessi, 77.040 riconosciuti (il 60%) danno 52.849,44 euro invece di 89.880. Il pericolo maggiore è nei progetti piccoli: a 15.408 euro di spesa ammissibile, raggiunti con i forfait, basta una consulenza da 400 euro non riconosciuta per scendere sotto la soglia e perdere tutto.

Gli obblighi: CUP in fattura, contabilità separata, pagamenti tracciabili da un conto intestato, poster almeno A3 e notizia sul sito (pena una rettifica del 3%, dell’1% se parziale), variazioni via PEC, vincoli triennali su sede, requisiti e beni, documenti tenuti dieci anni. Chi deve restituire aggiunge gli interessi al tasso BCE, più 5 punti se la colpa è sua. Se i 5 punti scattino anche per la decadenza da spesa sotto il 50% il bando non lo chiarisce: nel dubbio vanno messi in conto.

Come si tassa e come si contabilizza il contributo

Ai fini fiscali lo stesso contributo ha due nature, perché conta la finalità (risposta dell’Agenzia delle Entrate n. 494/2020): conto impianti per la quota che paga beni ammortizzabili, conto esercizio per quella che paga costi correnti. Nessuna norma lo esclude dal reddito.

Voce di spesa Natura Ritenuta del 4% Nel reddito d’impresa
a) Attrezzature, hardware, arredi Conto impianti No, sono beni strumentali (art. 28 c. 2 DPR 600/1973) Riduce il costo del bene e gli ammortamenti (art. 88 c. 3 lett. b TUIR)
b) Software in licenza capitalizzato Conto impianti Controversa Come sopra
b) Canoni; c) consulenze; d) servizi; e) promozione Conto esercizio Sì Ricavo (art. 85 c. 1 lett. h TUIR)
f) g) Forfait personale e costi indiretti Conto esercizio Sì Ricavo
  • Impresa in ordinaria. Il conto esercizio va in A5 (OIC 12) nell’anno in cui il diritto è certo, di regola quello del decreto atteso nel 2027, quando le spese 2025 e 2026 sono già state dedotte. Il conto impianti si rileva con il metodo indiretto (con risconto) o diretto (a riduzione del costo) dell’OIC 16; la scelta va in nota integrativa, con il vincolo sui beni. Per le società il contributo concorre all’IRAP, aliquota di base 3,90%; una riduzione successiva è sopravvenienza passiva deducibile.
  • Impresa in semplificata. Si tassa per cassa, nell’anno di ogni pagamento (art. 66 TUIR). Sui beni, gli ammortamenti dedotti prima dell’incasso tornano a tassazione come sopravvenienza, con lo schema che l’Agenzia ha indicato per i professionisti: per le imprese manca una risposta specifica. L’IRAP la pagano snc e sas, non la ditta individuale.
  • Professionista. Si tassa all’incasso (art. 54 TUIR), nella lettura coerente con la norma vigente; l’altra, che rende indeducibili le spese coperte, nel tempo porta allo stesso risultato. Il contributo alza anche la base previdenziale (Gestione separata al 26,07% nel 2026); niente IRAP. La ritenuta non sarebbe dovuta (risoluzione 193/E/2002), ma manca una pronuncia espressa: se AVEPA la trattiene, si scomputa.
  • Forfetario. La ritenuta si evita con la dichiarazione dell’art. 1 c. 67 L. 190/2014; come il contributo entri nel reddito forfetario l’Agenzia non l’ha chiarito, e l’IVA resta un costo.

La ritenuta del 4% è un acconto, non un costo: si trattiene a ogni pagamento sulla quota in conto esercizio e si scomputa in dichiarazione. Sul fisco restano tre punti controversi, e teniamo la lettura prudente. Sul software capitalizzato metti in conto la ritenuta: la decide AVEPA, e comunque si recupera. L’anticipo incassato da chi è per cassa si tassa nell’anno dell’incasso. La quota sul forfait del personale concorre all’IRAP per intero. Nel piano finanziario va il netto: in una srl in ordinaria con 100.000 euro di fatture, gli 89.880 euro lordi diventano 64.803,48 dopo IRES e IRAP al 27,9% (aliquote 2026), il 50,47% della spesa ammissibile. Dal 2027 gli articoli passano nei nuovi testi unici, a contenuto invariato.

De minimis, cumulo e Registro nazionale aiuti

Il regime è il de minimis del Reg. UE 2023/2831: 300.000 euro per impresa unica, contando le imprese legate da controllo, nell’arco di tre anni su base mobile (art. 3 par. 2). Il triennio si conta a ritroso dalla concessione, che qui è il decreto di finanziabilità, e il plafond si consuma al lordo. Se il margine non basta l’importo scende in proporzione, non sotto il contributo minimo di 10.500 euro (elaborazione nostra sull’art. 8). Con 200.000 euro già ricevuti nel triennio il contributo non supera 100.000; con meno di 10.500 di margine la domanda è inammissibile. È già successo: allo scorrimento di dicembre 2023 AVEPA ha rifatto il controllo de minimis alla data della concessione, ha ridotto cinque contributi e ha escluso una domanda rimasta con un margine sotto il contributo minimo (decreto 458/2023). Contano quindi anche gli aiuti ottenuti fra la domanda e il decreto. Il conto si fa con la guida al plafond de minimis di 300.000 euro in tre anni.

Sulle stesse spese si cumula con misure che non sono aiuti di Stato fino al 100% del costo, e con aiuti di Stato entro l’intensità massima di un regolamento di esenzione o di una decisione della Commissione. Con il PNRR no, e lo stesso costo non può avere un altro fondo europeo. Il bando non cita il Registro nazionale aiuti, ma AVEPA deve interrogarlo per legge (art. 52 L. 234/2012). Prima di compilare scarica la visura aiuti sul Registro nazionale e controlla a parte gli aiuti fiscali automatici, che nel Registro entrano solo l’anno dopo la dichiarazione.

Cosa cambia rispetto alla prima edizione del 2023

La prima edizione (DGR 339 del 29 marzo 2023) ha ricevuto 300 domande, ne ha ammesse 104 e ne ha finanziate 64, tre solo in parte, per 7 milioni: in media circa 109.000 euro a progetto. I 4.294.000 euro della seconda edizione bastano per almeno 30 progetti al tetto.

Voce I edizione (DGR 339/2023) II edizione (DGR 993/2026)
Contributo 70%, fino a 199.500 euro 70%, fino a 140.000 euro
Spesa del progetto Da 15.000 a 285.000 euro Almeno 15.000 euro, nessun massimo
Regime De minimis, Reg. UE 1407/2013 De minimis, Reg. UE 2023/2831
Liberi professionisti Con albo o L. 4/2013 Basta la partita IVA da più di 12 mesi
Leasing Ammesso Non previsto
Preventivi in domanda Per le voci a) e b) sopra 5.000 euro Non richiesti
Personale a forfait 20% di a) e b) 20% delle voci da a) a e)
Spese ammesse dal 08/04/2022 01/09/2025
Fine progetto 30/09/2024 31/05/2029, senza proroghe
Acconto Facoltativo Obbligatorio nel 2028

A chi conviene il bando imprese culturali del Veneto, e a chi no

Secondo noi conviene a chi ha un investimento già definito, magari avviato dal 1° settembre 2025, e la cassa per anticiparlo. Con 100.000 euro di fatture una srl esce con 122.000 euro IVA compresa, circa 87.000 con l’anticipo; senza anticipo, il primo incasso arriva di regola con l’acconto del 2028. Non conviene, o non è possibile, a chi non ha più di 12 mesi di attività al 22 settembre 2026, alle start-up innovative, ai professionisti con ricavi medi sotto i 75.000 euro e a chi spenderebbe in costumi o materiali di scena legati a spettacoli specifici, anche se replicati, in beni usati o in forniture di soci.

Chi resta fuori ha altre strade: librerie e tipografie, che non hanno codici nell’A1, trovano, insieme agli editori di libri, il contributo fino a 75.000 euro per la filiera del libro. Chi gestisce una sala (59.14.00 è nell’A1) può guardare anche al tax credit per il funzionamento delle sale, sui costi di gestione. Cultura Cresce, riservata agli investimenti nel Mezzogiorno, dal Veneto non si usa. Il resto è nell’elenco dei bandi a fondo perduto con lo sportello aperto, che aggiorniamo ogni mese.

Domande frequenti sul bando imprese culturali del Veneto

Una compagnia teatrale con codice ATECO 2025 90.20.01 può partecipare?

Non è detto: il 90.20.01 non è nell’Allegato A1, che riporta il vecchio 90.01.01 del 2007, mentre il bando chiede l’ATECO 2025. Il raccordo ISTAT li collega, ma il bando non dice di applicarlo: prima di preparare la domanda serve una conferma scritta di AVEPA.

Ho aperto la partita IVA a novembre 2025: posso partecipare?

No. Servono più di 12 mesi di attività al 22 settembre 2026, data del BUR, e fa fede il certificato di partita IVA. Le attività nuove sono il campo della Sub B, che il cronoprogramma regionale prevede per gennaio 2027.

La sede legale è fuori dal Veneto: posso chiedere il contributo?

Sì, se il progetto si svolge in un’unità locale o sede operativa in Veneto, registrata in Camera di commercio alla data della domanda e mantenuta fino a tre anni dopo il saldo.

Le spese già sostenute prima della domanda sono ammesse?

Sì, se fatturate e pagate dal 1° settembre 2025 con mezzi tracciabili da un conto intestato al beneficiario (per la ditta individuale anche cointestato, se i pagamenti li dispone il titolare o un suo delegato), per beni nuovi e con fatture di almeno 200 euro di imponibile.

Chi ha vinto la prima edizione può ripresentare domanda?

Sì, il bando non lo esclude. Restano il margine de minimis e il divieto di finanziare due volte la stessa spesa.

Il contributo si somma a un’agevolazione del PNRR?

No, l’art. 9 lo esclude. Con altri aiuti di Stato sulle stesse spese si somma entro l’intensità massima consentita.

Il contributo del bando imprese culturali è tassato?

Sì. Nell’impresa la quota sui beni riduce il costo da ammortizzare e il resto è un ricavo, con IRAP per le società e ritenuta del 4% a ogni pagamento. Il professionista lo tassa all’incasso, senza IRAP. In una srl in ordinaria il 70% lordo diventa circa il 50% della spesa ammissibile dopo le imposte.

Quando arrivano i soldi?

Con la fideiussione si chiede il 40% fra il 30° e il 120° giorno dalla pubblicazione sul BUR del decreto di finanziabilità. Senza, il primo pagamento arriva di regola con l’acconto del 2028, il resto con il saldo; AVEPA ha 80 giorni per ogni pagamento.

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Fonti: bando, Allegato A alla DGR n. 993 del 15/09/2026 (PDF) e pagina del bando sul portale della Regione del Veneto; DGR n. 993 del 15/09/2026 sul BUR n. 128 del 22/09/2026; decreto della Direzione Cultura n. 18909 del 24/09/2026 sul BUR n. 129 del 25/09/2026, con gli allegati da A1 ad A4; Allegato A1, codici ATECO ammessi (PDF). Atto letto per intero; stato del bando verificato il 2 ottobre 2026.


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