Fumata grigia, tendente soprattutto al nero, quella di oggi dopo la commissione in Parlamento sui licenziamenti di 131 lavoratori di Ericsson. I rappresentanti dell’azienda, oggi a Roma, avrebbero dovuto spiegare perché hanno preso questa decisione, ma soprattutto cosa si debba fare a Genova. Non è andata proprio così, troppe spiegazioni non sono state date, ma una certezza c’è: al momento nessun passo indietro. E i licenziamenti sono stati confermati. Questo apre ulteriormente un interrogativo sul ruolo di Erzelli in questi ultimi anni, come già sottolineato dal presidente ed editore di Primocanale Maurizio Rossi.
Ericsson ed Erzelli: tanti soldi pubblici e tanti licenziamenti. Inaccettabile
Quali sono i settori che verranno tagliati
Gli esuberi riguardano 56 impiegati, 64 quadri e 11 dirigenti. Si tratta di tutto il comparto Ottica di Genova: 110 riguardano la Business Area Networks e 21 la Business Area Cloud Software and Services. Il piano prevede inoltre la completa dismissione entro la fine dell’anno dell’unità dedicata all’Ottica e delle funzioni Networks presenti a Genova, oltre alla riduzione di altre attività di ricerca e sviluppo. Quello di oggi è stato un nulla di fatto, un passaggio che precede di pochi giorni il tavolo che si terrà lunedì prossimo, 5 ottobre, al Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy). I rappresentanti dell’azienda si troveranno di fronte al ministro Adolfo Urso.
Presenti in audizioni i parlamentari genovesi
Presenti i parlamentari genovesi, a partire dal deputato del Partito Democratico Alberto Pandolfo per arrivare alla presidente del consiglio nazionale di Noi Moderati Ilaria Cavo. La richiesta è chiara: ritirare o almeno congelare la lettera di licenziamento, a cui si aggiunge la necessità di un confronto con i vertici di Ericsson (l’Ad) e non con i rappresentanti dell’azienda in Italia. I rappresentanti hanno inoltre ribadito il proprio “no” agli ammortizzatori sociali, dopo le esperienze degli scorsi anni. Ericsson ha altresì spiegato che l’attività Ottica verrà spostata all’estero, mentre resterà un presidio aziendale in Italia. Dura la reazione e al presa di posizione della politica, soprattutto di quella genovese e ligure. Da Cavo a Pandolfo, la presa di posizione da Genova è netta e chiara, e la richiesta anche. “L’azienda, nel ricostruire i motivi dei licenziamenti, non ha risposto alla richiesta di ritirare o congelare i licenziamenti e ha confermato una posizione negativa sul ricorso agli ammortizzatori sociali, che da soli non rappresentano comunque una soluzione – spiega la deputata di Noi Moderati e presidente del consiglio nazionale Nm Ilaria Cavo -. Ha però anche dichiarato di non voler lasciare l’Italia. Poiché la partita nazionale e quella genovese non sono scindibili, resta uno spazio, sia pure stretto, per un confronto che avrà un appuntamento importante lunedì al tavolo del Mimit (non a caso abbiamo ricordato i 7,8 mln di agevolazioni concesse a Genova per il progetti di ricerca genovesi e i 2,4 mln per le reti G6 ancora in fase istruttoria, oltre ai finanziamenti pregressi per l’insediamento a Erzelli). Questa audizione è stata un primo passaggio per la commissione: il prossimo sarà la convocazione dei sindacati. Abbiamo inoltre chiesto di audire i vertici della casa madre svedese, con l’obiettivo di risposte puntuali e concrete con l’obiettivo di scongiurare i licenziamenti collettivi”. “È necessario un confronto con il Governo considerato anche il sostegno pubblico che negli anni ha accompagnato gli investimenti e l’innovazione dell’azienda – commenta invece il deputato dem Alberto Pandolfo, con la collega Ghio -. Dal ministero sono state concesse all’azienda agevolazioni per circa 8 milioni di euro, con ulteriori risorse per circa 2,5 milioni ancora in fase istruttoria. Il sostegno pubblico all’innovazione non può essere disgiunto dalla responsabilità delle imprese verso i territori nei quali operano, investono e costruiscono competenze. L’azienda deve rispettare la normativa contro le delocalizzazioni introdotta dalla legge di bilancio 2022″. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il capogruppo al Senato del Movimento Cinque Stelle Luca Pirondini, che ha attaccato la posizione aziendale. “Oggi Ericsson si è presentata in Commissione senza il suo amministratore delegato: chi ha deciso di chiudere l’intera unità di ricerca a Genova disfacendosi di 131 ingegneri e ricercatori, non ha avuto il coraggio di presentarsi davanti al Parlamento. È già tutto qui il rispetto che questa azienda ha per i suoi lavoratori e per le istituzioni – ha aggiunto Pirondini con la collega Chiara Appendino -. Ericsson ha giustificato i licenziamenti con la crisi del mercato italiano delle telecomunicazioni, peccato che a Genova si faccia ricerca per prodotti venduti in tutto il mondo; quindi, c’entra ben poco che il mercato italiano sia diventato meno attrattivo”.
La protesta durante l’inaugurazione del Salone Nautico
Nel frattempo la protesta dei lavoratori si consumerà anche nella giornata di domani, primo ottobre alle 9.30, davanti all’ingresso del Salone Nautico di Genova. “La multinazionale svedese non ha dimostrato alcun interesse a ritirare la procedura e questo ci preoccupa fortemente perché ci sono 131 famiglie genovesi che stanno aspettando di capire quale sarà il loro futuro” ha commentato Sonia Montaldo, segretaria generale Slc Cgil Genova. Arriva poi il messaggio diretto al Governo: “Si deve impegnare nel settore visto che secondo la multinazionale il suo disimpegno è da ricercare nella costante e progressiva involuzione del mercato italiano delle telecomunicazioni che continua a presentare dinamiche particolarmente impegnative e in sofferenza”. Inoltre, nell’incontro del 5 ottobre con il ministro Urso, la richiesta sarà quella di far tornare l’azienda sui propri passi e quali sono le politiche del Governo.
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