#Finsubito news dalla rete – Regione Veneto riconosce i caregiver familiari


Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato all’unanimità la proposta di legge intitolata “Disposizioni per il riconoscimento, la valorizzazione e il sostegno del caregiver familiare quale persona che presta cura e assistenza alla persona cara”, promossa dalla vicepresidente della commissione sanità Chiara Luisetto, dal capogruppo della Lega Riccardo Barbisan e dal presidente della Regione Alberto Stefani. La data di ieri, 29 settembre, segna così il passaggio di una norma che riconosce la figura di chi, a titolo gratuito e volontario, si prende cura di un familiare non autosufficiente o affetto da gravi patologie.

I dati illustrano la portata del fenomeno: in Italia circa 8 milioni di cittadini over 15 assistono regolarmente parenti o amici, pari al 15,4% della popolazione, mentre in Veneto la quota raggiunge il 15,9%, interessando oltre 260 mila persone. E stime avanzate da Cisl Veneto indicano che l’impegno di cura coinvolge persino 600 mila persone nella regione, dove oltre il 50% dei caregiver ha dovuto abbandonare lavoro o studio, il 67% opera senza aiuti esterni e l’82% manifesta un senso di solitudine di fronte alle istituzioni.

Il testo normativo inserisce il caregiver nel sistema integrato dei servizi sociali e sanitari regionali, affiancandolo nel Piano assistenziale individualizzato (Pai) e nel progetto di vita senza sostituire i servizi pubblici dovuti alla persona assistita. Tra le misure concrete figurano l’orientamento, la formazione accessibile anche prima della definizione del Pai, il supporto psicologico, gli interventi di sollievo, la domiciliarizzazione delle visite specialistiche e lo sviluppo della telemedicina. Specifiche tutele sono riservate ai giovani caregiver fino a 24 anni, per i quali si prevede il riconoscimento di crediti formativi e strumenti di conciliazione tra studio e lavoro, oltre che ai caregiver over 65.

Sul piano occupazionale la Regione promuoverà accordi con le parti sociali per favorire il lavoro agile, la flessibilità oraria e la valorizzazione delle competenze maturate nell’attività di assistenza. La copertura finanziaria della legge stanzia 250 mila euro per l’anno 2026 e 992.500 euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028 per gli interventi di sostegno, a cui si aggiungono 50 mila euro annui nel 2027 e 2028 dedicati alle azioni di sensibilizzazione. L’impianto istituzionale prevede infine l’attivazione del fondo regionale caregiver, l’istituzione di un tavolo permanente presso la Giunta, una clausola di verifica annuale dei risultati e l’istituzione della Giornata regionale del caregiver fissata per il 6 ottobre.

L’approvazione del provvedimento ha raccolto un’ampia convergenza e le reazioni positive del mondo politico, associativo e sindacale. Il presidente della Regione, Alberto Stefani (nel video in alto), ha parlato di una promessa mantenuta, affermando che «il Veneto ha scelto di prendersi cura di chi si prende cura» e rimarcando come «oggi non vince una parte, oggi vince il Veneto».

La maggioranza consiliare ha espresso profonda soddisfazione per il traguardo raggiunto. Claudio Borgia di Fratelli d’Italia ha sottolineato che «nessuno deve essere costretto a scegliere tra prendersi cura di una persona che ama e tutelare la propria salute, il proprio lavoro o la propria famiglia». La consigliera Giorgia Bedin della Lega ha evidenziato l’impatto della norma sulle donne tra i 40 e i 60 anni, spesso schiacciate dal doppio carico di assistenza verso figli e genitori anziani, oltre che il valore dimostrato dai giovani. Il capogruppo leghista e correlatore Riccardo Barbisan ha insistito sulla natura concreta del sostegno e sulla formazione, ricordando che «una legge non si misura soltanto dalle intenzioni con cui viene approvata, ma da ciò che riuscirà a produrre concretamente». Eric Pasqualon dell’Unione di Centro ha focalizzato l’attenzione sull’inserimento nel Pai e sul diritto allo studio e al lavoro, dichiarando che «la responsabilità di cura non deve diventare una condanna alla rinuncia al proprio percorso di vita e professionale». Alberto Bozza di Forza Italia ha richiamato l’importanza di essere andati oltre gli steccati di coalizione per integrare il caregiver nella rete dei servizi e prevenire disagi psicologici come ansia e depressione. 
Dalle opposizioni e dai gruppi d’aula sono giunti rilievi e contributi specifici. «Non consideriamo questa legge un punto di arrivo, bensì l’assunzione di una responsabilità precisa – ha dichiarato Luisetto (video in basso) – La cura non può più essere derubricata a fatto privato o individuale: è un bene sociale e un bisogno collettivo. Da domani saremo al lavoro affinché a queste risorse e a questi diritti corrispondano servizi accessibili e capillari su tutto il territorio. Prendersi cura di chi si ama non deve mai più significare essere lasciati soli». Flavio Baldan del M5S ha qualificato la legge come «una bella pagina di civiltà» e un merito della Regione, criticando tuttavia il governo centrale e l’eccesso di burocrazia statale. E il gruppo Resistere Veneto ha rivendicato la natura multipartisan del voto, evidenziando il valore dei propri emendamenti distintivi sulla separazione tra cura e intervento sanitario.

Dalla società civile e dalle parti sociali è giunto un apprezzamento diffuso. Il Forum delle Associazioni Familiari del Veneto ha definito il provvedimento «una legge attesa e un passo importante per le famiglie», ricordando che «ogni volta che il principio della cura viene posto al centro delle politiche pubbliche, si riconosce che la fragilità e le relazioni di assistenza riguardano e impegnano l’intera comunità».

Sul versante sindacale, Massimiliano Paglini di Cisl Veneto ha accolto la misura come una «prima risposta significativa a centinaia di migliaia di famiglie venete», auspicando una rapida attuazione e il proseguimento delle riforme con la riorganizzazione delle Ipab e degli Ats.


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