#Finsubito news dalla rete – Faenza, post alluvione, Gaiardi: «Servono protocolli chiari prima dell’emergenza»


Dal 10 al 14 ottobre scorsi Faenza ha ospitato una delegazione composta da undici ricercatori brasiliani, nell’ambito del progetto internazionale V-Clima, che vuole essere un’occasione di scambio di esperienze, conoscenze e buone pratiche tra la città romagnola, Porto Alegre e Valencia, accomunate dall’essere state colpite da eventi alluvionali.

Appuntamento centrale della visita è stata una conferenza, suddivisa in due giornate e intitolata «Oltre l’emergenza: vulnerabilità e strategie di mitigazione nel progetto internazionale V-Clima dalla Romagna al Brasile». Per Faenza hanno partecipato rappresentanti del Comune e dei Comitati degli Alluvionati dell’Unione della Romagna Faentina che, da due anni, sono parte attiva del progetto. «Stiamo costruendo delle buone pratiche – spiega Stefano Gaiardi, portavoce del Comitato Orto Bertoni – che nascono dal confronto internazionale tra le nostre tre realtà e vanno dagli aiuti post evento emergenziale fino alle strategie più innovative per mitigare il rischio idrogeologico e rendere il territorio più resiliente».

In particolare, il contributo dei Comitati al progetto è stato individuare degli obiettivi di miglioramento in diversi ambiti, dalla gestione amministrativa alla sicurezza, dalla prevenzione alla gestione del rischio. «In questo triennio – prosegue Gaiardi – i Comitati hanno elaborato diverse proposte, che hanno un unico filo conduttore, ovvero la necessità di definire protocolli chiari e precisi prima che si verifichi un’emergenza. Per quanto riguarda, ad esempio, la gestione amministrativa degli eventi alluvionali, riteniamo sarebbe opportuno includere nei ristori gli automezzi e i beni mobili, così come sarebbe sensato rivedere il meccanismo legato ai rimborsi delle assicurazioni private. Ora, gli indennizzi erogati dalle assicurazioni vengono detratti dal rimborso totale riconosciuto dallo Stato, dopo la perizia. Questo porta a non rendere attraente stipulare un’assicurazione specifica, anche in virtù dei costi crescenti delle polizze».

Le procedure di ricostruzione dopo le alluvioni

Secondo i Comitati faentini sarebbe poi ragionevole consentire, nella ricostruzione delle abitazioni, interventi migliorativi che possano ridurre il danno atteso. «Questo dovrebbe valere – spiega Gaiardi – anche per le infrastrutture pubbliche, come ad esempio le cabine elettriche, che dovrebbero essere riprogettate diversamente, fuori dalle zone della città più a rischio di allagamento». Alla base di tutte queste proposte c’è la volontà di semplificare e migliorare le procedure esistenti per il riconoscimento del danno.

All’interno del convegno, i Comitati hanno sottolineato l’importanza di avere strategie chiare per la ricostruzione, che affianchino agli interventi effettuati in somma urgenza obiettivi di medio e lungo termine. «Devono essere definite – puntualizza Gaiardi – delle procedure per poter dotare il territorio di opere fondamentali come le casse di espansione e le aree di laminazione, senza perdere anni in analisi e progettazioni. Inoltre, nel lungo periodo è necessario valutare realisticamente come dare più spazio ai corsi d’acqua».

La valutazione del rischio idrogeologico

A essere rivisto, per gli esponenti dei Comitati, dovrebbe essere anche il modello di valutazione del rischio. Per legge, infatti, attualmente il rischio viene valutato a livello di sistema, ovvero prendendo in considerazione quali sono le infrastrutture e i centri abitati potenzialmente coinvolti da un evento alluvionale e quali mosse sono necessarie per gestire il post evento e permettere al sistema di ripartire.

«Riteniamo si dovrebbe integrare con il metodo che valuta invece il rischio “di prossimità”, in base alla probabilità che si verifichi un danno sostanziale, con conseguenze fisiche, materiali ed economiche. Un’alluvione, d’altronde, è un evento che può mettere in ginocchio intere famiglie ed è dunque giusto valutare il rischio con un metodo finalizzato alla prevenzione e che prenda in esame le conseguenze non solo a livello sistemico, ma su individui e nuclei familiari».

Il ruolo della Protezione civile nella gestione delle emergenze

Nonostante tutte le misure che saranno prese, c’è piena consapevolezza che il nostro territorio, così come Porto Alegre e Valencia, dovrà convivere con un rischio residuo. «Laddove il rischio – illustra Gaiardi – non è ridotto al minimo si dovranno attivare tutte le misure compensative, private e pubbliche, come sistemi di barriere o difese locali. A questo proposito, la Protezione civile deve essere sempre al corrente di quali sono le aree dove il rischio è maggiore, per concentrare su di esse risorse umane, tecnologiche e materiali, senza operare in maniera standardizzata o in ragione di perimetri amministrativi».

Un ultimo punto che necessita di miglioramenti è la comunicazione che, soprattutto in caso di emergenza, deve rivelarsi utile per chi la riceve. «Si tratta di un ambito molto vasto e che speriamo di affrontare con un convegno dedicato, nei prossimi mesi, perché abbiamo bisogno di una comunicazione chiara e comprensibile e invece in molti casi ancora non avviene. Capita spesso, ad esempio, di leggere di cantieri avviati sui fiumi del territorio, con relativi importi investiti, ma ciò che alla popolazione interessa sapere è in cosa consistono gli interventi e soprattutto quale efficacia hanno nella riduzione del rischio».

I tre progetti europei per la sicurezza del territorio

Il convegno, chiuso dalla Caritas diocesana con i risultati dell’indagine psico-sociologica sull’impatto dell’alluvione sulla popolazione, è stata anche l’occasione per il Comune di presentare tre importanti progetti finanziati dall’Unione europea. Si tratta di Acquagreen, che prevede la realizzazione nel quartiere Borgo Durbecco di un innovativo sistema composto da pavimentazioni drenanti, giardini della pioggia, sistemi di raccolta delle acque meteoriche, tetti verdi e impianti fotovoltaici; Natured, che mira a contrastare il fenomeno delle isole di calore urbane; e Beaver4Life, finalizzato a migliorare la sicurezza e la resilienza degli argini fluviali.

«Si tratta di tre progetti fortemente sostenuti dai Comitati – spiega Gaiardi –. In particolare, Beaver4Life è estremamente importante in un territorio che ha visto 66 rotture arginali nel 2023. Il progetto pilota sul fiume Lamone consentirà di monitorare gli argini grazie a metodologie innovative, tra cui il controllo satellitare, per analizzare e mappare le varie criticità. Questo potrà consentire di redigere una valutazione del rischio di collasso arginale, mai effettuata finora, molto precisa e puntuale e che tenga conto di diversi parametri».

Il confronto prosegue con l’obiettivo di trovare soluzioni innovative per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici. «Credo sia doveroso ringraziare il Seminario di Faenza e il vescovo mons. Michele Morandi per aver ospitato il gruppo di ricerca brasiliano così come il Rione Verde, dove il convegno si è concluso con un momento conviviale. Come Comitati – conclude Gaiardi – continueremo a lavorare, insieme ai nostri partner internazionali, con l’obiettivo di proteggere la popolazione, soprattutto quella più fragile e più esposta alle conseguenze degli eventi alluvionali».

Samuele Bondi


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