Prometteva guadagni fino al 27 per cento del capitale investito, presentando ai clienti opportunità apparentemente redditizie nel mondo delle criptovalute, della pubblicità online e dell’intelligenza artificiale. Ma, secondo gli investigatori, il denaro affidatogli dai risparmiatori veniva rapidamente prelevato in contanti, senza essere destinato agli investimenti prospettati. È quanto emerso da un’indagine della Guardia di Finanza di Asti, che ha portato agli arresti domiciliari un assicuratore astigiano, indagato per una presunta truffa da oltre 1,2 milioni di euro ai danni di 43 risparmiatori.
L’uomo è accusato di truffa ed esercizio abusivo dell’attività di consulente finanziario. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Asti ha disposto nei suoi confronti anche la sospensione dall’esercizio della professione di assicuratore per un anno.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Asti e condotta dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, è partita dalle denunce presentate da alcuni clienti che avevano affidato all’assicuratore consistenti somme di denaro, convinti dalla professionalità che dichiarava di possedere e dalle possibilità di investimento che proponeva.
A convincerli sarebbe stata soprattutto la promessa di rendimenti eccezionalmente elevati, ben superiori alla media del mercato finanziario. In alcuni casi, secondo quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle, i guadagni prospettati avrebbero raggiunto il 27 per cento del capitale investito.
Le indagini, sviluppate attraverso testimonianze, accertamenti bancari e perquisizioni, hanno consentito di ricostruire un’attività che sarebbe proseguita a partire dal 2017. L’indagato, pur esercitando la professione di assicuratore, avrebbe operato anche come consulente finanziario senza essere autorizzato a svolgere tale attività.
Per conquistare la fiducia dei clienti, l’uomo avrebbe fatto leva anche sulle proprie presunte competenze tecnologiche, presentandosi come un webmaster esperto di Search Engine Optimization (SEO) e Search Engine Marketing (SEM), attività legate alla visibilità e alla promozione dei siti internet sui motori di ricerca.
Proprio queste conoscenze sarebbero state utilizzate per rendere credibili le opportunità di investimento proposte ai risparmiatori. L’assicuratore avrebbe prospettato guadagni particolarmente redditizi attraverso piattaforme pubblicitarie, criptovalute e progetti legati all’intelligenza artificiale, alimentando nei clienti l’aspettativa di ottenere profitti consistenti.
A rendere le offerte ancora più allettanti sarebbe stata anche la possibilità di ricevere gli interessi in contanti, una modalità che, secondo quanto prospettato dall’indagato, avrebbe consentito di evitare la ritenuta fiscale del 26 per cento, aumentando ulteriormente il rendimento netto degli investimenti.
Un sistema che, stando alla ricostruzione degli investigatori, avrebbe fatto leva anche sulla scarsa esperienza finanziaria di alcune delle persone coinvolte. Tra i risparmiatori figuravano infatti soggetti privi delle competenze necessarie per gestire autonomamente i propri capitali e valutare i rischi delle operazioni proposte.
L’indagato avrebbe approfittato proprio di questa vulnerabilità, rafforzando la fiducia dei clienti attraverso la sottoscrizione di contratti prestampati che conferivano alle operazioni un’apparenza di ufficialità.
Quei documenti, tuttavia, presentavano una lacuna fondamentale: non indicavano né gli strumenti finanziari nei quali sarebbero state investite le somme raccolte né i rischi connessi agli investimenti. I clienti avrebbero quindi consegnato il proprio denaro senza conoscere con precisione la destinazione dei capitali e i pericoli delle operazioni.
Gli accertamenti sui movimenti bancari avrebbero poi permesso ai finanzieri di ricostruire il percorso seguito dal denaro. Secondo quanto emerso dalle indagini, subito dopo aver ricevuto i bonifici dei risparmiatori, l’assicuratore effettuava, a breve distanza di tempo, prelevamenti in contanti, determinando la dispersione delle somme che gli erano state affidate.
Il meccanismo avrebbe così provocato un danno economico ingente alle persone coinvolte, che avevano consegnato i propri risparmi confidando nelle prospettive di guadagno illustrate dall’indagato.
Al momento, le posizioni esaminate dalla Guardia di Finanza riguardano 43 risparmiatori, per un totale di oltre 1,2 milioni di euro che l’assicuratore si sarebbe indebitamente appropriato.
Il bilancio dell’inchiesta, tuttavia, potrebbe non essere definitivo. Gli investigatori precisano infatti che il numero delle persone offese e l’ammontare complessivo delle somme coinvolte potrebbero cambiare qualora emergessero ulteriori denunce da parte di altri risparmiatori.
Alla luce degli elementi raccolti, la Procura della Repubblica ha chiesto l’applicazione di misure cautelari nei confronti dell’assicuratore. Dopo lo svolgimento dell’interrogatorio preventivo, il giudice per le indagini preliminari di Asti ha disposto gli arresti domiciliari e la sospensione dall’attività professionale per dodici mesi.
L’indagine ha permesso di delineare, secondo l’ipotesi accusatoria, un sistema basato sulla fiducia personale, sulla promessa di rendimenti fuori mercato e sull’apparente credibilità di investimenti in settori tecnologici, attraverso il quale sarebbero state raccolte ingenti disponibilità finanziarie poi disperse mediante prelievi in contanti.
Il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Le accuse dovranno essere verificate nelle successive fasi processuali e, nel rispetto del principio della presunzione di innocenza, l’eventuale responsabilità dell’indagato potrà essere definitivamente accertata soltanto con una sentenza irrevocabile di condanna.
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