#Finsubito news dalla rete – Torri dell’Eur, CDP investe 250 milioni: Roma attrae capitali


Roma prova a consolidare il proprio ruolo tra le grandi capitali europee degli investimenti immobiliari, puntando sulla rigenerazione urbana, sulla valorizzazione del patrimonio esistente e sulla capacità di attrarre capitali pubblici e privati. In questo scenario si inserisce l’operazione delle Torri dell’Eur, lo storico complesso progettato negli anni Sessanta dall’architetto Cesare Ligini, tornato a nuova vita grazie a un investimento di circa 250 milioni di euro del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti. Un intervento che va oltre il recupero architettonico di uno dei simboli dello skyline capitolino e che rappresenta un tassello della trasformazione urbanistica, finanziaria e immobiliare che Roma sta attraversando, seguendo una traiettoria già intrapresa da metropoli come Parigi, Londra, Madrid e Berlino. In queste città, infatti, il mercato immobiliare è sempre più orientato verso la riqualificazione degli edifici esistenti, l’efficientamento energetico e la riconversione di grandi complessi direzionali, anche per rispondere alla domanda di immobili moderni e sostenibili. Un cambiamento che sta interessando anche la Capitale italiana, dove il patrimonio storico e la disponibilità di grandi aree da rigenerare rappresentano contemporaneamente una sfida e un’opportunità di investimento. Secondo i dati presentati da Roma Capitale al Mipim 2026, gli investimenti diretti nel mercato immobiliare romano hanno raggiunto circa 1,7 miliardi di euro, in crescita di oltre il 13,5% rispetto all’anno precedente, mentre il patrimonio gestito professionalmente nella città supera i 6,4 milioni di metri quadrati. Numeri che testimoniano il rinnovato interesse degli investitori per un mercato a lungo penalizzato dalla complessità amministrativa e dai tempi delle trasformazioni urbanistiche, ma che oggi cerca di rafforzare il proprio posizionamento competitivo nel panorama europeo. È in questo contesto che assume particolare significato la riqualificazione delle Torri dell’Eur, inaugurate il 12 ottobre dopo quattro anni di lavori e un lungo periodo di inutilizzo. Il progetto, realizzato dal Gruppo CDP attraverso CDP Real Asset SGR, ha interessato cinque edifici, tra cui tre torri di 17 piani e due corpi più bassi, oltre a una struttura di collegamento, per circa 60mila metri quadrati di superficie e ulteriori 21.700 metri quadrati di spazi interrati. Un complesso destinato a ospitare l’Agenzia delle Entrate, restituendo una funzione istituzionale a immobili che per circa trent’anni erano stati sede del ministero delle Finanze. L’operazione ha coniugato il recupero dell’identità architettonica originaria con l’introduzione di soluzioni tecnologiche e standard avanzati di efficienza energetica e sostenibilità ambientale, evitando nuovo consumo di suolo. Dal punto di vista finanziario, l’intervento rappresenta un esempio del ruolo che un investitore istituzionale di lungo periodo può svolgere nei processi di rigenerazione urbana, trasformando un patrimonio immobiliare inattivo in un asset nuovamente utilizzabile e potenzialmente capace di generare flussi economici stabili. «Con CDP Real Asset in prima linea e il supporto di Fintecna, abbiamo riconvertito la struttura in un complesso moderno ed efficiente e capace di generare valore duraturo per il territorio», ha dichiarato l’amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti, Dario Scannapieco. Un modello di valorizzazione che assume una rilevanza particolare per Roma, dove la trasformazione immobiliare non riguarda più soltanto il mercato residenziale o il settore alberghiero, sostenuto dall’attrattività turistica internazionale, ma coinvolge sempre più anche gli uffici, i servizi pubblici e i grandi contenitori urbani dismessi. Dalla riqualificazione delle ex caserme di Guido Reni al Flaminio ai progetti per gli ex Mercati Generali, dalla trasformazione dell’ex Fiera di Roma agli interventi previsti nell’area di Pietralata, la città sta cercando di costruire una nuova geografia degli investimenti, nella quale le operazioni immobiliari diventano parte di una strategia più ampia di sviluppo urbano. Anche il quadrante dell’Eur, storicamente uno dei principali poli amministrativi e direzionali della Capitale, è interessato da questa evoluzione, con iniziative che puntano a rafforzarne la centralità economica e la qualità degli spazi. Il confronto con le altre capitali europee evidenzia tuttavia anche le sfide ancora aperte. Per competere stabilmente con mercati consolidati come Londra e Parigi o con realtà dinamiche come Madrid, Roma deve accompagnare l’interesse degli investitori con infrastrutture efficienti, tempi autorizzativi prevedibili, servizi e una pianificazione capace di integrare funzioni pubbliche, attività produttive e qualità urbana. La disponibilità di capitali, da sola, non garantisce infatti il successo della rigenerazione: è la capacità di trasformare gli investimenti in valore economico e sociale duraturo a determinare la competitività di una città. In questa prospettiva, il recupero delle Torri dell’Eur assume un significato che supera il valore dell’investimento. È il segnale di una Roma che cerca di uscire da una logica di conservazione passiva del proprio patrimonio per adottare un modello di valorizzazione più vicino a quello delle grandi metropoli europee, dove la rigenerazione degli immobili esistenti costituisce una componente strategica delle politiche urbane e dei mercati finanziari. La sfida, adesso, sarà trasformare interventi di questa portata in un processo strutturale, capace di coinvolgere altri quartieri e attrarre nuovi investimenti, conciliando redditività immobiliare, sostenibilità ambientale e interesse pubblico. Perché il rilancio delle Torri dell’Eur non rappresenti soltanto il recupero di un edificio simbolico, ma una tappa della trasformazione di Roma in una capitale europea più moderna, competitiva e attrattiva.






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