BusForFun Business progetta e gestisce navette aziendali per il tragitto casa-lavoro: l’algoritmo dimensiona il mezzo sulle prenotazioni e i posti vengono condivisi tra imprese. Secondo i dati dell’azienda, i bus viaggiano pieni all’84% e il saving di CO2 sull’auto è del 55,8%
BusForFun Business si occupa di mobilità integrata: attraverso questo servizio di consulenza, si sviluppano soluzioni di commuting e di mobilità condivisa per aziende, organizzazioni e università, occupandosi direttamente dell’intero ciclo che va dalla progettazione alla gestione tecnologica e operativa dei servizi.
L’approccio, spiegano dall’azienda, è quello di realizzare un modello di progetto comune, in cui più aziende dello stesso territorio possono condividere un servizio di mobilità, coinvolgendo anche associazioni, enti e amministrazioni locali.
Un esempio concreto è rappresentato da Percorsi Comuni, progetto nato nel territorio veneziano che coinvolge più imprese e il Comune di Marcon, con l’obiettivo di trasformare un’esigenza di mobilità dei lavoratori in un’opportunità condivisa per il territorio.
Opportunità che guardi anche all’ottimizzazione degli spostamenti: infatti, gli autobus di BusForFun Business viaggiano in media pieni all’84%. Il dato, fornito dall’azienda, riguarda dieci linee di navette osservate da gennaio a settembre 2024. È la cifra attorno a cui ruota l’intero modello: portare i dipendenti al lavoro con mezzi dimensionati sulle persone che li usano davvero.
Un riempimento simile dipende dalla prenotazione del posto su una piattaforma dedicata. L’azienda sa in anticipo quanti dipendenti viaggeranno e può modulare numero e capienza dei veicoli.
Pendolarismo aziendale: auto private, obblighi di pianificazione e rendicontazione
Secondo l’Istituto nazionale di statistica, nel 2019 circa 33 milioni di persone si muovevano ogni giorno per raggiungere il luogo di lavoro o di studio. Nel 2024 l’Italia ha registrato 701 auto ogni 1.000 abitanti, contro una media dell’Unione europea di 578, stando ai dati Eurostat.
Nel rapporto sugli spostamenti quotidiani pubblicato nel 2018, l’Istat indicava inoltre che solo il 7,4% di chi si sposta condivide l’auto con colleghi di lavoro o di studio. Per le imprese più strutturate la pianificazione di questi spostamenti è un obbligo.
L’articolo 229 del decreto-legge 34/2020 e il decreto interministeriale 179/2021 impongono la nomina del mobility manager e l’adozione del Piano degli spostamenti casa-lavoro (Pscl) alle aziende con più di 100 dipendenti in una singola unità locale.
La soglia vale per le sedi situate in un capoluogo di regione, in una città metropolitana, in un capoluogo di provincia o in un comune con oltre 50.000 abitanti. Sul fronte della rendicontazione il quadro si è ristretto.
Con l’accordo sul pacchetto Omnibus I tra Consiglio e Parlamento europeo, la direttiva sulla rendicontazione di sostenibilità (Corporate Sustainability Reporting Directive, Csrd) riguarda le imprese con oltre 1.000 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato netto. La platea iniziale, stimata in circa 50.000 aziende, si è ridotta in modo sostanziale.
Come funziona il servizio: consulenza, tecnologia e operatività con un unico interlocutore
BusForFun è nata nel 2015 come servizio di viaggi condivisi verso eventi. La divisione business esiste dal 2020 ed è una delle sei che compongono il gruppo, insieme a FlexyMob (piattaforma che aggrega servizi di mobilità), Currant (logistica degli eventi), WeTheFun (pacchetti sportivi) e Busrapido (noleggio con conducente).
Il metodo parte da una survey anonima tra i dipendenti, che raccoglie domicili e orari di lavoro. Un algoritmo proprietario elabora durata delle corse, lunghezza delle linee e raggio di aggregazione e ne ricava il piano di mobilità, che può confluire nel Pscl. Dove serve, il servizio include un temporary mobility manager.
Le corse sono operate da vettori partner. L’azienda committente segue prenotazioni e servizio in tempo reale dal backend della piattaforma, mentre i dipendenti prenotano online in più lingue e hanno un customer care.
Il catalogo comprende navette, parcheggio aziendale, integrazione con il trasporto pubblico locale (Tpl), taxi, carpooling, noleggio con conducente, micromobilità e tracciamento Gps dei mezzi.
Alla base c’è il modello a cluster. In uno schema illustrato dall’azienda, la società capofila occupa il 50% dei posti, un’azienda vicina il 25%, altre due il 15% e il 10%. Dividere il mezzo abbassa il costo per ciascuna e consente di remunerare i sedili non usati dalla capofila. I costi possono restare in capo all’azienda, essere divisi con il dipendente o essere pagati dal dipendente con i crediti welfare.
Benefici per le aziende: costi, welfare e dati per la rendicontazione
BusForFun cita un progetto reale di revisione di un Pscl esistente. La riduzione delle dimensioni del veicolo ha tagliato 5mila euro al mese, mentre raggruppamento delle tratte e ottimizzazione del percorso ne hanno tolti altri 10mila.
La condivisione del mezzo ha generato 25mila euro di ricavi sui sedili e l’estensione della copertura ha portato a un +30% di utenza. La rimozione di corse poco usate ha ridotto i tempi di 15 minuti. Sulle linee analizzate, la durata media dello spostamento casa-lavoro è di 21 minuti, su 190 giorni lavorativi del 2024.
Ci sono poi i vantaggi meno legati ai costi. Per sedi difficili da raggiungere con mezzi pubblici o privati, BusForFun segnala la difficoltà ad assumere in assenza di servizi di mobilità, un problema che le navette dovrebbero attenuare.
L’azienda indica anche una riduzione dei rischi legati alla guida, in particolare per chi si sposta in orari serali o in gravidanza. Sostiene inoltre che il servizio contribuisce al punteggio del modello Ot23 dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail), che prevede una riduzione del premio a fronte di interventi di prevenzione.
C’è infine il capitolo dei dati. Il report di sostenibilità calcola il risparmio di CO2 come differenza tra le emissioni stimate con mezzi privati e quelle del trasporto condiviso.
Per l’auto usa un fattore medio di riempimento di 1,4 persone e 0,17 kg di CO2 equivalente per chilometro, per l’autobus 0,53 kg per chilometro. La metodologia è stata validata da Bureau Veritas Italia secondo la norma Iso 14064-1:2018 e il Ghg Protocol Corporate Standard e il risultato può essere inserito nella rendicontazione non finanziaria dell’azienda.
I numeri dei progetti: dalle telecomunicazioni all’università
Sull’insieme dei progetti, BusForFun dichiara 253.847 persone trasportate e 181.513 auto eliminate dalla strada. Il confronto riguarda 2,9 milioni di chilometri che sarebbero stati percorsi in auto, con un risparmio di 276.506 kg di CO2: il 55,8% delle emissioni stimate nello scenario con auto private.
Il caso più ampio è quello di una multinazionale delle telecomunicazioni, con navette per 11 sedi italiane attive dal 2022 e 116.939 passeggeri. Una multinazionale elvetica conta 45.065 passeggeri su una tratta transfrontaliera Italia-Svizzera che combina treno e navetta dedicata (da settembre 2022) e altri 19.224 sul servizio casa-lavoro avviato nel maggio 2024. Seguono Unicampania (15.172 passeggeri) e FiberCop (8.829 da luglio 2024).
Il limite sta nel metodo. A essere validata è la metodologia di calcolo, non i risultati dei singoli progetti e il saving poggia su fattori medi e su un’ipotesi: che i dipendenti sarebbero andati al lavoro in auto, una per tragitto, con 1,4 occupanti.
Con la Csrd ristretta alle imprese sopra i 1.000 dipendenti, le richieste di dati sulle emissioni da pendolarismo arriveranno soprattutto lungo le filiere delle grandi aziende, oltre che dal Pscl, che resta obbligatorio sopra i 100 dipendenti.
Il passo successivo, per chi offre questi servizi, è sostituire le stime con misure su base reale: tracking Gps e dati di prenotazione, già raccolti dalla piattaforma, ne sono la base.
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