#Finsubito news dalla rete – «A rischio 9 infrastrutture su 10 in Liguria». Arriva l’IA che prevede i disastri


Un’Italia in cui i treni si fermano per le alluvioni, interi quartieri rimangono senza corrente per una frana e le strade diventano impraticabili dopo una pioggia violenta. Non è lo scenario di un film catastrofico, ma uno dei possibili futuri del nostro Paese da qui al 2050. A raccontarlo sono i dati della nuova ricerca “Adattiva – Scenari di rischio climatico e resilienza infrastrutturale”, presentata ieri, martedì 13 ottobre, alla Camera dei deputati in occasione della Giornata internazionale per la riduzione del rischio di disastri naturali. A realizzarla è Eoliann, startup italiana specializzata nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale per prevedere gli effetti degli eventi climatici estremi sulle infrastrutture. E i numeri restituiscono un quadro preoccupante: in 80 delle 108 combinazioni tra infrastrutture e pericoli climatici analizzate, l’esposizione ai livelli di rischio più elevati è destinata ad aumentare entro il 2050.

A preoccupare sono soprattutto alluvioni, frane, incendi e fenomeni meteorologici estremi. In Liguria, la regione più esposta alla sovrapposizione di diversi pericoli, quasi nove infrastrutture analizzate su dieci, l’89,3%, potrebbero trovarsi in aree soggette ad almeno due rischi climatici elevati. Ma il problema riguarda l’intero territorio nazionale: secondo le simulazioni, le alluvioni rappresenterebbero il 48% dei danni fisici annui attesi alle ferrovie, il 46,8% di quelli alle autostrade e addirittura il 73% di quelli agli aeroporti. Non si tratta di danni già verificati, ma di proiezioni elaborate sulla base di uno scenario climatico intermedio.

Il ceo di Eoliann
A spiegare al Messaggero come la tecnologia possa aiutare a cambiare questo futuro è Roberto Carnicelli, ceo e cofondatore di Eoliann, la società nata a Torino nel 2022 dall’iniziativa di quattro giovani professionisti e riconosciuta nel 2025 come startup dell’anno, con un premio ricevuto alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Abbiamo fondato Eoliann con l’obiettivo di sviluppare modelli predittivi per gli eventi climatici estremi», racconta Carnicelli. «Ci siamo resi conto che, nonostante l’evoluzione tecnologica, per prevedere questi fenomeni venivano ancora utilizzate metodologie sviluppate decenni fa.

E abbiamo pensato che l’intelligenza artificiale potesse offrire strumenti molto più avanzati».

Da questa intuizione è nata Airis, la piattaforma che utilizza immagini satellitari, dati geospaziali e algoritmi di machine learning per stimare la probabilità che un evento climatico colpisca una determinata infrastruttura e i danni che potrebbe provocare. «Ci colleghiamo a tre costellazioni satellitari e raccogliamo informazioni sul territorio: dall’umidità alla vegetazione, dalla pendenza del terreno alla distanza dai bacini idrici. I nostri algoritmi analizzano queste condizioni per capire che cosa potrebbe accadere in un determinato punto», spiega Carnicelli.

La precisione geografica è uno degli elementi centrali della tecnologia. «Abbiamo suddiviso il continente europeo in piccoli quadrati, ciascuno di dimensioni fino a 30 metri per 30. Per ogni area possiamo stimare la probabilità di un’alluvione, l’intensità dell’evento, per esempio quanti metri d’acqua potrebbero raggiungere quel punto, e il danno che potrebbe subire un’infrastruttura». Il risultato è uno strumento pensato non soltanto per individuare le zone più esposte, ma soprattutto per aiutare le aziende a decidere dove intervenire prima che si verifichi un’emergenza.

Chi utilizza la tecnologia
L’obiettivo, chiarisce Carnicelli, non è sostituirsi alla Protezione civile o ai sistemi di allerta meteorologica, ma fornire informazioni a chi deve proteggere infrastrutture strategiche come ferrovie, strade, elettrodotti e reti di telecomunicazione.  Il settore ferroviario rappresenta un altro ambito di applicazione. «Quando abbiamo fondato l’azienda, nel 2022, questa attenzione era ancora poco diffusa. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un cambiamento importante. C’è chi è più avanti e chi è ancora indietro, ma la consapevolezza sta crescendo».

Una tecnologia che, secondo Carnicelli, permette anche di ridurre le risorse necessarie alle simulazioni. «Spesso si pensa all’intelligenza artificiale soltanto come a quella generativa, ma noi utilizziamo modelli predittivi. Per un cliente abbiamo dovuto realizzare simulazioni fisiche su due impianti, in aree di pochi chilometri. Il costo computazionale è stato paragonabile a quello necessario per applicare il nostro modello all’intero continente europeo». Un esempio che, sottolinea, dimostra come l’IA predittiva possa rendere le analisi più accessibili e meno dispendiose dal punto di vista energetico.

La mappa dei rischi: dalla Liguria al Lazio
La ricerca presentata alla Camera prende in esame oltre 158mila elementi infrastrutturali, suddivisi in 18 categorie e analizzati rispetto a sei pericoli: alluvioni, frane, piogge estreme, raffiche di vento, incendi e siccità. I risultati sono stati elaborati confrontando il 2026 con il 2050. La Liguria emerge come uno dei territori più vulnerabili alla sovrapposizione dei rischi, ma le mappe mostrano cambiamenti significativi anche altrove. Per le alluvioni, otto regioni salgono di classe di pericolosità e nessuna scende: Lombardia e Friuli-Venezia Giulia raggiungono il livello massimo, dove si trovano già Emilia-Romagna e Veneto. Per le piogge estreme sono dodici le regioni che peggiorano. La Calabria passa dalla classe 6 alla 9, mentre il Piemonte raggiunge il livello 10.

Anche il Lazio è tra le regioni destinate a registrare un aumento dei rischi. Secondo le proiezioni, la regione guadagna due classi di pericolosità per le raffiche di vento e altre due per gli incendi. Un dato particolarmente rilevante per un territorio attraversato da grandi arterie stradali, collegamenti ferroviari e reti energetiche. Ancora più marcato è lo scenario della siccità: nella simulazione di eventi estremi al 2050, tutte le regioni italiane raggiungono la classe massima della scala utilizzata dalla ricerca. Un risultato che non significa che ogni territorio sarà colpito allo stesso modo, ma che segnala un aggravamento generalizzato delle condizioni considerate dal modello.

Il laboratorio permanente dal 2027
Proprio per mettere in comunicazione chi sviluppa queste tecnologie e chi deve utilizzarle, Eoliann ha organizzato oggi alla Camera la prima edizione di “Adattiva”, un confronto promosso dal deputato Luca Squeri, con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e dell’Associazione Infrastrutture Sostenibili, e il supporto tecnico-scientifico del World Energy Council Italia. Ai lavori hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni e delle principali realtà infrastrutturali, tra cui Laura D’Aprile del ministero dell’Ambiente, Edoardo Antonio De Luca di Enel, Angelo Gemelli di Anas, David Fabi della Protezione civile e Ilaria Pratesi di Cellnex Telecom. Le conclusioni sono state affidate a Francesco Corvaro, inviato speciale per il cambiamento climatico del MASE e del ministero degli Esteri.

L’iniziativa nasce anche dalla necessità di confrontarsi con il nuovo quadro europeo sulla resilienza delle infrastrutture critiche, che richiede ai soggetti interessati una maggiore capacità di valutare i rischi e pianificare gli interventi. «È un tema molto complesso e non esiste ancora uno standard unico. Abbiamo voluto mettere intorno allo stesso tavolo chi gestisce le strade, le ferrovie, le reti elettriche e le altre infrastrutture, perché le soluzioni sperimentate in un settore possono essere utili anche agli altri», spiega Carnicelli. L’appuntamento non resterà isolato. «Dal 2027 vogliamo trasformarlo in un laboratorio permanente, con incontri periodici tra gli operatori per confrontarsi sulle tecnologie disponibili, sui progetti già realizzati e sulle strategie da adottare».


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