Il commercio globale non si sta fermando. Sta cambiando geografia. Nonostante tensioni geopolitiche, nuove barriere commerciali e l’aumento dei dazi statunitensi, gli scambi internazionali hanno mostrato una capacità di tenuta superiore alle attese. Il DHL Globalization Tracker, pubblicato da DHL con la Stern School of Business dell’Università di New York sulla base di oltre 30 milioni di dati, analizza i flussi internazionali di commercio, capitali, informazioni e persone offrendo una delle analisi più complete sulla globalizzazione oggi disponibili e mostra come, nel 2025, la globalizzazione abbia raggiunto il livello record del 25,8%. Le merci hanno infatti percorso in media distanze più lunghe che in qualsiasi altro anno rilevato. Un segnale di come le catene del valore, più che accorciarsi, stiano ridisegnando le proprie connessioni.
Per l’Italia, fortemente integrata nei mercati internazionali, questo cambiamento apre una questione strategica. Il 2025 si è chiuso con un avanzo commerciale di 50,7 miliardi di euro e una crescita dell’export del 3,3%, interamente determinata dagli scambi con i Paesi extra-Ue. Anche i primi sette mesi del 2026 hanno confermato la tendenza, con esportazioni in aumento del 4,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e, a luglio, una crescita verso i mercati extra-Ue (+6,6%) più che doppia rispetto a quella registrata nell’area comunitaria (+2,7%).
La questione, però, non è soltanto ridurre la dipendenza dai mercati tradizionali. Germania, Stati Uniti e Francia continuano a rappresentare destinazioni decisive per il made in Italy e nel 2025 hanno assorbito insieme quasi un terzo delle esportazioni italiane. Ma mentre queste relazioni restano centrali, altre aree del mondo stanno aumentando il proprio peso e aprendo spazi nuovi per le imprese capaci di individuarli prima che diventino mercati maturi.
È qui che la capacità di leggere i flussi globali diventa una leva competitiva. Per un operatore come DHL Express, che collega oltre 220 Paesi e territori, l’osservazione quotidiana delle merci che attraversano confini e continenti offre un punto di vista privilegiato sui cambiamenti in atto. La sfida è trasformare questa conoscenza in uno strumento per le imprese: non aspettare che una criticità renda necessario cercare alternative, ma comprendere in anticipo dove si stanno formando nuove direttrici di domanda, nuove filiere e nuove opportunità. È la logica alla base di LET’S GO TRADE! – Il mondo cambia rotta, il commercio disegna nuove mappe, il progetto con cui DHL Express Italy, con il sostegno di Confindustria e il Patrocinio di Assolombarda, vuole accompagnare le aziende nella lettura del nuovo scenario internazionale.
Le nuove mappe non indicano, tuttavia, un’unica direzione. I dati di ExPAnD, la piattaforma di analisi dell’export sviluppata da Confindustria il partnership con Il Sole 24 Ore, mostrano quanto diverse siano le opportunità che si aprono nei mercati su cui si sta spostando l’attenzione delle imprese italiane.
L’India, per esempio, è già una destinazione da 5,5 miliardi di euro per l’export italiano, ma la sua enorme scala demografica non deve essere confusa con un altrettanto vasto mercato per i prodotti importati. Le opportunità più solide emergono nei segmenti industriali e B2B, a partire dalla meccanica strumentale, che da sola vale oltre 2,1 miliardi di euro di esportazioni italiane. È un mercato ancora largamente contendibile, nel quale però specializzazione, presenza commerciale e capacità di costruire relazioni nel tempo contano più della semplice forza del made in Italy.
Nel Golfo, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti raccontano una traiettoria diversa. L’export italiano vale già rispettivamente circa 6 e 9,3 miliardi di euro e incontra una domanda particolarmente coerente con l’offerta del nostro sistema produttivo. Meccanica, chimica, beni di investimento, ma anche food, moda e prodotti a maggiore contenuto aspirazionale trovano spazi significativi, a condizione di presidiare il mercato con continuità e selezionare attentamente segmenti e canali. Negli Emirati, in particolare, la similarità tra la domanda locale e l’offerta italiana supera il 95%, secondo ExPAnD: un dato che restituisce la profondità delle opportunità, ma anche la necessità di competere su qualità, specializzazione e servizio piuttosto che sul prezzo.
Anche l’America Latina presenta spazi importanti, ma non omogenei. Il Brasile assorbe già 5,6 miliardi di euro di prodotti italiani e offre soprattutto opportunità nelle filiere industriali: meccanica strumentale, chimica, componentistica e beni d’investimento. L’Argentina presenta una scala inferiore e un quadro più selettivo, ma conserva spazi per aziende capaci di offrire tecnologia, soluzioni specialistiche e assistenza nel tempo. In entrambi i casi, la dimensione del Paese da sola non basta a definire il potenziale: occorre entrare nel dettaglio della domanda effettivamente accessibile e dei settori nei quali l’Italia dispone di un vantaggio competitivo.
Lo stesso vale per la Turchia, porta tra Europa e Asia e mercato nel quale l’Italia esporta già 13,5 miliardi di euro, con una presenza particolarmente forte nella meccanica strumentale e in diverse filiere manifatturiere. E vale per la Cina, che resta uno dei mercati potenzialmente più importanti al mondo per le imprese italiane, ma richiede sempre più selezione: tecnologia distintiva, marchi forti, specializzazione e capacità di presidiare direttamente segmenti nei quali il premium price italiano trovi una reale giustificazione.
Il filo comune non è quindi la ricerca di un nuovo mercato destinato a sostituirne uno vecchio. È la costruzione di un portafoglio geografico più ampio, capace di intercettare aree che crescono con velocità, specializzazioni e modelli di domanda differenti. Una lettura che trova riscontro anche nel Rapporto Export 2026 di SACE, che individua 16 Paesi strategici – dalla Cina all’India, dagli Emirati Arabi Uniti al Messico, dal Vietnam al Marocco – sui quali puntare anche per sostenere l’obiettivo di portare l’export italiano verso quota 700 miliardi di euro.
Anticipare queste trasformazioni significa però disporre di dati, competenze e connessioni che soprattutto le Pmi difficilmente possono costruire da sole. È a questo bisogno che risponde LET’S GO TRADE!, concepito non come un singolo evento ma come una piattaforma di crescita per le aziende italiane: eventi sul territorio, workshop, webinar, contenuti, dati di mercato e occasioni di networking attraverso cui mettere in comune conoscenza, competenze e relazioni.
L’esperienza immersiva che si è svolta l’8 e 9 ottobre 2026 a Milano, negli spazi di Areapergolesi Events, ha portato questa impostazione dentro un racconto che combina dati, testimonianze, approfondimenti sui mercati ad alto potenziale e stimoli multisensoriali. Un modo per rendere tangibile una trasformazione che spesso viene percepita soltanto quando i suoi effetti sono già evidenti: nuove rotte commerciali, filiere che si ricompongono, Paesi che acquistano centralità e opportunità che si aprono mentre altre diventano più complesse.
Per le imprese italiane, quindi, diversificare significa qualcosa di più che distribuire il rischio. Significa costruire oggi le relazioni che potranno sostenere la crescita di domani. Ed è su questo terreno che DHL Express vuole ampliare il proprio ruolo: non soltanto operatore del trasporto internazionale, ma partner capace di mettere a disposizione la propria rete globale, la conoscenza dei mercati e l’osservazione dei flussi per aiutare le aziende a leggere il cambiamento prima che diventi evidente.
Perché in un mondo nel quale le mappe del commercio vengono continuamente ridisegnate, il vantaggio non consiste soltanto nel sapersi adattare a una nuova rotta. Consiste nel riuscire a individuarla prima degli altri.
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