Negli Stati Uniti, la Federal Reserve appare orientata a non intervenire già a ottobre: le aspettative di rialzo si sono fortemente ridotte dopo dati sul lavoro più deboli, anche se diversi funzionari continuano a considerare necessari ulteriori aumenti nei prossimi mesi. L’economia rimane però sostenuta dai consumi, cresciuti del 6,1% annuo ad agosto, e dall’espansione dei servizi. Il quadro delle famiglie è più fragile: inflazione al 3,4%, risparmio al 4,1%, debito elevato e fiducia dei consumatori vicina ai minimi storici. Anche il deficit commerciale è tornato a crescere, raggiungendo circa 106 miliardi di dollari, spinto da petrolio, oro e soprattutto semiconduttori legati al boom dei data center.
In Europa, il quadro resta più complesso. L’inflazione dell’Eurozona è salita al 3,8%, mentre l’economia rallenta e aumenta il rischio di stagflazione. La maggiore fonte di tensione resta la Francia: debito al 119% del PIL, deficit intorno al 5,4%, rendimenti decennali vicini al 5% e spread con la Germania fino a 152 punti base. Parallelamente, le scorte europee di gas sono ferme al 72,4%, minimo stagionale dal 2011, con il rischio di dover ridurre i consumi fino al 7% durante l’inverno. La BCE mantiene quindi una linea prudente: energia e rendimenti elevati stanno già comprimendo la domanda, mentre per ora non emergono forti pressioni salariali.
Nel resto del mondo, le esportazioni petrolifere del Golfo sono tornate intorno ai livelli prebellici, ma la Banca Mondiale prevede comunque una contrazione media del 4,3% delle economie dell’area. In Canada il surplus commerciale migliora ma il mercato del lavoro si indebolisce, mentre l’India ha alzato il tasso repo al 5,50% per contrastare inflazione, petrolio caro e debolezza della rupia.
INDICATORI MACROECONOMICI
Inflazione:
Italia: +4,1%, dal precedente +3,2% ⬆
Eurozona: +3,8%, dal precedente +3,2% ⬆
Inghilterra: +3,1%, dal precedente +2,9% ⬆
Stati Uniti: +3,4%, invariata
Disoccupazione:
Italia: 6,2%, dal precedente 6,0% ⬆
Eurozona: 6,4%, invariata
Inghilterra: 4,9%, invariata
Stati Uniti: 4,2%, dal precedente 4,1% ⬆
Tassi d’interesse:
Eurozona: 2,50%
Stati Uniti: 3,75%-4,00%
Inghilterra: 3,75%
PIL:
Italia, Q2 2026: +0,2%
Eurozona, Q2 2026: +0,6%
Inghilterra, Q2 2026: +0,5%
Stati Uniti, Q2 2026: +2,2%
MERCATI FINANZIARI
EUR/USD: 1,1201, –0,51% questa settimana, –4,53% da inizio anno
DXY: 102,21, +0,27% questa settimana, +4,00% da inizio anno
S&P500: 7.811,54, +1,15% questa settimana, +14,11% da inizio anno
NASDAQ: 27.366,17, +0,64% questa settimana, +17,74% da inizio anno
FTSE MIB: 49.746,31, –1,46% questa settimana, +10,68% da inizio anno
STOXX 600: 631,95, +0,10% questa settimana, +6,71% da inizio anno
DAX: 25.087,27, –0,57% questa settimana, +2,44% da inizio anno
CAC 40: 7.803,33, –1,19% questa settimana, –4,25% da inizio anno
IBEX 35: 19.033,10, –0,27% questa settimana, +9,97% da inizio anno
US10Y: 5,243%, –3,4 bps questa settimana, +107,6 bps da inizio anno
US02Y: 4,789%, –3,4 bps questa settimana, +131,6 bps da inizio anno
US10Y – US02Y: 0,454%, 0,0 bps questa settimana, –24,0 bps da inizio anno
IT10Y: 4,588%, –2,3 bps questa settimana, +103,8 bps da inizio anno
Spread BTP–Bund: 108,0 bps, –7,1 bps questa settimana, +38,0 bps da inizio anno
VIX: 14,84, –3,07% questa settimana, –0,74% da inizio anno
BTC/USD: $82.414,00, –2,11% questa settimana, –5,82% da inizio anno
STATI UNITI
Fed, prudenza a ottobre ma nuovi rialzi restano probabili
La Federal Reserve appare orientata a non intervenire già a ottobre, con la probabilità di un rialzo scesa dal 70% a circa il 25% e poi ulteriormente dopo i deboli dati sul lavoro. Tuttavia, funzionari come Alberto Musalem ritengono che i tassi possano salire ancora nei prossimi 6-9 mesi per riportare l’inflazione al 2%. Sullo sfondo resta anche il caso Lisa Cook, che riaccende il dibattito sull’indipendenza della Fed e sui limiti dell’intervento presidenziale.
Lo shock petrolifero potrebbe sostenere la crescita
L’aumento del petrolio non sta necessariamente indebolendo l’economia americana come in passato. Grazie alla rivoluzione dello shale, gli USA sono oggi esportatori netti di petrolio per oltre 3 milioni di barili al giorno, rispetto a importazioni nette di 12 milioni prima del 2010. Prezzi più alti aumentano quindi profitti, redditi e valore delle esportazioni energetiche, compensando parte del danno ai consumatori. Questo aiuta a spiegare perché crescita e mercati restino resilienti nonostante energia cara e tassi più elevati.
Trump rinvia la tassa sul diesel per attenuare il caro carburante
Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che rinvia il pagamento della tassa federale sul diesel agricolo usato su strada tra il 5 ottobre e il 31 dicembre. La misura può valere circa 60 dollari di risparmio per un pieno da 250 galloni, mentre il diesel resta vicino ai massimi, a 6,32 dollari al gallone, oltre il 70% sopra un anno fa. Il provvedimento non elimina però la tassa: senza ulteriori interventi, l’importo resterà dovuto dopo fine anno.
Deficit commerciale ai massimi da oltre un anno
Il deficit commerciale statunitense è aumentato del 14% ad agosto, raggiungendo circa 106 miliardi di dollari, il livello più alto da marzo 2025. A spingere il disavanzo sono soprattutto maggiori importazioni di petrolio, oro e semiconduttori, con il boom dei data center che continua ad alimentare la domanda di elettronica. Nonostante ciò, nei primi otto mesi dell’anno il deficit complessivo resta circa 20% più basso rispetto allo stesso periodo del 2025.
La ricchezza cresce ma aumentano le disuguaglianze
La ricchezza mediana delle famiglie americane è aumentata solo del 2% tra 2022 e 2025, raggiungendo circa 216.000 dollari reali. I guadagni si concentrano però tra famiglie più ricche e anziane: il patrimonio degli over 75 è salito del 37%, mentre quello degli under 35 è sceso del 23%. Peggiora anche la situazione finanziaria: la quota di famiglie in ritardo sui pagamenti è salita dal 12% al 20%.
Consumi solidi ma famiglie sempre più sotto pressione
L’economia statunitense continua a beneficiare di consumi resilienti, con la spesa delle famiglie cresciuta del 6,1% annuo ad agosto e del 2,6% in termini reali. Tuttavia, il quadro resta fragile: l’inflazione è al 3,4%, mentre i prezzi sono aumentati di quasi il 29% dal 2020, erodendo il potere d’acquisto. Il tasso di risparmio è sceso al 4,1% e il debito delle famiglie resta elevato. Anche i servizi continuano a espandersi, con l’ISM a 54,9, ma le pressioni sui prezzi sono tornate forti. Parallelamente, la fiducia dei consumatori è crollata a 46,3, vicino ai minimi storici, riflettendo caro vita, mutui elevati e aspettative d’inflazione in aumento.
I dazi sul lavoro forzato spingono nuovi controlli globali
L’amministrazione Trump ha rilanciato parte dei dazi globali utilizzando le norme contro il lavoro forzato, dopo che la Corte Suprema aveva bocciato il precedente impianto tariffario. La nuova strategia è contestata in tribunale, ma sta già producendo effetti internazionali: Canada, Colombia, India e altri paesi hanno rafforzato controlli e normative sulle catene di fornitura. Per le imprese aumenta quindi la necessità di conoscere l’origine dei prodotti e verificare i fornitori, indipendentemente dall’esito della controversia giudiziaria americana.
EUROPA
Euro ai minimi da 17 mesi tra energia cara e tensioni fiscali
L’euro è sceso fino a 1,116 dollari, minimo da maggio 2025, dopo quattro settimane consecutive di ribassi. A pesare sono soprattutto crisi energetica, inflazione al 3,8% e tensioni sul debito francese, con lo spread Francia-Germania salito oltre 140 punti base. L’incertezza politica in Spagna e i segnali di contagio verso Italia, Belgio e Grecia hanno aggravato il quadro. La BCE si trova così divisa tra la necessità di contenere l’inflazione e quella di evitare ulteriore stress sui mercati obbligazionari. Gli investitori hanno ridotto le attese sui rialzi e aumentato le posizioni ribassiste sull’euro, che potrebbe avvicinarsi a 1,10 dollari se le tensioni dovessero intensificarsi.
Eurozona, cresce il rischio di stagflazione più che di recessione
L’Eurozona sta rallentando nettamente, ma i mercati obbligazionari non stanno ancora prezzando una vera recessione. I rendimenti tedeschi restano elevati e incorporano ulteriori rialzi BCE, mentre l’inflazione al 3,8% continua a essere sostenuta dall’energia. La maggiore pressione riguarda la Francia, con rendimenti decennali al 4,88% e spread sulla Germania vicino a 140 punti base, mentre aumentano anche quelli di Italia e Spagna. Il quadro assomiglia quindi più a una stagflazione, con crescita debole, inflazione alta e margini di manovra ridotti per la BCE.
Europa, scorte di gas ai minimi e possibile taglio dei consumi
L’UE potrebbe dover ridurre i consumi di gas del 7% questo inverno, con gli stoccaggi al 72,4%, il livello più basso per questo periodo dal 2011. La guerra con l’Iran mantiene elevati i prezzi, mentre dal gennaio 2027 entrerà in vigore il divieto completo sull’LNG russo. Compensare il deficit con maggiori importazioni costerebbe circa 3 miliardi di euro. Un inverno rigido potrebbe inoltre generare una carenza fino al 15%, aumentando i rischi energetici e finanziari per l’Europa.
UE, aumentano errori di spesa e rischi legati al debito
La Corte dei conti europea stima che il 3,8% della spesa UE nel 2025 abbia violato le regole di finanziamento, oltre la soglia del 2%. Intanto il debito dell’Unione è salito a 738,9 miliardi di euro e potrebbe raggiungere 1.000 miliardi entro il 2027, soprattutto per NextGenerationEU. Gli auditor avvertono inoltre che il futuro bilancio 2028-2034 rischia di replicare alcune debolezze del Recovery Fund, mentre aumentano costi degli interessi e pressioni sui bilanci nazionali.
Europa, salari reali in calo tranne che in Germania
Secondo l’OCSE, tra inizio 2026 e 2027 i salari reali dovrebbero diminuire in Italia, Spagna, Francia e Regno Unito, penalizzati da inflazione ed energia cara. L’Italia registrerebbe il calo più forte, fino a -1,9%, mentre la Spagna resterebbe sotto i livelli iniziali anche a fine 2027. La Germania rappresenta l’eccezione: salari reali attesi in crescita fino al +1,7%, sostenuti da mercato del lavoro più teso, contrattazione collettiva e aumento del salario minimo.
UE-Cina, prima intesa per riequilibrare i rapporti commerciali
Dopo settimane di tensioni, UE e Cina hanno raggiunto una prima intesa per ridurre di oltre la metà le esportazioni cinesi di veicoli ibridi e plug-in hybrid verso l’Europa. Sono stati registrati progressi anche su controlli all’export, accesso al mercato cinese e sussidi. Parallelamente, Francia e Germania spingono per strumenti UE più rapidi contro le distorsioni commerciali e per ridurre le dipendenze strategiche. Bruxelles considera l’accordo un primo passo verso il riequilibrio di una relazione segnata da un deficit europeo di circa 1 miliardo di euro al giorno.
BCE, prudenza sui rialzi grazie a domanda e salari più deboli
Philip Lane invita alla cautela sui prossimi rialzi della BCE. Il nuovo shock energetico sta già frenando la domanda attraverso rendimenti più elevati, minori consumi e maggiori costi per i settori energivori, riducendo parte della necessità di ulteriore stretta monetaria. Allo stesso tempo, nell’Eurozona non emergono ancora forti pressioni salariali: gli aumenti richiesti sembrano soprattutto compensare la perdita di potere d’acquisto. Per la BCE sarà quindi decisivo capire se i salari inizieranno a incorporare aspettative di inflazione persistentemente alta.
Eurozona, vendite al dettaglio in lieve ripresa
Le vendite al dettaglio dell’Eurozona sono aumentate dello 0,1% ad agosto, recuperando parzialmente dopo il -0,6% di luglio ma restando sotto le attese. A frenare sono soprattutto i carburanti, con vendite in calo dell’1,9% a causa dell’aumento del petrolio. Su base annua, le vendite restano comunque superiori dello 0,8%. I consumi dovrebbero mantenersi resilienti, sostenuti soprattutto da servizi e auto, anche se il caro energia potrebbe rallentarli nei prossimi mesi.
Francia, crisi fiscale e tensioni politiche spingono i rendimenti ai massimi
La Francia affronta crescenti pressioni fiscali, con debito al 119% del PIL, deficit intorno al 5,4% e rendimento decennale vicino al 5%, massimo dal 2002. Lo spread con la Germania ha raggiunto 152 punti base, riflettendo dubbi sulla capacità politica di approvare un risanamento credibile. Il governo propone circa 54 miliardi di aggiustamento, mentre Marine Le Pen presenta un piano da 140 miliardi di risparmi entro il 2032, contestato dall’esecutivo. Sullo sfondo, la proposta di Jean-Luc Mélenchon di cancellare 544 miliardi detenuti dalla Banque de France alimenta anche il dibattito sul rischio di un possibile “default selettivo”.
Spagna, crescita forte ma famiglie sotto pressione
La Spagna continua a crescere più dell’Eurozona, con un +2,4% atteso nel 2026, sostenuta da occupazione, turismo e immigrazione. Tuttavia, inflazione vicina al 5%, bassa produttività e crisi abitativa comprimono il tenore di vita. L’edilizia sociale resta molto limitata e gli affitti medi superano il salario mediano dei giovani. Sul fronte fiscale, il Juan de Mariana Institute stima un carico complessivo pari al 53,6% del costo del lavoro, mentre il debito pubblico ha raggiunto 1.763 miliardi di euro. Il quadro resta quindi segnato da crescita robusta ma forti pressioni su redditi, casa e finanze pubbliche.
Germania, ripresa attesa nonostante debolezza di industria ed export
L’economia tedesca mostra segnali contrastanti. Ad agosto gli ordini industriali sono crollati del 10,6% e le esportazioni dello 0,8%, penalizzate da energia cara, domanda globale debole e concorrenza cinese. Tuttavia, escludendo le grandi commesse, il calo degli ordini è stato appena dello 0,1% e fiducia e produzione stanno migliorando. Il governo ha quindi alzato la crescita prevista per il 2026 all’1,3%, sostenuta da export, investimenti legati all’AI e maggiore domanda europea, mentre i consumi interni restano deboli.
Portogallo, bilancio 2027 con avanzo e debito in calo
Il governo portoghese prevede per il 2027 una crescita del 2%, un avanzo di bilancio dello 0,1% del PIL e un calo del debito pubblico all’84,5% del PIL. Il piano include nuovi tagli all’IRPEF, riduzione dell’imposta sulle società al 18%, aumento del salario minimo a 970 euro e sostegni alla prima casa. Crescono però gli interessi sul debito, mentre aumentano le risorse per istruzione e difesa e cala leggermente il budget sanitario complessivo.
RESTO DEL MONDO
Golfo, export petrolifero recupera ma l’economia resta sotto pressione
Le esportazioni di greggio dal Golfo, escluso l’Iran, sono tornate ai livelli prebellici, intorno a 16,5 milioni di barili al giorno, grazie soprattutto alle rotte alternative che bypassano Hormuz. Tuttavia, il quadro regionale resta fragile: la Banca Mondiale prevede una contrazione media del 4,3% nel 2026, mentre aviazione, investimenti e finanze pubbliche continuano a risentire del conflitto. Restano inoltre elevate le tensioni sul gas e i rischi per l’Europa, ancora esposta alle interruzioni delle forniture qatariote.
Canada, commercio forte ma mercato del lavoro in deterioramento
L’economia canadese mostra segnali contrastanti. Ad agosto il surplus commerciale è salito a 4,2 miliardi di dollari canadesi, massimo da oltre quattro anni, grazie soprattutto all’aumento dell’8,1% delle esportazioni verso gli USAprima dei nuovi dazi. Sul fronte occupazionale, però, settembre ha registrato la perdita di 68.300 posti di lavoro, dopo -41.700 ad agosto, con disoccupazione al 6,5%. Il peggioramento del mercato del lavoro riduce così le probabilità di nuovi rialzi della Bank of Canada, nonostante i persistenti rischi inflazionistici legati all’energia.
India, RBI alza i tassi al 5,50%
La Reserve Bank of India ha aumentato il tasso repo di 25 punti base al 5,50%, primo rialzo in oltre tre anni, adottando una linea di “calibrated tightening”. A pesare sono petrolio caro, rupia debole e inflazione al 4,8%. La RBI ha anche alzato le stime di crescita al 7,1% e d’inflazione al 5,2%, mentre il mercato si attende ulteriori rialzi.
PROSPETTIVE
L’economia mondiale continua a muoversi tra energia cara, boom dell’intelligenza artificiale e debito pubblico record. Secondo il FMI, il debito globale è destinato a superare il 100% del PIL, mentre petrolio vicino ai 100 dollari e tensioni energetiche mantengono elevate le pressioni inflazionistiche. Parallelamente, l’AI sostiene investimenti e commercio: il WTO prevede una crescita degli scambi di beni del 3,9% nel 2026 e del 4,1% nel 2027, con i prodotti legati all’intelligenza artificiale responsabili di quasi metà dell’espansione recente. Restano però rischi legati a concentrazione finanziaria, sicurezza informatica e maggiore domanda energetica.
La settimana che inizia il 12 ottobre sarà dominata dall’inflazione e dalle aspettative sulle banche centrali. Negli Stati Uniti, il dato CPI di settembre sarà decisivo per la Fed: la probabilità di un rialzo il 28 ottobre è scesa al 19%, mentre un aumento di 25 punti base a dicembre è pienamente prezzato. Seguiranno prezzi alla produzione, vendite al dettaglio e produzione industriale.
In Europa arriveranno i dati finali sull’inflazione di Germania, Spagna, Francia, Italia ed Eurozona, insieme a produzione industriale e commercio. Particolare attenzione resterà sulla Francia, dove i rendimenti decennali sono ai massimi dal 2002 e il bilancio 2027 deve superare il confronto parlamentare. Nel Regno Unito sarà pubblicato il PIL di agosto.
In Asia, la Cina diffonderà dati su inflazione e commercio, mentre l’India potrebbe registrare un’inflazione al 5,4%, mantenendo aperta l’ipotesi di un nuovo rialzo RBI. Singapore e Australia offriranno ulteriori indicazioni sulla direzione della politica monetaria regionale.
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