Prato, 9 ottobre 2026 – Droga nascosta nelle celle, telefoni cellulari occultati nei muri e persino all’interno di un’asciugatrice, aggressioni, estorsioni e violenze sessuali. È un quadro allarmante quello che emerge dalle indagini della Procura di Prato sulla situazione all’interno del carcere della Dogaia, dove le attività investigative continuano a far emergere episodi di criminalità e gravi criticità nella gestione della struttura. A fare il punto è il procuratore capo Luca Tescaroli, che in un comunicato ha illustrato i risultati delle attività investigative, segnalando nuovi sequestri di dispositivi elettronici anche nei primi giorni di ottobre 2026. Tra i fatti più gravi figura la morte di un detenuto nigeriano di 32 anni, avvenuta lo scorso 5 agosto all’interno dell’istituto penitenziario.
Il delitto
L’uomo si trovava nella cella numero 171, nella settima sezione, quando sarebbe rimasto coinvolto in una violenta colluttazione con altri reclusi. La Procura procede per omicidio preterintenzionale nei confronti di tre detenuti che condividevano la stessa camera: due cittadini albanesi e un italiano. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la vittima presentava evidenti segni di percosse in diverse parti del corpo, soprattutto agli arti e all’addome. La consulenza autoptica ha individuato la causa della morte in uno shock emorragico provocato dalla rottura traumatica del fegato, riconducibile alle violenze subite. Il decesso è avvenuto alle 23.12 del 5 agosto. Prima della morte, il detenuto, che si trovava in stato di agitazione, era stato trasferito in un’altra cella, dove era stato raggiunto dal personale sanitario.
Estorsioni e aggressioni: 21 indagati
Le indagini della Procura hanno inoltre portato alla conclusione di un altro filone investigativo che coinvolge 21 persone indagate per una serie di episodi di violenza ed estorsione, avvenuti principalmente nel corso del 2025. Secondo l’accusa, alcuni detenuti sarebbero stati costretti, attraverso minacce e aggressioni fisiche, a introdurre sostanze stupefacenti all’interno del carcere dopo aver usufruito di permessi all’esterno. Due gli episodi di estorsione ricostruiti dagli investigatori, ai quali si aggiungono altre due aggressioni ai danni di persone recluse. In alcuni casi le violenze avrebbero provocato anche lesioni personali. Le indagini, condotte anche grazie alla collaborazione di diversi detenuti, hanno consentito di ricostruire i presunti canali utilizzati per far entrare la droga nell’istituto: dai pacchi postali ai colloqui con i familiari, fino al rientro dai permessi e all’occultamento di ovuli contenenti stupefacenti. Le sostanze sarebbero poi state distribuite e vendute in diverse sezioni della Dogaia.
Cellulari nascosti nei muri, nei pavimenti e in un’asciugatrice
Un altro fronte particolarmente delicato riguarda la presenza di telefoni cellulari all’interno del penitenziario. Dal mese di settembre sono stati sequestrati complessivamente 13 cellulari, rinvenuti in diverse aree dell’istituto, sia nelle sezioni di Alta Sicurezza sia in quelle di Media Sicurezza. I dispositivi erano stati nascosti nei luoghi più disparati: all’interno delle celle, in intercapedini ricavate nei pavimenti, nei muri dei bagni, nei vani delle scale e persino dentro un’asciugatrice collocata in uno spazio comune. Alcuni smartphone erano dotati di scheda telefonica, mentre altri ne erano privi. In un procedimento distinto, relativo all’indebita disponibilità di telefoni cellulari in carcere, sono già state pronunciate cinque sentenze di condanna nei confronti di altrettanti detenuti.
Hashish nascosto sotto la lingua durante un colloquio
Non meno preoccupanti gli episodi legati all’introduzione di droga attraverso i contatti con l’esterno. Lo scorso 15 settembre, durante i controlli effettuati prima di un colloquio, il personale ha scoperto 7,4 grammi di hashish nascosti sotto la lingua di un familiare di un detenuto. Altre perquisizioni, eseguite il 19 settembre, hanno portato al ritrovamento di cinque utenze cellulari nella disponibilità di un familiare di un recluso, successivamente trasferito nel carcere di Padova. Proprio nella cella occupata da quest’ultimo nel nuovo istituto sono stati trovati altri 0,3 grammi di hashish. Gli investigatori hanno inoltre sequestrato una carta di credito nella disponibilità di un altro familiare, che secondo gli accertamenti sarebbe stata utilizzata per effettuare compravendite di stupefacenti all’interno della Dogaia. Ulteriori 3,14 grammi di hashish sono stati trovati nella disponibilità di un familiare di un diverso detenuto.
Violenze sessuali in carcere, due processi in corso
Il quadro delineato dalla Procura comprende anche due gravi vicende di presunta violenza sessuale, per le quali è stato disposto il rinvio a giudizio e sono attualmente in corso i processi. Il primo episodio risale al settembre 2023. Secondo l’accusa, un detenuto brasiliano di 32 anni avrebbe costretto ripetutamente il compagno di cella, un cittadino pachistano di 33 anni, a subire atti sessuali attraverso violenze fisiche e minacce, arrivando a prospettargli di tagliargli la gola con un rasoio. Il secondo procedimento riguarda fatti risalenti al gennaio 2020. Due detenuti, di 36 e 47 anni, sono accusati di aver sottoposto un altro recluso, alla sua prima esperienza carceraria, a ripetute violenze fisiche e sessuali. La vittima sarebbe stata colpita anche con oggetti di legno e una pentola rovente, riportando gravi lesioni, tra cui la frattura di una costola e una lacerazione del canale anale, oltre a conseguenze psicologiche protrattesi per mesi. Per entrambi i procedimenti le responsabilità degli imputati dovranno essere accertate nel corso dei dibattimenti.
Sovraffollamento e sicurezza, l’allarme della Procura
Secondo la Procura, la diffusione di questi episodi criminali sarebbe favorita anche dalle criticità organizzative e strutturali dell’istituto penitenziario pratese. Attualmente alla Dogaia risultano presenti 646 detenuti, con numerose celle che ospitano quattro persone. Nel comunicato del procuratore Tescaroli vengono inoltre segnalati episodi di assenteismo del personale. Una situazione che ha spinto l’ufficio giudiziario a richiedere più volte al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria interventi per rafforzare la sicurezza e contrastare l’introduzione di droga e telefoni. Tra le misure proposte figurano l’installazione di sistemi antidrone per individuare eventuali velivoli utilizzati per introdurre materiale illecito, reti protettive nella parte superiore dell’edificio, un potenziamento del personale di vigilanza e l’adozione di sistemi capaci di schermare le comunicazioni telefoniche e internet. La Procura ha inoltre suggerito controlli sanitari, anche radiologici, sui detenuti al rientro dai permessi, per individuare eventuali ovuli contenenti sostanze stupefacenti ingeriti nel tentativo di superare i controlli. Le attività investigative proseguono con il contributo del Nucleo investigativo regionale della Polizia penitenziaria di Firenze, della Polizia penitenziaria della Dogaia, della Squadra mobile di Prato e della Polizia scientifica.
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