MILANO – Due anniversari importanti, ma soprattutto un’occasione per interrogarsi sul futuro della logistica e delle spedizioni. È questo il significato che Alessandro Pitto, presidente di Fedespedi, attribuisce alla convention internazionale di FIATA in corso a Milano, appuntamento che riunisce circa 700 delegati provenienti da oltre 100 Paesi. L’evento assume quest’anno un valore particolare perché coincide con il centenario della International Federation of Freight Forwarders Associations (FIATA), nell’anno peraltro degli 80 anni già compiuti e celebrati da Fedespedi. Una doppia ricorrenza che, secondo Pitto, non deve però tradursi soltanto in una celebrazione del passato, ma diventare il punto di partenza per costruire le strategie dei prossimi anni.
“È un’occasione certamente importante – sottolinea Pitto – e quest’anno lo è ancora di più perché celebriamo il centenario di FIATA, che abbiamo il piacere di ospitare a Milano, e gli 80 anni di Fedespedi. Sono due anniversari molto significativi, ma anche uno sprone a non fermarci alle celebrazioni e a impostare il lavoro per il nostro futuro associativo, sia a livello nazionale sia internazionale”.
La presenza di operatori e rappresentanti del settore da tutto il mondo offre inoltre all’Italia una vetrina per presentare il proprio sistema logistico e il ruolo delle imprese di spedizione all’interno delle catene globali del valore. “È un’occasione per mostrare quello che è il settore della logistica e delle spedizioni in Italia, ma anche una città come Milano e, più in generale, la nostra cultura logistica”.
Un commercio internazionale ancora resiliente
La convention si svolge in un quadro geopolitico particolarmente complesso, caratterizzato da conflitti, tensioni sulle principali rotte marittime e nuove criticità nelle catene di approvvigionamento. Nonostante questo scenario, i dati contenuti nell’ Economic Outlook presentato da Fedespedi indicano, secondo Pitto (che nel contesto dell’evento meneghino è intervenuto alla conferenza stampa dal titolo Hormuz and the New Reality of Global Trade: Resilience, Corridors and Connectivity), una sostanziale tenuta del commercio mondiale. “Il contesto è estremamente turbolento e complesso – osserva –. Tuttavia, i numeri che ci consegna il nostro Economic Outlook ci dicono che, tutto sommato, il commercio internazionale cresce. Nonostante tutte le crisi, il commercio e la logistica che lo sostiene rimangono forti e resilienti”.
Il quadro, tuttavia, resta caratterizzato da situazioni emergenziali che rischiano di trasformarsi in condizioni strutturali. Tra i segnali positivi c’è la progressiva ripresa dei transiti attraverso il Canale di Suez e il Mar Rosso, mentre persistono criticità in altre aree strategiche per il trasporto marittimo internazionale. “Sono situazioni nate come emergenziali che stanno diventando quasi consolidate e delle quali non si vede nell’immediato una soluzione – evidenzia Pitto –. Registriamo che sono ripresi i passaggi attraverso Suez e il Mar Rosso, e questo è sicuramente un dato positivo. Rimangono però aree di forte complessità”.
A preoccupare è anche la congestione che sta interessando diversi scali asiatici, in particolare in Cina e nelle Filippine. Un ulteriore elemento di pressione su catene logistiche già sottoposte a forti sollecitazioni. “Il nostro settore rimane comunque dinamico e in grado di fornire risposte a tutte queste problematiche, sperando che arrivino tempi più sereni”, aggiunge il presidente.
Infrastrutture, la sfida è farle rendere di più
Per Pitto, la resilienza della logistica passa inevitabilmente anche dalla capacità del sistema italiano di rafforzare le proprie infrastrutture. Il Paese sta vivendo una fase intensa di investimenti, sostenuta dalle risorse del PNRR e da altri programmi di intervento. “In Italia abbiamo un tema che riguarda le infrastrutture – afferma –. Abbiamo moltissimi cantieri aperti, sull’onda del PNRR ma non solo, e quindi una grande opera di infrastrutturazione che nei prossimi mesi e nei prossimi anni ci porterà ad avere un’offerta sicuramente più adeguata”.
Il problema, però, riguarda la capacità di mantenere nel tempo questo livello di investimenti. Le risorse pubbliche disponibili potrebbero infatti non consentire di proseguire indefinitamente lungo la stessa traiettoria. Da qui la necessità di sfruttare meglio le infrastrutture esistenti attraverso le tecnologie digitali. “Probabilmente nei prossimi anni non ci saranno risorse di finanza pubblica sufficienti per proseguire su questa strada. Il tema, quindi, è quello di far rendere il più possibile le nostre infrastrutture tramite la digitalizzazione”.
La tecnologia diventa così uno strumento per aumentare la capacità e l’efficienza delle infrastrutture senza dover necessariamente ricorrere alla loro continua espansione. “A parità di infrastrutture, che sappiamo essere particolarmente costose e lunghe da realizzare, la digitalizzazione ci consente di farle rendere molto di più e di valorizzare gli investimenti in ferro e cemento”.
L’intelligenza artificiale entra nei processi aziendali
In questo percorso si inserisce anche l’intelligenza artificiale, destinata secondo Pitto a incidere profondamente sui modelli organizzativi delle imprese di spedizione e logistica. Il settore ha già iniziato a sperimentarne le applicazioni, ma secondo il numero uno di Fedespedi si tratta ancora di una fase iniziale. “È un mondo che si sta aprendo davanti alle nostre imprese e non sappiamo bene dove ci porterà. La sfida è sicuramente quella di integrarla compiutamente all’interno dei processi aziendali”.
Finora, osserva Pitto, l’intelligenza artificiale è stata utilizzata soprattutto come strumento a supporto della produttività individuale dei lavoratori. Un primo passo che non rappresenta però ancora la trasformazione strutturale dei processi. “Fino ad oggi è entrata nelle nostre aziende a supportare quella che è la produttività individuale dei nostri collaboratori. Direi quindi a un livello ancora abbastanza basico, e non del tutto regolamentato e disciplinato in maniera corretta”.
La vera partita si giocherà quindi sull’integrazione dell’AI nei processi operativi e decisionali delle aziende. Non soltanto un assistente per le singole attività, ma una tecnologia capace di modificare concretamente l’organizzazione del lavoro e, potenzialmente, gli stessi modelli di business. “La vera sfida sarà integrarla nei processi e ottenere realmente un incremento di produttività – conclude Pitto – e anche un’evoluzione dei nostri stessi modelli di business”.
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