«L’Europa sta affrontando una crisi abitativa e servono risposte europee». È da questa convinzione che parte Maria Ohisalo, eurodeputata finlandese dei Verdi ed ex ministra dell’Ambiente con delega alle politiche abitative, per spiegare perché la questione della casa non possa più essere considerata una competenza esclusivamente nazionale. Secondo l’esponente verde, le cause della crisi sono ormai comuni a gran parte degli Stati membri e richiedono strumenti condivisi a livello europeo.
Tra i fattori che hanno alimentato l’emergenza abitativa, Ohisalo indica innanzitutto la diffusione degli affitti brevi. Da Rovaniemi, nel nord della Finlandia, a Lisbona, osserva, sempre più appartamenti vengono sottratti al mercato residenziale, rendendo difficile per studenti, insegnanti, infermieri e lavoratori trovare un alloggio a prezzi accessibili.
Ma il problema, sottolinea, è ancora più profondo: «La casa non è più considerata un diritto umano, ma una classe di investimento, uno strumento per generare profitti». La crescente finanziarizzazione del mercato immobiliare, alimentata anche dai grandi investitori internazionali, ha trasformato le abitazioni in un asset finanziario, contribuendo all’aumento dei prezzi in tutta Europa.
Per questo motivo, sostiene, limitarsi ad aumentare il numero delle nuove costruzioni non basta. «Molti sostengono che basti costruire, costruire, costruire. Ma non ha mai funzionato in nessuno Stato membro». Se l’offerta è affidata esclusivamente al mercato privato, spiega, i prezzi continuano a salire. La vera priorità dovrebbe essere invece aumentare il patrimonio di edilizia accessibile, gestita anche da soggetti non profit, capace di offrire abitazioni a canoni sostenibili.
È proprio questa la filosofia che ha guidato negli ultimi anni la politica abitativa finlandese. Durante il suo incarico di ministra, Ohisalo ha seguito da vicino l’applicazione del modello “Housing First”, considerato oggi uno dei casi di maggior successo nella lotta alla homelessness.
L’approccio ribalta completamente il modello tradizionale, che prevedeva un percorso “a gradini”: prima risolvere le proprie difficoltà – dalla dipendenza alla disoccupazione – e solo alla fine ottenere una casa. Con “Housing First”, invece, avviene l’esatto contrario. «Il primo passo è dare alle persone una casa, non semplicemente un dormitorio». Solo partendo da una situazione di stabilità è possibile ricostruire il resto della propria vita. «Per trovare un lavoro, aprire un conto in banca o tornare a studiare serve prima di tutto una condizione di stabilità».
Secondo l’eurodeputata, però, “Housing First” non significa soltanto assegnare un appartamento. Il modello funziona perché è accompagnato da un’ampia disponibilità di edilizia accessibile e da servizi sociali in grado di aiutare le persone a mantenere la propria autonomia. «Se vogliamo aiutare chi vive in strada, non possiamo pensare di sistemarlo in abitazioni di lusso. Servono case sicure, sane e accessibili».
La Finlandia ha ottenuto risultati significativi proprio grazie a questo approccio, riducendo drasticamente il numero delle persone senza dimora. Negli ultimi anni, tuttavia, la tendenza si è parzialmente invertita. Ohisalo attribuisce il cambiamento alle politiche dell’attuale governo: «Sono stati tagliati i fondi destinati all’edilizia accessibile, alla protezione sociale e ai contributi per l’affitto». Una scelta che, secondo l’ex ministra, sta già producendo un aumento delle persone in difficoltà abitativa.
Se sul piano nazionale il modello finlandese rappresenta un riferimento, a Bruxelles qualcosa sta iniziando a muoversi solo ora. La Commissione europea ha nominato per la prima volta un commissario con delega specifica alla casa, ha presentato un piano europeo per gli alloggi accessibili e nei prossimi mesi dovrebbe presentare anche un vero e proprio Affordable Housing Act. Per Ohisalo, però, serve molto di più. «Se vogliamo risolvere una crisi abitativa europea servono leggi e servono finanziamenti». Strategie e raccomandazioni, da sole, non sono sufficienti.
Le priorità individuate dall’eurodeputata riguardano soprattutto il prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea, una revisione delle regole sugli aiuti di Stato e un utilizzo più efficace dei fondi europei per sostenere la costruzione di alloggi accessibili. Anche gli investimenti della Banca europea per gli investimenti, sostiene, dovrebbero essere subordinati a obiettivi sociali. «Abbiamo bisogno di un mix abitativo», spiega, dove convivano edilizia privata, edilizia sociale e abitazioni accessibili, così da rispondere ai bisogni delle diverse fasce della popolazione.
Alla base della crisi resta però una questione che, secondo Ohisalo, continua a essere sottovalutata dalle istituzioni europee: la speculazione immobiliare. La Commissione, osserva, insiste soprattutto sull’aumento delle costruzioni e sulla semplificazione delle procedure, senza affrontare le dinamiche finanziarie che alimentano la crescita dei prezzi. «Se non affrontiamo le cause profonde del problema, continueremo ad avere questa crisi».
Le sue riflessioni riguardano da vicino anche l’Italia. Milano, Roma e Firenze sono tra le città europee maggiormente colpite dall’aumento dei canoni e dalla pressione degli affitti turistici. Per l’eurodeputata finlandese non si tratta di mettere in discussione il turismo, ma di riequilibrare le priorità. «Il turismo è importante, ma prima vengono i bisogni delle persone e il diritto alla casa». Per questo, aggiunge, le amministrazioni locali dovrebbero avere strumenti più efficaci per regolamentare gli affitti brevi nelle aree dove il mercato immobiliare è maggiormente sotto pressione.
La lezione che arriva dalla Finlandia, conclude Ohisalo, va ben oltre il modello “Housing First”. Significa ripensare il ruolo delle politiche pubbliche, investire nell’edilizia accessibile e considerare l’abitare come una componente essenziale del welfare europeo. «Prima si dà una casa alle persone. Poi diventa possibile ricostruire tutto il resto». È questo, secondo l’eurodeputata, il presupposto indispensabile per affrontare una crisi che riguarda ormai milioni di cittadini europei.
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