L’istituto di sondaggi YouGov ha recentemente posto la seguente domanda: «Ritiene che Angela Merkel, in qualità di cancelliera, sarebbe più adatta, meno adatta o altrettanto adatta dell’attuale cancelliere, Friedrich Merz, a risolvere i problemi e le sfide che la Germania deve affrontare oggi?». Il risultato: il 48 per cento dei tedeschi ritiene che la Merkel sarebbe più adatta dell’attuale cancelliere Friedrich Merz a risolvere i problemi odierni. Il 29 per cento ritiene che la Merkel sarebbe altrettanto adatta o inadatta quanto Merz. Solo l’8 per cento ritiene che la Merkel sarebbe meno adatta. Il 15 per cento non ha fornito alcuna risposta. Un sondaggio Forsa pubblicato all’inizio di settembre ha prodotto un risultato ancora più eclatante: solo il 7 per cento ha ritenuto Merz un cancelliere migliore di Angela Merkel, mentre il 71 per cento lo ha ritenuto peggiore. Anche tra i sostenitori della Cdu e della Csu, il 57 per cento condivide questa opinione.
Presumibilmente, molti tedeschi la pensano così perché i dati economici durante gli anni della Merkel erano significativamente migliori rispetto a quelli dei suoi successori. Ma quello non è stato un suo merito. La Merkel, entrata in carica nel 2005, ha beneficiato delle riforme del suo predecessore, Gerhard Schröder (Spd). Quest’ultimo aveva drasticamente ridotto le tasse e liberalizzato il mercato del lavoro, portando a una crescita economica forte e sostenuta. Come spesso accade in politica, il successore beneficia delle riforme di libero mercato, mentre il politico che le attua effettivamente viene penalizzato.
La stessa Merkel non ha attuato né una riforma fiscale né una riforma del mercato del lavoro. Al contrario. Anziché ridurre le tasse, le ha aumentate: nel 2007 l’Iva è stata portata dal 16 al 19 per cento, mentre contemporaneamente è stata introdotta la cosiddetta tassa sui ricchi, che ha aggiunto tre punti percentuali all’aliquota massima dell’imposta sul reddito per i redditi molto elevati. A seguito delle riforme di Schröder, la spesa sociale era scesa al 26,9 per cento del Pil entro il 2007. Alla fine del mandato della Merkel, nel 2021, si attestava intorno al 32 per cento.
Il bilancio della Merkel appariva positivo anche in parte perché per anni ha trascurato gli investimenti nelle infrastrutture, le cui conseguenze negative sono diventate evidenti solo molto più tardi, ovvero oggi. Nel 2020 l’Ocse ha osservato che la Germania aveva registrato uno dei livelli più bassi di investimenti pubblici. Durante il mandato della Merkel, il ritardo negli investimenti comunali è cresciuto enormemente nonostante un’economia forte e tassi di interesse estremamente bassi: la KfW lo stimava già nel 2015 a 132 miliardi di euro e nel 2018 a un livello record di quasi 159 miliardi di euro. I ponti fatiscenti e le scuole in rovina della Germania fanno parte dell’eredità dell’era Merkel.
Una delle cause principali degli attuali problemi della Germania è rappresentata dai costi energetici molto elevati rispetto agli standard internazionali. Si tratta di una conseguenza diretta della Energiewende, ovvero la transizione energetica voluta dalla Merkel, che ad oggi è costata 500 miliardi di euro. La decisione della Merkel, dopo l’incidente di Fukushima, di accelerare l’uscita dal nucleare della Germania è stata determinante tanto quanto il fatto che – nonostante gli avvertimenti degli Stati Uniti e dei paesi dell’Europa orientale – abbia reso la Germania dipendente dal gas russo. La Germania si colloca quindi oggi tra i paesi con i prezzi dell’elettricità più alti al mondo: una conseguenza diretta delle politiche della Merkel, che hanno di fatto trasformato il settore energetico tedesco in un’economia pianificata guidata dall’ideologia.
Uno dei maggiori problemi della Germania oggi è l’immigrazione di massa nel sistema di welfare. Anche in questo caso la Merkel ha tracciato la rotta con le sue politiche durante la crisi dei rifugiati del 2015. Ed è stata anche l’artefice dell’Afd, che, secondo gli attuali sondaggi, è di gran lunga il partito più forte. È stato fondato in risposta alle errate politiche di salvataggio dell’euro della Merkel.
L’Afd deve la sua ascesa come forza di primo piano nella politica nazionale proprio alla Merkel – in particolare, alle sue politiche durante la crisi dei rifugiati. Ancora nell’agosto 2015, l’Afd si attestava appena al 3 per cento nei sondaggi. A gennaio 2016 era salita all’11 per cento e, alle elezioni federali del 2017, ha infine ottenuto il 12,6 per cento, rispetto al 4,7 per cento del 2013.
L’elenco dei problemi causati dalle politiche della Merkel o rimasti irrisolti durante i suoi 16 anni di mandato potrebbe continuare: il drammatico ritardo della Germania nella digitalizzazione; l’erosione delle capacità di difesa della Germania, anche se l’attacco di Vladimir Putin alla Georgia nel 2008 e l’annessione della Crimea nel 2014 avevano chiarito che il dividendo di pace era finito.
Quando la Merkel ha lasciato la carica nel 2021, la Bundeswehr era a corto di aerei operativi, elicotteri, navi, munizioni e equipaggiamento personale: la Germania aveva permesso che la propria capacità di difendere se stessa e i propri alleati della Nato si deteriorasse per anni. A ciò si aggiunge il fallimento nel riformare il sistema pensionistico nonostante i cambiamenti demografici che erano prevedibili da decenni. Anziché sfruttare gli anni di prosperità economica per attuare una riforma fondamentale, il governo della Merkel ha introdotto ulteriori benefici che costano miliardi di euro, tra cui il pensionamento a 63 anni.
La responsabilità di Merz sta nell’aver omesso di avviare il cambiamento di rotta urgentemente necessario dopo la Merkel – un cambiamento che aveva promesso. I suoi difensori sostengono che ciò sia impossibile con l’Spd. Esatto! Ma chi ha costretto Merz a entrare in una coalizione con l’Spd? Ha assunto volontariamente il ruolo di capitano di una nave che sta affondando.
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