Hong Kong punta a ritagliarsi un ruolo di rilievo nel mercato delle assicurazioni spaziali commerciali, mentre crescono i rischi legati alle attività in orbita e l’economia dello spazio si affida sempre più agli operatori privati per il lancio di satelliti e missioni.
Nel corso della Greater Bay Area Conference organizzata da China Daily il 3 settembre scorso, rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e dell’industria hanno sottolineato come il solido quadro normativo e l’esperienza finanziaria della città possano favorirne l’ascesa in un settore destinato ad assumere un’importanza sempre maggiore per lo sviluppo della space economy.
La corsa allo spazio guidata dai privati e il calo dei costi di lancio stanno ampliando rapidamente l’esposizione ai rischi legati a satelliti, operazioni orbitali e collisioni con detriti spaziali.
Se in passato le missioni governative non richiedevano necessariamente una copertura assicurativa, l’espansione delle attività commerciali sta facendo emergere nuove esigenze di tutela per operatori e investitori.
Hong Kong potrebbe sfruttare la propria tradizione finanziaria e il suo sistema regolamentare per affermarsi come uno dei principali centri dell’assicurazione spaziale, ha affermato Regina Ip, coordinatrice dei membri non ufficiali dell’Executive council.
Detriti spaziali e rischio collisioni: l’assicurazione diventa una necessità
La proliferazione dei detriti spaziali sta trasformandosi in una delle principali minacce per l’economia dello spazio. Il rischio è quello della sindrome di Kessler, una cascata incontrollata di collisioni che potrebbe rendere impraticabili parti dell’orbita terrestre bassa.
Il professore Quentin Parker, cofondatore della ONG internazionale S3+1, avverte che l’impatto economico potrebbe essere enorme. Il settore spaziale globale vale oggi circa 650 miliardi di dollari e, secondo le stime, supererà i 1.800 miliardi entro il 2035. Senza interventi efficaci per contenere l’accumulo di detriti, però, la crescita dell’intera industria potrebbe essere seriamente compromessa.
Con circa 140 milioni di frammenti di dimensioni inferiori a un centimetro che orbitano attorno alla Terra, anche detriti minuscoli possono causare danni ingenti ai veicoli spaziali. Parker ha ricordato il caso di una capsula della missione Shenzhou-20, il cui oblò è stato colpito da un piccolo frammento orbitale, compromettendo un mezzo dal valore di circa un miliardo di yuan (circa 130 milioni di euro).
L’aumento dei rischi sta spingendo il settore assicurativo a rivedere modelli e strumenti di copertura. Secondo Parker, Hong Kong dispone delle competenze necessarie per svolgere un ruolo di primo piano grazie alla sua esperienza nell’arbitrato internazionale, nella compliance e nella definizione di quadri regolamentari.
Questi punti di forza potrebbero contribuire allo sviluppo di standard per la gestione dei detriti spaziali, regole sulla responsabilità in orbita e nuove soluzioni assicurative e riassicurative integrate con i sistemi di governance del traffico spaziale.
I partecipanti alla conferenza hanno inoltre evidenziato come l’esperienza maturata dall’ex colonia britannica nell’arbitrato commerciale possa rivelarsi preziosa per affrontare le questioni giuridiche sempre più complesse legate alle attività spaziali, dalla definizione delle responsabilità alle procedure di indennizzo in caso di incidenti in orbita.
Un altro fronte di sviluppo riguarda l’integrazione dei criteri ESG nell’industria spaziale. Poiché i satelliti rappresentano una fonte essenziale di dati per il monitoraggio ambientale a livello globale, alcuni operatori propongono di incorporare indicatori di sostenibilità nei prodotti assicurativi e d’investimento.
L’obiettivo è incentivare comportamenti responsabili da parte delle imprese e, al tempo stesso, consolidare la posizione di Hong Kong nel mercato della finanza verde.
La City mantiene il primato nelle assicurazioni spaziali
L’idea è creare un sistema di incentivi che premi le imprese impegnate a rendere più sicure e sostenibili le attività spaziali, facendo sì che la gestione responsabile dei rischi si traduca in un minore costo del capitale e delle coperture assicurative.
Per Hong Kong, tuttavia, la strada è ancora lunga. Il mercato globale delle assicurazioni spaziali resta dominato da Londra, che può contare su competenze specialistiche consolidate, una forte capacità di sottoscrizione dei rischi e una profonda base di dati attuariali maturata nel corso di decenni.
Il mercato cinese delle assicurazioni per il settore spaziale rimane marginale. I premi raccolti ammontano a circa 800 milioni di yuan l’anno e riguardano soprattutto la copertura obbligatoria della responsabilità civile verso terzi, secondo DatacenterDynamics.
Le ingenti perdite registrate dal comparto continuano però a pesare sui costi. Nel 2023 i sinistri globali hanno sfiorato un miliardo di dollari, quasi il doppio dei 550 milioni di dollari di premi raccolti. Di conseguenza, l’assicurazione dei lanci resta particolarmente onerosa, con tariffe comprese tra il 15% e il 20% del valore della missione, mentre gli operatori continuano a dipendere in larga misura dalla capacità assicurativa disponibile all’estero.
Mahesh Harilela, cofondatore di SpaceHK e investment strategist del family council del gruppo alberghiero Harilela, ha invitato le autorità a definire una strategia di lungo periodo per lo sviluppo dell’industria spaziale locale.
Secondo Harilela, Hong Kong dovrebbe adottare un approccio più ambizioso e deciso. «Non possiamo limitarci a evitare gli errori. Dobbiamo puntare alla leadership», ha affermato.
Gli esperti intervenuti al dibattito hanno sottolineato che la città può ancora colmare il divario con i concorrenti regionali investendo in infrastrutture per le stazioni di terra, sviluppando sistemi per il monitoraggio dei detriti spaziali, aggiornando il quadro normativo e creando un’agenzia dedicata al settore.
L’obiettivo è favorire la nascita di un ecosistema integrato capace di sostenere l’intera filiera dell’economia spaziale, dall’assicurazione e dalla valutazione dei rischi alla conformità normativa e ai finanziamenti transfrontalieri.
Dalle sperimentazioni del settore privato al ruolo strategico di Hong Kong
Le aziende del comparto non attendono la definizione di nuovi quadri normativi e stanno già mettendo alla prova soluzioni innovative per gestire i rischi legati alle attività spaziali.
Secondo Harilela, SpaceHK sta valutando l’introduzione di Space Debris Removal Insurance Bonds (SPADRIB), strumento ideato dall’economista britannico ed ex Lord Mayor della City di Londra Michael Mainelli. Il meccanismo prende spunto dalle garanzie finanziarie utilizzate nell’industria mineraria adattando i modelli di performance bond degli operatori del settore minerario.
Il gruppo sta anche studiando l’impiego di surety bond per le società private attive nei lanci spaziali e di compagnie assicurative captive volte a coprire i rischi legati agli investimenti, non soltanto gli eventuali insuccessi di missioni o satelliti.
Questi strumenti consentirebbero di rafforzare la gestione del rischio lungo l’intero ciclo di vita dei progetti spaziali, offrendo maggiori tutele a investitori e operatori. La principale opportunità per Hong Kong è diventare il collegamento tra l’industria manifatturiera della Cina continentale e la finanza globale, con un’offerta che spazi dalle garanzie commerciali alla responsabilità da prodotto.
Harilela ha evidenziato il crescente interesse dei family office per investimenti spaziali con un orizzonte di lungo periodo, sottolineando però l’assenza a Hong Kong di un punto di riferimento in grado di mettere in contatto capitali privati e opportunità del settore. Colmare questa lacuna, ha detto, sarebbe fondamentale per convogliare maggiori risorse verso infrastrutture, ricerca e tecnologie legate allo spazio.
Dello stesso avviso è David Piesse, esperto di lungo corso nel settore assicurativo e consulente di family office, secondo cui Hong Kong dovrebbe dotarsi di un quadro normativo più definito per l’assicurazione specializzata, affiancando questo segmento ai tradizionali rami danni e vita.
Sebbene strumenti come MGA e compagnie captive siano già ammessi, Piesse ritiene che la creazione di un comparto dedicato, supportato da regole specifiche, percorsi professionali qualificati e un chiaro riconoscimento da parte del mercato, rafforzerebbe la competitività della città rispetto agli altri principali hub finanziari internazionali.
Secondo Piesse, un simile assetto potrebbe favorire la copertura di nuovi rischi legati agli asset immateriali, come quelli informatici, climatici, connessi alla proprietà intellettuale, ai dati e alle attività digitali. In questo contesto, soggetti specializzati come gli MGA, le captive e insurance-linked securities (ILS) potrebbero assumere un ruolo sempre più rilevante.
Piesse ha inoltre collaborato con il team che ha fornito consulenza all’ufficio politico del Chief Executive di Hong Kong sulla strutturazione di compagnie captive dedicate al settore spaziale e ai family office attivi negli investimenti nell’economia dello spazio.
A suo avviso, dopo aver introdotto single-parent captives e ILS, Hong Kong dovrebbe compiere un ulteriore passo avanti consentendo la costituzione di Protected Cell Companies (PCC). Una misura che rafforzerebbe l’offerta della città nel comparto delle assicurazioni specialistiche, rendendola più competitiva rispetto a piazze affermate come Guernsey e Bermuda.
Normativa, sperimentazione e crescita graduale
Secondo Piesse, uno dei principali nodi da sciogliere riguarda l’assenza di un quadro chiaro che consenta di attribuire e far valere responsabilità civili nei confronti di terzi per i danni causati dai detriti spaziali. L’esperto ha presentato a Hong Kong il modello sviluppato da Mainelli, che nel frattempo ha riunito a Londra un gruppo di riassicuratori con l’obiettivo di renderlo operativo.
Nello scenario più estremo, una proliferazione incontrollata di detriti orbitali, nota come sindrome di Kessler, potrebbe essere strutturata sotto forma di catastrophe bond emesso a Hong Kong. Si tratterebbe di una nuova categoria di ILS, basata su sofisticati modelli previsionali alimentati dall’intelligenza artificiale.
Per limitare le esposizioni di natura geopolitica, Piesse suggerisce inoltre il ricorso ad accordi di fronting, attraverso i quali compagnie autorizzate a Hong Kong potrebbero collaborare con assicuratori regolamentati in altre giurisdizioni, distribuendo il rischio sui mercati internazionali tramite la riassicurazione.
A suo avviso, il punto di partenza dovrebbe essere una sandbox regolamentare che consenta di testare il modello in un contesto controllato. Il progetto pilota allo studio, che potrebbe coinvolgere anche un operatore satellitare cinese, farebbe leva su una captive assicurativa con sede a Hong Kong: i premi verrebbero raccolti e trattenuti localmente, per poi essere trasferiti a un pool di riassicuratori internazionali come Peak Re, Munich Re e Swiss Re.
Guardando al lungo periodo, Piesse ritiene che Hong Kong debba investire nella formazione di professionisti specializzati nell’underwriting, facendo poi leva su queste competenze anche in settori ad alto contenuto tecnico come i rischi spaziali, informatici e legati alla proprietà intellettuale, oltre ad altre attività immateriali.
La strategia proposta prevede un percorso graduale: inizialmente la città potrebbe appoggiarsi al mercato assicurativo specializzato di Londra e al sistema di mutuo riconoscimento di Lloyd’s, operando tramite licenze britanniche, per poi trasferire progressivamente le attività a Hong Kong una volta definito un quadro normativo locale attraverso la creazione di una sandbox.
Secondo Piesse, il modello riprende alcuni dei principali punti di forza di Lloyd’s: capitali privati che garantiscono la copertura dei sinistri, specialisti in grado di valutare e gestire rischi complessi e una gestione prudente di premi e riserve, mantenuti sufficientemente liquidi per far fronte agli impegni verso gli assicurati.
La tokenizzazione degli asset spaziali apre nuove strade ai finanziamenti
Accanto alle soluzioni assicurative, prende forma un altro filone destinato a sostenere la crescita dell’economia spaziale: la tokenizzazione degli asset.
Secondo Harilela, la trasformazione in token digitali di attività reali potrebbe favorire la nascita di un mercato secondario per investimenti tradizionalmente poco liquidi e caratterizzati da orizzonti di lungo periodo, in particolare nel momento in cui la Cina sta iniziando ad aprire, seppur con cautela, alcuni canali agli investitori internazionali.
In prospettiva, gli investitori potrebbero acquistare quote di valore ridotto in satelliti, costellazioni orbitali o tecnologie ad alto contenuto proprietario, rendendo accessibili asset finora riservati a grandi operatori.
Hong Kong punta a ritagliarsi un ruolo in questo segmento grazie al proprio ecosistema finanziario e professionale, che potrebbe supportare la valutazione, la negoziazione e la gestione di questi strumenti digitali. A rafforzarne l’attrattiva contribuirebbe anche lo sviluppo di una valuta digitale ancorata al dollaro di Hong Kong, potenzialmente utilizzabile per il regolamento delle transazioni.
La tokenizzazione potrebbe inoltre aprire una strada alternativa agli investitori esteri che non possono entrare direttamente nel capitale delle aziende cinesi attive nei settori aerospaziali più strategici.
Attraverso la creazione di diritti digitali regolamentati e negoziabili collegati ad attività spaziali, Hong Kong avrebbe la possibilità di convogliare capitali internazionali senza infrangere i vincoli sulla proprietà straniera. Un modello che si inserisce nella strategia della città di fare da ponte tra la capacità manifatturiera della Cina continentale e i mercati finanziari globali.
Resta però il nodo geopolitico. Le tecnologie spaziali hanno spesso applicazioni sia civili sia militari e questo rende il settore particolarmente delicato sotto il profilo normativo e della sicurezza nazionale.
Le strutture tokenizzate legate a materie prime o ad altri asset reali potrebbero risultare meno esposte ai vincoli che gravano sui titoli tradizionali. Tra i potenziali investitori figurerebbero soprattutto family office non statunitensi con sede in Medio Oriente e nel Sud-est asiatico, già attivi nella ricerca di opportunità alternative a livello globale.
Rimane un nodo cruciale: le operazioni in dollari continuano a transitare dal sistema finanziario di New York. La presenza di investitori statunitensi, o anche solo l’utilizzo di tecnologie, chip o componenti di origine americana, può far scattare i controlli delle autorità, dall’OFAC all’ITAR, fino al dipartimento del Tesoro.
Secondo Harilela, la scelta più prudente è considerare la tokenizzazione come uno strumento complementare e non essenziale: una tecnologia da sperimentare in ambienti controllati e da sottoporre a un rigoroso vaglio legale prima di qualsiasi applicazione sul mercato. La raccolta di capitali, invece, dovrebbe continuare a poggiare su infrastrutture consolidate, come le quotazioni alla Borsa di Hong Kong, l’arbitrato presso l’HKIAC e le coperture assicurative disciplinate dal diritto di Hong Kong.
Università e industria, l’asse che può accelerare la space economy della Greater Bay Area
La Greater Bay Area offre una combinazione sempre più strategica tra la capacità manifatturiera della Cina meridionale e il ruolo di Hong Kong come hub per ricerca, finanza e servizi professionali.
Secondo gli esperti, questa sinergia potrebbe favorire la nascita di nuove imprese ad alta tecnologia nei settori della robotica spaziale, dei satelliti intelligenti basati sull’intelligenza artificiale e delle applicazioni di osservazione della Terra.
Gli atenei di Hong Kong sono già coinvolti in programmi spaziali di rilievo nazionale. In questo contesto, cresce l’attenzione verso la trasformazione della ricerca accademica in iniziative imprenditoriali con potenziale commerciale.
Duncan Chiu, deputato dell’Innovation and Technology Functional Constituency del Legislative Council di Hong Kong, sostiene che la città potrebbe vedere entro pochi anni il suo primo rover lunare autonomo. Il riferimento è a un progetto sostenuto da InnoHK e guidato dalla Hong Kong University of Science and Technology nell’ambito della futura missione Chang’e 8, considerato un possibile banco di prova per le ambizioni spaziali e tecnologiche del territorio.
Secondo Harilela, l’economia spaziale potrebbe contribuire fino al 5% del PIL di Hong Kong nell’arco di cinque anni. A sostenere la crescita non sarebbero soltanto gli investimenti, ma anche lo sviluppo di un ecosistema composto da servizi legali, assicurativi, regolamentazione e ricerca.
Hong Kong punta a ritagliarsi un ruolo strategico nella definizione delle regole e delle infrastrutture necessarie a sostenere la crescita del settore spaziale commerciale. Temi come assicurazioni, governance, tokenizzazione degli asset e sostenibilità stanno assumendo un’importanza crescente nella nuova economia dello spazio, che comprende anche l’industria dei droni.
Secondo Regina Ip, anche la Borsa di Hong Kong potrebbe diventare il mercato di riferimento per le società spaziali cinesi grazie al regime di quotazione Chapter 18C, che facilita l’accesso ai capitali per le aziende tecnologiche innovative.
Forte della propria esperienza finanziaria, di un quadro normativo consolidato e dei legami con la Cina continentale e i mercati internazionali, Hong Kong ritiene di poter cogliere le opportunità offerte dall’espansione dell’economia spaziale globale e rafforzare il proprio ruolo come piattaforma per lo sviluppo del settore.
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