#Finsubito news dalla rete – MUR: I bandi di ricerca si danno nuove regole


È da tempo che aspettavamo un sistema di bandi che garantisse una valutazione equa e indipendente, e che non stonasse rispetto alla ricerca competitiva d’eccellenza degli altri Paesi avanzati. Ebbene, quel momento si avvicina almeno un po’ con la pubblicazione delle “Linee guida per la gestione dei bandi pubblici di ricerca e la valutazione delle proposte di ricerca”, che riportiamo in anteprima in questo link. Il documento, datato luglio 2026, è opera di un gruppo di esperti presieduto dall’infettivologo Matteo Bassetti e composto da Stefano Bertuzzi, Angela Liberatore, Carlo Mango, Francesca Pasinelli e Anna Pelagotti. È stato presentato ieri al Ministero dell’Università e della Ricerca dalla ministra Anna Maria Bernini e nasce da una proposta della senatrice a vita Elena Cattaneo, a cui la responsabile del dicastero ha voluto dar seguito. L’obiettivo dichiarato è allineare la gestione dei bandi e la valutazione dei progetti alle migliori pratiche internazionali, quelle di ERC, DFG, NIH e UKRI, vale a dire le grandi agenzie di ricerca europea, tedesca, statunitense e britannica (vedi qui).

Come ha spiegato Matteo Bassetti in conferenza stampa, le linee guida si condensano in dieci raccomandazioni che tendono a “rendere la valutazione della nostra ricerca più meritocratica e indipendente”. La prima è dotarsi di una struttura professionale e permanente per la valutazione: funzionari a tempo pieno (i Research Programme Officers del modello ERC e NIH) che gestiscono le procedure e i conflitti di interesse senza entrare nel merito scientifico, e che non siano accademici a loro volta in corsa per i finanziamenti. Sopra di loro, un Consiglio scientifico consultivo istituito per legge e indipendente dal ministero, con autorità esclusiva su criteri di valutazione, scelta dei panel e controllo dell’integrità del processo: la politica fissa il bilancio e le grandi priorità, ma non deve avere alcun ruolo nella selezione dei vincitori o dei revisori. Poi: revisori di caratura internazionale (almeno la metà dei membri dei panel e dei revisori esterni deve venire da istituzioni non italiane, con una banca dati di 5-10 mila esperti stranieri e il coinvolgimento attivo dei ricercatori italiani all’estero); una gestione rigorosa dei conflitti d’interesse, con dichiarazioni obbligatorie prima di ogni sessione e sanzioni per chi omette; più spazio ai criteri di qualità rispetto a quelli quantitativi come impact factor e soglie bibliometriche, secondo i principi della dichiarazione DORA e della coalizione CoARA, con l’introduzione dei curriculum narrativi e il riconoscimento di prodotti della ricerca diversi dalle pubblicazioni (dataset, software, brevetti, divulgazione) e dei percorsi di carriera non lineari. La peer review va organizzata su due livelli: almeno due o tre revisori specialisti esterni per ogni proposta, i cui giudizi confluiscono in un panel di generalisti presieduto da uno scienziato di comprovata esperienza. E soprattutto ogni candidato deve ricevere una valutazione dettagliata del suo progetto, con il giudizio condiviso del panel, le revisioni individuali anonimizzate, il punteggio e la posizione in graduatoria, in modo da capire il verdetto e far meglio la prossima volta. I bandi, continua il documento, devono essere prevedibili e costanti nei tempi e nelle risorse: calendari pubblicati con almeno dodici mesi di anticipo, fondi programmati su base pluriennale e un tasso di successo dichiarato in anticipo, indicativamente fra il 15 e il 25%. L’uso ormai debordante dell’intelligenza artificiale va regolato: si propone di vietare ai revisori l’uso dell’IA generativa per analizzare, riassumere o giudicare le proposte, come già fa il NIH, e di chiarire che le domande scritte in buona parte da una macchina non sono prodotti originali del proponente (auguri…). Infine, un’attenzione particolare a ricercatrici e ricercatori giovani, con early career grant sul modello degli ERC Starting Grant (1-1,5 milioni per 4-5 anni, aperti a chi ha preso il dottorato da 2 a 8 anni e “portabili” da un ateneo all’altro), mentre un gruppo permanente di supervisione della peer review dovrà verificare periodicamente il funzionamento del sistema, scovare eventuali distorsioni sistematiche e riferirne pubblicamente al MUR.

Fra gli esperti che hanno stilato le nuove regole, è significativa la presenza di rappresentanti di fondazioni non profit, come Carlo Mango di Fondazione Cariplo e Francesca Pasinelli di Fondazione Telethon, che da decenni applicano questi standard internazionali nei loro bandi.

“Con queste linee guida abbiamo abbiamo internazionalizzato ancora di più i criteri di valutazione della nostra ricerca” ha detto la ministra Bernini. “Questo la rende più facilmente aggregabile ai progetti di ricerca internazionali, e ci mette nella condizione di comunicare meglio con i sistemi di ricerca degli altri paesi”. La ministra ha rivendicato la programmazione avviata con il Piano triennale della ricerca 2026-2028, che vale circa 1,2 miliardi l’anno: bandi pubblicati ogni anno entro il 30 aprile e graduatorie entro il 30 settembre, come è avvenuto già quest’anno. Le linee guida dovrebbero essere il passo successivo, quello che dà regole di qualità a una macchina che ha finalmente un calendario.

Come ha commentato Elena Cattaneo, con queste linee guida si passa da bandi i cui esiti in molti casi ricordano le lotterie a qualcosa che, almeno sulla carta, comincia ad avvicinarsi alle prassi di ERC, DFG, NIH e UKRI, come auspicato in premessa dal gruppo di esperti. “Oggi è una giornata davvero importante che sognavo da tempo, che sancisce la professionalizzazione della valutazione della ricerca” ha detto Cattaneo. “Soprattutto perché siamo qui per riconquistare la fiducia dei nostri ricercatori, facendo capire che a livello istituzionale si stanno riconoscendo degli errori e delle manchevolezze e ci si sta attrezzando per farvi fronte. Le linee guida sono un primo passo, come lo è un programma triennale per la ricerca voluta dalla ministra che per la prima volta vede bandi aprirsi e chiudersi in data certa, e che una valutazione di qualità possono cercare di contrastare le fughe all’estero dei più giovani”.

Sarebbe bello che le linee guida si trasformassero presto in leggi vincolanti. Lo chiedono del resto gli stessi esperti, che in apertura ricordano di aver svolto un ruolo “consultivo non vincolante” e raccomandano che il Consiglio scientifico e le garanzie contro le interferenze politiche siano codificati nella legislazione. E servirebbero risorse sufficienti a far funzionare come si deve una struttura di valutazione con queste caratteristiche, e a finanziare in modo adeguato tutti i meritevoli, non solo quelli baciati dalla sorte. Come ha fatto notare il presidente dell’INFN Antonio Zoccoli, “la prima volta che ho partecipato al PRIN ho preso 98/100 e non sono passato. Ci ho riprovato la volta dopo e ho preso ancora 98/100 e non sono passato. A quel punto ho smesso di partecipare ai PRIN. Speriamo che con queste linee guida le cose cambino”.

L’ultima tornata dei PRIN, lanciata quest’anno e sorprendentemente valutata in appena quattro mesi come promesso, ha premiato 199 gruppi di ricerca su 4.279 proposte, per un totale di 260 milioni di euro disponibili, con l’87% dei revisori provenienti dall’estero. Quindi alcune buone regole si stanno già seguendo. Ma un tasso di successo di poco inferiore al 5% è ben al di sotto di quella soglia del 15% sotto la quale, scrive il documento, la selezione scoraggia i candidati migliori, sovraccarica i revisori e diventa statisticamente incapace di distinguere le proposte meritevoli da quelle eccezionali. Segno forse che il livello generale delle proposte non era adeguato. Oppure che il finanziamento competitivo pubblico (fra PRIN, PRIN Hybrid e Synergy Grant, 364 milioni per 239 progetti nel 2026) è ancora troppo modesto rispetto alla “fame” dei nostri scienziati e agli standard internazionali. Ricordiamo che l’Italia investe in ricerca e sviluppo l’1,3% del PIL contro una media europea del 2,24%, e il bilancio dei bandi competitivi del MUR si aggira sui 200 milioni l’anno, contro i 3,5 miliardi di euro della DFG tedesca e gli 8 miliardi di sterline di UKRI. “Aumentare la quota di ricerca finanziabile”, si legge nel documento stilato dagli esperti, “è più efficace che perfezionare ulteriormente il sistema di selezione”.

 




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม