Secondo l’Organizzazione Internazionale del Tessile Lanoso (Iwto), gli strumenti di valutazione del ciclo di vita penalizzano la lana rispetto alle fibre sintetiche fossili. Il Green Book, presentato a Dalang, raccoglie le obiezioni del settore e propone un modello per contabilizzare il carbonio biogenico
Gli strumenti di valutazione ambientale più diffusi indicano la lana come più dannosa delle fibre sintetiche ricavate dai combustibili fossili. Così l’Organizzazione Internazionale del Tessile Lanoso (Iwto, International Wool Textile Organisation) descrive la situazione, che definisce un paradosso.
Il problema, secondo l’organizzazione, sta nel metodo di calcolo e non nella fibra.
Per contestare quel risultato, l’Iwto ha presentato al 95° Congresso, a Dalang, in Cina, il Green Book. Il documento riunisce, sempre secondo l’associazione, studi scientifici sottoposti a revisione paritaria, dati verificati da soggetti indipendenti e standard pratici.
Serve a chi produce e vende: sostenere le dichiarazioni di prodotto, rispondere a narrazioni ritenute fuorvianti, scegliere con più elementi tra le fibre naturali.
Il testo è stato costruito dall’industria per l’industria. Il finanziamento principale viene da Confindustria Moda, con il co-investimento di Cape Wools, WoolWorks New Zealand e Australian Wool Innovation. L’autore principale è Paul Swan.
Una critica nata in Europa e ora messa per iscritto
L’obiezione non è nuova. L’Iwto l’aveva già sollevata alcuni anni fa, commentando i risultati della sperimentazione europea del metodo Product Environmental Footprint (Pef) sulle fibre tessili. Il Green Book la riprende e la organizza in un unico testo.
Il Pef è la metodologia della Commissione europea per misurare l’impatto ambientale dei prodotti lungo tutto il ciclo di vita. Le regole di categoria per abbigliamento e calzature (Pefcr, Product Environmental Footprint Category Rules) sono state presentate a Bruxelles il 25 giugno 2025.
La Commissione le descrive come il frutto di cinque anni di lavoro con industria, organizzazioni non governative ed enti nazionali, precisando che trattano tutti i materiali allo stesso modo, senza favorire nessuna fibra. L’Iwto figura tra i membri senza diritto di voto del segretariato tecnico, nella versione 3.0 del testo.
Il nodo per l’Iwto: carbonio biogenico e processi fossili sullo stesso piano
Il cuore dell’argomentazione riguarda i tradizionali strumenti di valutazione del ciclo di vita (Life Cycle Assessment – Lca). Non distinguono a sufficienza, sostiene l’Iwto, tra sistemi produttivi rinnovabili e biogenici e processi industriali lineari basati sui fossili.
Nella lettura dell’organizzazione la lana appartiene al primo gruppo, le fibre derivate dal petrolio al secondo. Secondo Paul Swan, il racconto della lana non dovrebbe essere dettato da altri né ignorare che i sistemi naturali e terrestri funzionano in modo diverso dai processi industriali lineari.
Il Green Book, aggiunge, mette in una sola fonte le credenziali ambientali della fibra. Francesco Botto, presidente di Reda e rappresentante della Sezione Lana di Confindustria Moda, considera il documento un punto di svolta.
A suo avviso apre la discussione sulla lana anche in termini di stoccaggio del carbonio, non soltanto di emissioni. Il settore, sempre secondo Botto, è all’inizio di questo racconto e deve lavorare unito per aprire una nuova fase.
Le cinque aree del documento: dalla fotosintesi alla tracciabilità
Il Green Book si articola in cinque aree. La prima descrive la lana come fibra biogenica, biodegradabile, riciclabile ed efficiente sul piano energetico. La seconda spiega perché, per l’Iwto, gli Lca tradizionali sovrastimano l’impronta di carbonio della fibra e quale base scientifica corregga il calcolo.
La terza mette in relazione produzione di lana, fotosintesi e sistemi del suolo e affronta il tema dello stoccaggio del carbonio. La quarta guarda al pascolo responsabile, che secondo il documento sostiene la salute del suolo, la biodiversità e il bilancio del carbonio.
L’ultima area riguarda la trasparenza della catena di approvvigionamento e gli strumenti per seguire la lana dall’allevamento al prodotto finito.
Il contesto quantitativo: le emissioni del tessile nei consumi europei
Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente (Eea, European Environment Agency), la filiera dei prodotti tessili acquistati dalle famiglie dell’Unione europea ha generato nel 2022 circa 159 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente, pari a 355 chilogrammi a persona.
Il tessile è la sesta voce per impatto climatico tra i consumi domestici. Il 70 percento delle emissioni si produce fuori dall’Europa.
Tra il 2010 e il 2022, sempre secondo l’EeaA, le emissioni per persona sono scese del 22 percento mentre i consumi sono cresciuti del 15 percento. Il cittadino europeo medio ha acquistato nel 2022 19 chilogrammi tra abbigliamento, calzature e tessili per la casa, contro i 17 del 2019.
Sono le grandezze che la contabilità ambientale è chiamata a misurare e su cui il Green Book propone criteri specifici per le fibre biogeniche.
Le proposte dell’Iwto: metodologia aperta e programma globale di Lca biogenico
L’Iwto presenta il Green Book come una risorsa dinamica, da aggiornare man mano che emergono nuove evidenze. La metodologia proposta per la contabilità del carbonio biogenico sarà disponibile gratuitamente, in linea con l’impegno dell’organizzazione per l’accesso aperto.
Secondo Botto, il ruolo di ente normatore del settore mette l’Iwto nella posizione adatta per custodire sia il documento sia il modello. Ai produttori di lana l’associazione chiede di aderire al programma globale di Lca sulle emissioni biogeniche.
Il programma sta costruendo una base di dati per la contabilizzazione del carbonio biogenico secondo la norma Iso 14067:2018 (International Organization for Standardization) sull’impronta di carbonio. Marchi, rivenditori e partner di filiera sono invitati a usare il Green Book.
Restano da vedere i tempi. La base dati dell’Iwto dipende dalle adesioni dei produttori. Le regole europee, secondo la Commissione, saranno affinate in futuro anche con la biodiversità e la dispersione di microplastiche: la biodiversità è lo stesso tema che il Green Book lega al pascolo responsabile.
Crediti immagine: Depositphotos
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