#Finsubito news dalla rete – vaccino a mRNA riduce il rischio di recidiva


In 1.137 pazienti operati per un melanoma ad alto rischio, la combinazione di pembrolizumab con intismeran, il vaccino terapeutico sviluppato da Moderna con MSD, ha ridotto del 42% il rischio di recidiva rispetto al solo trattamento con pembrolizumab. Il rischio di metastasi a distanza è diminuito del 38%.

I risultati dello studio di fase III INTerpath-001 (ne abbiamo parlato qui) saranno presentati domani al congresso della Società Europea di Oncologia Medica in corso a Madrid.

L’oncologo britannico James Larkin, consulente del Royal Marsden e professore di oncologia medica all’Institute of Cancer Research, lo definisce «the highlight of the year». «È un attesissimo studio di fase III sul melanoma i cui risultati positivi sono già stati anticipati in un comunicato stampa dagli sponsor della sperimentazione clinica».

Uno dei motivi dell’interesse suscitato dallo studio è che valuta lo stesso approccio impiegato nei vaccini contro il Covid, quindi un vaccino personalizzato a mRNA, per il melanoma: una delle forme più aggressive di tumore della pelle. «Ora, quella stessa tecnologia viene esplorata in oncologia, e comprensibilmente c’è un enorme interesse». Per chi si occupa di melanoma, ma non solo, puntualizza Larkin. «Nel melanoma, abbiamo già visto risultati incoraggianti da uno studio randomizzato di fase II, incluso il follow-up a lungo termine. Di conseguenza, lo studio di fase III INTerpath-001 è atteso con entusiasmo da medici, ricercatori e pazienti. I pazienti chiedono di questo approccio da anni, spesso portando ritagli di giornale».

«In ambulatorio – racconta sul sito dell’Esmo – ho ormai perso il conto delle volte in cui i pazienti mi chiedono informazioni sulla nuova terapia e su che cosa potrebbe significare per loro. Come oncologi, siamo abituati ad affrontare queste conversazioni ogni giorno. Domani avremo l’opportunità di esaminare nel dettaglio i dati dello studio e discuterli. È importante non soltanto per i ricercatori direttamente coinvolti nella sperimentazione, ma per l’intera comunità oncologica. Può segnare l’inizio di una nuova era nel trattamento del cancro; ma dobbiamo vedere e valutare criticamente l’intero set di dati prima di trarre conclusioni generali».

Ma «ancora più promettente – aggiunge – è la possibilità che questo approccio possa essere applicato a molti altri tipi di tumore». Larkin, copresidente scientifico di Esmo 2026, sottolinea in proposito che il congresso dell’European Society for Medical Oncology è sempre stato il luogo in cui vengono presentati e discussi molti dei progressi più importanti dell’anno nella ricerca sul cancro e «i risultati di INTerpath-001 sono tra i set di dati più attesi».

Che cosa suggeriscono i risultati annunciati

L’oncologa del Melanoma Institute Australia e dell’Università di Sydney, Georgina Long, principal investigator dello studio, sottolinea il valore del tempo guadagnato senza una recidiva.

A due anni, risulta libero da recidiva l’82,2% dei pazienti trattati con intismeran e pembrolizumab, contro il 70% del gruppo che ha ricevuto il solo pembrolizumab. In altre parole riduce il rischio che il melanoma ritorni due anni dopo l’intervento chirurgico. La riduzione relativa del rischio di recidiva o morte risulta del 42%.

Dopo un follow-up di due anni, la sopravvivenza libera da metastasi a distanza raggiunge l’88,5% nel gruppo trattato con il vaccino e l’immunoterapia, contro l’80,2% nel gruppo di controllo. La riduzione relativa del rischio di metastasi a distanza o morte risulta del 38%.

Il risultato sulla sopravvivenza libera da recidiva è positivo, ma il beneficio sulla sopravvivenza libera da metastasi è inferiore al al 59% osservato nello studio di fase II.

Georgina Long sottolinea che servirà seguire i pazienti più a lungo per capire se il beneficio osservato sulle recidive si traduca anche in una riduzione dei decessi per melanoma e in un aumento della sopravvivenza complessiva. Ulteriori analisi dovranno inoltre chiarire quali pazienti traggano il maggior beneficio dalla combinazione delle due terapie.

Come funziona il vaccino personalizzato

Intismeran, noto anche come V940 o mRNA-4157, è una terapia sperimentale a RNA messaggero progettata sulla base delle caratteristiche del tumore di ciascun paziente. Dopo l’asportazione della neoplasia, il tessuto tumorale viene analizzato per identificare le mutazioni specifiche delle cellule cancerose. A partire da queste informazioni viene prodotto un vaccino che codifica fino a 34 neoantigeni, i bersagli riconoscibili dal sistema immunitario.

L’obiettivo della terapia è stimolare una risposta immunitaria diretta contro le cellule tumorali che presentano questi bersagli, contribuendo a eliminare quelle eventualmente rimaste dopo l’intervento chirurgico. Pembrolizumab, invece, è un anticorpo che blocca la proteina PD-1 e potenzia l’attività delle cellule immunitarie contro il tumore, agisce con un meccanismo complementare.

Molti pazienti con melanoma ad alto rischio, nonostante l’asportazione chirurgica del tumore, sviluppano recidive anche se sottoposti a terapia adiuvante. Potenziare l’attivazione del sistema immunitario potrebbe migliorare l’efficacia del trattamento: intismeran è una terapia progettata proprio per potenziare le risposte antitumorali dei linfociti T.

«Per decenni – puntualizza Long – il trattamento dei tumori è stato definito soprattutto in base all’organo in cui hanno origine. I risultati di INTerpath-001 sostengono un approccio fondamentalmente nuovo e personalizzato al trattamento adiuvante del melanoma asportato chirurgicamente, che adatta la terapia al profilo specifico del tumore di ciascun paziente per potenziare la risposta immunitaria antitumorale».

Domani la presentazione dei dati completi dello studio

Il trial clinico INTerpath-001 offrirebbe quindi una prova clinica a favore delle terapie personalizzate a mRNA per i pazienti con melanoma operato ad alto rischio.

Al momento possiamo dire che i risultati rafforzano le prospettive delle terapie oncologiche personalizzate a mRNA, ma saranno necessari ulteriori studi per valutare la durata del beneficio, l’impatto sulla sopravvivenza complessiva e il ruolo della combinazione nelle future strategie di cura del melanoma.

Intanto BioSpace sottolinea che la fuga di notizie (Esmo ha confermato che l’embargo è stato violato) spegne, in parte, l’entusiasmo del mercato finanziario: gli investitori, scrive Annalee Armstrong, si aspettavano risultati più vicini a quelli dello studio di fase II e indicazioni più solide sulla possibilità di applicare il vaccino ad altri tumori.

Noi attendiamo la presentazione in programma domani a Madrid e, soprattutto, le reazioni della comunità scientifica.


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