Domanda: È un momento particolarmente importante e la vostra organizzazione è al centro di questioni di strettissima attualità. Parto dal risiko bancario, perché in questi mesi stiamo assistendo a operazioni finanziarie molto importanti che stanno ridisegnando il sistema bancario italiano. La prima domanda è questa: qual è la sua valutazione, dall’osservatorio della FISAC CGIL, Susy Esposito?
Susy Esposito: Il sistema bancario italiano, come diceva, sta attraversando una trasformazione profonda. È certamente importante che l’Italia, come Paese, possa contare su gruppi solidi e capaci di competere a livello europeo e internazionale. Tuttavia, la crescita dimensionale, di per sé, non può essere considerata un obiettivo. L’obiettivo dovrebbe essere quello di rafforzare la capacità di sostenere l’economia reale. Se guardiamo soltanto agli assetti proprietari, alla configurazione dei gruppi e ai dividendi, rischiamo di perdere di vista la funzione economica e sociale del credito. Le banche, infatti, gestiscono il risparmio delle persone, finanziano le famiglie e le imprese e contribuiscono allo sviluppo dei territori. Per questo chiediamo che le operazioni in corso siano accompagnate da piani industriali credibili, che chiariscano le ricadute sull’occupazione, sul lavoro e sui servizi. Certamente non spetta a noi scegliere quale operazione debba prevalere. Spetta però al sindacato chiedere come queste trasformazioni debbano essere governate, affinché il futuro del settore non venga deciso senza considerare i bisogni delle persone che vi lavorano e dei cittadini che utilizzano i servizi bancari.
Fusioni bancarie, concorrenza e funzione sociale del credito
Domanda: Segretaria Esposito, il risiko bancario sta ridisegnando, come abbiamo appena detto, il sistema bancario italiano. Ma le chiedo: è un passaggio necessario per rafforzare gli istituti di credito italiani in Europa? Oppure il rischio è che si guardi soprattutto agli interessi degli azionisti, trascurando il ruolo che il credito deve svolgere nell’economia del Paese?
Susy Esposito: È importante, lo ripeto, che il sistema bancario italiano abbia gruppi solidi, capaci di competere in Italia e in Europa. Allo stesso tempo, però, mentre assistiamo a queste operazioni, registriamo una tendenza che conosciamo ormai da tempo: la riduzione dell’occupazione e la progressiva perdita dei presidi bancari sul territorio. Le banche devono confrontarsi con i bisogni concreti delle persone: gli anziani che incontrano difficoltà nell’utilizzo dei servizi digitali, le piccole imprese che hanno bisogno di credito e i Comuni nei quali la filiale bancaria rappresenta uno degli ultimi presidi di servizio per i cittadini. È uno dei temi principali sui quali dobbiamo porre molta attenzione. La digitalizzazione offre certamente delle opportunità, ma non può diventare un alibi per abbandonare intere comunità. Abbiamo bisogno che le banche tornino a sostenere concretamente i territori e le comunità.
Desertificazione bancaria e rinnovo del contratto nazionale
Domanda: Al di là degli equilibri tra i grandi gruppi, che cosa cambia concretamente per le lavoratrici e i lavoratori delle banche, così come per le cittadine e i cittadini?
Susy Esposito: Per le cittadine e i cittadini il rischio è quello di una maggiore desertificazione bancaria e, quindi, di una crescente assenza di presidi sul territorio. Inoltre, una maggiore concentrazione può determinare una minore concorrenzae, di conseguenza, una riduzione della diversificazione dell’offerta. In una situazione caratterizzata dall’aumento dell’inflazione, questo rappresenta certamente uno dei rischi da considerare. Per quanto riguarda le lavoratrici e i lavoratori, siamo nella fase del rinnovo del contratto nazionale. I risultati ottenuti dalle banche sono stati molto importanti e le lavoratrici e i lavoratori hanno contribuito a raggiungerli attraverso la loro professionalità e produttività. È giusto, dunque, che questo valore venga riconosciuto anche sul piano salariale. Per questo abbiamo avanzato una richiesta economica di 518 euro. Bisogna però ricordare che il contratto nazionale non riguarda soltanto gli aumenti retributivi. Il rinnovo contrattuale deve affrontare anche le trasformazioni tecnologiche e i bisogni dei cittadini, tutelare l’occupazione e valorizzare le competenze. Deve rappresentare uno strumento attraverso il quale costruire, insieme alle controparti, una visione futura del settore, nella quale la competitività delle banche sia compatibile con i diritti delle persone e con la funzione sociale del credito.
Manovra economica: salari, pensioni e servizi pubblici
Domanda: La CGIL chiede una manovra economica che sostenga salari, pensioni e potere d’acquisto, ma anche investimenti e servizi pubblici. Il Governo, però, come leggiamo tutti i giorni, sostiene di dover fare i conti con risorse limitate. Secondo lei, dove si potrebbero trovare le risorse per una politica economica più giusta? E quale ruolo dovrebbero avere una maggiore progressività fiscale, un contributo di solidarietà e una riforma dell’IRPEF che chieda di più a chi ha maggiori capacità economiche?
Susy Esposito: Partiamo dalle esigenze delle persone e da quello che accade concretamente nella loro vita. Oggi abbiamo tante persone che faticano ad arrivare alla fine del mese. I pensionati vedono ridursi il proprio potere d’acquisto e molti giovani, come emerge anche dalle manifestazioni di questi giorni, non riescono a costruire il proprio futuro. Una manovra economica deve partire innanzitutto da questi bisogni. Deve sostenere salari e pensioni, rafforzare la sanità e i servizi pubblici e investire nel lavoro. Credo che due parole debbano sparire dal vocabolario attuale: austerità e rigore. Naturalmente, per realizzare questi obiettivi, bisogna trovare le risorse. La CGIL chiede una vera riforma fiscale, accompagnata da una lotta più efficace all’evasione e da un sistema realmente progressivo, nel quale ciascuno contribuisca in relazione alle proprie capacità economiche. Oggi sappiamo che il peso fiscale grava soprattutto sui redditi da lavoro dipendente e sulle pensioni. Per questo la CGIL chiede di intervenire attraverso una maggiore progressività, un contributo di solidarietà e una riforma dell’IRPEF che tenga conto della capacità economica delle imprese. Voglio spiegarmi meglio: non si tratta di penalizzare chi investe e crea lavoro, ma di costruire un sistema più equo, capace di finanziare i servizi pubblici e ridurre le disuguaglianze. La questione, quindi, non è soltanto quanto cresce l’economia, ma come vengono distribuiti i risultati di quella crescita. Chiediamo una tassazione progressiva anche per le imprese, affrontando il tema degli extraprofitti e prevedendo una maggiore progressività dell’IRPEF sugli utili. Non si tratta, quindi, di penalizzare gli investimenti.
Fiscal drag: perché gli aumenti salariali rischiano di essere assorbiti dalle tasse
Domanda: Parliamo di fiscal drag e buste paga. C’è un problema molto concreto che riguarda milioni di persone: il drenaggio fiscale, che fa aumentare le tasse anche quando gli incrementi salariali servono soltanto a recuperare l’inflazione. Come funziona questo meccanismo? Quanto pesa realmente sulle buste paga e perché la CGIL chiede di intervenire sugli scaglioni e sulle detrazioni?
Susy Esposito: Il fiscal drag è un meccanismo che può assorbire una parte degli aumenti salariali. Se gli stipendi crescono per recuperare l’inflazione, ma gli scaglioni IRPEF e le detrazioni non vengono adeguati, il prelievo fiscale può aumentare e il netto in busta paga cresce molto meno del lordo. In sostanza, le persone ricevono un aumento salariale che rischia di non compensare realmente l’incremento del costo della vita. È ciò che abbiamo registrato, per esempio, nell’ultimo rinnovo del contratto dei bancari, ma più in generale anche negli altri rinnovi contrattuali. Faccio un esempio molto semplice: se percepisco uno stipendio di 100 euro e, grazie all’aumento contrattuale, arrivo a 120 euro, ma nel frattempo l’inflazione è stata del 10%, una parte di quell’aumento serve soltanto a recuperare il potere d’acquisto perduto. Tuttavia, la tassazione viene applicata sul reddito nominale aumentato, senza tenere adeguatamente conto dell’effetto dell’inflazione. In questo modo, una parte del recupero salariale viene assorbita dal maggiore prelievo fiscale. Secondo le stime citate dalla CGIL, tra il 2022 e il 2025 il fiscal drag ha prodotto circa 25 miliardi di euro di maggiori entrate fiscali, che di fatto sono state pagate da lavoratrici, lavoratori e pensionati. Per questo chiediamo un meccanismo automatico che adegui ogni anno gli scaglioni e le detrazioni, evitando che gli aumenti nominali dei redditi si traducano in un maggiore prelievo fiscale anziché in un effettivo recupero del potere d’acquisto.
Una riforma fiscale per ridurre le disuguaglianze
Susy Esposito: Chiediamo però anche una riforma fiscale più ampia. Non possiamo continuare a chiedere sempre a chi vive di stipendio o di pensione di sostenere il peso dell’intero sistema di welfare italiano. Dobbiamo contrastare l’evasione fiscale e fare in modo che anche i profitti, i redditi finanziari e le grandi ricchezze contribuiscano in maniera progressiva. Perché il fisco non serve soltanto a raccogliere risorse: è uno strumento di giustizia sociale. Deve contribuire a difendere il potere d’acquisto, sostenere i consumi e finanziare i servizi pubblici.
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