#Finsubito news dalla rete – Btp, pac, conti deposito: come costruire un portafoglio da 50.000 euro per l’istruzione e la vita fuorisede di figli e nipoti


Prima che le immagini degli atti di vandalismo e dei negozi danneggiati nel centro di Milano e in altre grandi città italiane prendessero il sopravvento, le proteste pacifiche di migliaia di giovani e giovanissimi italiani avevano portato all’attenzione un disagio economico profondo e tutt’altro che irrazionale.

Caro affitti, costi dei materiali scolastici e universitari alle stelle, rincari dei generi alimentari: la vita nei grandi centri urbani, a cominciare dal capoluogo lombardo, è sempre più difficile da sostenere per chi non ha ancora una fonte di reddito regolare o si muove tra occupazioni precarie e malpagate.

Un disagio che travalica le generazioni e racconta di un Paese sempre più segnato dalle disuguaglianze, dove il 10% più ricco delle famiglie detiene circa il 60% della ricchezza netta complessiva (dati Banca d’Italia). Secondo l’Ocse, inoltre, tra il 2020 e il 2023 – ultima rilevazione disponibile – è diminuita di 16 punti percentuali la quota di adulti in grado di sostenere le proprie spese per almeno tre mesi senza la principale fonte di reddito. In nessun altro Paese oggetto dell’indagine il calo è stato più marcato.

Il ruolo essenziale delle famiglie

In questo contesto di crescente polarizzazione della ricchezza e di difficoltà economica delle giovani generazioni un ruolo centrale è quello delle famiglie, spesso chiamate a sostenere, in tutto o in parte, i costi dei figli e dei nipoti che si spostano fuori dalle città di origine per studiare o cercare lavoro nelle grandi metropoli.

Costi tutt’altro che marginali: nella simulazione proposta da Moneyfarm per MF-Milano Finanza le sole spese per gli studi e l’alloggio, al netto di alimentazione, spese quotidiane e tempo libero, ammontano a 75 mila euro nell’arco di un ciclo universitario quinquennale.

Cifre difficilmente sostenibili per un giovane studente, ma che le famiglie possono contribuire a coprire cambiando il paradigma di fondo. Non più (o non soltanto) liquidità sui conti correnti da cui attingere al bisogno, ma una vera e propria pianificazione finanziaria per figli e nipoti, che parta da obiettivi concreti e punti a raggiungerli attraverso gli strumenti d’investimento più adatti.

Portafoglio per figli e nipoti

Ipotizzando un capitale iniziale di 50 mila euro, Moneyfarm propone di iniziare a costruire il portafoglio qualche anno prima dell’ingresso all’università. La simulazione parte da oggi e considera un percorso di studi che inizierà nel 2030, quando il figlio o nipote oggi quindicenne avrà 19 anni.

Gli obiettivi del piano sono tre: coprire le spese universitarie e i libri, contribuire al pagamento dell’affitto e iniziare a costruire un capitale per il lungo periodo attraverso il mercato azionario e un fondo pensione (si veda l’articolo a pagina 13). Nella ripartizione proposta Davide Fedeli, manager e wealth advisor della fintech, attribuisce 13.700 euro a un Etf monetario (o Etf di liquidità) «per le spese universitarie e i libri», 36 mila euro a Btp su varie scadenze, «una per ogni anno di università», 200 euro al mese a un piano di accumulo azionario e 100 euro al mese a un fondo pensione.

Sulla base delle performance storiche delle diverse asset class, fermo restando che i rendimenti futuri sono imprevedibili, Fedeli stima che il portafoglio possa coprire ogni anno circa l’80% del fabbisogno di 15 mila euro per affitto e studi. «Il resto rimane alla famiglia».

Come è possibile? Ci pensano le cedole dei Btp, «anche quelle incassate prima dell’università, circa 3.900 euro, messe da parte e usate negli anni di studio», oltre al «rimborso di quelli in scadenza e l’Etf monetario, che si svuota poco alla volta: a fine studi questo capitale sarà tutto impiegato», elenca il wealth advisor.

Il confronto con la liquidità

Non tutte le famiglie avranno a disposizione un capitale iniziale di 50 mila euro da destinare a una pianificazione di questo tipo. Il messaggio di fondo, però, è che per gli obiettivi distribuiti nel tempo e sufficientemente prevedibili può essere utile affiancare alla liquidità strumenti d’investimento coerenti con le scadenze e il rischio che si è disposti a sostenere.

Lo conferma il grafico in basso, frutto di un’elaborazione di Pictet Asset Management che stima un impiego di 100 mila euro fatto nel 2005 in quattro differenti asset class: conto corrente, deposito o strumento monetario, Btp e azionario globale. In termini reali (quindi al netto dell’inflazione) oggi il cash sul conto corrente varrebbe meno di 70 mila euro. Una perdita reale del 31%. Anche gli strumenti monetari avrebbero registrato una perdita reale, nell’ordine del 21%. Nel portafoglio per figli e nipoti, tuttavia, la funzione dell’Etf monetario non è massimizzare il rendimento, ma conservare una riserva relativamente stabile e remunerata da utilizzare per le spese previste.

Rendimenti reali positivi, invece, per i Btp (+32%, circa l’1,4% annuo) e, soprattutto, per l’azionario globale: +251% in termini reali, pari a circa il 6,4% annuo. Va ricordato che, nonostante la Grande Crisi Finanziaria del 2008-09 e le flessioni di singoli anni come il 2022, nel ventennio analizzato i mercati azionari hanno attraversato una fase di crescita particolarmente favorevole. I dati storici ovviamente mostrano quanto l’azionario globale possa contribuire alla crescita del patrimonio nel lungo periodo, pur esponendo l’investitore a oscillazioni anche profonde e senza garantire risultati analoghi in futuro.

Investimento azionario e fondo pensione

Proprio per questo Fedeli ha inserito nel portafoglio-tipo del nonno per il nipote anche una componente azionaria e una previdenziale. Non si tratta di investimenti destinati a finanziare direttamente il percorso universitario, ma di strumenti con «un vantaggio che guarda più lontano».

I 300 euro mensili che l’ipotetico nonno versa a parte nel pac e nel fondo pensione, «finché il nipote non potrà proseguire con il proprio stipendio costruiscono una ricchezza importante già durante gli studi: alla fine dell’università il nipote avrà in dote circa 33 mila euro nell’Etf azionario e poco più di 14 mila euro nel fondo pensione, al lordo delle imposte». Il piano di accumulo sull’Etf azionario è anche «a commissioni zero», un’agevolazione offerta da Moneyfarm ma anche da altre fintech e neobank che offrono queste modalità di investimento periodico come Scalable Capital, Trade Republic o eToro.

L’auspicio è che, una volta terminati gli studi, il figlio o nipote scelga di mantenere investito questo capitale e di continuare ad alimentarlo con una parte del proprio stipendio o, laddove previsto e secondo le regole applicabili, con il trattamento di fine rapporto (tfr).

La forza del piano di accumulo

Anche in questo caso i dati storici, pur non consentendo di prevedere i rendimenti futuri, mostrano il potenziale di un approccio di lungo periodo orientato all’azionario. Il grafico in alto, elaborato con lo strumento di backtest online Curvo e dati JustEtf, simula l’andamento di un piano di accumulo avviato a fine 2004 sull’Etf Vanguard Ftse All-World, sia al lordo sia al netto dell’inflazione. Il comparto, tra i maggiori comparti passivi europei per patrimonio gestito, replica un indice azionario globale che comprende mercati sviluppati ed emergenti.

In circa vent’anni, un pac sull’indice avrebbe trasformato 52.200 euro di versamenti complessivi in un capitale finale superiore a 193 mila euro, pari a circa 114 mila euro in termini reali, al netto dell’inflazione. Un risultato storico che mostra ancora una volta il potenziale dell’accumulo azionario su orizzonti di lungo periodo. (riproduzione riservata)


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