Più attenzione ai territori piccoli, anziani e spopolati nella distribuzione delle risorse sanitarie. E, intanto, un risultato sulle liste d’attesa che la Regione Molise rivendica come migliore della media italiana. Sono le due notizie che arrivano dal presidente della Giunta regionale Francesco Roberti, entrambe legate a una questione decisiva: quanto il sistema sanitario molisano riesca a rispondere ai bisogni dei cittadini e quali risorse siano necessarie per farlo.
Da una parte c’è la richiesta di modificare i criteri di ripartizione del Fondo sanitario nazionale, riconoscendo i maggiori costi dell’assistenza nei territori caratterizzati da popolazione anziana, piccoli comuni e grandi distanze. Dall’altra ci sono i dati del monitoraggio Agenas sui tempi di attesa, che collocano il Molise sopra la media nazionale per le prime visite specialistiche e gli esami diagnostici considerati.
Due elementi che sembrano raccontare una sanità regionale capace di ottenere risultati positivi nonostante le difficoltà strutturali. Ma che vanno letti anche alla luce del recente 9° Rapporto GIMBE, dal quale emerge una fotografia molto più problematica: il Molise riceve già il finanziamento sanitario indistinto per abitante più elevato d’Italia, eppure è penultimo nella graduatoria complessiva dei Livelli essenziali di assistenza.
Il primo fronte è quello del confronto nazionale sulla distribuzione delle risorse. In Conferenza delle Regioni, a Roma, Molise, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Liguria, Marche, Puglia e Umbria hanno sostenuto una proposta per introdurre una “Quota di Riequilibrio Strutturale”, destinando l’1,5% delle risorse complessive del Fondo sanitario a una ripartizione più attenta alle caratteristiche dei territori.
L’obiettivo è riconoscere, accanto ai criteri già utilizzati, il peso dell’invecchiamento della popolazione, della dispersione degli abitanti, della presenza di piccoli centri nelle aree interne, del calo demografico e delle condizioni di svantaggio socioeconomico.
Per una regione come il Molise, dove una parte significativa della popolazione vive in comuni di dimensioni ridotte, il tema è particolarmente concreto. Garantire un servizio sanitario in un centro con poche centinaia di residenti può comportare costi organizzativi elevati rispetto al numero delle persone assistite. Lo stesso vale per i collegamenti tra strutture ospedaliere, ambulatori e servizi territoriali distribuiti su un territorio montuoso e scarsamente popolato.
“Le risorse per la sanità devono tenere conto dei bisogni delle persone e delle caratteristiche dei territori”, sostiene Roberti. Per il Molise, spiega il presidente, significa riconoscere il peso dell’invecchiamento, delle distanze e della necessità di garantire i servizi anche nei comuni più piccoli.
La proposta non è ancora una decisione definitiva. Passerà all’esame della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, con l’obiettivo di arrivare a una posizione condivisa e successivamente all’intesa sul riparto.
Non è dunque possibile stabilire, allo stato attuale, quante risorse aggiuntive potrebbe ottenere il Molise, né se la nuova quota determinerebbe effettivamente un aumento del finanziamento regionale. L’effetto dipenderebbe dai criteri concreti di distribuzione e dal modo in cui la proposta verrebbe applicata.
Il paradosso dei finanziamenti: il Molise è già primo per risorse pro capite
La richiesta avanzata da Roberti si inserisce però in un contesto che merita attenzione.
Secondo il rapporto GIMBE, nel 2025 il Molise ha ricevuto 2.319 euro per abitante dal Fondo sanitario indistinto, contro una media nazionale di 2.218 euro. Si tratta del valore pro capite più elevato tra le Regioni e Province autonome.
Questo dato non significa che la sanità molisana disponga necessariamente di risorse sufficienti per tutte le proprie esigenze. Il finanziamento per residente tiene già conto di alcuni fattori, tra cui la struttura demografica, e il costo di mantenere una rete di servizi in un territorio poco popolato non è direttamente proporzionale al numero degli abitanti.
La proposta delle otto Regioni nasce proprio dall’idea che gli attuali criteri non riescano a compensare adeguatamente alcuni svantaggi strutturali.
Ma il confronto con i risultati dell’assistenza resta inevitabile. Nel monitoraggio dei LEA relativo al 2024, il Molise ha ottenuto 192 punti su 300, collocandosi al ventesimo posto su 21. Nell’assistenza ospedaliera si è fermato a 60 punti, esattamente la soglia minima di sufficienza e il valore più basso d’Italia. Nell’assistenza distrettuale ha raggiunto 62 punti.
Il nodo, quindi, non riguarda soltanto la quantità delle risorse assegnate, ma anche la capacità di trasformarle in servizi accessibili ed efficaci.
Liste d’attesa, i dati Agenas: Molise sopra la media nazionale
Sul secondo fronte, quello dell’accesso alle prestazioni, Roberti presenta invece risultati incoraggianti.
Secondo i dati del monitoraggio Agenas relativi ai primi nove mesi del 2026, comunicati dalla Regione, l’88,3% delle prime visite specialistiche considerate è stato erogato nel rispetto dei tempi previsti dalle classi di priorità clinica, contro il 78,6% della media nazionale. Il vantaggio è di 9,7 punti percentuali.
Per gli esami diagnostici, il dato molisano è dell’87,5%, rispetto all’85% nazionale, con una differenza positiva di 2,5 punti.
Il bollettino, aggiornato al 30 settembre 2026 e basato sulla Piattaforma nazionale delle liste di attesa, prende in considerazione 14 tipologie di prime visite specialistiche e 22 accertamenti diagnostici.
“Il confronto nazionale restituisce un dato positivo per il Molise su un aspetto che incide direttamente sulla vita delle persone: poter accedere a una visita o a un accertamento nei tempi previsti dalla propria necessità clinica”, dichiara Roberti.
Il presidente ringrazia i professionisti sanitari impegnati nell’assistenza e nell’organizzazione dei servizi: “Dietro ogni appuntamento ci sono una persona, una famiglia e un bisogno di salute”.
Che cosa misurano questi risultati e che cosa non raccontano
Le percentuali indicate dalla Regione sono certamente un elemento significativo, perché riguardano il rispetto dei tempi stabiliti per le prestazioni monitorate. Ma non possono essere interpretate come una misura completa di tutte le difficoltà che i cittadini incontrano nell’accesso alle cure.
Il rispetto dei tempi per le prestazioni comprese nel monitoraggio non equivale automaticamente alla possibilità, per ogni cittadino, di ottenere facilmente una prenotazione. Restano infatti da considerare le persone che non riescono ad accedere al sistema di prenotazione, quelle che rinunciano a cercare una prestazione, le differenze tra singole specialità e le distanze necessarie per raggiungere le strutture disponibili.
Sono aspetti che richiedono indicatori differenti e che non possono essere ricavati dalle sole due percentuali diffuse dalla Regione.
Anche per questo il confronto con il rapporto GIMBE è utile. Secondo i dati ISTAT richiamati dalla Fondazione, nel 2024 il 10,9% dei residenti molisani ha dichiarato di aver rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria necessaria, contro una media italiana del 9,9%.
Non c’è necessariamente una contraddizione statistica tra i due risultati. I dati Agenas riguardano il rispetto dei tempi per determinate prestazioni monitorate nei primi nove mesi del 2026; quelli sulle rinunce alle cure si riferiscono al 2024 e comprendono motivazioni diverse, tra cui difficoltà economiche, attese e problemi di accesso.
Misurano fenomeni differenti e periodi differenti. Ma, letti insieme, mostrano perché un miglioramento negli indicatori delle liste d’attesa non esaurisca la questione dell’accessibilità dei servizi sanitari.
Roberti assicura che il confronto con l’ASReM e con le istituzioni competenti proseguirà per sostenere un’organizzazione sempre più vicina ai cittadini e garantire un accesso tempestivo alle cure.
Resta così aperta una doppia sfida per la sanità molisana. Da un lato ottenere, attraverso il confronto nazionale, criteri di finanziamento che riconoscano meglio i costi dell’assistenza nei territori fragili. Dall’altro dimostrare che le risorse disponibili e gli eventuali miglioramenti organizzativi si traducano in prestazioni realmente accessibili, non soltanto in indicatori positivi.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link






