#Finsubito news dalla rete – Blocchi dei camion in Italia, dagli scaffali vuoti ai timori per l’export anche verso la Svizzera




Foto d’archivio.


EPA/CIRO FUSCO

Dalla Calabria al resto dell’Italia: agricoltori e autotrasportatori fermano la logistica contro il caro carburante. La Svizzera osserva con cautela, mentre emergono i limiti della dipendenza dai combustibili fossili.

Scaffali vuoti, mancanza di frutta e verdura, aeroporti senza carburante, file interminabili ai distributori di benzina. Sono state queste le immagini che nell’ultima settimana hanno riempito i social media italiani. Si tratta della protesta degli autotrasportatori e degli agricoltori del sud che, schiacciati dall’aumento vertiginoso dei prezzi del carburante, hanno messo in atto veri e propri blocchi stradali.

Tra coloro che hanno iniziato le proteste ci sono stati gli agricoltori dell’area di Lamezia Terme (provincia di Catanzaro) e di Vibo Valentia. Il 28 settembre il gruppo del comprensorio lametino ha “bloccato lo svincolo autostradale di Pizzo con balloni di fieno e con trattori, cercando di rallentare il traffico e creare un po’ di disagi”, spiega ai microfoni della RSI Matteo Talarico, olivicoltore e presidente del Movimento territorio e agricoltura. Con presidi dislocati in più parti della regione, i lavoratori del settore per un paio di giorni hanno cercato di rallentare l’uscita anche del carburante dal deposito di Vibo Marina, creando notevoli disagi.

“L’aumento del gasolio è stato la scintilla che ha fatto traboccare il vaso”, afferma Talarico. I problemi per gli agricoltori non riguardano soltanto il carburante, ma anche i costi di produzione: “Per produrre l’olio di oliva noi spendiamo 6 euro ma poi ci viene pagato 4. Produrre reddito dal proprio lavoro è quindi difficile”.

Il Consiglio dei ministri italiano ha adottato un pacchetto di aiuti che ammonta a 175 milioni di euro per l’autotrasporto, l’agricoltura e la pesca. Di questi 45,2 milioni sono stati stanziati per combattere il caro del gasolio per il periodo di spesa marzo-agosto 2026, mentre 60 milioni sono stati stanziati per le spese dal primo settembre al 5 ottobre. Per i TIR il totale è quindi di 105,2 milioni. All’agricoltura sono stati allocati 60 milioni di euro e alla pesca 10 milioni: in entrambi i casi come contributi a fondo perduto validi nel 2026.


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“Ci riteniamo soddisfatti, tra virgolette, perché sono sempre gocce nell’oceano”, spiega Talarico, sottolineando che si tratta di “piccoli rimborsi per l’azienda agricola calcolati in base ai litri di carburante consumato per un breve periodo. Possono essere soltanto un sollievo temporaneo, ma per qualche giorno, neanche per mesi”.

In pochi giorni la mancanza di rifornimenti ha raggiunto Toscana e Lombardia e, nonostante l’allentamento dei blocchi, questo episodio sta facendo riflettere sul funzionamento della filiera, anche a livello internazionale, e sull’approvvigionamento energetico.

Italia, un partner commerciale importante per la Confederazione

Si ferma un’area circoscritta e rischia di fermarsi un Paese intero. Un continente inizia a tremare. Anche la Svizzera, che ha come partner strategico l’Italia. “Il 7,6% delle importazioni svizzere proviene dall’Italia”, spiega Edoardo Beretta, professore di macroeconomia all’Università della Svizzera Italiana. Il Paese è inoltre “il quarto partner commerciale della Confederazione e il 74% dell’import agricolo della Svizzera proviene dall’Unione Europea, con l’Italia in testa per tutta una serie di prodotti agricoli”, sottolinea il professore.

La protesta che nessuno ha visto arrivare

Nonostante a livello internazionale la situazione sia tesa – con la chiusura dello Stretto di Hormuz e il prezzo eccessivo del gasolio – nessuno aveva visto arrivare questa protesta. Per questo motivo, “i margini di negoziazione sono ridotti, anche nei confronti di altre nazioni”, perciò, se il blocco dovesse protrarsi, “la Svizzera dovrebbe, nell’arco di poche settimane, trovare delle soluzioni per sopperire a un’eventuale domanda simile, che non è del tutto copribile con prodotti locali”.

Falle all’interno della filiera

Il blocco ha messo in luce una dipendenza dal comparto logistico e da quello degli autotrasporti. Da diversi anni si parla di transizione energetica, ma i Paesi sono ancora fortemente dipendenti dai combustibili fossili, estratti in aree del mondo spesso colpite da conflitti. “Quindi, queste catene di creazione del valore sempre più lunghe, sempre più articolate con diversi nodi, rischiano di essere estremamente vulnerabili in diverse situazioni e dipendenti dalle evoluzioni geopolitiche di questi anni”.

Un impatto sulla Svizzera, e sui Paesi limitrofi, è al momento escluso. A risentirne in modo marcato, però, potrebbe essere l’Italia stessa. Nella Penisola, negli ultimi anni, il settore agroalimentare è in difficoltà e il consumo di frutta e verdura dipende anche da prodotti esteri. Perciò, se le proteste dovessero ricominciare e prolungarsi, un blocco dell’offerta porterebbe al rialzo dei prezzi. “L’indice dei prezzi al consumo armonizzato in Italia registrava già un rialzo del 4,1%”, afferma Beretta, ricordando che questo dato supera in larga misura l’1,9-2% auspicato dalla Banca centrale europea.

Urgenze: transizione energetica e variazione nell’approvvigionamento

La transizione energetica dovrebbe perciò essere quasi immediata? “Dovrebbe esserlo, senza però ricreare delle dipendenze da una sola fonte di approvvigionamento, diventando meno dipendenti possibile da una sola nazione”. Le misure attuate da diversi Stati negli ultimi mesi sono “senz’altro utili per cercare di ridurre il problema del caro carburanti, ma purtroppo sono palliative”, la soluzione dovrebbe essere a livello internazionale, ma “non penso certamente che sarà prima delle midterm di settimana prossima”, conclude il professore.

Intanto, è allarme in Italia per possibili infiltrazioni criminali nei blocchi dei TIR in Calabria e in Campania, come paventato mercoledì dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. La Commissione Parlamentare Antimafia si è attivata per approfondimenti su recenti presidi a Pizzo, Crotone, Lamezia Terme e Rosarno, mentre la Procura di Napoli ha disposto accertamenti per i blocchi in Campania.

Nel sud Italia le proteste di agricoltori e autotrasportatori rallentano, ma non si fermano. Quelli in Calabria sono diventati dei presidi, posti nelle rotonde degli svincoli autostradali, dove i manifestanti portano avanti il loro dialogo con la cittadinanza.


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