MILANO, 22 OTTOBRE 2026 – Il mercato europeo dell’automobile cresce, ma come sempre a due velocità. Con la Cina che continua a conquistare terreno e a creare difficoltà ai consolidati produttori del Vecchio Continente. Il dato diramato questa mattina da Acea (Unione Europea, Paesi Efta e Regno Unito) relativo al mese di settembre registra immatricolazioni in aumento del 10,2%, a 1,36 milioni di vetture: da gennaio il balzo è sostenuto, +6,3% per un totale di 10,55 milioni di auto. Il quadro tracciato dall’Associazione europea dei costruttori riflette una continua evoluzione del settore e degli interessi dei consumatori che puntano sull’elettrico, possibilmente “a trazione” cinese. In dettaglio, nei nove mesi, nella Ue sono state immatricolate 1,93 milioni di auto elettriche a batteria, il 48,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. La quota di mercato è salita dal 16,1% al 22,7%. Le ibride tradizionali rimangono la motorizzazione più diffusa, con il 36,3%, mentre le ibride plug-in valgono il 10,1%. A trainare le elettriche sono soprattutto Francia e Germania, con aumenti rispettivamente del 79,1% e del 58,1% nei nove mesi. In Italia le immatricolazioni Bev sono cresciute del 66,7%, superando quota 101mila. Mentre i veicoli a benzina e diesel insieme rappresentano ormai il 28,2% del mercato comunitario, contro il 36,9% di un anno prima.
Chi vince tra i costruttori; Byd in testa, Tesla recupera
È nella classifica dei principali produttori di vetture su scala globale che emerge il cambiamento più significatico. A trainare la crescita dei costrutttori asiatici è, come spesso accade negli ultimi tempi, la cinese BYD guidata dall’ex manager Fiat-Stellantis Alfredo Altavilla: la casa automobilistica, in particolare, ha immatricolato 49.953 vetture a settembre nell’area Ue-Efta-Regno Unito, con un incremento del 98,7%. Il dato a fine settembre sale a 283.997 unità (+134,6%). Una progressione che porta il gruppo cinese sempre più vicino ai costruttori occidentali di fascia alta per volumi di vendita europei.
Anche Tesla torna a macinare strada e clienti: a settembre le immatricolazioni sono balzate del
72,5%, a 68.776 vetture, mentre il bilancio da inizio anno segna un aumento del 50%, a 260.575
unità. Non ci sono soste neppure per il marchio cinese Leapmotor (legato a Stellantis attraverso una joint venture controllata al 51% dal gruppo guidato da Antonio Filosa): ha registrato upside del 255,7% nel solo mese di settembre per un saldo da gennaio addirittura del 393,6% nei nove mesi, per un totale immatricolazioni di 72.760 vetture.
La crescita cinese non si limita a BYD: anche Chery (+185,5% nel mese con 52.801 veicoli e +255,9% nei nove mesi) e Saic Motor (un più contenuto +23,7% a settembre) stanno guadagnando terreno. Per i costruttori europei, la sfida non riguarda quindi soltanto la transizione tecnologica, ma anche la capacità di competere su prezzi, gamma e velocità di lancio dei modelli.
E i produttori europei come stanno?
Il gruppo Stellantis (partecipato dalla Exor della famiglia Agnelli-Elkann) ha immatricolato 172.977 auto a settembre nell’area Ue-Efta-Regno Unito, +4,5%. La quota di mercato è però scesa dal 13,4% al 12,7%. Nei nove mesi le vendite sono cresciute del 4,7%, a 1,53 milioni di vetture, ma il peso sul mercato è diminuito dal 14,8% al 14,5%. Ma se si guardano i singoli brand emerge che Fiat ha registrato una crescita del 23,4% nel mese, a 28.350 immatricolazioni, mentre Citroën è cresciuta del 20,8%. Peugeot ha segnato un più contenuto +0,8%, mentre “retrocedono” e perdono terreno Alfa Romeo (-44,5% a settembre, fermandosi a 3.126 vetture); Jeep (-4,1%) e Ds (-31,7%).
Volkswagen resta leader, ma la crescita si assottiglia
Il gruppo Volkswagen conserva il primato europeo, ma a settembre ha registrato una flessione del
2,9% nell’area Ue-Efta-Regno Unito, con 308.474 immatricolazioni. La quota è scesa dal 25,7% al 22,6%. Nei primi nove mesi la crescita è stata appena dello 0,5%, a 2,67 milioni di auto. Il mercato europeo, insomma, continua a espandersi, ma il vantaggio dei grandi gruppi storici non è
più scontato. Mentre le elettriche guadagnano spazio e BYD accelera, la partita si gioca sempre
meno sulla sola dimensione industriale e sempre più sulla capacità di intercettare una domanda che sta cambiando rapidamente.
In questo scenario va ricordato che un paio di settimane fa è stata trovare un’intesa tra Bruxelles e Pechino sulle importazioni di auto ibride made in China. In particolare è stato definito un tetto massimo che, come riferito dall’agenzia Reuters, è fissato in 350mila vetture su base annua, con un aumento del 6% annuo per quattro anni, rispetto a esportazioni cinesi dirette verso l’Ue che potrebbero raggiungere 800mila unità nel 2026. Pechino ha confermato un’intesa basata sui volumi del 2025, quando secondo i dati Eurostat l’Ue importò 302mila ibride cinesi, precisando che la quota riconosciuta alla Cina non sarà inferiore a quella concessa agli altri Paesi. La pressione competitiva è già misurabile. Secondo l’Acea, nel 2025 sono state importate nell’Ue
dalla Cina oltre un milione di auto prodotte nel Paese, per un valore di 13,7 miliardi di euro: il 7%
delle vendite complessive di nuove auto nell’Unione e il 20% delle vendite di elettriche a batteria.
Nel primo semestre di quest’anno, inoltre, i marchi cinesi hanno raggiunto il 14% del mercato
europeo delle ibride tradizionali e il 25% di quello delle ibride plug-in, contro appena il 2% per
entrambe le categorie nel 2024. Resta distinto il capitolo delle auto completamente elettriche: i dazi compensativi europei introdotti nel 2024 sono ancora in vigore, con aliquote aggiuntive del 17% per BYD, del 18,8% per Geely e del 35,3% per Saic. Bruxelles ha però aperto alla possibilità di impegni sui prezzi minimi d’importazione per singoli produttori, in alternativa ai dazi, valutando anche volumi, canali di vendita e investimenti europei.
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