Ravenna è la seconda provincia dell’Emilia-Romagna per numero di reati ambientali e la prima per quelli contro gli animali. È quanto emerge dal rapporto Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia di Legambiente, presentato ieri, 21 ottobre, a Bologna, nella sede della Fondazione Forense Bolognese. Il documento raccoglie i dati relativi alle violazioni accertate nel 2025 dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto.
In provincia di Ravenna sono stati accertati 281 reati ambientali, con 264 persone denunciate e 24 sequestri. Il territorio si colloca al 42° posto nella classifica nazionale e al secondo in Emilia-Romagna, alle spalle di Rimini, che registra 289 reati, 254 persone denunciate e 42 sequestri.
Nel complesso, in Emilia-Romagna i reati ambientali accertati nel 2025 sono stati 1.434, quasi quattro al giorno, con 1.200 persone denunciate, nove arresti e 289 sequestri, a fronte di circa 95mila controlli. La regione occupa il decimo posto nella graduatoria nazionale.
Ravenna prima in regione per i reati contro gli animali
Il dato più rilevante per la provincia ravennate riguarda le violazioni contro gli animali: 188 reati accertati nel 2025, con 178 persone denunciate e otto sequestri. È il numero più alto in Emilia-Romagna, davanti a Rimini, che registra 155 reati, 136 persone denunciate e otto sequestri.
La categoria comprende fenomeni diversi, dal bracconaggio alla pesca illegale, dai traffici di specie protette al commercio illecito di animali da affezione, fino alle violazioni che riguardano gli allevamenti.
In tutta la regione i reati contro gli animali sono stati 446, con 371 persone denunciate e 82 sequestri. I numeri del Ravennate rappresentano quindi una quota significativa del totale regionale.
Ciclo dei rifiuti, 54 reati nel Ravennate
Il ciclo dei rifiuti è il settore con il maggior numero di reati ambientali accertati in Emilia-Romagna: 492 nel 2025, con 457 persone denunciate, nove arresti e 176 sequestri.
In provincia di Ravenna i reati accertati in questo ambito sono stati 54, con 52 persone denunciate e 11 sequestri. Il dato è inferiore a quello di Forlì-Cesena, che registra 83 reati, Reggio Emilia, con 80, e Rimini, con 71.
Legambiente considera la gestione dei rifiuti uno degli ambiti prioritari per il contrasto alle illegalità ambientali. A livello nazionale, inoltre, il rapporto segnala un aumento degli incendi negli impianti di gestione: nel 2025 ne sono stati registrati 76, il 24,7% in più rispetto all’anno precedente.
Il presidente di Legambiente Emilia-Romagna, Davide Ferraresi, richiama la necessità di un intervento coordinato per colpire chi commette reati e affrontare le criticità ancora presenti nelle filiere, garantendo maggiore trasparenza e favorendo l’effettiva circolarità dei materiali.
Ciclo del cemento, 17 reati a Ravenna
Per il ciclo del cemento, che comprende abusivismo edilizio, violazioni urbanistiche, cave illegali, tutela del paesaggio e appalti pubblici, in Emilia-Romagna sono stati accertati 343 reati, con 280 persone denunciate e sei sequestri.
In provincia di Ravenna i casi sono stati 17, con 12 persone denunciate e un sequestro. I numeri sono inferiori a quelli di Rimini, con 52 reati, Bologna, con 49, e Forlì-Cesena, con 28.
A livello regionale i reati legati al ciclo del cemento sono scesi dai 656 del 2024 ai 343 del 2025. Legambiente attribuisce la flessione anche alla forte contrazione del mercato dell’edilizia. Il settore mantiene tuttavia il primato degli illeciti amministrativi, che in Emilia-Romagna sono stati 1.291.
Italia, meno reati ambientali ma più illeciti amministrativi
A livello nazionale, il rapporto registra una diminuzione dei reati ambientali dopo due anni di crescita. Nel 2025 sono stati accertati 35.735 reati, il 12% in meno rispetto al 2024, a fronte di 1.460.611 controlli, in aumento dello 0,4%.
Gli illeciti amministrativi sono invece saliti a 77.895, con una crescita dell’11,4%. Sommando le due categorie, le violazioni accertate dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto raggiungono quota 113.630, una media di circa 13 ogni ora.
Il calo dei reati penali non esaurisce quindi il problema delle illegalità ambientali. Il rapporto segnala anche una diminuzione dei reati contro il patrimonio culturale: 2.276 quelli accertati in Italia, il 23% in meno rispetto al 2024. In controtendenza gli arresti per traffici di opere d’arte e reperti archeologici, passati da due nel 2024 a 34 nel 2025.
Crescono invece le illegalità nella filiera agroalimentare. Secondo i dati nazionali di Legambiente, nel 2025 sono stati registrati 67.677 reati e illeciti amministrativi, il 46% in più rispetto all’anno precedente. Il valore economico di sequestri e sanzioni è aumentato del 109,1%, raggiungendo 968 milioni di euro. Si tratta di un indicatore settoriale che comprende sia reati sia illeciti amministrativi, distinto dal totale nazionale dei reati ambientali.
Il rapporto stima inoltre che il giro d’affari illegale delle ecomafie abbia raggiunto 11,5 miliardi di euro nel 2025, contro i 9,3 miliardi del 2024, con un incremento di 2,2 miliardi. Legambiente collega la crescita soprattutto alla gestione illecita dei rifiuti, alle filiere agroalimentari e al mercato delle specie protette.
Le proposte di Legambiente al Governo
Accanto ai dati, il rapporto contiene dieci proposte che Legambiente rivolge al Governo Meloni per rafforzare le norme e i controlli contro le illegalità ambientali.
Tra le richieste principali c’è il completamento del recepimento nel Codice penale dei quattro delitti previsti dalla direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente e che, secondo l’associazione, non sono stati inseriti nel decreto legislativo 81 del 21 aprile 2026. Legambiente chiede inoltre di estendere ai fitofarmaci illegali il delitto di produzione e commercio di prodotti inquinanti.
Sul fronte dell’abusivismo edilizio, l’associazione propone un Piano nazionale di lotta al fenomeno, con risorse adeguate per demolire gli immobili costruiti illegalmente e strumenti che consentano di intervenire anche quando i Comuni non eseguono le ordinanze.
Tra gli altri interventi indicati figurano l’approvazione dei decreti attuativi della legge 132 del 2016, che ha istituito il Sistema nazionale di protezione ambientale, una revisione del meccanismo del subappalto a cascata e il ripristino del delitto di abuso d’ufficio, in relazione alle misure europee contro la corruzione. Legambiente propone anche di estendere le pene previste per gli incendi boschivi a qualunque incendio di vegetazione e di aggravare la fattispecie colposa.
«L’accertamento dei reati ambientali è cruciale per la salvaguardia della natura e dell’ambiente che Legambiente persegue», dichiara il presidente di Legambiente Emilia-Romagna, Davide Ferraresi. «Per questo, la collaborazione di Forze dell’Ordine e Capitanerie di Porto è essenziale per continuare a monitorare lo stato della legalità ambientale, anche in Emilia-Romagna. Al tempo stesso, è necessario rafforzare la normativa per consentire interventi giudiziari nei confronti di chi danneggia gli ecosistemi e compie abusi edilizi».
Sul ciclo dei rifiuti, Ferraresi aggiunge: «Resta centrale il tema dell’illegalità all’interno del ciclo dei rifiuti. A fronte di segnalazione che provengono da ogni territorio, è evidente la necessità di un intervento sinergico, che colpisca adeguatamente chi commette reati e che al contempo vada ad intervenire sulle criticità ancora esistenti all’interno delle filiere, per garantire una sempre maggiore trasparenza a vantaggio dell’effettiva circolarità dei materiali».
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