È il ciclo dei rifiuti il fronte più critico per la provincia di Forlì-Cesena nella fotografia delle illegalità ambientali scattata da Legambiente. Nel 2025 sono stati accertati 83 reati in questo settore, il numero più alto in Emilia-Romagna, con 85 persone denunciate e 24 sequestri. Un dato che colloca il territorio al primo posto nella graduatoria regionale per le violazioni legate alla gestione illecita dei rifiuti.
Il quadro emerge dal rapporto Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia, presentato oggi, 21 ottobre, a Bologna, nella sede della Fondazione Forense Bolognese. Il documento, elaborato sulla base dei dati delle forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto, registra in provincia di Forlì-Cesena 142 reati ambientali complessivi, con 128 persone denunciate e 40 sequestri. La provincia si colloca al 62° posto nella classifica nazionale.
In tutta l’Emilia-Romagna i reati ambientali accertati nel 2025 sono stati 1.434, con 1.200 persone denunciate, nove arresti e 289 sequestri. La regione occupa il decimo posto nella graduatoria nazionale.
Rifiuti, Forlì-Cesena in testa alla classifica regionale
Con 83 reati accertati, Forlì-Cesena guida la classifica emiliano-romagnola per le illegalità nel ciclo dei rifiuti. Seguono Reggio Emilia, con 80 casi, Rimini, con 71, e Ravenna, con 54.
Nella provincia di Forlì-Cesena sono state denunciate 85 persone e sono stati effettuati 24 sequestri. A livello regionale, il settore registra complessivamente 492 reati, 457 persone denunciate, nove arresti e 176 sequestri.
Il ciclo dei rifiuti è anche il settore che, a livello nazionale, torna a occupare il primo posto per numero di illeciti ambientali, come non accadeva dal 2018. Legambiente richiama inoltre l’attenzione sull’aumento degli incendi negli impianti di gestione: nel 2025 in Italia ne sono stati registrati 76, il 24,7% in più rispetto all’anno precedente.
Per il presidente di Legambiente Emilia-Romagna, Davide Ferraresi, resta centrale la necessità di intervenire sulle criticità delle filiere, oltre che colpire chi commette reati, per garantire maggiore trasparenza e favorire l’effettiva circolarità dei materiali.
Ciclo del cemento, 28 reati accertati
Un altro ambito monitorato dal rapporto è quello del ciclo del cemento, che comprende abusivismo edilizio, violazioni urbanistiche, cave illegali, tutela del paesaggio e appalti pubblici.
Nel 2025 in provincia di Forlì-Cesena sono stati accertati 28 reati, con 26 persone denunciate e tre sequestri. Il dato colloca il territorio al quarto posto in regione, dopo Rimini, con 52 reati, Bologna, con 49, e Reggio Emilia, con 31.
In Emilia-Romagna i reati legati al ciclo del cemento sono stati complessivamente 343, con 280 persone denunciate e sei sequestri. Si tratta di una diminuzione significativa rispetto ai 656 casi del 2024. Legambiente collega la flessione anche alla forte contrazione del mercato dell’edilizia.
Il settore mantiene tuttavia il primato regionale degli illeciti amministrativi, che nel 2025 sono stati 1.291.
Reati contro gli animali, 24 casi in provincia
Nel territorio di Forlì-Cesena il rapporto registra anche 24 reati contro gli animali, con 14 persone denunciate e 13 sequestri.
La categoria comprende fenomeni differenti, dal bracconaggio alla pesca illegale, dai traffici di specie protette al commercio illecito di animali da affezione, fino alle violazioni che riguardano gli allevamenti.
In Emilia-Romagna i reati accertati in questo ambito sono stati 446, con 371 persone denunciate e 82 sequestri. La provincia di Forlì-Cesena si colloca dietro Ravenna, che registra 188 casi, e Rimini, con 155.
In Italia calano i reati ambientali, ma aumentano gli illeciti amministrativi
Il quadro nazionale presenta una diminuzione dei reati ambientali dopo due anni di crescita. Nel 2025 ne sono stati accertati 35.735, il 12% in meno rispetto al 2024, a fronte di 1.460.611 controlli, in aumento dello 0,4%.
Gli illeciti amministrativi sono invece saliti a 77.895, con una crescita dell’11,4%. Sommando le due categorie, le violazioni accertate dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto raggiungono quota 113.630, una media di circa 13 ogni ora.
La diminuzione dei reati penali non significa quindi che il fenomeno delle illegalità ambientali sia stato superato. Il rapporto segnala anche una flessione dei reati contro il patrimonio culturale: 2.276 quelli accertati in Italia, il 23% in meno rispetto al 2024. In controtendenza gli arresti per i traffici di opere d’arte e reperti archeologici, passati da due nel 2024 a 34 nel 2025.
Crescono invece le illegalità nella filiera agroalimentare. Secondo Legambiente, nel 2025 sono stati registrati 67.677 reati e illeciti amministrativi, il 46% in più rispetto all’anno precedente. Il valore economico di sequestri e sanzioni è aumentato del 109,1%, raggiungendo 968 milioni di euro.
Il rapporto stima inoltre che il giro d’affari illegale delle ecomafie abbia raggiunto 11,5 miliardi di euro nel 2025, contro i 9,3 miliardi del 2024. Un incremento di 2,2 miliardi che, secondo Legambiente, si inserisce in un quadro di crescente complessità delle organizzazioni ecocriminali.
Le proposte di Legambiente al Governo
Accanto ai dati, il rapporto Ecomafia contiene dieci proposte rivolte da Legambiente al Governo Meloni per rafforzare le norme e i controlli contro le illegalità ambientali.
Tra le richieste principali c’è il completamento del recepimento nel Codice penale dei quattro delitti previsti dalla direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente e che, secondo l’associazione, non sono stati inseriti nel decreto legislativo 81 del 21 aprile 2026. Legambiente chiede inoltre di estendere ai fitofarmaci illegali il delitto di produzione e commercio di prodotti inquinanti.
Sul fronte dell’abusivismo edilizio, l’associazione propone un Piano nazionale di lotta al fenomeno, con risorse adeguate per le demolizioni degli immobili costruiti illegalmente e strumenti che consentano di intervenire anche quando i Comuni non eseguono le ordinanze.
Tra gli altri interventi indicati figurano l’approvazione dei decreti attuativi della legge 132 del 2016, che ha istituito il Sistema nazionale di protezione ambientale, una revisione del meccanismo del subappalto a cascata e il ripristino del delitto di abuso d’ufficio, in relazione alle misure europee contro la corruzione. Legambiente propone infine di estendere le pene previste per gli incendi boschivi a qualunque incendio di vegetazione e di aggravare la fattispecie colposa.
«L’accertamento dei reati ambientali è cruciale per la salvaguardia della natura e dell’ambiente che Legambiente persegue», dichiara il presidente di Legambiente Emilia-Romagna, Davide Ferraresi, che sottolinea anche l’importanza della collaborazione tra forze dell’ordine e Capitanerie di porto e la necessità di rafforzare gli strumenti normativi contro chi danneggia gli ecosistemi e commette abusi edilizi.
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