#Finsubito news dalla rete – più episodi per rifiuti e reati contro gli animali, meno nel ciclo del cemento


Per la provincia di Piacenza 42 reati ambientali accertati nel 2025, uno in meno rispetto ai 43 del 2024. A proporre il bilancio il nuovo rapporto Ecomafia di Legambiente, elaborato sulla base dell’attività delle forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto. Piacenza resta al 104esimo posto della classifica nazionale e – con il numero più basso di reati tra le province emiliano-romagnole riportate nella graduatoria – passa dalla penultima posizione regionale all’ultima. Se il dato complessivo resta pressoché stabile, cambia però la composizione degli illeciti, con un numero più alto di casi accertati nel ciclo dei rifiuti e contro gli animali, mentre si dimezzano quelli legati al cemento. Nel complesso, rispetto al quadro dello scorso anno, nel Piacentino le persone denunciate scendono da 31 a 21 e i sequestri da 11 a 10.

         

Nel ciclo dei rifiuti i reati salgono da 14 a 18, le persone denunciate sono 10 – tre in meno rispetto alle 13 del 2024 – e i sequestri passano da 6 a 8. I reati contro gli animali passano da 12 a 14: nel 2025 risultano due le persone denunciate, otto in meno rispetto alle 10 dell’anno precedente, a cui si aggiungono 2 sequestri.
Direzione opposta per il ciclo del cemento, dove i reati accertati si dimezzano: da 10 a 5. Otto le persone denunciate, zero i sequestri. 

In Emilia-Romagna 214 reati in meno
«In Italia nel 2025 calano, dopo due anni di crescita, i reati ambientali, – scrive Legambiente nella presentazione del quadro regionale – ma le ecomafie continuano a lasciare il segno sull’ambiente e a incrementare il loro business. In Emilia-Romagna si contano 1434 reati accertati, circa 4 al giorno, in lieve calo rispetto al 2024, a fronte di 95mila controlli effettuati, con 1200 persone denunciate, 9 arresti. Questa la fotografia scattata dal nuovo rapporto Ecomafia di Legambiente, presentato oggi a Bologna presso la sede della Fondazione Forense Bolognese, e frutto dell’elaborazione dei reati accertati dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto nel 2025. Calano anche gli illeciti amministrativi, poco più di 4mila a fronte dei quasi 5mila del 2024, ma aumentano i sequestri, da 245 a 289. Nella classifica per provincia ai primi posti troviamo sempre Rimini e Ravenna».

I rifiuti restano il settore con più reati
«Il ciclo dei rifiuti – sottolineano – continua a mantenere il primato per reati, 492 in tutta la regione, confermando come questo sia il settore su cui le ecomafie puntano nel 2025 mani e interessi. A livello nazionale è in forte crescita anche il numero degli incendi agli impianti di gestione (76 nel 2025, +24,7%). Al secondo posto i reati contro gli animali (dal bracconaggio alla pesca illegale, dai traffici di specie protette a quelli di animali da affezione fino agli allevamenti) con 446 reati accertati, 371 persone denunciate e 82 sequestri. Il ciclo cemento mantiene il primato degli illeciti amministrativi (1291), mentre calano i reati (abusivismo edilizio, violazioni penali in materia di urbanistica, cave illegali, tutela del paesaggio e appalti pubblici), «solo» 343, una flessione importante rispetto ai 656 accertati nel 2024, dovuta anche alla forte contrazione del mercato dell’edilizia».

Patrimonio culturale e filiera agroalimentare
«A livello nazionale – si evidenzia – diminuiscono i reati contro il patrimonio culturale (2.276 quelli accertati, -23%), una flessione che si ripercuote anche sui controlli (-8,5%) ma crescono in maniera esponenziale gli arresti per i traffici di opere d’arte e reperti archeologici (34 nel 2025 contro i 2 registrati nel 2024). In aumento l’illegalità nella filiera agroalimentare: 67.677 i reati e gli illeciti amministrativi (+46% rispetto al 2024), con una crescita del 109,1% del valore economico di sequestri e sanzioni, per 968 milioni di euro».

La legge sugli ecoreati
«Legge 68 del 2015 sugli ecoreati: l’applicazione della legge 68 del 2015, che ha introdotto i delitti ambientali nel Codice penale, continua a dare risultati significativi. Accanto a una riduzione complessiva del numero di reati si registra, sempre a livello nazionale, la crescita dei casi in cui viene contestato il delitto di inquinamento ambientale (303, pari al 35% di tutte le fattispecie) e quello di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti (115 casi, pari al 13,3% del totale)».

Le dieci proposte di Legambiente
«Dieci proposte: oltre ai dati, il rapporto Ecomafia – scrive l’associazione – raccoglie anche 10 proposte che Legambiente indirizza oggi al Governo Meloni per contrastare le illegalità ambientali e rafforzare norme e controlli. Tra le proposte avanzate l’associazione ambientalista chiede in primis che l’Italia completi il recepimento nel Codice penale dei quattro delitti (uccisione e commercio di specie animali e vegetali selvatiche protette, il saccheggio delle acque superficiali o sotterranee, la commercializzazione di materie prime e prodotti derivati dalla deforestazione, la produzione e il commercio illegale di F-gas, quest’ultimo ora solo di natura contravvenzionale) previsti dalla Direttiva europea per la tutela penale dell’ambiente ma non inseriti nel decreto legislativo n. 81 del 21 aprile 2026; l’estensione del delitto di produzione e commercio di prodotti inquinanti (art. 452 bis del Codice penale) ai fitofarmaci illegali; l’approvazione di un Piano nazionale di lotta all’abusivismo che preveda adeguate risorse dei Fondi presso il Ministero delle infrastrutture e la Cassa depositi e prestiti per gli abbattimenti degli immobili costruiti illegalmente, da destinare, oltre che ai Comuni, all’autorità giudiziaria e alle Prefetture e la modifica dell’art. 10-bis della legge 120/2020 per stabilire l’estensione del potere sostitutivo delle Prefetture alle ordinanze di demolizione emanate e non eseguite dai Comuni prima dell’approvazione della norma; approvare i decreti attuativi della legge 132/2016 che ha istituito il Sistema nazionale di protezione ambientale. Inoltre, tra gli altri interventi urgenti Legambiente chiede di rivedere il meccanismo del cosiddetto subappalto “a cascata” e reintrodurre il delitto di abuso d’ufficio, come previsto dalla nuova Direttiva europea contro la corruzione, per contrastare l’illegalità negli appalti pubblici; e di estendere le pene previste per il reato di incendio boschivo a qualunque incendio di vegetazione e aggravare la fattispecie colposa».


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