#Finsubito news dalla rete – Gsk, nuovi investimenti e tanta formazione


Energia, impianti all’avanguardia nuovi laboratori, tanta formazione. Gsk affronta questi anni turbolenti puntando su investimenti a tutto tondo. Ma oltre a tecnologia e ricerca, la multinazionale del settore farmaceutico punta sul fattore umano. Investe su nuove strutture, ambienti accoglienti e un’Academy per la formazione.
Martino Grazzi, amministratore delegato Gsk Manufacturing Spa e direttore dello stabilimento di San Polo di Torrile, spiega le novità in materia di progetti e investimenti.

Qual è l’importanza dell’impianto di Parma nel sistema Gsk?

«Questo stabilimento ha una duplice veste. Prima di tutto, è uno stabilimento per l’introduzione di nuovi prodotti. Vuol dire che Gsk passa attraverso Parma per il lancio di prodotti innovativi. Lo fa perché qui abbiamo un impianto pilota, dove in piccola scala possono essere prodotti lotti per studi clinici. E lo fa perché abbiamo una serie di piattaforme tecnologiche che sono uniche nel network, che abbiamo soltanto qui. E significa avere anche le competenze per utilizzare quella piattaforma. Cito due esempi. I cosiddetti ADC, ovvero gli anticorpi monoclonali coniugati con farmaci citotossici: permettono un’azione mirata sulle cellule target come quelle dei tumori, senza danneggiare i tessuti sani, sono la nuova frontiera in questo tipo di terapie e nel mondo esistono in pochissimi siti. In Gsk l’abbiamo soltanto qui a Parma. Un’altra piattaforma tecnologica di rilievo è quella cosiddetta di Long acting: i farmaci a rilascio “prolungato” che permettono al paziente di aver bisogno di meno trattamenti nel tempo, in particolare Parma è protagonista in questo campo per le terapie per Hiv e Asma grave».

Qui realizzate più ricerca o produzione?

«In questo stabilimento facciamo principalmente produzione. Farmaci che in 6 casi su sette sono salvavita, cosiddetti “medically critical”, distribuiti attraverso ospedali e centri di trattamento specializzati. Sono farmaci principalmente indirizzati al trattamento di forme oncologiche o trattamento di Hiv e al sistema immunitario con indicazioni come Lupus, Asma grave e altre. Si tratta quindi di farmaci altamente specializzati: noi facciamo cose che altri non riescono a fare, questa è la nostra forza».

Può fare una sintesi con i numeri della vostra attività a San Polo di Torrile?
«Distribuiamo in oltre cento Paesi oltre 30 milioni di unità all’anno. Lo facciamo con una forza lavoro di oltre 700 persone, oltre alla collaborazione con diversi fornitori di servizi, per la maggior parte italiani che tutti i giorni varcano il cancello di Parma per aiutarci in progetti, iniziative e attività. E lo facciamo da oltre 40 anni. Inoltre contiamo su investimenti continui: oltre 240 milioni di euro su questo stabilimento nell’ultimo triennio. Quest’anno abbiamo investimenti per oltre 50 milioni solo per Parma: ci aiutano a costruire un futuro di lunga durata».

Quali sono gli obiettivi degli investimenti?
«Tre direzioni: linee produttive ad elevata tecnologia, digitalizzazione e automazione volte a ridurre errori e facilitare l’analisi dei problemi e le decisioni e sostenibilità e resilienza energetica. L’ultimo investimento in termini energetici è la realizzazione di due cabine elettriche di media tensione e distribuzione di che hanno un valore di oltre 14 milioni».

Abbiamo bisogno di persone capaci di sviluppare e implementare
le nuove tecnologie

Andiamo verso la fine di un anno non facile. Quali previsioni per il 2027?
«Continuiamo il processo di investimenti per il rinnovamento tecnologico. Abbiamo una serie di progetti già approvati tra cui la creazione di un nuovo laboratorio bioanalitico. Servirà non soltanto per lo stabilimento di Parma, ma per una serie di siti nel network europeo e mondiale. Sarà deputato a testare farmaci specialistici realizzati negli Stati Uniti, in Europa e nel Regno Unito. Non solo: nel campo delle terapie Long acting stiamo investendo su una nuova piattaforma tecnologica che sarà utilizzata anche per i prodotti futuri e che ci garantirà di essere all’avanguardia rispetto a molti competitor per il benessere di tutti, soprattutto dei nostri pazienti».

In quanta parte le vostre tecnologie vengono dal territorio?
«Siamo in un territorio molto ricco dal punto di vista tecnologico. Gran parte provengono dal territorio dall’Emilia e in generale dal Nord Italia. In Emilia attiviamo 35 filiere attraverso gli investimenti. Nel nostro distretto ci sono industrie che variano dall’elettronica all’acciaio a macchine altamente complesse, a distanza di qualche chilometro. Solo l’anno scorso abbiamo acquistato oltre 38 milioni di servizi e beni prodotti in Emilia-Romagna. Ne siamo molto orgogliosi».
I costi dell’energia e le conseguenze a catena: come affrontate il problema?
«Sullo stabilimento, siamo dotati di due elementi fondamentali per l’energia. Il primo: uno dei parchi solari più grandi dell’Emilia-Romagna. Il secondo è un impianto chiamato CHP, per la conversione del gas in energia elettrica, che a sua volta ci permette di garantire continuità a basso impatto ambientale e soprattutto un approvvigionamento stabile di energia. Questi sono investimenti fatti in tempi “non sospetti”. C’è un altro aspetto: la nostra azienda, ormai da anni, ha sottoscritto l’ambizione di essere neutrale da un punto di vista di CO2 e di impatto sulla natura e tutti i nuovi investimenti vanno in quella direzione».

Più timori o fiducia per il futuro?
«Noi contiamo sull’innovazione come un fattore distintivo. La ricerca è la scienza devono essere agite, cioè concrete e pratiche, trasformarsi in terapie accessibili ai sistemi sanitari con un impatto significativo per i pazienti. Questo deve rimanere il nostro elemento distintivo. Dobbiamo continuare a fare cose necessarie, sempre più complesse e sempre più mirate. Questo diventa per noi un fattore di garanzia per il futuro di tutti».

Quali iniziative organizzate per la formazione? Avete anche un’Academy…
«La formazione per noi è fondamentale, abbiamo bisogno di persone capaci di sviluppare le nuove tecnologie e implementarle. Per questo contiamo su due elementi. La formazione che il nostro territorio ci garantisce, prima tra tutti la collaborazione con l’Università di Parma, soprattutto in ambito ingegneristico e chimico, e con le scuole superiori del territorio e non, con cui garantiamo formazione scuola-lavoro. È una ricetta fondamentale per permettere ai ragazzi di sperimentare e anche per noi, per avere un primo impatto sulla loro vita. Infine, tutta la formazione che riusciamo a fare all’interno del nostro stabilimento. Qui a Parma – uno tra i pochi centri ad averlo – abbiamo un sistema di Learning zone e Academy: due strutture in cui si forma il sapere e il saper fare costruendo, fin dai primi giorni, la nostra cultura e una conoscenza basata su scienza, tecnologia e parte esperienziale, che esplora le dinamiche di team in modo efficace e divertente. Sono aree protette dove le persone- chiunque abbia bisogno di fare pratica – possono sperimentare, toccare con mano, come in una piccola palestra, finché la competenza non è acquisita. Questi programmi funzionano tanto con i giovani alle prime armi quanto per lo sviluppo di competenze di persone più mature, con un’esperienza rodata. Le fasi di lavoro e di apprendimento si alternano in un dialogo continuo e costante». 

Ci sono profili che faticate a reperire?

«Siamo in un territorio particolarmente ricco, di competenze e anche di offerta lavorativa. Ci confrontiamo con tutta Italia e tutto il mondo e dobbiamo continuare a lavorare insieme ad istituzioni, sistema della formazione e delle imprese, con associazioni come “Parma io ci sto!”, perché questa attrattività continui a crescere. Non abbiamo paura della competizione: il nostro sistema universitario è di elevata qualità, i distretti industriali sono leader in diversi campi, tra cui la farmaceutica. Se continuiamo ad investire in tecnologie, competenze e cultura saremo in grado di costruire un futuro di qualità per tutte le generazioni». 

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