#Finsubito news dalla rete – Edizione 2026 del Welfare Italia Forum (20.10.2026)


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1, eccoci buongiorno, buongiorno a tutti.
Basta chiacchiere, si lavora, prendiamo posto per favore, perché la giornata è intensa.
E non possiamo perdere troppo tempo.
E per cominciare allora, innanzitutto benvenuti a tutti, grazie di essere anche quest’anno alla edizione ormai.
La sedicesima edizione del Welfare Italia Forum.
Abbiamo cominciato nel 2010 e dico abbiamo perché c’ero c’ero già io, quindi insomma, questo dà anche il senso del.
In in accordo con il tema dell’invecchiamento, che è così centrale nella vicenda del del della crisi del Welfare e dal 2019 SIC la, la Licci attiva di Unipol si è avvalsa anche della collaborazione.
Preziosa della partnership Contea Group. Insomma, in questi anni il forum è diventato veramente una una, un importante punto di riferimento del dibattito sul welfare, dibattito che ieri sera, nella cena di presentazione giustamente, Stefano Genovese anche segnalato, una certa stanchezza di tutti noi, delusione, anche per il modo in cui spesso questo dibattito avviene nel nel nel nell’arena pubblica italiana. No, diciamo, un po’frammentato tra le analisi delle varie politiche tutto stretto tra i due estremi ci vogliono più soldi, ma non ci sono i soldi e io penso che se noi invece guardiamo al anche alle tensioni sociali di questi giorni di queste settimane, guardiamo anche a quello che sta accadendo le devastazioni di grandi città europee, come
Parigi, Milano, secondo me noi dobbiamo, possiamo comprendere di più anche invece l’ha portata politica e culturale che una rottura del patto sociale del patto generazionale intergenerazionale può provocare nelle nostre società, patto che era fondato, che è fondato sulla promessa di sicurezza sociale, diciamoci la verità, sono vent’anni una generazione che noi italiani, noi europei non siamo più sicuri che i nostri figli staranno meglio dei genitori, questa è la grande, la grande sfiducia che si è infiltrata nelle opinioni pubbliche europee e che può provocare disastri se è vero quello che spesso si dice.
E il modello europeo è sostanzialmente lo Stato assistenziale e il welfare, di conseguenza, è anche vero che la crisi del welfare si sta trasformando in una crisi dell’Europa, delle istituzioni, dei partiti tradizionali, della della della del delle opinioni pubbliche, della fiducia delle opinioni pubbliche nel progetto europeo quindi stiamo parlando di qualcosa che va a mio parere ben al di là delle singole politiche delle singole scelte.
Che ogni anno si fanno nel nel bilancio, nella Finanziaria
E quindi quest’anno noi di luogo affronteremo questo tema con questa visione che diciamo, se vogliamo più olistica, del del valore delle questioni che girano intorno al tema del welfare e provando a indicare dei modi per rinnovare il patto sociale che sentiamo tutti, sta facendo fatica a patto tra cittadini e istituzioni anche imprese,
Quindi affronteremo soprattutto i temi delle trasformazioni demografiche, che sono uno dei punti cruciali, valorizzandola Longevity economy quest’anno nella nella nel rapporto del think-tank c’è anche, diciamo, un’attenzione alla Huff economy e anche affrontare il tema del sostegno alla genitorialità, della capacità di attrarre talenti giovanili.
Cominciamo quest’anno con la lettura di un del del messaggio che ci ha mandato anche quest’anno il Presidente della Repubblica e che credo tocchi proprio alcuni di questi punti cruciali, scrive Sergio Mattarella, il rapporto annuale Welfare Italia costituisce un utile contributo di analisi e proposte su un capitolo che ha plasmato il nostro modello sociale e Levanto lo standard dei diritti della persona costituendo un tratto della cittadinanza e della stessa identità europea nel secondo dopoguerra inverato si nel nostro Paese, nella scelta repubblicana, di ottant’anni orsono.
Voglio ricordare che ieri, appunto, con Sabino Cassese abbiamo proprio analizzato il punto di come la Costituzione abbia inserito la promessa della sicurezza sociale dentro il patto fondamentale della Repubblica, nata 80 anni fa, il carattere universalistico della protezione sociale oggi sottoposto a intense sollecitazioni scrive il capo dello Stato,
Presidiato da principi costituzionali, la sua natura non appare confutabile. Le dinamiche sociali ed economiche stanno modificando composizione demografica, domande sociali, strutture produttive, bisogni, incidendo di conseguenza sui nostri sistemi di tutela che si trovano di fronte a scelte di sostenibilità. Quote rilevanti di risorse pubbliche sono impegnate nel welfare, che al tempo stesso costituisce una dimensione nella quale trovano applicazione i principi di libertà e sussidiarietà per un concorso ampio di energie. Il welfare, dunque, non è una mera partita di spesa, bensì nel nostro Paese, ha rappresentato un motore dell’economia e della società, agendo come risorsa per lo sviluppo e strumento di inclusione, caratteristiche preziose, istituzioni in realtà private e imprese del terzo settore e del non profit sono attori dei processi di necessario rinnovamento e concorrono responsabilmente all’attuazione delle previsioni costituzionali. Dunque ai partecipanti del Forum rivolgo auguri di buon lavoro. Sergio Mattarella, grazie Presidente
Siamo ovviamente orgogliosi dell’attenzione del Presidente alla questa iniziativa, ai nostri lavori ci raggiungerà anche più tardi il consigliere del presidente ha Story e voglio anche cogliere l’occasione per ringraziare l’avvocato Giuseppe Guzzetti, che, diciamo, è una presenza costante del dei nostri lavori che quest’anno ci ha dato un grande supporto nella preparazione del del rapporto e so che è collegato persegue quindi i lavori con noi lo ringrazio molto lo saluto.
Allora prego,
Non ho capito.
Il video ah è così scusate, mi sono dimenticato il video prego.
Buongiorno a tutti sarò lieto di rivolgermi a voi in occasione del Welfare Italia Forum, i sistemi di welfare, che rappresentano uno dei pilastri del modello sociale europeo e riflettono i nostri valori di solidarietà. Pari opportunità, inclusione sono oggi sottoposti a forti pressioni. Devono affrontare nuove sfide dai cambiamenti demografici e le trasformazioni dell’economia e del mercato del lavoro, il nostro impegno a trovare le risposte giuste ed adattare gli strumenti a nostra disposizione per affrontare queste sfide e continuare a garantire ai cittadini protezione ai servizi ed opportunità. In questo contesto, la politica di coesione svolge un ruolo fondamentale attraverso investimenti europei riforme possiamo ridurre i divari territoriali, migliorare l’accesso ai servizi essenziali e creare nuove opportunità in tutte le regioni, ed è in questa prospettiva che si inserisce la strategia europea sul diritto
Arrestare alla quale stiamo lavorando e che la Commissione intende adottare nei primi mesi del 2027. L’obiettivo è chiaro. Vivere, lavorare e fare impresa nel proprio territorio deve essere una scelta reale. Non si tratta di limitare la mobilità, ma di garantire che nessuno sia costretto a partire per mancanza di opportunità o di servizi essenziali. Per questo vogliamo valorizzare la specificità di ogni territorio e promuovere le condizioni necessarie per viverci e costruire il proprio futuro. Servizi di qualità, lavoro, competenze, connettività e accesso alle infrastrutture digitali ed energetiche. Un lavoro che stiamo portando avanti ascoltando cittadini, Regioni ed imprese. C’è poi un legame diretto con la competitività. Territori resilienti e dotati di servizi efficienti sono più capaci di attrarre persone, talenti di investimenti. Investire nel benessere dei cittadini significa quindi sostenere la crescita economica, creare occupazione e rafforzare la coesione sociale. E un obiettivo che richiede una visione di lungo periodo ed una stretta collaborazione tra le istituzioni europee, nazionali e regionali dei locali, insieme alle imprese e dalla società civile. Ed è in questa direzione che dobbiamo continuare a lavorare, anche del confronto sul prossimo bilancio europeo,
Per garantire che gli investimenti rispondano ai bisogni concreti dei territori e migliorino realmente la qualità della vita delle persone, perché investire nel welfare significa investire nelle persone, nelle nostre comunità e nel futuro dell’Europa, grazie ed auguro a tutti quanti voi buon lavoro.
Grazie scusate, abbiamo anticipato i saluti istituzionali del vicepresidente della commissione, Raffaele Fitto, e adesso, per cominciare, per aprire i nostri lavori, vorrei chiamare sul palco il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, prego per il suo chi not speech.
Grazie
Buongiorno a tutti, grazie per l’invito e anche per la possibilità di fare un’analisi su quella che era di fatto la politica sociale.
In Europa e nel nostro Paese, beh, l’Europa del dopoguerra.
Nasce per questo
Perché il fondamento culturale ed economico è l’economia sociale di mercato, il mercato è uno strumento per far vivere meglio ogni singolo cittadino europeo.
Quindi valorizzare il mercato, puntare su chi intraprende, favorire la competitività e la concorrenza, ma con l’obiettivo della crescita e più cresce.
L’Europa meglio stanno i nostri.
Cittadini.
Per questo, anche nel prossimo bilancio comunitario e diceva bene il Vicepresidente Fitto, dovremmo guardare con particolare attenzione anche al mantenimento, per esempio, dei fondi di coesione, perché ci sono ancora realtà europee che meritano di essere sollevate e portata a livello delle altre Regioni.
Ma io credo che tutto debba essere concentrato sulla politica della crescita politica, della crescita, che deve vedere protagonista sia la macroeconomia sia la micro economia, cioè senza una forte azione della finanza è difficile poter vedere crescere l’economia reale.
Se la macroeconomia e strumento fondamentale per sostenere la micro economia ecco perché ritengo che sia fondamentale in Europa come in Italia, il ruolo che svolge tutto il comparto, sia quello assicurativo, qui stiamo parlando di fronte ad una delle grandi organizzazioni assicuratrici, non solo italiana ma europea,
Insieme al set all’intero settore finanziario, noi dobbiamo completare in Europa.
Il mercato interno questo significa che bisogna, dopo la moneta unica, arrivare al mercato unico dei capitali.
All’armonizzazione fiscale.
Poi, naturalmente, bisogna affrontare anche il mercato unico dell’energia, Altro tema fondamentale per la crescita e determinante e ritengo che da questo punto di vista.
La scelta della Commissione europea, che ha inserito nel documento sulla tassonomia il nucleare come fonte di energia politica, sia pulita, sia una scelta che deve essere perseguita proprio per garantire l’indipendenza dell’intero sistema economico europeo.
Dobbiamo andare assolutamente in quella direzione, l’Italia con questo governo ha deciso di invertire la rotta e di puntare sulla sul nucleare di ultima generazione per garantire indipendenza e ridurre i costi dell’energia, perché stiamo vedendo in questo momento di grande difficoltà internazionale, non per responsabilità nostra ma perché ci sono due guerre ai nostri,
Confidi
Con ricadute forti sulle fonti dell’energia.
Non soltanto la Russia, ma guardiamo Hormuz, guardiamo anche a Bab el-Mandeb, quindi tutto ciò rischia di.
Fare un danno alla al singolo cittadino, perché poi la ricaduta finisce quando aumenta il costo dell’energia, aumentano i costi di produzione, i costi di distribuzione, guardiamo quello che accade in molti Paesi europei, compresa l’Italia, e allora noi dobbiamo fare in modo che ci sia una vera e propria indipendenza energetica è una delle grandi questioni per garantire la crescita economica,
Crescita economica significa più lavoro, più libertà e più dignità per ogni singolo cittadino, questo è il cuore del welfare, fare stare meglio, ma non soltanto dal punto di vista economico, ma anche garantire poi la libertà e la dignità delle.
E persone uno è il grande tema energetico, l’altro a livello europeo, dicevamo del mercato unico, ma anche di alleggerire.
Il fardello normativo per gli investimenti, anche il mondo delle assicurazioni ha troppe regole, credo che noi dobbiamo ridurre il numero delle regole europee se vogliamo garantire competitività e crescita, tutto questo, se vogliamo puntare sulla crescita, deve portarci a fare alcune scelte, anche di investimenti,
Gli Stati non sono sempre promosso proprio me posso dire sufficienti, con il loro bilancio per dare risposte, così come dovrebbero essere date ai cittadini la grande sfida che abbiamo di fronte anche qui.
In Italia io lo vado dicendo da quando ero commissario europeo, ma poi lo dico oggi è quella di far sì che.
Il risparmio privato possa essere investito nell’economia.
Risparmio privato significa banche, significa assicurazioni, significa fondi previdenziali, sono nelle risparmio nelle banche circa 2000 miliardi e in generale arriviamo a 6.000 miliardi e dobbiamo impedire che questo risparmio sia investito al di là dei confini nazionali, al di là dei confini europei.
Ma come lo si può fare in un libero mercato, l’unico metodo per attrarre?
Investimenti sul territorio italiano ed europeo è quello della stabilità di governo, perché nessuno investe se non sa esattamente cosa può accadere negli anni successivi, se non può.
Prevedere e pianificare il proprio investimento questo non l’abbiamo cercato di fare con questo governo, deve essere sempre fatto più in Europa, deve rinforzare la propria governance, personalmente sono convinto che servano riforme importanti in Europa, a partire dall’abolizione del diritto, divieto per molte delle scelte a una riforma che porti ad avere un unico,
È presidente dell’Unione Europea che unifichi il presidente, la Commissione col presidente del Consiglio più potere al Parlamento europeo e dicevamo al completamento del mercato unico, prego, dica, osservano investimenti e servono grandi progetti sui quali far investire.
Penso il tema al tema delle infrastrutture.
E non soltanto di trasporto, ma anche quelle cibernetiche, penso all’intelligenza artificiale dove l’Italia, devo dire la verità, è tra i Paesi che più si dà da fare, siamo per quanto riguarda il calcolo, siamo.
I quarti, quindi nel mondo non siamo così indietro, abbiamo dei centri, siamo candidati anche a dar vita ad una gigafactory, ecco investire, far si che i privati possano investire in questi grandi progetti, significa permettere poi allo stato di ridurre la pressione fiscale, ridurre la pressione fiscale agevole la vita del cittadino il quale può consumare di più se si consuma di più si produce di più.
Se si consuma e si produce di più anche nelle casse dello Stato arrivano più soldi, quindi diventa una sorta di meccanismo liberale perfetto che favorisce la crescita e la competitività, certo, serve anche a ridurre terzo tema importante il fardello burocratico, l’Europa deve ridurre il numero impressionante di norme, troppe regole, bisognerebbe far valere il principio che per ogni regola nuova che viene messa due devono essere eliminati perché questo peso?
Rende difficile la concorrenza, rende difficile la competitività.
Altro tema fondamentale è quello di cambiare le regole della concorrenza che sono obsolete a livello europeo, perché sono regole che andavano bene negli anni 60 a regolare la concorrenza interna, quando il mondo era completamente diversa, oggi servono regole della concorrenza che garantiscano la concorrenza perché le attuali impediscono la concorrenza al di là dei confini dell’Unione Europea quindi dobbiamo creare anche dei campioni europei che permettano che favoriscano la crescita e la competitività del nostro sistema.
Industriale,
Sono alcune delle cose, secondo me, che ha in Europa, devono essere promosse e sostenute e difese, e ogni governo deve dare il suo contributo noi stiamo facendo tutto il possibile perché questo accada, perché, ripeto, la politica della crescita è determinante per avere un sistema di welfare efficace, detto questo, dobbiamo far sì anche che,
Possa essere modificato in maniera positiva il nostro modello di vita, poi sarà naturalmente il ministro Schillaci a parlare in maniera più.
Efficace, più diretta proprio per la tutela della salute, ma il tema della salute e della longevità e fortunatamente grazie a un modello di vita migliore cresce, però dobbiamo anche far sì che l’anziano viva in condizioni.
Sociali, non di grande povertà, cioè non possiamo avere anziani che non sono in grado di arrivare alla fine del mese, cosa fare adesso, anche nella prossima manovra ci saranno degli interventi anche in tema di aiuto sanitario, noi avevamo proposto di intervenire sul sulle spese sanitarie, si potrebbe pensare, per esempio, ad una sorta di carta di credito che permetta all’anziano di poter avere dei servizi per che non possono essere dati dal servizio sanitario nazionale.
Questo è un modo per di fatto aumentare direttamente la pensione e garantire servizi sociali aggiuntivi al alla persona ultra settantenne, ultra settantacinquenni, proprio perché il welfare non può non tenere conto delle persone con i capelli bianchi.
Non è Cicero pro domo sua, ma perché è un problema vero che esiste né in una società che è destinata a invecchiare, però non deve essere penalizzato, l’invecchiamento deve essere tutelato anche con attività di prevenzione, con una sanità di prossimità, quindi è tutto un contesto complessivo. Non possiamo pensare al Welfare soltanto come un aspetto economico, ma tutto ciò deve essere inquadrato come se fosse un grande mosaico dove ogni tessera è determinante per garantire migliori condizioni di vita ai cittadini, questo vale anche per i giovani, perché in una società che diventa sempre più anziana non si può non tenere conto di chi si inserisce nel mondo del lavoro. Welfare significa anche permettere a chi finisce gli studi
Di non essere costretto ad emigrare.
Andare a lavorare all’estero deve essere una scelta, non un obbligo.
Ma anche andare a lavorare lontani dal luogo dove si è nati, dev’essere studiato, deve essere una scelta, non un obbligo, quindi dobbiamo ridurre anche il fardello fiscale per quanto riguarda i giovani, stiamo pensando anche nella manovra ha un anno toc no tax, area per i giovani fino a 30 anni in modo da agevolare il loro ingresso nel mondo del lavoro nella società nel rendersi autonomi dalla famiglia di origine nella possibilità di crearsi una,
Le famiglie nella possibilità di poter acquistare un’abitazione, e questo bisogna fare io ritengo, per esempio, che si potrebbe incrementare anche il numero di esenzioni.
Per quanto riguarda un utilizzo nei primi anni di lavoro del TFR, per fare altre cose, non soltanto per accantonarli per la pensione.
Questo è un modo per permettere ai giovani nei primi anni di potersi realizzare e poter rappresentare veramente una risorsa positiva per l’intero sistema Paese, anche questo è il welfare.
Più serve naturalmente, una politica a sostegno del mondo industriale e pensiamo anche in questa manovra di aiutare le imprese nel settore energetico, una sorta di energy release allargato alle piccole e medie imprese, insomma, sono tante iniziative che questa manovra entreranno, ma saranno parte comunque di una strategia complessiva per favorire la crescita del nostro sistema economico. Crescita e competitività sono fondamentali, quindi serve anche una politica industriale, una politica a sostegno di chi intraprende. Io dico
Industria, ma anche tutte le altre imprese, comprese quelle assicurative, non preso il sistema bancario con nella sua specificità. Non credo che sia giusto avere una visione dove si colpisce l’extraprofitto che non so che cosa sia, non esiste né un diritto né in economia c’è il profitto, si tassa il profitto, quello è giusto, ma l’extraprofitto, chi lo decide, cose extra, un oscuro burocrate di Bruxelles o di qualche ministero, non va bene, così dobbiamo coinvolgere certamente per favorire la crescita. Questi mondi che hanno la possibilità di farlo, però, senza una visione punitiva, cioè chi ha ricchezza, non è un nemico, ma è un amico che deve mettere una parte della sua forza a disposizione della società, perché questo è il modello, sempre ritorniamo all’economia sociale di mercato
Quindi, anche in questa manovra cercheremo di e, per quanto mi riguarda, sono particolarmente impegnato su questo a far sì che siano sempre i contributi destinati ad una visione positiva e non frutto di una visione punitiva, lo stesso discorso vale per il mondo assicurativo, vale per le banche di credito cooperativo per le banche di prossimità che hanno un ruolo diverso dalle grandi banche, quindi dobbiamo anche fare attenzione a non colpire chi eroga prestiti, raccogliere risparmio, erogare prestiti alle piccole e medie imprese, agli artigiani, ai commercianti,
Poi naturalmente c’è tutta voglio concludere facendo riferimento a quello che stiamo facendo, anche in un quadro internazionale che è certamente difficile che certamente complicato o di difficile soluzione non dipende dalla nostra volontà, anche se noi cerchiamo di dare tutti i contributi possibili per raggiungere la pace e per la libera circolazione.
Anche del quanto riguarda il settore della navigazione, vedete.
Noi siamo fortemente impegnati a garantire, per esempio, il trasporto marittimo tra Suez, il Mar Rosso e Babel Mandeb, da lì passa il 40% del trasporto marittimo mercantile italiano, da lì passa il 60% dell’export verso i Paesi dell’Oriente.
Se noi vogliamo garantire, visto che l’export rappresenta fra il 30 e il 40% del Pil.
Se vogliamo garantire che l’export continui a crescere come sta crescendo nonostante i dazi, nonostante due guerre alle frontiere, dobbiamo proteggere la libera navigazione e quando sento dire che non bisogna spendere insicurezza e ma chi garantisce la libera navigazione e c’è la nostra Marina militare abbiamo bisogno nella missione Spiders di avere ancora più mezzi per garantire di fronte agli attacchi degli aiuti la protezione del naviglio mercantile,
Perché anche quando si parla di sicurezza che dice si spende per le armi tensione bisogna vedere a che cosa servono, noi non saremo la Costituzione ci impedisce di fare la guerra come scelta, ma abbiamo il dovere di proteggere il nostro sistema economico perché senza export a pagare un prezzo altissimo saranno soprattutto i cittadini perché è inutile che ci riempiamo la bocca di guelfa cosa giustissima se poi non abbiamo politiche concrete strumenti concreti per difendere il welfare.
Perché se noi non difendiamo il sistema imprenditoriale, ammazziamo la seconda potenza industriale europea, siamo la quarta potenza commerciale mondiale, se noi non difendiamo questo sistema, a pagare il prezzo non sono le imprese a pagare il prezzo, sono i cittadini che beneficiano di questo sistema, noi siamo un Paese con 4 milioni di piccole e medie imprese,
Sono lo strumento che tiene in piedi l’economia nazionale,
E allora per questo abbiamo il dovere di difendere la sicurezza degli impianti e la sicurezza del trasporto, e questo lo si può fare soltanto con strumento militare, così come stiamo facendo.
In.
Lungo la rotta più importante per noi, ma, detto questo, dobbiamo anche e ci tengo a informare anche questa platea di quello che stiamo facendo.
Per rafforzare
Le nostre esportazioni.
E le esportazioni non riguardano soltanto il.
Settore, diciamo così, più manifatturiero, riguardano anche il settore assicurativo, anche il settore bancario, perché non si può pensare di rinforzare il nostro sistema dell’export, abbiamo l’obiettivo di arrivare a 700 miliardi di export entro la fine del 2027.
L’export continua a crescere, siamo arrivati a 650 miliardi circa,
Se non c’è una strategia di accompagnamento a strategie di accompagnamento, tocca farla al governo, nel caso particolare del mio Ministero e cosa abbiamo fatto abbiamo fatto una grande rivoluzione nell’organizzazione del ministero degli Esteri, che anche il ministero del Commercio internazionale abbiamo per la prima volta ha dato vita all’interno del Ministero degli Esteri ad una direzione generale della crescita che lavora 24 ore su 24 per sostenere il nostro sistema economico quando si sposta al di là dei confini nazionali.
Export e internazionalizzazione dico ventiquattr’ore su 24 perché c’è una sala operativa che opera anche quando c’è un fuso orario diverso da quello di Alitalia per dare risposte alle nostre imprese.
E non possiamo pensare di accompagnare il settore manifatturiero.
Senza assicurazione e senza banche.
Abbiamo trasformato, era il grande sogno di Berlusconi, siamo riusciti a realizzarlo tutte le nostre sedi diplomatiche in piattaforme per sostenere l’export, per favorire l’internazionalizzazione del sistema Italia, per esportare il nostro saper fare.
Perché nessuna impresa italiana di qualsiasi settore
Che opera all’estero, si senta sola.
Questo è un modo per far crescere la nostra economia, la grande rivoluzione che abbiamo fatto, una politica estera finalizzata alla crescita e quindi finalizzata al welfare perché più si cresce meglio stanno i nostri cittadini.
Più crescono, le imprese, più possono guadagnare i nostri cittadini.
Lavoreremo anche per far sì che?
Possano esserci anche delle agevolazioni fiscali per.
Per rinforzare anche la busta paga in un momento complicato.
Però, se le imprese non crescono, è difficile poter rafforzare la busta paga, possiamo ridurre qualche tassa, ma è ovvio che ci sono delle imprese che, se non producono, faticano a dare premi di produzione, aumentare il salario. Siamo sempre per una lavorare in un sistema di welfare, di economia sociale, di mercato, non di economia socialista né di economia iperliberista. L’economia sociale di mercato è quella visione che permette di mettere il mercato al servizio della società. È lecito produrre benessere, ricchezza e benessere. La ricchezza non possono essere ridotti a pochi, ma i pochi devono far sì che questo benessere serva alla società. Quindi è una scelta innanzitutto culturale e politica. Quella che ha fatto l’Europa e noi abbiamo il dovere, lo dico da europeista convinto dopo essere stato per due volte, commissario europeo, il presidente del Parlamento europeo. Sono assolutamente convinto che questi principi debbano essere trasformati in azioni concrete, in decisioni concrete. E quello che stiamo facendo anche come governo, tenendo conto che al centro di tutto c’è sempre la persona, la persona nasce prima dello Stato,
E quindi il diritto, i diritti della persona vengono sempre prima dello Stato, che ha il dovere di difendere questi diritti, di proteggere questi diritti e non è il contrario, cioè non è il cittadino al servizio dello Stato e lo Stato al servizio dei cittadini anche questo significa welfare, anche questo è l’impegno che noi stiamo profondendo in questi anni di governo non soltanto qui in
Italia, ma nell’intera Europa, quindi con tutto questo io credo che noi possiamo dare un contributo, ma abbiamo bisogno dell’impegno.
Di tutto il mondo che intraprende, abbiamo bisogno anche dell’impegno del mondo.
Assicurativo, io sono sempre favorevole al dialogo, anche in un momento in cui poi dovremmo chiedere dei contributi o sono, ripeto, sempre contrario alle famose tassazione sugli extra profitti, però, in un momento straordinario di difficoltà straordinarie abbiamo bisogno di un contributo che non sia punitivo ma sia frutto di una visione di collaborazione, di coinvolgimento di chi intraprende nel benessere della società perché se l’Italia va vanno bene tutti se l’Italia riesce a superare.
Un situazione contingente complicata e la nostra situazione basta vedere gli interessi dei titoli di Stato italiani e francesi e vediamo chi sta peggio di noi, quindi non siamo in una situazione drammatica, certamente la situazione è complicata, ma tutto frutto di scelte.
Esogeni, anche l’infrazione è esogena, io sono contrario all’aumento del costo del denaro da parte della Banca centrale europea, che è libero di fare le proprie scelte, ma quando l’infrazione è endogena è giusto alzare il costo del denaro quando l’inflazione esogena, se si vuole autori, utilizzare e valorizzare l’economia reale, allora bisogna far sì che l’accesso al credito sia facilitato e non reso più difficile. Questa è la mia opinione. Non tocca a me dire la Banca centrale europea, cosa devi fare, però sono libera anche di esprimere le mie opinioni, quindi bene, grazie
Anche a Cimbri, Ambrosetti per aver voluto presentare oggi questo documento superflua, l’Italia, che è un modo anche per noi di approfondire, avere delle sollecitazioni per cercare di dare delle risposte, stiamo cercando di darle ogni confronto, ogni contributo è utilissimo e credo che il dibattito della giornata di oggi potrà anche per noi essere di grande utilità perché ogni idea, ogni proposta deve essere esaminata con grande attenzione, soprattutto quando ci sono delle tensioni sociali alcune non lo so, se sono anche eterodirette, che però,
Per quanto ci riguarda, ecco anche qui a difesa del welfare significa garantire l’ordine e la sicurezza, per questo stasera in Consiglio dei ministri prenderemo alcune decisioni per garantire il libero commercio nella città di Milano, in tutte le altre città, la libertà di circolazione dei cittadini non possiamo non,
Non far sì che anche qui il welfare.
Si è difeso perché se si distruggono negozi si distruggono attività imprenditoriali, i primi a pagare sono i dipendenti di quei negozi sono i lavoratori, sono i piccoli commercianti, gli artigiani che non possono fare affari, ieri, a Milano, veder chiuse tanti negozi veramente stringe il cuore a chiunque ha a cuore veramente la libertà.
Di commercio e per questo oggi si daranno delle risposte molto ferme da parte del governo, compresa la presenza di 500 militari nella città di Milano che avranno potere di polizia giudiziaria per garantire l’ordine e la sicurezza, il libero commercio permettere a chi intraprende di poter svolgere liberamente la propria attività per creare benessere, per continuare a far crescere un Paese come l’Italia che ripete la seconda potenza industriale europea, la quarta potenza commerciale mondiale. Vogliamo fare ancora di più, proprio perché siamo assolutamente convinti che attraverso di voi imprenditori si possono far stare meglio i nostri 60 milioni, i concittadini. Grazie e buon lavoro a tutti
Grazie al decimo, presidente Tajani, per la sua presenza, il suo intervento e adesso diamo il via alla parte, diciamo così, più attiva dei nostri lavori con la presentazione del rapporto strategico del think-tank Welfare Italia di quest’anno con Valerio De Molli, managing, partner e ceo di The European House-Ambrosetti è Teal Group,
Sì, Antonio anche per tenere a battesimo per l’ottavo anno consecutivo Welfare Italia, sono molto orgoglioso di avere matchato il Gruppo Unipol, in questo lungo viaggio negli ultimi otto anni.
Un caro saluto, affettuoso, benvenuto e ringraziamento al ministro Tajani, al ministro Schillaci che fra poco interverrà a, e lasciatemi anche salutare e ringraziare l’amico Simone Guerrini, consigliere del Presidente della Repubblica che qui in prima fila al saluto e ringrazio ringrazio anche il consigliere, la storia dal Quirinale che ci raggiunge fra poco il Presidente Letta, l’ambasciatore spagnolo qui in prima fila a ragionare con noi di scenari di sviluppi per uno dei temi più strategici più chiave per il futuro dell’umanità. Certamente dell’Europa è certamente dell’Italia. Voglio anche ringraziare e salutare
Allora l’avvocato Guzzetti, che ci sta seguendo da remoto, purtroppo mi ha chiesto di portare i suoi saluti e le sue scuse per non essere qui con noi e lo ringrazio davvero per tutta la passione che mette nel seguire Welfare Italia in questo viaggio e anche per aver accettato il ruolo di presidente onorario di Welfare Italia vi inviterei tutti a fargli un applauso perché ci sta ascoltando a da remoto.
Da ultimo ringraziamento, ma ovviamente non meno importante, all’amico Carlo Cimbri, che ci ha voluto al fianco di Unipol in questi otto anni, a Matteo Laterza, all’amico Stefano Genovese e a tutto il gruppo di lavoro.
Ma di Unipol che incrocia Lorenzo Tavazzi, mio collega partner a capo dell’iniziativa con Luca Celotto, Giorgio Rusconi Ines, Londra ai 20 colleghi di ITEA che rendono possibile questo approfondimento. Il mio compito è abbastanza difficile perché vi devo presentare in pochissimi minuti il rapporto intero che avete sul tavolo che anche sulla piattaforma digitale per i più Lazzaroni di voi. C’è una sintesi executive summary di poche pagine e per quelle ancora più Lazzaroni c’è un unico foglio di super sintesi che vi può rappresentare tutti i contenuti chiave del lavoro
Ah, procedo nel rappresentarvi la ragione d’esistere di questo pensatoio, di questo think-tank, che vuole produrre analisi e fare ricerca, darvi i dati ed elaborare soluzioni e spunti di riflessione per il futuro, in una logica dove è molto importante e condividere le migliori pratiche anche di altri Paesi e ragionare su una forte collaborazione pubblico privato che deve determinare lo scenario futuro del nostro mondo del welfare e quindi che Focus abbiamo dato nel 26 abbiamo deciso di orientare i lavori sul welfare a prova di futuro a tutti dovremmo necessariamente preoccuparsi molto di più di futuro per un semplice motivo, è lì che dobbiamo passare alla maggior parte dei nostri anni per il resto della vita.
E in questo quadro, la tenuta sociale del Paese è fondamentale e vogliamo indurre degli spunti per rendere sostenibile questo nostro modello di cui siamo tutti orgogliosi, ah, è fondamentalmente il viaggio di Welfare, Italia ha affrontato diversi carotaggi, il welfare new deal, quello,
Emergenziale, quello di precisione, di inclusione, di selezione per la crescita, per le competenze e quest’anno welfare a prova di futuro a nei ringraziamenti non posso dimenticare tutto lo il pool degli advisor del comitato scientifico dell’Advisory Board dell’iniziativa.
Che, vedete qui rappresentato, ho già ringraziati.
Ah, dottor Cimbri, all’avvocato Guzzetti, lo faccio anche con Stefano Scarpetta, Giuseppe Corigliano, Veronica De Romanis che con grande passione e competenza hanno accompagnato il gruppo di lavoro in tutto questo viaggio, nel tipico stile di ITEA vi voglio rappresentare i 10 motivi per cui è molto opportuno che ci occupiamo di questo e voglio farlo facendo parlare i fatti e non e non le opinioni, i motivi li vedete qui rappresentati. Non sto a denunciarli, anche perché sarebbe complicato farlo. In queste lunghe slide vado a declinarle e ad uno ad uno, mettendo al centro i numeri e i dati. Nello specifico, il primo messaggio da cui voglio partire e non posso che fare questo inizio
La cifra record della investimento in welfare nel 2025, stiamo parlando di 693 miliardi sono 23,5 miliardi in più rispetto all’anno precedente e 60% dell’intera spesa pubblica, abbiamo proiettato in avanti nelle quattro direttrici del welfare dove stiamo andando in termini di crescita di questa spesa.
E arriveremo a sfondare la barriera, anche simbolicamente rilevante, del trilione di euro nel 2037 e quindi, ebbene, è urgente iniziare a preoccuparci oggi di come disegnare una sostenibilità di questo percorso e del tentativo che abbiamo sul tavolo, intanto una mappa decennale dell’andamento di questa spesa come vedete da questo grafico A C rappresenta che,
Il 50% di tutto è occupato dallo spazio della previdenza, seguito dalla sanità politiche, sociali e istruzione.
La buona ultima nel confronto europeo possiamo evidenziare come la previdenza Arci veda come primo paese per incidenza relativa della spesa sul welfare, come vedete da questo punto di vista nel grafico nel terzo.
Nella terza classifica di questo grafico e siamo ultimi per le politiche sociali ultime per l’istruzione e sulla sanità, faccio i complimenti al ministro Schillaci perché, nonostante una percentuale di impegno sul Pil, siamo a straordinariamente qualitativamente in un punto di.
Per eccellenza e poi torno sulla spesa da questo punto di vista, e voglio anche sottolineare come l’impianto complessivo del nostro welfare sia un welfare che guarda ai premia soprattutto il passato e nemmeno il futuro abbiamo aggregato insieme le spese per costruire il futuro, che non sono solo l’istruzione questo è ovvio sono anche quanto spendiamo in prevenzione,
Quanto in politiche sociali, in famiglia, in asili nido, in housing, in occupazione e cosa scopriamo che, rispetto agli altri, prendiamo per esempio Francia e Germania a spendiamo 154 miliardi e 260 miliardi rispettivamente in meno sul futuro rispetto a quello che stanno facendo questi altri due paesi l’andamento complessivo della spesa lo vedete rappresentato in questo grafico che mette a confronto la stima del 26 che di nuovo presenta un andamento in crescita.
E lo fa su tutte le dimensioni del welfare, come ve.
Dette 10 miliardi in più sulla previdenza, 7 in più sulla spesa sanitaria, 3 in più sulle politiche sociali, tra in più sull’istruzione e a proposito di sanità voglio anche mettere in evidenza, come abbiamo saputo ha fatto crescere e non lo diciamo abbastanza del 32%, il valore assoluto della spesa Heinz in in sanità rispetto all’ultimo decennio da 112 miliardi che erano arriveremo nelle nostre stime del 26 a 148 e mezzo a vi dicevo prima, la proiezione in avanti ci porta affondare il trilione al 2037, secondo messaggio chiave, tocca le dinamiche demografiche e abbiamo toccato il picco massimo della nostra popolazione nel 2014, l’ho già sottolineato anche
In passato e il 25 presenta il peggior saldo nella storia del rapporto morti nati e le minori nascite di sempre nella storia del nostro Paese, poi i professori Rosina e Minello, entrambi di nome Alessandro e Alessandra, è quasi un destino degli Alessandro di occuparsi di demografia, lo faranno nel panel successivo più in dettaglio. Qui vi faccio vedere solo 80 anni di fotografia e guardate com’è impressionante vedere gap che si è creato tra i che si creerà tra mortalità e natalità nei numeri. Allora il quadro demografico e di proiezione dell’Istat, prendendo le 3 dimensioni favorevole mediano, è pessimista, ci portino un’evidenza dove
Rischiamo di avere 20 milioni di italiani in meno, nello scenario più pessimistico dell’Istat al 2080, come vedete da questo da questo grafico, e questo ha implicazioni notevoli sulla tenuta del prodotto interno lordo, perché se tenete fermi gli andamenti di produttività di oggi e quindi è il mio è un What If molto teorico non è una previsione ma è una proiezione noi bruceremo tra il 6 e il 10% del Pil, come vedete da questo grafico, in termini di contrazione, terzo messaggio chiave,
Vuole guardare alle disuguaglianze che purtroppo sono molto importanti e sono gravi e anche mettono a nudo un paese estremamente disomogeneo. Uno ogni cinque italiani sono a rischio povertà ed esclusione sociale e da questo punto di vista, soprattutto nel Sud, c’è una fotografia particolarmente critica. Lo vedete da questo grafico che colora l’Italia secondo, la gravità della esclusione sociale e povertà è la cosa pessima e che tre regioni italiane sono le ultime tre d’Europa, dove uno, ogni due cittadini sono in questa sfera e lo vedete dal grafico qui rappresentato la buona notizia, peraltro, che nell’ultimo quadriennio siamo riusciti a ridurre di 3 punti il dato complessivo da 25,2% a 22,6%. Quindi non va tutto a rotoli. È un dato di cui essere positivamente orientati, ma resta il problema complessivo e andando più nello specifico l’eterogeneità toccano Sud Nord
Come vedete alcuni aspetti specifici, gli asili nido o guardate il gap metà è doppio o piuttosto che non ha i servizi sociali comunali piuttosto che non nella parte destra di questo grafico, le strutture residenziali socioassistenziali e sociosanitarie che mettono a nudo un forte divario all’interno del nostro Paese e poi,
E siccome piove sempre sul bagnato sul piano della mobilità sociale e qui ho preso a prestito un lavoro importante dell’Ocse e ringrazio Stefano Scarpetta, che peraltro è stato accompagnato nella sua crescita professionale da Welfare Italia, essendo diventato capo economista dell’Ocse e mi congratulo Stefano con te e complimenti per questo ruolo molto importante.
Eh eh, cosa dice questo grafico ci dice che la mobilità sociale del nostro Paese è molto limitata in Nordex countries ci mettono due generazioni per andare dal reddito più povero.
Da ultimo, al medio e il nostro Paese ci mette cinque generazioni, quarto messaggio, ma siamo sostenibili con un debito pubblico che supera i 3 trilioni di euro e con una spesa per gli interessi di 87 miliardi all’anno nell’ultimo anno, il dato più alto di sempre.
Come facciamo a rendere sostenibile? Questo poi l’amica Veronica De Romanis nel panel che la riguarda andrà molto più a fondo sui contenuti di sostenibilità nel bilancio pubblico. Io solo vi faccio vedere alcune alcuni schemi, alcuni dati 3,1 trilioni di euro, il record mai toccato nel nostro Paese, con una crescita media annua del 3,4% nel decennio e la spesa per interessi si fotografa 87 mediati, il dato più alto di sempre in un quadro scena reale complesso di poli crisi e dove le banche centrali europee, e non solo, stanno alzando il costo del debito, il costo dei dei tassi di interesse, con un deficit sul Pil, per cui il ministro Giorgetti sta facendo dei miracoli che gli sono valsi il titolo di miglior ministro delle Finanze d’Europa dal Financial Times nello scorso anno. Ma ciononostante, la lotta è dura. Come vedete, allora abbiamo fatto il conto del ragionier, proiettando in avanti tutti i dati rispetto alle proiezioni che possiamo fare. Non ho tempo adesso per entrare nei dettagli specifici della costruzione di questo algoritmo, che è molto complesso, quello che vi restituisco della fotografia finale. Il consolidato a decennale, guardando in avanti al 20 e 35, tocca a trovare 224,5 miliardi in più. Questo è il delta crescita, senza dimenticare che ce ne sono altri 150 da sistemare per gli aggiustamenti di bilancio pianificati. Alcuni dati, soprattutto nell’ultimo triennio, sono le nostre previsioni perché il MEF si ferma appunto tre anni prima a quinto Messaggio chiave. Per fortuna c’è l’artificial intelligence, mi vien da dire e noi la pensiamo all’opposto di tanti altri istituti di ricerca e società di consulenza, come McKinsey, che, per esempio, sta proiettando dei disastri epocali di perdite di posti di lavoro. Noi pensiamo che lei ha una grande salvezza che consentirà all’Europa e al Paese di tenere in equilibrio quello che potrebbe essere un disastro sociale senza precedenti e se noi proiettiamo in avanti questa struttura anagrafica che ci porta verso una segnò riti complessa e crescente, scopriamo che bisognerà coprire un buco di 3,1 milioni di persone che scompaiono dal mondo del lavoro, non perché muoiono, ma perché ci sono meno giovani che entrano e più signor che escono da questo punto di vista, e allora vi restituisco,
Ah, il dato di sintesi che esce da Mosca, i lavori di ricerca che abbiamo svolto per Microsoft Europe per Lutech, per Intesa San Paolo Teresa European Space Agency, che ci hanno chiesto tutti di provare a elaborare scenari di impatto sulle loro, in realtà è quello che vi voglio dare. No, state scappando in avanti sulla presentazione, per favore, se rimane nella slide, invece 32 per cortesia, non capisco perché siete scappati così in avanti. Vi lascio la sintesi del grado di impatto per macrosettore
Ah che siamo autorizzati a rilasciare all’esterno e andranno tra il 13 e il 26% di impatto nell’adozione sulla crescita di produttività, che significa anche calo della occupazione, il nostro Paese, da questo punto di vista, deve sistemare una serie di cose per l’alfabetizzazione diffusa, per le competenze digitali, per i lavoratori STEM, per la spesa per studente dove noi spendiamo la metà della media europea e per la formazione continua dove siamo in ritardo e in quella successiva vedete il gap 8,3 milioni di persone fino al 2040, quindi nei prossimi 15 anni andranno in pensione e
Ci saranno solo 5,2 milioni di giovani che entrano con un gap di 3 milioni il Welfare Index che mi fa piacere presentarvelo, rappresenta la fotografia del quadro complessivo della classifica italiana sulla dimensione del welfare, vado direttamente alla classifica per farvela poi studiare con più calma la buona notizia che si riduce il Dis la distanza tra l’ultimo è il primo, ma c’è molto da lavorare. Regione per regione il settimo elemento che vi voglio presentare
Eh, ma quanto vale sul piano economico, la filiera del welfare nel nostro Paese e che tipo di dimensioni possiamo sottolineare anche qui non ho tempo per presentarvi gli algoritmi complessi, vi invito ad andare alla scheda di sintesi che ci inquadra la il welfare nel suo insieme.
Mezzo milione di attori di enti pubblici, 5 milioni di lavoratori, 374 miliardi di valore della produzione è una industria, la voglio chiamare volutamente così enorme e è tanto o poco. Beh, confrontiamoci con l’intera manifattura e rappresentiamo come sistema welfare il 10% in più di valore della produzione e se prendi il settore alimentare molto celebrato di successo né soprattutto nel mondo. 40% in più, con un numero di occupati che sono rispettivamente rispetto alla manifattura, l’agreement e all’agroalimentare più 30 più 50%. Ottavo elemento è la filiera di consumo della Longevity economy, come ha ricordato il ministro Tajani, prima il nostro è un sistema e un grande mosaico, ma non possiamo non preoccuparci della Longevity
E nel rapporto trovate tutta una serie di elementi e di approfondimenti che inducono a valorizzare questo come comparto, è Como economico. Anche qui vi faccio vedere la tabella di sintesi per farvi vedere il dinamismo potente della Longevity come macro settore economico. Dove creiamo valore, creiamo occupazione, creiamo ricchezza e i numeri sono impressionanti non solo, ma sono in dinamica positiva, di crescita significativa anche solo un anno con l’altro. Pensate che si sono creati nella Longevity e com nomi soltanto 22.000 posti di lavoro in più, il nono messaggio chiave guarda alla bilancia dei talenti che uno dei dati meno brillanti. In 10 anni abbiamo perso più di 300.000 giovani laureati che si sono laureati e formati nel nostro Paese e sono andati a cercar fortuna fuori dall’Italia, la perdita accumulata consolidate dei 43,7 miliardi trovate tutti i dati di stima declinati nel rapporto. Magari li facciamo scorrere
Ah, chiedo alla regia di farli farveli vedere e passo all’ultimo messaggio che tocca il tema delle strategie nazionali che auspichiamo vengano profilate sulla Longevity economy e sulla youth economy, da questo punto di vista c’è davvero molto lavoro da fare, abbiamo passato anni ad aggiungere anni alla vita,
Ora la vera sfida del welfare del futuro e aggiungere vita agli anni e da questo punto di vista, a proposito del presidente Mattarella, ricordo una sua battuta proprio a Cernobbio, qualche anno fa ricordatevi la Storia presenta sempre il conto delle occasioni perdute, diceva il presidente allora troverete nel rapporto delle linee di indirizzo e di riflessione di benchmark e di alcuni altri Paesi Singapore action plan for success sul Aging Giappone, la Long Term Care Insurance policy,
Il Portogallo, la rete nazionale integrata di assistenza sanitaria e sociale e tutti gli indirizzi che andiamo a declinare per la Longevity economy, dove in Italia manca una strategia di policy nazionale concreta che induca un indirizzo forte da questo punto di vista oppure la Youth strategy che vede la Spagna come un elemento di riflessione positiva con lo ius action plan 22 24 dove sono state messe 200 misure, 15 miliardi sui giovani e sta producendo risultati impressionanti. È positivi, o la Germania o la Finlandia troverete nel rapporto? Tutto vado a chiudere con l’ultima battuta l’equazione del welfare come precondizione per il presente e il futuro del Paese, e quindi non c’è welfare, non c’è futuro se non affrontiamo investimenti, crescita e lavoro
E c’è un piccolo problema nel welfare che quando funziona nessuno se ne accorge, quando non funziona, se ne accorgono tutti, e il nostro compito è far sì che nessuno se ne accorga vi ringrazio per l’attenzione.
Molte grazie a Valerio De Molli per questa serratissima e Introduzione e chiamerei adesso sul palco i relatori del primo partner che è dedicato appunto alla longevità, ricerca medica e strutture sociali economiche che possono sostenerla, innanzitutto, Riccardo Sabbatini, scienziato e imprenditore chief data scientist di Orionis,
Baio Senses,
Giuseppe Curiglia, no, professore di Oncologia medica dell’Università Statale di Milano e direttore di sviluppo di nuovi farmaci per le terapie innovative di dello Ieo, Alessandro Rosina, il primo dei due Alessandri demografi, professore di demografia e statistica sociale della Cattolica di Milano e naturalmente il Ministro i ministri,
Con Schillaci che chiamò per ultimo, ma parlerà per primo.
Prego il Ministro della della salute Schillaci, prego, accomodatevi tutti sul palco.
Allora, ministra mettiamoci qua guardi.
Allora lei ha avuto una.
Diciamo una promozione in quanto a finanziamenti per la sanità, dal rapporto del del welfare L Italia.
E però sappiamo bene che tutte diciamo aiutare questo fenomeno della longevità, che è un fenomeno che tutti riconosciamo ovviamente molto positivo, abbiamo aggiunto praticamente una vita alla alla, alla vita di prima e Costa ha un problema di sostenibilità, ecco che cosa, quali sono le sue idee, le sue ipotesi, le sue proposte per affrontare il dall’on grand, cioè nel tempo lungo questo fenomeno che suona un po’svolgere anche la sanità integrativa, diciamo nel sistema complessivo, si grazie per l’invito, devo dire, la domanda è particolarmente importante in un contesto come quello italiano, in cui abbiamo una demografia particolare
Siamo tornati ad essere dopo.
Il Covid, la seconda nazione più longeva al mondo, questo però ovviamente ci pone davanti a un bivio, da un lato, quando guardiamo a questi risultati, non possiamo che essere contenti il merito, io lo do alla ricerca scientifica che ci propone sempre nuovi farmaci, nuove terapie anche se a volte sono costose ma poi lo credo che la parte più importante sia il servizio sanitario nazionale italiano,
Che, lasciatemi dire, rappresenta forse l’astro, va infrastruttura più importante che abbiamo oggi nel nostro paese, gli italiani vivono di più perché hanno un servizio sanitario nazionale italiano particolarmente performante, perché ci sono nuovi farmaci che riescono a curare delle malattie che fino a magari qualche mese fa non lo erano Detto questo, oggi noi spendiamo circa i tre quarti del fondo sanitario nazionale,
Per
Curare e assistere gli over 65, questo ci impone delle scelte, diciamolo molto chiaramente, è quello che stiamo facendo almeno da due anni. La parola da utilizzare a tutti i livelli è quella della prevenzione. Se noi vogliamo continuare ad avere un servizio sanitario nazionale pubblico universalistico che è invidiato in tutto il mondo, è guardato ad esempio da tutti, anche da nazioni che hanno dei governi che sono molto diversi da quello di cui io mi onoro di far parte. Penso all’Inghilterra, penso al Brasile. È un sistema universalistico e in cui c’è come punto fondamentale la gratuità e l’attenzione ai più fragili. Però, con questo tipo di demografia dobbiamo puntare sulla prevenzione. Prevenzione vuol dire far sì che meno italiani e meno italiani si ammalino
In futuro.
Vuol dire cambiare da subito la prospettiva. Oggi il ministero della Salute si occupa di curare chi si ammala il Ministero della Salute e da subito si deve occupare che gli italiani non si ammalino. Detto questo, io credo che gli investimenti, per esempio messi nella scorsa legge di Bilancio sulla prevenzione siano un segnale chiaro di quello che vogliamo fare. È il percorso che stiamo compiendo. Si sta realizzando anche grande ai finanziamenti del PNRR. Penso alle case della comunità, una medicina territoriale che viene potenziata per la presa in carico soprattutto delle persone più fragili, delle persone anziane e delle persone che tante volte sono affette da malattie multi multiple, e quindi la prevenzione prevenzione
Sul quale però ci deve essere anche un po’un patto generazionale, perché la prevenzione lo dico sempre va insegnata a scuola va insegnata dalla prima elementare alla prevenzione, è la parola con la quale possiamo veramente avere meno persone ammalate e possiamo far sì che chi si ammali possa avere a disposizione indipendentemente da dove abita e indipendentemente da dove guadagna tutte le terapie più importanti che ci sono per sconfiggere le malattie stavo parlando prima col professor Corigliano di questa nuova terapia, per esempio del cancro del pancreas, un qualcosa,
Per chi, come me, ha studiato medicina 40 anni fa, uno dei fino ad oggi dei più grandi big killer, ci sono le nuove medicine, però noi dobbiamo darli a tutti, indipendentemente da dove vivono e da quanto guadagnano per far questo dobbiamo dire meno malati e passo alla sanità integrativa che lei citava giustamente che devo dire ogni volta che viene pronunciata evoca strane reazioni. Qualcuno no, dice vogliono privatizzare, qui nessuno vuole privatizzare nulla,
Come ho detto, in un’audizione che ho fatto al Senato della Repubblica il 30 giugno scorso, alla sanità integrativa può rappresentare un’opportunità rimane fermo il servizio sanitario nazionale con i suoi principi che prima ricordavo, ma l’Italia è un Paese nel quale la sanità integrativa oggi interessa il 24% della popolazione e altri Paesi europei e sono coperti da sanità integrativa per il 75% gli altri Paesi europei spendono in media 260 euro l’anno per la sanità integrativa noi 190, Detto questo, è un’opportunità
Va governata, non può essere.
Lasciata al caso può rappresentare sicuramente un aiuto valido, per esempio per ridurre le liste di attesa. Dobbiamo capire bene come bilanciarla tra extra LEA e delle e Lea. Non voglio alzò addentrarmi in tecnicismi, però è un’opportunità, secondo me, da da sfruttare per migliorare il servizio sanitario nazionale, l’unica cosa che mi preme e che però deve essere anche questa rivolta a chi magari oggi ne è escluso penso ai disoccupati, penso alle categorie socialmente più povere e penso ai pensionati, penso ai lavoratori precari, quindi è un’opportunità e non un pericolo. Però, se il ministro parla di sanità integrativa, i giornali scrivono che vogliamo privatizzare la sanità, cosa che non è assolutamente vera. Senta. Ministro, anche lei è longevo politicamente, perché ormai il 22 ottobre, fatte fra quattro anni al ministero, insieme con tutto il gabinetto, la
La cosa di cui va più fiero è la cosa che avrebbe voluto fare, non ci è riuscito, allora guardi tante, sono le cose che che che abbiamo fatto le voglio solo ricordare Daria flash la lotta ai gettonisti che abbiamo trovato da chi dice che la sanità deve essere pubblica in realtà la dea privatizzata, mettendo i gettonisti negli ospedali, le liste di attesa e che sono state un qualcosa che ho fortemente voluto e che tutti mi sconsigliavano di fare. C’è una relazione recente della Corte dei conti che dice che finalmente in Italia c’è una legge per affrontare le liste di attesa. È chiaro che molto bisogna fare ancora e va fatto insieme alle Regioni e ai cittadini, ma è una battaglia che non dico, che può essere vinta, ma le liste di attesa si possono combattere in maniera scientifica. Io vengo dal mondo
Scientifico e la legge è una legge fatta con i principi con i quali io sono cresciuto in questi anni, penso al Piano sanitario per le malattie, per le malattie psichiatriche, che mancava in questo Paese da 13 anni, adesso tutti si sono accorti che c’è un problema giovanile, che c’è un problema di di di avere più psicologi psichiatri, tutti gli chiedono a forte voce in questo Paese hanno 13 anni e nessuno faceva un piano sanitario nazionale per la salute mentale e quello che però, devo dire, mi rende più orgoglioso è sicuramente il fatto di aver raggiunto il target europeo delle case di comunità
E quando abbiamo iniziato ero un po’scettico, come ho ricordato ieri ai giornalisti, io sono un ottimista di natura, altrimenti non avrei fatto, diciamo, le tante cose che ho fatto nella mia vita, ne avrei fatto il ministro per quattro anni se non avesse avuto un ottimismo inguardabile che mi guida. Le case di comunità sono state veramente una sfida nello scetticismo globale con qualcuno che tifava perché non ce la facessimo, sono state aperte e cominciano a funzionare, saranno la vera rivoluzione dei quali ai cittadini italiani. Piano piano, sicuramente sì,
Si accorgeranno e si stanno già accorgendo per quello che c’è da fare. Vorrei riuscire a concludere, prima di questa legislatura, il Piano sanitario nazionale, un piano sanitario nazionale che manca dal 2008 e che stiamo portando avanti anche qui, con il Ministero, con i tecnici, con le regioni e che sicuramente può dare tante risposte a una sanità che rimane una sanità di grande livello, lasciatemi dire, soprattutto grazie agli operatori sanitari, a cui continuamente va l’apprezzamento di tutti, ma che necessita, dopo quasi 50 anni dal 1978 di tanti ammodernamenti che devono seguire quello che avviene quotidianamente, per esempio nel mondo della ricerca e stare più vicino ai pazienti. Ministro, brevemente, per chiudere cosa ci dobbiamo aspettare dalla prossima legge di bilancio? Allora, ma io credo che ci vuole attenzione, come sempre abbiamo fatto e continueremo a fare agli operatori sanitari, sia in termini di assunzioni, ma soprattutto anche di valorizzazione di chi già lavora nel servizio sanitario nazionale.
E dobbiamo continuare a puntare sulla prevenzione e daremo e continueremo a dare attenzione al disagio psicologico e, soprattutto rimanendo nel tema che avete affrontato in questa giornata e credo che sia necessario avere un’attenzione maggiore per chi è più avanti, con l’età e per chi è affetto da malattie neurodegenerative che rappresentano una vera e propria piaga sociale su questo c’è l’attenzione mia del ministero e di tutto il governo.
Grazie grazie a lei rappresenta di aver jet.
Affiancò gran lavoro, buon lavoro, allora io adesso le inviterei sul palco i professori timidi, che prima non hanno risposto al mio invito, io volevo farvi stare qui sul palco col ministro, perché deve stare al Ministro della sola buongiorno, Vigliano Batini.
È Rosina, prego, allora voi avete preparato degli interventi, il primo Riccardo Sabatini.
Assilla.
Salve tutte recano stamattina, io sono un fisico teorico meccanica quantistica, ga studiato in Italia e sviluppo farmaci, questo è il mio lavoro di farmaci, salvano la vita, i farmaci cambiano la vita, sono veramente l’accesso alla Longevity in un certo senso di cui abbiamo parlato oggi, invece di fare una lezione di 60 minuti sulla teoria del funzionale di densità che estenderebbe qualsiasi persona nella sala, vi voglio portare un’altra prospettiva, cioè che cosa vuol dire fare un farmaco qual è l’impatto
Economico e sociale, della capacità di un Paese di sviluppare farmaci, dopodiché proviamo a fare una ricetta di che cosa serve all’Italia per entrare in questo gioco, quindi faccio vedere il mondo dei farmaci io non aspetto leggermente diverso in questa slide vedete tre esempi di grandi farmaci a impatto curativo molto forte pembrolizumab, oncologia, due Pillow Maba dermatologia clinica e adalimumab questi sono malattie autoimmuni,
Questi sono farmaci target Tati per terapie specifiche e vi faccio vedere quali sono le Annual Review News le vendite annuali di ognuno di questi farmaci, una singola molecola pembrolizumab, sono 32 miliardi di dollari di vendite annuali, l’Unipol moltiplicate per tre cerca un singolo farmaco, prendete tutto il sistema Fashion italiani 10 top brand italiani non fanno un terzo di questi vendite.
Sono farmaci straordinari che, visti nel percorso di tutta la vita del farmaco, quindi questo Life Tang vaglio arrivano a valorizzare centinaia di miliardi di dollari, queste sono stime di vendita nei vent’anni Lumiera ha già chiuso questi suoi vent’anni di protezione brevettuale, vedete un po’le stime, ho lasciato le referenze,
E questi sono opportunità economiche straordinarie, sono numeri straordinari e voglio far vedere un po’quali sono le nuove generazioni di farmaci che stanno arrivando e come si sviluppano queste cose. Farmaci di longevità, questi nuove categorie di farmaci diventano ancora più grandi, uno dei primi farmaci di longevità che abbiamo visto oggi nell’industria, i famosi Gelpi Wuhan inibitorio etilisti sono questi farmaci per perdere peso in un certo senso all’inizio, ma che iniziano ad avere uno spettro di attività molto più ampi, cardiovascolare che impatta nei sistemi neurodegenerative potenzialmente hanno addirittura un Multiplayer più alto. Questo è un numero del terzo, è partita e il gel più anni Vitor ce ne sono diversi oggi nell’industria, allora il terzo è partita, è una categoria ancora più alta. Vi ho anche messo la formula molecolare
Peptide, cioè un farmaco con ancora più piccoli degli a quelli che vi ho fatto vedere quest’anno stime di vendita 60 miliardi all’anno, arrivando a diventare degli shop di 600 700 miliardi di dollari nella loro vita di prodotto, una delle compagnie che ha sviluppato una di questi farmaci è la Lilly,
E oggi quotata a circa 1.2 trilioni di dollari, hanno diversi altri farmaci una compagnia straordinaria, ma è diventata la prima Trillium dollar company nella storia del Pharma, sia manovra Nordic fondamentalmente per quella molecola un trilione di dollari per mettere in prospettiva.
Che cosa vuol dire un trilione di dollari questa singola compagnia vale circa il 44% del GDP italiano?
One company, una farmaco di eccezionale valore terapeutico, un’opportunità straordinaria per un’economia di un Paese. Faccio vedere altri, l’Einstein vaglio. Soltanto le vendite sono circa il 25% del GDP italiano, quindi neppure in quattro minuti. Io vi ho convinto che se riuscissimo a fare farmaci a grande impatto terapeutico, sarebbe un’opportunità straordinaria per il Paese, ma ci mettiamo il cappellino e iniziamo a capire che cosa vuol dire fare un farmaco, qual è la meccanica per il Paese di riuscire a sviluppare e a far crescere l’industria come questa, quindi Azog Ismett, come sviluppiamo come si sviluppa un farmaco
Ma in questa slide vi ho riassunto un attimino, un percorso lungo che serve per sviluppare un nuovo farmaco risultarono farmaco, osservano circa.
10 anni di lavoro e sono divise in tre segmenti, il primo è il cosiddetto discovery, c’è un team di scienziati e ricercatori, si mette a lavorare su un nuovo farmaco su modello animale, quindi curiamo un topo tipicamente. Tutte le grandi notizie dei Breakthrough, che leggete tante volte, sono la capacità di curare una terapia su un topo. C’è una battuta tremenda nel nostro settore che ne inglese dice dei Reds Never Bina Better Time to Be a mouse del Today, cioè non c’è mai stato un momento migliore di essere un topo di oggigiorno, perché sui topi riusciamo a curare praticamente qualsiasi forma di a tumori, malattie neurodegenerative, comunque, questo è il nostro primo modello discovery
Li scopre questo processo laboratoriale, questo Academic o Bayat, invece ci vogliono qualche milione di dollari, è difficile stimare il tempo, ci possono volere anni o certe volte decenni per arrivare a un farmaco che ha il potenziale di andare in fumo.
Dopodiché bisogna sviluppare il farmaco, cioè la molecola che facciamo il laboratorio deve essere prodotta pronta per essere dato un essere umano qui senza nell’industria manifatturiera. Il C&C questi sono 12 18 mesi, alcune volte un paio d’anni inizia ad avere un investimento più alto, 10 milioni di dollari. Voi non lo sapete, ma oggi vi sedete in un SIEM si mani Faxon Insight del 1.700 sia andata al secondo piano. Vedete queste grandi ampolle, dove una delle stanze di questo ospedale era fatto per mescolare foglie e prodotti naturali che erano i farmaci. Una volta questo processo di mescolamento un po’più sofisticato di quello che era nel 1.700 è la manifattura di un farmaco, dopodiché bisogna fare studi clinici, studi clinici, andare in centri di eccellenza e iniziare a fare il percorso clinico. Li si investono centinaia di milioni di dollari e ci vogliono dai cinque ai sette anni per arrivare a un farmaco che funziona. C’è un numero ancora più complicata da gestire,
Quando arriviamo ad avere un farmaco che funziona assunto dopo, abbiamo soltanto il 5% di probabilità che questo farmaco funzioni veramente su.
E stiamo parlando dei migliori team di ricerca al mondo.
Arriviamo al discovery, con decine di anni di esperienza e migliori scienziati al mondo, arriviamo oggi a circa il 5% a seconda delle terapie possa essere dal 5 all’8%.
Quindi, per fare un farmaco, non dobbiamo soltanto fare tutto questo percorso, di curare un top, a sviluppare il farmaco, a andare in un clinical trial, vedere se funziona, ma dobbiamo farlo 20 volte per raggiungere uno di questi farmaci, quindi l’equazione un po’approssimata di quanto costa veramente fare un farmaco è a seconda di quando si fallisce prima o dopo del clinical trial ci vogliono indicativamente 2 miliardi di dollari.
E la strategia è fondamentale cogliere se noi provassimo soltanto 10 volte a fare un farmaco.
Peschereccio soltanto 10 fallimenti senza vedere l’opportunità di costruire veramente uno di questi grandi momenti terapeutici di quante grandi opportunità strategiche economiche, quindi quello che questa slide e ci fa vedere che una delle cose più complesse essere pronti a fallire.
Per 10 anni 19 volte su 20, investendo per ognuna di queste volte centinaia di milioni di dollari, con l’idea che qualche modo il team ingiusto e se diamo fiducia, questa industria arriverà a costruire un trilione di dollari di valore, ma molto di più arriverà a dare un impatto terapeutico a pazienti che oggi non hanno un’alternativa. Questa è la matematica di cosa vuol dire investire e longevità, ci vogliono non solo capitali, ma ci vogliono grande capacità di rischio. Questi non sono ben comuni per le chiamiamo cowboy Moni
Dobbiamo investire a rischio, essendo certi che in qualche modo ci arriva ora
Cosa serve e quale sia la ricetta finale per costruire un farmaco per un Paese, un Paese vedesse queste slide, dice okay grandissimo, cosa mi serve per diventare un leader mondiale, è arrivata davvero un’economia della longevità basata sui farmaci H questa meccanismi io ho riscritto una ricetta di in tre Pillar e prevediamo un po’l’Italia,
C’è ingredienti fondamentali, sono tre a mia visione, il primo deve avere degli scienziati straordinari, cioè questa industria è fatta da persone che ha bisogno di formazione decennale, non solo l’università, dottorati di ricerca post dottorato di ricerca, serve un ecosistema in grado di produrre questi high skill work,
Costruire da zero una di queste Pillars, cioè avere la capacità di avere università che sfornano questi talenti è una sfida gigantesca, ci si mettono circa tre generazioni se pensate alla Cina, quando è partita ad essere un Paese in via di sviluppo, alcune decine di anni fa la loro intenzione era diventare,
Uno dei centri accademici più importanti del mondo sono diventati alcune dei centri accademici più importanti del mondo e ci ha messo diverse generazioni per farlo vuol dire avere professori che si sono formati all’estero, che tornino in relazione, vuol dire avere un unico sistema accademico che genera questi tipi di lavoro il secondo quando abbiamo costruito i nostri scienziati,
Servono tutte le col sistema manufatturiero per fare questi farmaci, come avevo detto, ci sono 7.000 piccole e medie imprese che aiutano questi gruppi a svilupparli dalle plastiche di laboratorio, macchinari a questi sistemi di sviluppo e di produzione del farmaco questo non è un investimento gigantesco, ma ci si mette ancora una decina o forse vent’anni se uno volesse tirare in piedi questa industria da zero e avere un ecosistema dove un grande scienziato può telefonare e iniziare ad avere un laboratorio pronto e funzionale.
Dopodiché l’ultima ricetta è capitale, bisogna investire A e dare a questi ragazzi, a queste imprese l’opportunità di fallire 19 volte fino a che non riescono ad arrivare a un Trillium Dollar opportunisti e cambiare l’economia del Paese ora di questi tre PIL ho provato a vedere che cosa l’Italia in realtà siamo messi molto meglio di quello che immaginiamo il primo Pilla lo abbia. Io sono uno studente italiano,
Ho studiato nelle università italiane le università italiane sono al top a uno dei punti più alti della produzione intellettuale mondiale, ci sono centri di eccellenza, Bologna, Statale di Milano, Padova e la Sapienza San Raffaele, possiamo fare una lista di 50 nomi, pubblicazioni straordinarie, professore straordinari abbiamo il Pillar dell’education,
Quello è il PIL più difficile da vivere, ci metteremo generazione ad averlo rifare il centro, la parte di partner Network e questi ne abbiamo tantissimi, abbiamo piccole e medie imprese di manifattura biotecnologica, abbiamo centri di eccellenza clinici, lo Ieo altri in giro per le nazioni arrivando alle porte di un ospedale oggi abbiamo accesso ai farmaci sperimentali migliori al mondo gli stessi che abbiamo negli Stati Uniti abbiamo il network di eccellenze di esecuzione del paio tech l’ultimo Pillar,
è il più difficile, ma anche, in un certo senso, il più facile da attivare, non abbiamo abbastanza investimenti in questo settore, questo grafico che vedete è il numero di rapporto fra il Venture Capital Money, I i soldi spesi a questo alto rischio di investimento rispetto al Gidp, vi ho messo tre esempi Israele, una nazione straordinaria per questa efficienza di investimento, di presa di rischio, gli Stati Uniti forse l’esempio più alto di quantità di capitale speso simile a oggi alla Cina.
E l’Italia
Ora la differenza di non avere capitale, che tutti gli altri due Pillar non possono funzionare senza la possibilità di avere 20 Shots un gol per arrivare a fare una triglia andò, in questi Pillar. Abbiamo il settore dell’educazione, abbiamo le col sistema arredi Win It UE de Bregoli, dobbiamo avere e costruire il sistema mentale, la capacità di rischio di entrare in un sistema altamente complesso con delle possibilità di Underworld straordinarie sia l’impatto sociale che ha impatto economico, questo è il problema più semplice da risolvere. È una decisione e capitale. C’è
Sa, il 16 italiani sono circa di sei Trillium Dollar, tenuti dagli italiani e pronte a essere diploide, la differenza è decidere di investire questa decisione viene da anche questi think-tank dalla possibilità di costruire una narrativa degli eroi della longevità che hanno accesso a capitali e può sono in grado di andare 19 volte su 20 a fallire in maniera.
Rigorosa
è arrivando alla ventesima volta a costruire farmaci che cambieranno la vita ai cittadini del pianeta e cambieranno l’economia italiana Thank you
Grazie, efficacissima esposizione.
Adesso darei la parola al professor guglia atto.
Che conoscete, è inutile che ve lo ripeto.
Professore di Oncologia e direttore dello sviluppo di nuovi farmaci allo Ieo.
Sì, grazie grazie innanzitutto per l’invito e io comincerei con la prima slide facendo vedere che il nostro Paese è sicuramente il paese dove l’aspettativa di vita è la più alta, in Europa noi abbiamo una sopravvivenza, anche se andiamo a considerare il rischio cardiovascolare è quello oncologico che è il migliore degli Stati Uniti d’America.
Io ho cercato di contestualizzare queste mie riflessioni nell’ambito dell’assetto geopolitico attuale, cioè su quello che sta capitando, come diceva stamattina il vicepresidente del Consiglio.
Ora partiamo dalla prima evidenza e noi viviamo di più, perché abbiamo un servizio sanitario sicuramente più efficiente, perché garantiamo i livelli essenziali di assistenza a qualsiasi cittadino o anche a quello più povero.
E se noi andiamo a vedere solo banalmente la sopravvivenza nella popolazione pediatrica, noi i bambini che si ammalano di tumori, come vedete, la sopravvivenza è quasi vicina al 100%.
E stamattina col ministro parlavamo di questa molecola, no, ha un nome molto complesso dare Axon Hasib in effetti è una piccola molecola.
Penso che abbia un costo di produzione inferiore ai 20 centesimi alla fine che dovrebbe costare al nostro paziente 32.000 euro al mese questo è il costo di commercio, come diceva il ministro 1.000 euro al giorno.
Per produrre una molecola che va a target, Tare un bersaglio che si chiama che IRAS.
Scoperto, tra l’altro, anche in passato, da frutti di ricerca di ricercatori italiani ne cito uno che Carlo, Croce giusto per dire, che lavora ancora negli Stati Uniti e dove l’abilità di questa biotech è stata quella di sviluppare un panel di molecole che in maniera chimica vanno a selettivamente bloccare quel bersaglio.
Ora cosa sta capitando nel mondo, è chiaro che i farmaci non sono l’unico segreto della longevità, c’è anche la prevenzione, ci sono anche gli screening, però, in effetti, con una popolazione che invecchia, invecchiare significa avere multiple comorbidità e quindi i farmaci fanno parte di questo segreto della longevità.
Ora, se noi andiamo a vedere quanto quanti farmaci e quanti investimenti ci sono tra Stati Uniti, Cina ed Europa, il, il numero è abbastanza chiaro, cioè la pipeline cinese dei nuovi farmaci e pari all’89% di quella degli Stati Uniti d’America cioè c’è questo elefante che sta crescendo in maniera esponenziale ma questo anche per scelte strategiche perché loro hanno detto noi non possiamo dipendere completamente dagli Stati Uniti per poter curare i nostri pazienti preferiamo fare degli investimenti investimenti, tra l’altro non soltanto derivanti dall’industria privata,
E quindi la Cina, che in passato veniva definita quella che copiava, copiavano tutto.
Chiamiamola FAS followers no a una nuova macchina elettrica e la scena alla coppia, un nuovo iPhone e la Cina, l’ho copia adesso sono loro che sviluppano ed è una cosa che fa molta impressione, perché negli ultimi 10 anni ci sono almeno 206 nuovi antitumorali che sono stati approvati in Cina come molecole originali.
E il 63% della quota domestica è stata asportata nel mondo occidentale, cioè ci sono alcune aziende occidentali che comprano i farmaci cinesi in quella fase di discovery di cui parlava prima il collega Sabattini, la Cina è il primo Paese al mondo per trial clinici avviati.
Ci mette 30 giorni per poter valutare il dossier di un farmaco, riduce del 40% i costi di sviluppo qui quei 2000000 di dollari di cui parlava il dottor Sabattini, dobbiamo ridurlo del 40%.
E quindi ci mettono da 12 a 18 mesi di fa.
Sto per completare uno studio, credetemi, io faccio molti studi e il mio lavoro non è sviluppare farmaci, ma è quello di testarli nelle persone e quando noi abbiamo questi studi globali a cui partecipano tutti i paesi del mondo, c’è un gruppo di coordinamento che si chiama steering committee che deve bloccare l’arruolamento dei cinesi perché loro in un mese riescono ad arruolare cinque volte più pazienti di ogni singolo Paese che partecipa allo studio.
E naturalmente questo dice, ma magari sono solo dei follower, hanno degli asset che valgono solo per i cinesi e no, non è proprio così, perché una grossa industria come la Bristol Meyers Squibb l’anno scorso ha acquistato un singolo farmaco sto parlando di un singolo farmaco che si chiama AIDS Brenna,
Per 8,4 miliardi di dollari.
E lo ha preso quando ancora c’era lo sviluppo, preclinico con l’idea quindi di svilupparlo nel mondo occidentale, vale a dire Giappone e Corea, Stati Uniti ed Europa.
Il valore totale domestico del Pil prodotto dallo sviluppo dei nuovi farmaci cinesi e di più di 100 miliardi di dollari.
La cosa che mi ha impressionato quest’anno a Chicago parlando con i sì, io da alcune aziende globali dice, ma noi non abbiamo più bisogno di investire nello scoprire nuove molecole, noi facciamo la discovery biologica, andiamo in Cina e ci sono dei centri di bioinformatica avanzati e di Chimica computazionale che ci permettono di sviluppare la molecola a un centesimo del costo degli Stati Uniti quindi noi andiamo là, compriamo,
Ce lo portiamo negli Stati Uniti e lo sviluppiamo, ed è quello che sta capitando.
Ora in tutto questo, perché c’è un po’di riflessione da fare, è vero, i ricercatori italiani sono tra i migliori al mondo. Non lo dico perché ho un bias cognitivo, ma perché la nostra capacità di resilienza e di produrre scienza nonostante il contesto competitivo e nazionale è così elevata che alla fine riusciamo a fare tanto con poco, perché è pur vero se voi venite in un laboratorio della Statale di Milano, non è la stessa cosa del laboratorio di Harvard e gli investimenti che ci sono sono un decimo, però siamo italiani, siamo creativi, riusciamo sicuramente a fare molte cose. Quello che sta capitando, però, è una cosa che mi preoccupa è che stanno diminuendo gli investimenti sui trial clinici in Europa
Un po’per un contesto regolatorio europeo, che è estremamente lento, cioè la burocrazia che attanaglia. L’Europa è qualcosa di incredibile. Noi ci mettiamo due anni ad attivare un trial clinico, però non avere un trial clinico significa negare ai nostri pazienti l’accesso all’innovazione, cioè avere un nuovo farmaco per il diabete, per le malattie cardiovascolari e averlo in un trial fa, risparmiare soldi al servizio sanitario nazionale e quindi dà la possibilità ai nostri pazienti di accedere all’innovazione. Ora la Cina per me è un pericolo, lo dico perché il nostro Paese negli anni 70, era un colosso della chimica industriale, dottor Sabatini. È un chimico computazionale ai tempi di Raul Gardini, l’Italia era la più grande potenza chimica nel mondo chimica. Non significa solo fertilizzanti, significa anche sviluppo di farmaci, significa quindi innovazione
Come vedete, la Cina cresce esponenzialmente, supera gli Stati Uniti e l’Europa che quella linea gialla scende, cioè la nostra competitività, sta un po’diminuendo un po’imbrigliata, secondo me non dalla carenza di creatività, ma principalmente da norme regolatorie che devono essere più liberali scientificamente bisogna cercare di trovare una soluzione a questo.
E la cosa che mi preoccupa di più è l’impatto dell’intelligenza artificiale, perché credetemi questo che è un fenomeno che ormai è un prezzemolo in ogni congresso, in ambito scientifico accelererà in maniera esponenziale il discovery, perché avere la possibilità di utilizzare un sistema di analisi pluridimensionale non tridimensionale come la nostra testa ti dà veramente la possibilità di colmare il gap tra il discovery e lo sviluppo della molecola ci sono aziende che disegnano i farmaci solo con l’utilizzo dell’AI.
E anche qua, pur avendo noi dei grandi scienziati sull’intelligenza artificiale, anche qua noi cominciamo ad avere dei limiti giusto per dirvi un esempio, Open Evidence e il sistema di informazione dei medici americani più utilizzato per cercare di capire come curare i pazienti e in Europa non abbiamo accesso da Open Evidence abbiamo accesso a ChatGPT mano una toppa dei Evidence e vedete come gli americani lo utilizzano in maniera esponenziale.
Per cui tutto quello che capita a livello geopolitico è qualcosa su cui dobbiamo riflettere, perché in Italia abbiamo filiere e collaborazione, l’industria del farmaco italiana è tra i migliori al mondo, non riusciamo a produrre tutto, ma quello che ci serve forse un po’deregolamentare e cercare di avere anche un po’di competitività nell’ambito di questo asset che per il nostro Paese a mio modo di vedere e strategico Grassi Avila,
Davvero, grazie, professor Pugliano e adesso sull’aspetto della demografia, Alessandro Rosina.
Bene allora, intanto sicuramente una un ringraziamento a a Unipol e Tea per questo continuo aggiornamento delle coordinate del sistema di welfare, che non è solo dati, è proprio un inquadramento anche concettuale e di di riferimento rispetto alle trasformazioni in atto
E anche grazie per l’attenzione alla demografia, che è messa in maniera qualificata, all’interno dei due di queste riflessioni, di questo quadro e allora proprio sulla demografia dobbiamo prima di tutto metterci d’accordo una volta per tutte, la longevità non è un problema e dobbiamo partire da qui e quindi anche l’aumento delle persone in età matura non non è una calamita italiana,
Perché poi la la sfida di costruire una società della longevità, perché è questo che dobbiamo costruire, che però continua a garantire benessere e sviluppo, riguarda tutti i Paesi che stanno completando la fase della transizione democratica, quindi è una sfida che che ci accomuna con tutti gli altri Paesi e allora io un punto di partenza utile è quello di guardare a questo grafico di cui insomma dobbiamo essere anche soddisfatti un po’orgogliosi della di quello che abbiamo ottenuto finora come umanità perché per bevete,
In verticale l’indicatore dell’aspettativa di vita.
In orizzontale c’è un indicatore sul benessere materiale pro capite.
E li vedete i vari pallini che sono tutti i vari paesi del mondo?
E dovete pensare che, per tutta la storia dell’umanità, fino a poco tempo fa lo spazio strategico occupato da tutti questi Paesi era schiacciato in basso a sinistra, con un’aspettativa di vita sotto i 40 anni e condizioni materiali molto precarie, quindi a un certo punto però fortunatamente il mondo si è messo in moto con l’effetto combinato sia della rivoluzione industriale.
Prodotto interno lordo, che si espande sia della tradizione demografica, aspettativa di vita che si allunga e fortunatamente paesi che si spostano tutti i Paesi del mondo lungo la diagonale, quindi miglioramento sia rispetto alle condizioni di salute e alla alla vita più lunga e miglioramento anche dal punto di vista economico con i paesi europei ai Paesi occidentali che vedete nel riquadro verde perché sono i primi da cui sono partite queste grandi trasformazioni allora qui però c’è una precisazione da fare.
Perché nel processo di questo cambiamento della transizione demografica prima si è ridotta la mortalità infantile, poi si è ridotta la mortalità giovanile, poi si è ridotta la mortalità adulta ed è evidente che, se noi liberiamo spazio di vita nell’età tradizionali della vita, favoriamo il fatto che le nuove generazioni in abbondanza e salute entri in età attiva e questo favorisce il dividendo demografico positivo cioè quindi una popolazione in età attiva che diventa più solida in età lavorativa più solida quando la popolazione in età anziana è ancora.
Relativamente ridotta, quindi c’è una fase dell’allungamento dell’aspettativa di vita, soprattutto, appunto nelle quando il guadagno nell’età tradizionali, che ha un impatto positivo sull’economia, ovviamente con sistema di welfare, che consente a tutto questo di essere in raccordo positivo però, una volta ridotta la mortalità infantile e giovanile adulta su livelli molto bassi quasi a zero.
Tutti i guadagni si spostano in età tradizionalmente terziario, cioè oltre i 60 65 anni, ecco, e la questione è che lì, in questa vita che si allunga oltre allentata tradizionale in età anziana ha giù giù le qualità agli anni di vita in più non è per nulla scontato perché è un territorio completamente nuovo in cui la buona vita prima non c’era e che va costruita, quindi c’è un elemento importante che è completamente nuovo nella storia dell’umanità, ovvero che,
E l’età che va oltre la fase centrale adulta non è più una fase residua, ma diventa una fase di vita a piedi, e in questo senso va intesa e questo pone una sfida nuova, diversa anche nell’azione tra questi due indicatori che possono crescere assieme sono se,
Da qui in poi.
Si investe anche in comportamenti in stili di vita individuale, in prevenzione, in promesse, in promozione della vita sociale attiva e quindi fare in modo che la quantità di anni in qualità di vita possano crescere assieme, perché solo con queste condizioni si può fare in modo che questa relazione possa continuare, inoltre c’è un altro elemento che va tenuto presente, ovvero non solo,
Dobbiamo guadagnare Vita in età che prima erano fragili e quindi serve valorizzare appunto i comportamenti e della prevenzione in questa fase della vita, ma è la popolazione in età lavorativa, va a ridursi come conseguenza della riduzione della natalità e quindi si perde anche il dividendo demografico e anzi si creano squilibri che diventano sempre più accentuati, soprattutto nei Paesi in cui la natalità è scesa su livelli molto bassi e noi sappiamo che l’Italia è esattamente un caso di questo tipo che ha retto il confronto su questo grafico. Insomma, è meno positivo rispetto a quello precedente. Avete un confronto fra com’era, l’Italia nel 1950 Bari, azzurre, tanti giovani, l’italiano tipo era un trentenne. Attualmente l’italiano tipo è un cinquantacinquenne e lo scenario al 2050 e do basta che guardiate, dov’è che la barra è più elevata, l’italiano tipo sarà un settantacinquenne e quindi, se noi vogliamo continuare quindi a ad essere una società che produca benessere e sostenibilità sociale. Dobbiamo puntare assolutamente sui due obiettivi principali. 1 far in modo che la platea degli occupati non si riduca troppo e due a fare in modo che gli attuali settantacinquenni stiano bene in salute e stiano ancora meglio in salute i 75 anni del 2050 e del futuro. Bene, su entrambi questi due obiettivi ci sono nel nostro Paese sia criticità che potenzialità.
Allora, se guardiamo appunto la riduzione o ai cambiamenti rispetto alla popolazione in età lavorativa, quello che è sicuramente un aspetto positivo è la curva rossa, cioè la capacità di far crescere la presenza degli over 50 all’interno del mondo del lavoro, questa è la composizione degli occupati tra grandi fasce d’età,
Però l’aspetto negativo sono le altre due curve, quella verde under 3 occupati under 35 e quella azzurra fascia centrale tra i 35 e i 49 anni, che, in particolare, nella fase più recente, è in continua diminuzione, non solo per motivi demografici, perché appunto la denatalità va a ridurre la consistenza di quella generazione ma anche per la nostra difficoltà di valorizzazione e utilizzo pieno del capitale umano giovanile e femminile qui abbiamo adesso una fase nel nostro Paese che, in particolare quella dei prossimi 10 anni in cui dobbiamo gestire
Un passaggio dalla presenza all’interno del mondo del lavoro e della ampia dei cinquantenni alla loro entrata all’uscita dal mercato del lavoro e la loro entrata in età anziana, e questo quindi ci richiede due sfide.
Su cui dobbiamo assolutamente dare delle risposte, se non vogliamo subire negativamente questo cambiamento è semplicemente peggiorare.
Il primo è quello di compensare l’uscita appunto dalla forza al lavoro degli over 50 e quindi facendo in modo però che questo non diventi una penalizzazione alla possibilità di crescita, di sviluppo del Paese qui vado veloce.
Il prodotto interno lordo possiamo scomporlo come popolazione in età attiva, che finora è stata abbondante ma, come abbiamo visto, andrà a ridursi.
Però c’è anche il fattore del tasso di occupazione, su cui possiamo agire in maniera molto ampia, aumentando l’occupazione giovanile e femminile, anche attraverso l’immigrazione e attraverso la produttività, se noi impariamo a valorizzare sempre di più e il capitale umano e in più anche usando la leva della innovazione tecnologica, quindi il suo primo punto compensare la riduzione della popolazione in età lavorativa abbiamo margini su cui possiamo agire. C’è poi il secondo punto, quello di valorizzare questa nuova fase della vita.
È quella tra i 65 e i 74 anni che la fase con maggior cambiamento quantitativo e qualitativo quantitativo lo vedete da questo grafico nei prossimi 10 anni questa fascia d’età diventerà prevalente all’interno della demografia italiana, quindi sarà quella don dominante supererà anche quella che finora è stata prevalente quelle tre e 50 64 anni questo cosa significa che quindi noi dobbiamo eh,
Ovviamente l’età chiaramente anziana si sposta oltre i 75 anni e quindi una fase completamente nuova, che va ripensata sia per l’impatto quantitativo che ha e sia per l’aspetto qualitativo che va valorizzato e serve soprattutto, appunto, un salto di qualità per poter valorizzare pienamente questa questa fase della vita e che richiede non solo quello di sfruttare al meglio possibile la alla Silver economy ma forse ad avere uno sguardo più ampio e poter pensare a una silver ecologi.
In che senso, nel senso che non si tratta solo di estendere e l’età lavorativa e quindi fare in modo che le persone da voi non per più ore più anni ma diventa importante, è sempre di più quale lavoro e quindi come migliorare il benessere delle persone all’interno di una lunga vita attiva e come combinare il benessere e la possibilità quindi di essere produttivi non solo consumi dal punto di vista quantitativo, non solo pensare che quella fascia di età semplicemente,
È utile perché spenderà di più, ma bisognerà sempre più chiederci anche quali i consumi, e quindi come promuovere orientamenti e qualità della vita, benessere, salute e sostenibilità, anche consumi culturali e investimenti, anche negli aspetti più innovativi delle trasformazioni tecnologiche, infine, non solo bacino di voti quindi quantità di popolazione che può quindi portare voti in più.
E quindi essere attrattiva da questo punto di vista per la politica, ma a pensare al ruolo sociale e nella polis che possono avere i senior, quindi attraverso la, l’impegno sociale, l’impegno civico e cent in questo va incontro con molte ricerche, evidenziano a questa grande disponibilità di volere essere utili e ed essere attivi e sia facendo anche sentire il proprio peso elettorale il proprio peso crescente che avranno nelle decisioni pubbliche e che,
Può poi dare evidenza, e quindi il sostegno alle scelte che il Paese può fare sia per migliorare la sanità, che va a beneficio di tutti, sia per migliorare l’infrastruttura sociale del Paese.
Anche con attenzione alla condizione delle nuove generazioni, perché tutto questo migliora la possibilità di invecchiare bene e quindi va a vantaggio di tutti, cioè vuol dire avere un ruolo come nella costruzione della società, che funzioni per tutte le età e quindi protagonisti di una longevità che diventi effettivamente trasformativa quindi chiudo,
C’è ampio margine per un ruolo di signor di questa fase nuova, in quand cambiamento quantitativo e qualitativo, che può puntare a rafforzare il sistema Paese su 5 S e sono quelle della salute, della sicurezza, della scuola, dello sviluppo e della sostenibilità quanto più i nuovi signor si sentiranno parte attiva in un Paese che rafforza questi assi, tanto più la longevità diventerà opportunità per vivere bene tutte le fasi della vita, unendo assieme l’interesse delle nuove generazioni e questa è la base centrale, è fondamentale per un nuovo patto sociale. Grazie grazie al professor Rosina, grazie anche
Al professor Sabatini, grazie al professor Cutigliano, grazie mille,
Veramente interessante questo panel il prossimo, forse anche di più parleremo delle risorse Dap dove troviamo le risorse.
Finanza pubblica e iniziativa privata e terzo settore finanza pubblica, Veronica De Romanis, professoressa di Politica economica europea alla Luiss, Guido Carli, Mario Pepe, presidente del COVIP, anche lui lo invito sul palco e Giorgio Righetti, direttore generale dell’Acri, l’associazione delle Fondazioni, Cassa di risparmio salve, come sta via, be be, vi prego di stick to the time, per cosa stiamo un po’oltre, come avete capito e vogliamo ascoltare tutti salvi, prego,
E grazie vado velocissima. Intanto, Grazia Unipol, per me è un grande onore essere nell’advisory board, allora 3 4 punti contesto vincoli le risorse e qualche soluzione. Ve lo dico subito, utilizzerò i miei 10 minuti per convincere Heavy che siamo in una grande bolle, che le risorse ci sono e questa storia dei margini stretti è davvero una roba che non ha nessun senso. Allora contesto le crisi non si sommano, si scontrano, si stratificano, stanno lì, ognuno chiede risorse, ogni tanto ci dimentichiamo della crisi passata e poi boom Ris buca fuori qui, come vedete, sono le ultimissime proiezioni del Fondo monetario. Guardate che le revisioni sono al rialzo, quindi c’è una certa resilienza. Anche il nostro Paese è stato visto al rialzo. Questo è importante per capire che, se le cose vanno bene, non è il momento di fare debito, anche se a noi di fare debito. Ci piace moltissimo spendere risorse che non abbiamo. L Italia ahimè, è di nuovo fanalino di coda, anche se, come vi dicevo prima, c’è qualche revisione e perché perché veniamo da anni in cui abbiamo distribuito risorse e invece di investire, lo vedremo dopo sui dati sul Pil potenziale cioè sulla capacità di produrre ricchezza, guardiamo il debito, che è il grande vero problema, non è solo il nostro problema, il problema della Francia. Ora ci piace moltissimo parlare della Francia, così noi ci tiriamo su quando invece la Francia ha un problema per i francesi, ma anche per noi. Ovviamente, quindi, non dovremmo fare mal comune. Mezzo gaudio, comunque, questa è una frase del Institute sul
International Finance che ti dice proprio che oramai spendiamo molto di più per interessi rispetto all’intelligenza artificiale. La difesa, l’energia e addirittura i margini di manovra sono esauriti, cioè quello che ci dicono che ci dice il Fondo monetario internazionale. Guardate che il debito è, non siamo in mezzo a una tempesta, ancora no, speriamo mai, ma insomma bisogna agire e non bisogna agire con soluzioni tampone, bisogna agire in maniera assolutamente strutturale. Qui lo vedete Sime ultimissime, tre giorni fa del Fondo monetario internazionale da quest’anno l’Italia, il rapporto debito Pil e prima abbiamo un primato. Quindi, come vedete, quando ci consoliamo con la Francia, beh, insomma, non mi sembra una consolazione delle più efficaci. Andiamo a guardare il debito per l’Italia e, come vedete, abbiamo sempre avuto un debito più elevato di quello di quello europeo.
Siamo un pochino, ma proprio pochissimo. Diamo così una notizia positiva migliorati ad agosto. Ma insomma, siamo oltre i 3.200 miliardi, cioè una cifra monstre che è stato accumulato negli anni. Tutte risorse che poi metteremo nelle spalle dei nostri giovani di cui facciamo finta di occuparci molto, allora, perché il debito è un problema, il debito costa costa moltissimo e qui lasciatemi dire un altro inganno, basta parlare di flessibilità, questa parolina che ci invoca qualcosa di positivo. La flessibilità è debito e risorse che non abbiamo. Non dobbiamo chiederlo alla flessibilità, perché le risorse ce li abbiamo, andiamo a prenderli dove stanno, non spendiamo ciò che non abbiamo, perché ciò che non abbiamo ci costerà. Siamo i primi e lo stesso governo che chiede flessibilità, mette nero su bianco e fa bene a precisarlo, che nel prossimo biennio spenderemo 117 miliardi in spesa per interessi, cioè noi prendiamo soldi dalla collettività perché, come sappiamo, non esistono pasti gratis, quindi togliamo salute, sanità, infrastrutture e le distribuiamo e bondholder. I bondholder non sono neanche le persone che hanno più bisogno in questo momento per farvi capire quanto è surreale questa distribuzione delle risorse in spesa per interessi. Noi, da una parte vogliamo tassare le banche dall’altra diamo alle banche e spesa per interessi perché hanno nella loro portafoglio molto debito, quindi è un qualcosa che andrebbe bloccato.
Rende anche vulnerabili il debito pubblico e qui lo vediamo, andiamo su velocemente, ma poi andare giù è molto lento, siamo in affanno, come ci dice la Corte dei conti, qua dentro c’è il bonus 110, ovviamente, come vedete sale su e poi dopo ci vogliono anni e anni, ma questo deve essere molto chiaro. Tutto quello che abbiamo speso a debito non ci ha fatto più crescita e qui vi vorrei far vedere due effetti, uno quello che io chiamo l’effetto soufflé, guardatelo, siamo scesi, siamo saliti col Pil, ma poi siamo diminuiti molto velocemente e siamo saliti solo quando abbiamo distribuito molto, molto molte risorse e questo è durante il post Covid, ma abbiamo un altro effetto che dobbiamo far fronte, quello Palla di Neve, che cosa vuol dire vuol dire che noi abbiamo assolutamente bisogno, non solo di crescere, ma anche di andare a tagliare il numeratore del debito pubblico. Non è più sufficiente cresce. Dobbiamo assolutamente agire anche sul numeratore, proprio perché la nostra crescita
Soprattutto quella nominale non è più sufficiente qui agire subito, agire in maniera strutturale, come dice il Fondo monetario, ritardare, non è più pensabile, ecco perché dobbiamo agire lì dove le risorse ci sono e propongo una bonus più vado, velocissimamente vi parlo di due bonus di cui nessuno parla mai perché li consideriamo positivi.
L’assegno unico e l’asilo nido ci servono due cose ovvie, servono faranno aumentare l’occupazione femminile, fanno aumentare la demografia. Andiamoci a leggere i rapporti Inps. Lo stesso rapporto Inps ci dice che non è così, spendiamo 20 miliardi per l’assegno unico, ecco risultati. Impatto sulla natalità, solo sulle famiglie maggiormente sulle famiglie medie e soprattutto l’occupazione femminile aumenta laddove c’è già c’è. Chi è ai margini resta ai margini, nonostante l’assegno unico stessa cosa sull’asilo nido, il bonus asilo nido, anche qui i dati sono chiarissimi, va a beneficiare chi è medio, chi è in difficoltà e lo vedete qui anche proprio questa, una correlazione meravigliosa, chi non ha un lavoro e non è che lo trova, perché non servono solo risorse a noi ci spia, ci piace moltissimo spendere, spendere, non basta, servono infrastrutture, serve crescita. Vi faccio vedere rapidissimamente quanto siamo indietro con la crescita. Problema viene da molto lontano, quindi non è responsabilità di questo Governo, di quello precedente, vent’anni che noi non cresciamo, noi proteggiamo, ma non cresciamo e la protezione senza crescita non serve a nulla, ma guardate la prodotta del lavoro e questa è la mia risposta al rapporto Draghi non c’è un problema di produttività europeo, c’è un problema di produttività nazionale fatto 102.015 l’Italia è uno dei pochissimi Paesi che oggi si trova sotto 100, quindi, come vedete, non è un problema europea, è un problema di scelte nazionali. Noi abbiamo scelto di non crescere, abbiamo scelto di distribuire e, come vi ho fatto vedere, spesso in maniera assolutamente inefficiente e ce lo dice il Governo, non lo dico io ultimo dato una settimana fa a Doha, Documento programmatico
Guardate la produttività totale dei fattori, cioè che a quell’indicatore Chris residuale della produttività, che misura quanto un sistema produttivo e attrattivo meno meno zero, cioè non è accettabile quando buttiamo nell’economia 200 miliardi di PNRR, se questo è il risultato, vuol dire che noi mettiamo un fertilizzante in un terreno che non è arato e quindi questo fertilizzante scappa via. Arriviamo alle 2 proposte, due minuti, un minuto a proposta. Allora cosa dobbiamo fare? Prendiamo le risorse dove ci sono, perché ci sono, non andiamo a indebitarci di più, perché il debito è un grande inganno e un po’come una crepa che tu hai sul tergicristallo, sta lì anni, tu, guidi, non succede niente e poi boom, arriva un sassolino e crolla giù tutto. Ecco, noi non ci vogliamo far trovare in questa situazione
Lato della spesa, investire nel capitale umano, prendiamo i soldi, mettiamoli, lì, sono meno giovani, l’ha fatto vedere anche il professor Rosina, c’abbiamo la tentazione di dare soldi alle persone più anziane e miope, perché se non c’abbiamo i giovani che producono per gli anziani si entra nel circolo vizioso vado veloce pochi laureati siamo i primi in giovani che non studiano.
E siamo ultime spese di formazione. L’abbiamo fatto vedere, quindi abbiamo margini per mettere risorse dove le prendiamo. Ecco dove le prendiamo, cioè non possiamo farci raccontare che i margini sono stretti. È inaccettabile questa cosa inaccettabili. Dobbiamo fare un’azione di policy, dobbiamo scegliere, non si può dare tutto a tutti, non si possono fare gli sconti sulle accise che mettono sullo stesso piano le persone ricche, le persone, poi bisogna scegliere, bisogna fare politica economica, vogliamo scegliere per il nostro futuro, per sostenere welfare, investire nell’istruzione del capitale umano. Seconda proposta, ecco perché io lo chiamo welfare programmatico, cioè basta con l’emergenza, programmiamo da qui ai 10 anni qual è il Paese che vogliamo, tenendo ben presente quello che diceva la direttrice del Fondo monetario, non tutti hanno bisogno di protezione e dare tutto a tutti. Aiuta ad avere voti, ma non aiuta in termini di protezione. Crescita. Ultimo minuto, il lato delle entrate no
Poi abbiamo bisogno di un fisco che incentivi la crescita e cosa bisogna fare delle cose semplicissime che gli istituti internazionali ci dicono da anni, spostare il carico dal lavoro alle rendite. Noi abbiamo bisogno che le persone che lavorano, non abbiamo bisogno di persone che vivono con le loro rendite e uniformarle queste rendite, perché se noi vogliamo investire nella crescita dobbiamo fare in modo che le risorse non vengano attratte dal debito che ci piace molto, perché ci piace molto credere che spendiamo risorse, che non abbiamo, che però assolutamente Costa e ovviamente il fisco deve essere prevedibile. Basta con questa storia delle mani dei contributi, degli aiutini, dei tavoli di lavoro, se si vuole attrarre investimenti e se si vuole smettere di avere un segno meno nella total factor. Produca chi viti nella produttività totale dei fattori il fisco deve essere prevedibile. Concludo dicendo questa mi è piaciuto molto del Fondo monetario. Noi abbiamo bisogno di risorse pubbliche che servono per eliminare le barriere ai capitali privati perché, come dice l’Istat, tutto questo bel sistema di welfare si tiene su una molteplicità di attori e attori pubblici, ma anche attori privati che devono creare economie di Stati di scala. Concludo dicendo
Guardate, come dice il Fondo monetario, se tutti i limiti a camminare resti indietro, io qui aggiungerei noi purtroppo non abbiamo camminato, noi siamo stati stabili, abbiamo creato una stabilità e l’abbiamo fatta passare per obiettivo quando la stabilità è uno strumento e quindi essendo stabili non è che siamo restati indietro, stiamo andando indietro, i dati sono chiarissimi, ma le risorse ci sono, possiamo tranquillamente andare avanti, abbiamo solo bisogno di visione lunga e un’idea di Paese che finora è mancata, grazie,
Grazie Veronica una bella scudisciata al partito unico della spesa pubblica e adesso, Mario Pepe, presidente di COVIP, prego al podio se vuole.
Grazie buongiorno a tutti, grazie agli organizzatori, l’Unipol, le Europee Knauss, Ambrosetti per l’invito.
Ma perché oggi io sono qui
Sono qui per rispondere a un’esigenza fondamentale.
Come può?
Il risparmio previdenziale, aiutare la crescita economica del nostro Paese, vedete, io sono il presidente di una autorità.
Che vigila sul risparmio previdenziale, io dico sempre noi siamo la sentinella.
Che vigila.
A questa sentinella voi potete chiedere quanto resta della notte, perché stiamo attraversando una notte.
Ma non potete chiedere consigli su come, dove e quando investire il risparmio previdenziale, noi siamo dei sacerdoti che vigilano sulle norme, sulle regole e sulle direttive europee.
È lì che noi dobbiamo lavorare per cambiarlo.
È un momento non facile.
L’Italia e l’Europa stanno attraversando una bufera, le tensioni sul debito francese, il confronto sulla ca sulla casa del governo spagnolo a uno che ha annunciato nuove elezioni ci ricordano che la stabilità finanziaria è una responsabilità comune, toccherà alla burrasca costringere ciascuno di noi a fare la propria parte è in gioco il futuro industriale dell’Unione.
Le auto, gli elettrodomestici e molte filiere storiche affrontano la concorrenza globale, la produttività.
Richiede impianti migliori, competenze e tecnologie accessibile anche alle piccole imprese, investire nell’intelligenza artificiale nella difesa significa ridurre le dipendenze che ci rendono vulnerabili, il rapporto Draghi ha stimato 800 miliardi la necessità di investimenti aggiuntivi, questo percorso.
Conduce alla previdenza.
Vedete, la previdenza non è una semplice istituzione economica, sociale e culturale del Paese, la previdenza è il paese e la continuità del patto fra le generazioni, oggi questo patto è sottoposto attenzioni crescenti, i giovani hanno problemi di produttività, di lavoro, di demografia, hanno problemi familiari, ma soprattutto la guerra non fa solo non colpisce solo le economie e le filiere i costi delle energie ma produce un danno che va al di là del danno economico toglie ai giovani,
La capacità di progettare il futuro quando i giovani non riescono a progettare il futuro rinviano, rinviano l’acquisto di una casa, rinviano la nascita di un figlio, rinviano la scelta previdenziale, oggi la previdenza, uno ci pensa quando inizia un percorso lavorativo e questo percorso lavorativo spesso arriva tardi.
E poi i lavori sono discontinui e sono sottopagati, quindi la previdenza di oggi risente di tutti i problemi legati al lavoro, e allora noi dobbiamo fare una vera e propria rivoluzione nella previdenza, non più la previdenza legata alle categorie del passato.
Ma una previdenza legata alla vita è arrivato un momento che ogni nuovo nato abbiano un solo una identità anagrafica, ma anche una identità previdenziale, questo significa utilizzare il patrimonio del neonato, che è quello di utilizzare il tempo come leva, perché una previdenza che comincia e che continua per settant’anni significa arrivare a capo a capitali importanti un broker tedesco ha calcolato,
E con un versamento di 100 euro al mese si può produrre con gli interessi composti un montante di 6 700 milioni al momento della pensione di 700.000 euro al momento della pensione, ecco
A diciott anni il montante può arrivare a 34.000 euro, che potrebbe essere utilizzato.
Ah, dal diciottenne per un percorso di studi, per poter investire sulla propria formazione, quindi, la previdenza non dev’essere in particolare considerata soltanto uno strumento per assicurare un reddito al termine della vita lavorativa, può rappresentare anche una componente importante di una strategia nazionale di sviluppo.
Capace di collegare risparmio, investimenti, imprese ed occupazione, perché io insisto molto sul salvadanaio previdenziali alla nascita, perché lì il capitale paziente e lì il capital, con un patto di durata di settant’anni che può essere investito nell’economia reale, perché oggi l’età media,
Di quelli i titolari delle pensioni complementari e di 47 anni arriva subito la pensione e quindi gli investimenti devono essere liquidi per poter fronteggiare immediatamente le esigenze, perché voi sapete che la previdenza complementare interviene anche nella salute, nei momenti difficili.
Per interventi di particolare gravità
L’idea di attribuire a ogni bambino una posizione previdenziale personale alimentabili nel tempo dai genitori, dai nonni dagli altri familiare per nuclei economicamente più fragili si potrebbe prevedere anche un contributo pubblico calibrato sulla situazione economica della famiglia.
E poi, per quelli poveri si potrebbe prevedere un fondo presso l’Inps.
Un fondo alimentato dal cashback dei consumi, voi sapete che ci sono circa 5 miliardi di cash back che si perdono.
Vi ricordate, quando voi andate al supermercato, vi danno i bollini, quanti di questi bollini e li mettete nel caschino, li perdete, ecco, sono 5 miliardi se si immaginasse un sistema di cashback dei consumi che andasse ad alimentare un fondo presso l’Inps proprio per alimentare il salvadanaio previdenziali alla nascita di quelli più poveri perché è vero che la legge oggi si può fare il salvadanaio alla nascita ma è un privilegio riservato a pochi noi dobbiamo trasformare questo privilegio riservato a pochi in un’opportunità per tutti, perché noi non sappiamo quale sarà il lavoro di un neonato, però noi diamo a tutti quanti la possibilità di avere una leva, uno strumento per la crescita e per la formazione
E concludo, siamo in autunno, è tempo di finanziaria.
Anche quest’anno ci imbarchiamo verso una Finanziaria di guerra.
E il vento non è favorevole.
Però, come dice Seneca, non c’è nessun vento favorevole per chi non sa in quale porto arrivare, noi alla COVIP ha già abbiamo già preparato un pacchetto di riforme proprio per rispondere alla vostra domanda iniziale che cosa può fare la previdenza complementare per aiutare l’economia reale,
E allora questo pacchetto di riforma me le sono scritte solo qui la prima è proprio istituire il salvadanaio previdenziale per i nuovi nati.
La seconda è realizzare un’anagrafe nazionale delle posizioni previdenziali e disciplinare il fenomeno delle posizioni silenti, valutando anche strumenti di garanzia a sostegno degli investimenti nell’economia reale, la terza, introdurre una disciplina organica della vigilanza economico finanziaria, dei fondi sanitari integrativi.
Per garantire maggiore sicurezza agli aderenti, la quarta e ultima e favorire su base volontaria l’investimento del risparmio previdenziale nell’economia produttiva nazionale, nel rispetto degli interessi degli iscritti sono interventi diversi, ma accomunati da un obiettivo preciso, rafforzare la tutela previdenziale e contribuire alla crescita economica del Paese.
Vi ringrazio
Mario Pepe, adesso Giorgio Righetti, direttore generale dell’Acri che ovviamente ci parlerà di quel pilastro defi decisivo del welfare che il non profit prego buongiorno e ringrazio per l’invito e per l’opportunità di parlare del terzo settore, che è l’allerta l’alleato naturale delle Fondazioni di origine bancaria. Permettetemi solo un saluto al presidente Giuseppe Guzzetti, che ci segue da remoto, al quale mi lega una lunga collaborazione, se posso permettermi un profondo affetto e richiama alcuni numeri che sono ben chiari, riportati e rappresentati nel rapporto
Che descrivono il terzo settore nell’ultima rilevazione, ci sono state censite circa 370.000 organizzazioni di terzo settore, che danno occupa occupazione a circa 950.000.
Laboratori più 10% rispetto alla rilevazione precedente, 4,7 milioni di volontari e una cifra significativa circa il 9% della popolazione adulta. Qui abbiamo un problema sul volontariato che il ricambio generazionale, ma ce l’abbiamo in tantissimi ambiti e su questo si sta molto lavorando il valore della produzione di circa 84 miliardi di euro, il 66% degli enti di questi 370.000 si occupa di attività di pubblica utilità e circa
Un terzo, quindi, l’altro terzo di finalità a finalità mutualistiche, ora questi numeri ci dicono molto, ci dicono che il terzo settore, appunto, è un pilastro del sistema di welfare, perché la loro attività si rivolge soprattutto alle contesti di fragilità e al hanno le organizzazioni del Terzo Settore 3 caratteristiche che le rendono particolarmente efficaci la capillarità della loro presenza nei territori. La prossimità sono vicini al bisogno dove esso emerge e la flessibilità, la flessibili della buona, non quella cattiva di cui parlava la professoressa De Romanis sono molto flessibili, siano organizzazione piccoli e molto snelle e sono capaci di intervenire rapidamente.
Ora, quindi, questo valore come pilastro del welfare e del terzo settore penso siano tutte quelle fondazioni, come dicevo gli sostiene il terzo settore, l’anno scorso abbiamo le Fondazioni, hanno erogato circa un miliardo e 400 milioni di euro e circa tre quarti sono andati proprio le organizzazioni del terzo settore però,
Valore intrinseco, quello vero, a mio modestissimo avviso del terzo settore non è tanto in quello che fa, ma in quello che rappresenta, dal punto di vista di essere il veicolo, non un veicolo, il veicolo della partecipazione dei cittadini all’interesse generale, ebbene questa capacità del terzo settore Devic veicolare,
La partecipazione dei cittadini al bene comune, all’interesse generale, peraltro dando attuazione in qualche modo anche alcuni articoli della nostra Costituzione, come tramite per la loro attuazione, è, a mio avviso indebolito da due spinte una consapevole e l’altra forse inconsapevole una spinta consapevole lo vediamo nell’autocrazie, ma lo stiamo vedendo anche in alcune democrazie in giro per il mondo, una in particolare che non cito ma credo sia,
Sotto l’attenzione di tutti, è il fatto che i corpi intermedi sono un po’sotto attacco, vengono visti come un inutile orpello, un fastidio, perché il rapporto tra capo e popolo deve essere diretto, bisogna parlare direttamente al popolo, perché è evidente che il capo ha un potere sproporzionato rispetto al singolo individuo è meno questo potere nel momento in cui gli organi, i cittadini si organizzano agiscono insieme.
Lo vediamo nelle arene piene, dove il capo parla direttamente ai cittadini, o lo vediamo attraverso e soprattutto i social Trump è Trump docet, diciamo.
L’altra è meno visibile e il fatto che si tende sempre più a interpretare e leggere il terzo settore e con gli occhiali e con il punto di vista del mercato, cioè si valuta il fare settore secondo parametri classici, il mercato efficienza ed efficacia, ecco,
Peraltro con int, leggendolo con questa, in questa ottica fa sì che si perda la distinzione, sempre più la distinzione tra quello che fa il mercato nel welfare e nella intervento di interesse generale e quello che fa il terzo settore, e qui però a mio avviso conta non solo il cosa si fa ma conta di più e soprattutto il perché lo si fa e il come lo si fa il perché attiene a quali sono i valori ideali che sono dietro.
E il fatto che un cittadino che potrebbe starsene tranquillamente seduto sul divano intende occuparsi del bene comune, di supportare e sostenere le altri cittadini e, come lo si fa lo si fa in maniera democratica con il dialogo, con il, il confronto.
Che è più faticoso, evidentemente, ma che crea Cittadinanza e crea civismo, ora cito un economista indiano, Raghuram Rajan che nel suo libro il terzo pilastro alla comunità dimenticata da Stato e mercati, dice quando lo Stato il mercato e si rafforzano mentre la comunità si indebolisce,
La democrazia diventa più fragile perché solo comunità vive e organizzate e possono rappresentare un antidoto alle derive populiste e oligarchiche delle nostre società, ebbene, io credo che questo progressivo indebolimento del terzo settore su questo aspetto e sul fatto di favorire la partecipazione sia,
Un problema, nonostante devo dire che il nostro Paese, come i numeri, dimostrano, abbia un terzo settore estremamente vivace, estremamente presente, estremamente solido e capillare, e a tutela del terzo settore, peraltro.
Ricorrono Jan alcuni articoli della Costituzione, ne cito due.
E a questo ruolo del terzo settore nel favorire la partecipazione e l’articolo 3 che, appunto, tutela l’effettiva partecipazione dei lavoratori, leggasi cittadini all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese, l’articolo 118 della Costituzione, che parla di sussidiarietà e che impone agli enti pubblici centrali e locali di favorire la partecipazione dei cittadini e la l’attività dei cittadini singoli o organizzati per lo svolgimento dell’attività di interesse generale ma anche il codice del Terzo settore che ha riconosciuto il valore civico,
E sociale delle organizzazioni del terzo settore e ne ha dato in qualche modo identità e forza ora, se vogliamo in qualche modo rafforzare il ruolo del terzo settore, non solo come pilastro welfare, ma anche come pilastro della democrazia, credo che si possono fare alcune cose le fondazioni di origine bancaria e nel loro piccolo con cifre comunque non trascurabili lo fanno ma credo che si possano fare anche altre cose.
Ne cito tre a mo di esempio e dare impulso effettiva attuazione all’articolo 55 del Codice del Terzo Settore, che prevede che gli enti locali e centrali collaborino con le organizzazioni del Terzo settore nell’attività di co-programmazione e coprogettazione dei servizi a beneficio della cittadinanza cito o il Piano nazionale d’azione per l’Economia sociale che è un atto di indirizzo recentemente adottato dal governo e che va però riempito di contenuti di risorse ma anche di contenuti per darne effettiva attuazione oppure la sperimentazione di forme innovative di partenariato pubblico privato sociale.
Che le Von, le fondazioni di origine bancaria e a promuovere hanno promosso, e ne cito tre esempi molto significativi a mio avviso, e vado a concludere il Fondo Investimenti per l’abitare che è stato promosso delle Fondazioni di origine bancaria.
In collaborazione con Cassa depositi e prestiti e per la realizzazione di circa 19.000 alloggi sociali e 7.000 posti letto, ebbene, in questo ambito è forte la presenza del terzo settore nel fornire tutta una serie di servizi complementari alla soddisfazione del fabbisogno abitativo, Fondazione Cariplo la più grande fondazioni di origine bancaria italiana sta peraltro lavorando in collaborazione con la BEI proprio per rilanciare un altro piano di housing sociale.
Nel nostro Paese, e cito il Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile, che è il più grande piano mai affrontato nel nostro Paese su questo tema, con risorse delle Fondazioni di origine bancaria assistite dal credito d’imposta, che ha raccolto sino a oggi 800 milioni di euro la cosa più straordinaria è che quattro governi che si sono succeduti tutti hanno rifinanziato questo fondo.
E speculare a questo fondo e il fondo per la Repubblica digitale che con risorse più limitate ma sempre significative, 220000000 di euro sta lavorando per rafforzare le competenze digitali delle fasce più fragili della popolazione ebbene, queste sono idee, ma sono anche idee concrete per rafforzare il terzo settore e consentirgli di continuare a svolgere l’attività di welfare ma anche di favorire la partecipazione per sostenere e rafforzare le nostre democrazie grazie,
Grazie Righetti e grazie a tutti voi.
Pepe, grazie.
Allora il prossimo panel investire sul futuro da due punti di vista genitorialità, fare figli e attrarre le competenze, chiamerei sul palco Alessandra Binello, professoressa di demografia dell’Università, degli Studi di Padova, Gigi De Palo, il presidente della Fondazione per la natalità piacere e Marcella Panucci consigliere del ministro Bernini per la competitività della ricerca allora sarò sarò breve perché stiamo tentando di stringere i tempi.
La prima domanda, proprio ribollire di rivolgere a lei la domanda delle 100 pistole, ma perché non facciamo più figli, cioè, et sì, ma ho capito gli asili nido, ho capito la sicurezza del lavoro, ma è possibile che una scelta così decisiva dal punto di vista anche del della vita delle persone sia così condizionata legata soltanto a fattori economici, grazie intanto per questa domanda anche grazie per
Mi associo al collega appena Trier dato rilievo alla demografia.
Allora, per rispondere, parto da in realtà dal titolo di questa di questa giornata che fa riferimento al valore identitario e mi sono chiesta se il welfare che noi abbiamo risponde all’identità dal punto di vista demografico e ai valori che po’portiamo avanti adesso nel momento in cui parliamo di famiglie che abbiamo interiorizzato dal punto di vista familiare e questi sono cambiati, sono cambiati radicalmente cosa, siccome che sono cambiate le famiglie, noi siamo adesso, lo sappiamo tutti in termini di fecondità. 1.14 età al primo figlio, media al primo figlio estremamente alta, una composizione sempre più larga di persone che figli non ne hanno, e questo perché sono cambiati i valori. È cambiato anche il significato che diamo alla genitorialità e questo fondamentale. Per rispondere alla sua domanda, i motivi per cui non facciamo più figli sono sempre di più. Sono sempre più complessi
Non si legano esclusivamente alla componente economica, si con si legano anche alla componente valoriale valori che.
Sui quali incide chiaramente il percorso di vita.
Se io mi trovo, durante la mia fase di crescita, ad attraversare una grande recessione, il Covid, una situazione internazionale così complessa, una crisi climatica che sento molto dentro il mio percorso, chiaramente avrò una visione del futuro condizionata da questo tipo di esperienze e che condizionerà il mio valori e le mie aspettative anche in merito alla genitorialità che chiaramente è qualcosa che riguarda il futuro.
E quindi la dimensione valoriale assume un peso estremamente importanti agli occhi con cui guardo al futuro, diventano estremamente rilevanti, quindi questo conta, insieme alla dimensione economica, insieme alla presenza o assenza di servizi, insieme all’esperienza, per esempio, che ho avuto della genitorialità che mi fa decidere se avere eventualmente o no il secondo figlio a seconda di quanto è stata complessa insieme alle aspettative che io rispetto al mio futuro, se decido di averlo questo figlio i dati dell’Istat sono chiarissimi da questo punto di vista e dicono che le giovani generazioni hanno ben presente ciò a cui dovranno rinunciare se devono avere un figlio.
Tutte queste dimensioni insieme spiegano.
Il cambiamento di una delle componenti, tra l’altro più forti dal punto di vista politico, che è la componente del desiderio, è cambiato, il desiderio di fecondità è cambiato, il desiderio di avere figli e polli estremamente politica, perché non è legata a dei vincoli materiali, è legata proprio all’attitudine a come io mi immagino, come io desidero il futuro e per la prima volta noi abbiamo quella che era una Univer, una dimensione universale e trasversale tra gruppi e anche tra Paesi che era il desiderio di avere due figli e Horace, noi guardiamo le generazioni più giovani. È al di sotto di questa quota, quindi proprio cambiato il percorso che io vedo nella mia vita e
Quanta parte fa la genitorialità per definire la mia Red realizzazione personale di l’insieme di tutte queste dimensioni, incidono poi sul desiderio che incidono, su come io vedo futuro chiaramente, compone la risposta alla sua domanda.
Molte grazie, molto molto suggestivo, anzi l’uso della parola desiderio perché in questa materia direi che è centrale, vorrei chiedere adesso a Gigi De Palo, al penso che condivida questa analisi, Gigi De Palo sapete e promotore di un di una di una di un’attività molto intensa a favore della natalità peggio che condivida questa analisi e vorrei anche aggiungere un’altra domanda.
Se dovesse ciò perché non hanno funzionato finora, le perché sono state fatte delle cose tentate delle strade sostanzialmente non hanno funzionato, no, abbiamo visto anche il bonus bebè e così via, perché?
Allora io condivido in parte quello che è stato detto, nel senso che condivido che c’è un un insieme di fattori, tra cui anche quello culturale, ma io sono convinto che l’elemento culturale sia comunque determinato dal fatto che noi in Italia non abbiamo mai fatto politiche familiari. L’altro giorno parlavo con un giornalista del New York Times, mi diceva voi parlate tanto di famiglia proprio alla fine, no, siete il Paese che sta tra tra quelli che stanno peggio da questo punto di vista, come mai perché noi abbiamo trattato la famiglia proprio come il turismo, tanto alla fine la famiglia regge tanto alla fine il turismo, tanti turisti vengono tanto ovunque e, alla fine, alla fine della fiera, tu non hai mai fatto, però i turisti sono aumentati, sono aumentati, però l’Italia è il Paese tra i più belli al mondo, se non il più bello, al mondo ed è sotto la Spagna, sotto la Germania sotto la Francia. Quindi il tema è
I turisti in Italia ci vengono perché ci cascano, non puoi, non venire in Italia, non puoi non vederla e non puoi desiderare di starci, ma poi, se tu vai a vedere stanno pochi giorni a Roma stanno mezza giornata a Firenze, quindi non è un turismo sul quale ha investito sulla famiglia è esattamente la stessa cosa.
Io dico sempre questo fino a quando in Italia la nascita di un figlio sarà la seconda causa di povertà, dopo la perdita del lavoro di uno dei componenti della famiglia, noi potremmo raccontarci tutte le analisi del mondo, ma se non andiamo a risolvere questo,
E ma noi non andiamo da nessuna parte riguardo le politiche familiari sono state fatte.
L’assegno unico
Lei lo sa, sono stato uno dei fautori, no, quindi abbiamo insistito tanto, abbiamo messo insieme tutto il mondo della politica, solamente una persona si è astenuta.
Penso che a livello politico è stata una grande vittoria. Qual è il problema? Il problema è che l’assegno unico oggi, alla luce della situazione attuale, è uno strumento di contrasto alla povertà delle famiglie. Non è qualcosa che incentiva, è come se tu vuoi fare il quoziente familiare, perché questo è il ragionamento che si era fatto poi esci con un assegno unico, ma chi ha un assegno unico, che comunque andava rivisto andava migliorato nel tempo. Invece in Italia fatta una cosa è andata, è ormai ce la facciamo bastare, allora io credo che c’è da fare una riflessione seria da questo punto di vista, perché perché la trappola demografica, cioè il fatto che ormai ci sono troppe poche donne in età fertile per poter invertire la tendenza e si parla di donne per una questione statistica, non per una questione, no di
Di attacco alle donne semplicemente è diventata una trappola democratica, cioè sono talmente pochi giovani che i partiti politici inevitabilmente fanno delle politiche solamente per gli anziani.
I dati del del dossier che abbiamo visto oggi bellissimo, interessantissimo ci dicono che il 73,1% della spesa del welfare sulla previdenza e sul sistema sanitario allora è inevitabile, che è un cane che si morde la coda, ci vuole qualcosa che vada a impattare e in questo Paese e noi siamo i numeri uno per quanto riguarda l’analisi l’analisi lì ormai l’abbiamo.
Qual è la causa, né possiamo dire 750.000 io aggiungo anche l’aspetto della fertilità, perché l’aspetto medico noi non ne teniamo in considerazione, ma ci sono dei dati che ci fanno capire che quello è anche un altro dei temi, oltre all’aspetto culturale oltre all’aspetto economico oltre all’aspetto valoriale come è stato detto però se noi non andiamo a fare sintesi,
Non ce la facciamo, cosa c’è da fare, io dico sempre una cosa, darsi un obiettivo, cioè se se in tutte le situazioni, se tu non ti dà un obiettivo possiamo parlare le ore, tu la pensi in un modo io la pensi a un altro ma è l’obiettivo che il comune denominatore di ciascuno di noi allora darsi un obiettivo,
Andare oltre le mode. Se tu chiedi in giro, ognuno c’ha la sua soluzione, no, e chi dice asili nido e congedi parentali, altri ti dicono più servizi, ognuno dice qualcosa, io sono convinto che tutto osserva, ma in un Paese con poche risorse devi fare delle scelte e quindi deve iniziare dalle fondamenta della casa. Non può iniziare dagli infissi o dal soffitto. Asili nido e congedi parentali sono gli infissi e il soffitto, se tu non da un lavoro e giovani serio in modo tale che prima dei 30 anni possano iniziare a pensare davvero e quando dico seria vuol dire prima che diventino sterili, diciamo prima prima che diventino sterili o prima che vadano all’estero a realizzare il loro sogno lavorativo e familiare, quindi un lavoro ben pagato o pagato dignitosamente pagato dagli standard europei, l’accesso alla prima casa e poi io insisto
Oggi noi viviamo una situazione di discriminazione fiscale, 50.000 euro sono tanti o pochi.
Dipende, dipende quanti figli hai perché 50.000 euro per una persona singola della Gavi 50.000 euro, se tu li devi dividere per quattro figli cambia tutto. Allora la tassazione in Italia non può essere considerata solamente in base al reddito, ma deve considerare il reddito e la composizione familiare. Concludo, possiamo fare un ragionamento serio dal punto di vista dell’immigrazione maturo che non sia apre i porti chiusi, i porti. Possiamo fare un ragionamento che ci faccia fare anche un salto di qualità nella gestione di questo fenomeno, che ormai è diventato determinante anche per le aziende. Perché abbiamo visto i dati, il prodotto interno lordo, no, di fatto non è destinato solo a crollare
Quello che io propongo è in Italia noi diamo il meglio di noi durante le situazioni emergenziali.
è come se ci fosse un terremoto in Italia, noi non vediamo le crepe sul muro, ma le fondamenta sono compromesse allora io dico forse ci vuole un commissario per la natalità, forse il presidente del Consiglio questo e quelli successivi deve vivere il tema della natalità come un commissariamento, perché se tu non intervieni ti porti dietro il sistema sanitario, il sistema previdenziale, il prodotto interno lordo e il sistema scolastico stanno chiudendo le scuole, lo spopolamento di al delle aree interne e tante altre cose. Ecco, se io ho fatto dei figli ne ho cinque, è stato detto anche ieri sera, non è perché conviene in Italia, non è perché uno fa un ragionamento previdenziale
Ma perché è bello, ecco, io credo che dobbiamo provare anche a tornare a raccontare questa bellezza, perché è vero che è difficile, ma è più bello che è difficile se noi mettiamo davanti solamente i problemi, forse ci facciamo male da soli, grazie, grazie Gigi De Palo io.
Presentato qualche giorno fa, il libro di un ex presidente dell’Inps, Mastrapasqua, lui ha lanciato tra le varie proposte quella pensione più alta che ha fatto figli, stavo pensando che Di Palo starebbe da Dio in pensione, insomma e molto confortevole, allora grazie, abbiamo tentato di affrontare la domanda perché non facciamo figli, ma quei pochi che facciamo perché non riusciamo a tenerli in Italia, Marcella Panucci, visto che lei collabora col ministro della ricerca, ma questa è una questione, riguarda le nostre università,
Questo è un tema su cui negli ultimi anni si è molto dibattuto, si dibatte ed è corretto farlo e proprio dal momento che questo è un tema al centro del dibattito con il ministro Bernini, quando abbiamo cominciato a lavorare con questo governo, ci siamo posti due obiettivi, da un lato rendere più attrattivo il nostro sistema universitario per aumentare il tasso di partecipazione universitaria, che vuol dire più immatricolati, più iscritti e soprattutto più laureati e colmando così anche,
Un gap che abbiamo rispetto ad altri Paesi europei, ma dell’Ocse e, più in generale, che hanno un numero maggiore di laureati. L’obiettivo era di aumentare il capitale umano qualificato del Paese, migliorare le prospettive di accesso al mondo del lavoro e, soprattutto, far sì che il mondo del lavoro fosse pronto e capace di includere queste maggiori professionalità. Che il nostro sistema universitario forma è ancora più nel futuro, dovrà formare per perseguire questi due obiettivi. Abbiamo puntato su due leve. La prima riguardava aumentare il numero come dicevo, di scritti immatricolati e di iscritti, sia italiani, quindi i ragazzi che uscivano dalle scuole superiori diplomati italiani che potevano e dovevano scegliere l’università italiane, il luogo di altre università e attrarre anche studenti dall’estero. Gli strumenti che abbiamo utilizzato, anche grazie al PNRR, che ha fornito risorse imponenti anche al mondo dell’università e della ricerca, sono stati A sono stati tre più uno, che riguarda l’internazionalizzazione, il primo, l’orientamento grazie ai programmi e risorse PNRR che abbiamo messo a terra in questi cinque anni abbiamo orientato circa 1000000 di studenti ha il secondo riguardava il secondo, il terzo riguardano il diritto allo studio. Quindi far si che, come citava ieri il professor Cassese, anche i ragazzi meritevoli, ma
Senza adeguati mezzi, potessero accedere all’università e quindi abbiamo aumentato e finanziato il numero di borse di studio, aumentando anche i requisiti per poter accedere alle borse di studio e è aumentato il numero di alloggi disponibili per i giovani che vogliono studiare nel nostro Paese
Infine, ma non per importanza, abbiamo molto puntato sull’aumento dei corsi di laurea in inglese sul posizionamento delle università italiane nei ranking internazionali, che poi sono i due fattori che le famiglie e i ragazzi stranieri guardano quando devono scegliere di iscriversi all’università di un Paese che non il loro, quali sono stati i risultati che abbiamo conseguito con con queste? Con queste misure che abbiamo messo in campo? Prima di tutto, e cito dei numeri, nel 2022 mila 21 il numero di iscritti complessivi nelle università italiane era di 1 milione 826.000 circa nel 2025 2026 sono dati ancora provvisori perché il ministero stabile, facendo le ultime delitti, che sono 2 milioni 54.000 quindi più 228.000 iscritti e quindi più 12,5%? Questo ha ridotto il gap con gli altri Paesi Ocse. No, perché anche gli altri paesi vanno avanti molto rapidamente, però segna e segnala sicuramente un miglioramento che risponde alla bontà delle misure che sono state messe in campo. I laureati e annuali sono aumentati del 14,1%, quindi da 373.000 quasi 74.426 mila, e questo è positivo perché cala anche il tasso di abbandono nelle università italiane. Quindi sicuramente la strada giusta. Bisogna ovviamente fare molto di più, però segna appunto una.
Bontà delle nostre e delle nostre politiche aumentano anche gli studenti internazionali che scelgono di studiare nel nostro Paese.
E cito anche qui un numero nel 2022 mila 21 erano circa 60.000 gli iscritti internazionali, nel 2025 2026 sono 128.000, quindi dal 3% cerca sulla popolazione studentesca italiana sono diventati 6,25%, le nazionalità rappresentate sono le più varie, arrivano anche i paesi ragazzi, molti ragazzi da Paesi europei ragazzi anche da dal Nord America quindi da Paesi che normalmente sono molto attrattivi come sistemi universitari,
Però il tema veramente più rilevante che un ragazzo a si pone nel momento in cui sceglie di intraprendere un percorso universitario con i costi economici, ma anche con costi, in termini di impegno e con la scelta di non lavorare subito. Ma studiare è quello di quale sarà il ritorno sul proprio investimento. Qualche anno fa abbiamo fatto un’iniziativa molto bella, la Louis che coinvolgeva alcune università inglesi che stanno vivendo il cosiddetto cioè ai angolo Sadness, cioè il triangolo della tristezza della non attrattività di quel sistema rispetto a quanto lo era in passato e il ritorno sull’investimento dei giovani è stato uno dei punti più discussi. Cosa vuol dire il ritorno sull’investimento vuol dire riuscire a valorizzare la formazione sulla quale si è investito, avendo un ritorno non soltanto, ma ovviamente importante, salariale nel momento in cui si entra il mercato del lavoro, ma anche un ritorno in termini di crescita, di opportunità, di capacità, di realizzare le proprie aspettative e le proprie ambizioni. E questo è stato un punto molto importante su cui anche abbiamo lavorato partendo da una considerazione
L’Italia è un Paese con una presenza diffusa, ampia, superiore anche a quella di altri Paesi, di piccole e medie imprese, le piccole e medie imprese hanno capacità straordinarie su nel tessuto connettivo dell’industria e dell’impresa italiana, tuttavia spesso sono poco attrattive per giovani laureati con competenze molto elevate perché perché investono meno in innovazione perché hanno meno capacità anche economico, finanziaria ma anche meno qualifiche al proprio interno per farlo e quindi offrono percorsi di carriera, percorsi di crescita che sono meno stimolanti rispetto ad altre imprese più grandi è lo stesso potrei dire per quel che riguarda l’aspetto salariale,
Per far sì che anche le piccole e medie imprese italiane possano beneficiare della possibilità di investire in ricerca, innovazione, possano avvicinarsi al mondo dell’università e della ricerca, anche grazie alle risorse PNRR abbiamo investito su quelle cosiddette infrastrutture, quegli ecosistemi che consentono un’impresa più piccola di partecipare a un capitale di conoscenze che altrimenti non sarebbe e di competenze che altrimenti non sarebbe accessibile quindi centri nazionali, gli ecosistemi delle albe di innovazioni, partenariati estesi hanno messo a disposizione e continuano a mettere a disposizione delle imprese italiane.
Laboratori, centri di ricerca personale qualificato formano le persone che poi lavoreranno nelle imprese dottorati innovativi, cioè i fatti insieme tra imprese, università e centri di ricerca per favorire questo sviluppo della capacità di innovazione. E questo con l’obiettivo proprio di garantire che i giovani che noi stiamo formando e che sempre più formeremo i numeri anche maggiori, possano effettivamente trovare un mercato del lavoro capace di accoglierli competitivo. Perché ricordiamoci che le imprese pagano di più, non semplicemente perché c’è una bacchetta magica, è un’imposizione con cui si chiede alle imprese di pagare di più, ma pagano di più se sono più produttive e più competitive e per essere più produttive più competitive. Non c’è altra strada che l’innovazione e quindi questo è fondamentale. Da ultimo, l’impatto sul welfare. È chiaro che un capitale umano più formato giovani, capace di ricoprire posizioni
Meglio retribuite è che rimangano nel nostro Paese perché più attrattivo contribuiranno al sistema di welfare e ne beneficeranno. È ovvio, e qui cito il professor Cassese ieri che, nell’ultima parte del suo intervento, il sistema di welfare, una volta che raccoglie queste risorse, le dovrà poi investire e ci auguriamo che possa, anche in virtù dei vincoli regolamentari esistenti, investirle sempre di più su imprese innovative, imprese che hanno fatto investimenti startup che vogliano crescere e quindi garantire sempre maggiori opportunità ai nostri giovani. Noi ci auguriamo di aver innescato un circolo virtuoso attraverso queste misure che abbiamo messo in campo
Gli effetti, ovviamente li vedremo tra qualche anno. I numeri che ho citato sono dei numeri provvisori che ci auguriamo possano ulteriormente migliorare
Grazie, ringrazio tutti i nostri tre relatori, mi scuso per la rapidità, avrei voluto continuare a ragionare soprattutto sul tema della natalità, che è veramente.
Misterioso per certi aspetti permette allora adesso chiamerei sul palco i protagonisti dell’ultimo pannelli, il tema il lavoro di domani, cioè le competenze e le nuove tecnologie necessarie.
Sono Stefano Scarpetta, chief economist di OCSE che, appunto, abbiamo già.
De Molli ha già festeggiato per il suo nuovo incarico e poi Manuela Gehlen, direttrice del lavoro e delle competenze, della direzione generale dell’Occupazione affari sociali e di inclusione della Commissione europea, l’ingegner Mario Nobile, qui vi devo lasciare una sedia in più l’ingegner Mario Nobile direttore generale dell’Agenzia digitale e Paolo Boccardelli, direttore della Luiss Guido Carli,
Allora
No, e infatti non riesco salve, allora avevamo anche no, questa volta non è potuto essere con noi il il sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle politiche Sociali, Claudio Durigon, che però ci ha inviato una un testo scritto che acquisiremo agli atti, allora darei subito la parola Stefano che introduce un po’la nostra conversazione se vuole prendere il podio faccio da questo va bene perfetto.
Ragazzi 1.000, è sempre un piacere partecipare al Welfare Italia al Forum.
E permettetemi di cominciare con un’osservazione che forse banale, ma che a mio avviso è essenziale se parliamo di welfare di oggi e di domani, quello che non possiamo concentrarci anche sul ruolo del capitale umano definito in senso ampio e allo stesso tempo se parliamo di come promuovere il capitale umano non possiamo non occuparci anche di welfare quindi queste due cose sono interamente connesse.
E credo che l’investimento in capitale umano ad oggi assumono rilevanza ancora maggiore proprio per quello che ci siamo detti oggi, durante la giornata stiamo affrontando a parte le crisi, diciamo, di breve periodo, due grandi trasformazioni, quella demografica, ma anche quella legata all’intelligenza artificiale e al digitale. Allora a che punto siamo in termini di capitale umano? Partiamo dall’ultima inchiesta del Pisa, cioè l’indagine sulle competenze ai giovani quindicenni. Questi dati sono molto recenti perché fanno riferimento al 2025, ci sono luci ed ombre, come vedete, l’Italia ha in qualche modo recuperato e siamo più o meno ai livelli di competenze, sia incapacità di lettura, di matematica, di scienza a livelli della media europea e la media dei Paesi dell’Ocse. Perché c’è un’ombra, perché in realtà questa convergenza è avvenuta perché l’Italia ha avuto delle perdite inferiori rispetto a quelli dei Paesi europei e dei Paesi Ocse. Quindi è una convergenza verso il basso
In un momento in cui invecchiamo, il momento in cui abbiamo una tecnologia digitale che ci chiede di competenze più elevate, purtroppo la nostra scuola dà risultati peggiori in termini di competenze acquisite dai giovani quindicenni, quello che questo grafico non vi mostra e che in Italia in particolare esistono delle forti differenze fra regioni nel senso le competenze medie di alcune regioni del Nord sono superiori alla media europea e la media Ocse, purtroppo alcune regioni del Sud, come ci dice anche rimbalzi abbiamo tassi di analfabetizzazione funzionale che raggiungono addirittura il 50%, quindi questa media nasconde queste forte differenza all’interno del nostro Paese.
La seconda fotografia, ci dice, viene da un’altra inchiesta. Questa è sulle competenze degli adulti. 16 64 anni di età è una grossa indagine che viene fatta all’Ocse ogni 10 anni, la prima nel 2012, la seconda nel 2023, come vedete in questo grafico, che mostra le variazioni a livello di competenze medie in alfabetizzazione, cioè la comprensione di un testo scritto in tutti i Paesi, tranne Danimarca e Finlandia, il livello medio di competenza degli adulti è diminuito negli ultimi 10 anni. E questo, se ci pensate un attimo e Pat è quasi paradossale. Immaginate una popolazione che in 10 anni vede molti giovani potenzialmente più istruiti a entrare a far parte della popolazione tra lavorativa e molti segno che lasciano questa popolazione tra attiva che hanno probabilmente i livelli d’istruzione più bassi. Quindi, per un puro effetto di composizione, ci dovremmo aspettare un aumento delle competenze e media. In realtà, quello che è avvenuto è una riduzione. Se poi guardiamo in particolare l’Italia, che è uno dei Paesi in cui c’è stata una riduzione.
Quello che nasconde questo grafico e che la riduzione è dovuta in gran parte a un peggioramento nelle competenze medie di chi già aveva bassi livelli di competenze. Quindi c’è stata una forchetta che si è ampliato ulteriormente nei livelli di competenze delle persone a più alta competenza e quella più bassa competenza. Terzo punto, vado molto, telegraficamente molto velocemente. Non è soltanto importante investire in competenze, ma anche, in qualche modo, fare in modo che queste competenze abbiano la domanda sul mercato del lavoro. L’Italia anche qui detiene in qualche modo un primato perché ha un livello di Miss Marx o, se volete, di disallineamento fra il livello delle competenze dei laboratori, è quello che chiedono i posti di lavoro significativo. Addirittura il 18% dei lavoratori italiani sono sopra qualificati, quindi hanno livelli di competenze superiori a quelli che il mercato del lavoro che richiede, però, abbiamo anche un 22% dei lavoratori che sono sotto qualificati, quindi non riescono
Ad avere quelle competenze che gli permetterebbero di svolgere il loro ruolo e il lavoro mansioni in maniera migliore e qui arrivano le 2 grandi shock, quello demografico di cui abbiamo già parlato è quello della trasformazione digitale, allora questo grafico l’avete visto in tutte le salse in tutte le forme, l’Italia al 2060, secondo le previsioni delle Nazioni Unite, perderà quasi il 35% della popolazione in età lavorativa. Ora è veramente difficile immaginare un Paese che possa anche solo mantenere i livelli di Pil pro capite con un terzo in meno della forza lavoro.
Lasciamo perde addirittura la crescita del Pil pro capite, un altro modo di vedere questo questo dato è immaginare che nel 2060 ciascun lavoratore dovrà produrre per se stesso per il reddito per se stesso, ma anche contribuire per il 75% al reddito di una persona in pensionamento quindi questo ci dà un po’l’il metro della situazione che cosa significa questo in termini di Pil procapite in questo grafico? Vedete la variazione rispetto al,
La crescita del Pil pro capite, che purtroppo in Italia negativa al 2006, al 2019 e del puntino in blu chiaro e la riduzione del PIL pro-capite. Se il Tas la cresce, la priorità rimane costante e se i tassi di occupazione per categorie di età rimangono costanti, quindi l’Italia perderà circa mezzo punto di crescita del Pil pro capite media Ocse. Siamo al 40% allo 0,4% su una crescita dell’1%, però c’è un, ma facciamo due ipotesi forti. Assumiamo per un istante di far lavorare il signor oltre sessant’anni ai livelli non stratosferici, ma quelli medi dei paesi più virtuosi
Ecco, qui vedete, il puntino blu è la riduzione del PIL, pro-capite attesa a tassi di produttività e di partecipazione costante, vedete che l’Italia, semplicemente aumentando i tassi di occupazione dei signor ai livelli dei Paesi più virtuosi dell’OCSE, recupera interamente la perdita potenziale di crescita del Pil pro capite se poi facciamo un’altra ipotesi che è quella di chiudere il gap di genere cioè assumere che le donne lavorino tanto quanto gli uomini,
Crede che l’Italia potrebbe recuperare per un tasso di crescita del PIL pro-capite decisamente positivo, molto di più di un altro Paese che invecchia, come il nostro, che il Giappone, in cui i margini per utilizzare i talenti che sono a disposizione del Paese sono molto più limitati? Quindi c’è un margine per utilizzare meglio quello che già abbiamo, che sono i talenti nel nostro Paese, passiamo all’intelligenza artificiale. Ovviamente esistono tantissimi incertezze rispetto al potenziale dell’intelligenza artificiale sulla crescita. Quello che dimostrano in questo grafico è una stima su un modello che si basa
Sull’evidenza che abbiamo, quali sono le mansioni che possono essere automatizzata attraverso l’intelligenza artificiale, quali sono le professioni in cui queste mansioni vengono svolte in maniera maggiore, qual è il tasso di adozione che notiamo nei dati in B? Se prendiamo questi dati in considerazione anche in Italia, la intelligenza artificiale, se utilizzati in maniera diffusa in tutte le attività economiche, potrebbe far aumentare la produttività del lavoro in Italia di 0,4 0,5 punti percentuali all’anno quindi un potenziale estremamente significativo, visto che la produttività in Italia è rimasta stagnante per molti anni. Ora che cosa c’è bisogno? Bisogna ripensare a quali sono le competenze che sono necessarie per poter lavorare insieme all’intelligenza artificiale. E quello che avete in questo grafico vi dice
Secondo i dati che sono sul posto vacante e disponibile on line, vedete che in pochi anni dall’introduzione dei modelli generativi, de I, la domanda di competenze è cambiata radicalmente, si abbiamo bisogno di persone con competenze digitali di data science, ma abbiamo bisogno anche di persone con competenze più propriamente umane, capacità manageriali, capacità spirito critico, capacità di risolvere i problemi complessi, quindi la domanda di lavoro sta evolvendo in maniera molto rapide verso quelle competenze che sono più tipicamente umane. Quindi non soltanto investire in più competenze, ma anche adattare l’offerta di competenze, quello che devono essere niente equivalenti per reagire assolutamente, ma su quelle competenze che sono Nos più propriamente umano, in cui l’intelligenza artificiale ovviamente potrà fare meno, e qui viene il problema
La formazione continua. Guardate dov’è l’Italia in questo grafico sulla percentuale de delle dei laboratori che partecipa a corsi di formazione, l’Italia tutta destra, quindi si investe poco in formazione continua. Ovviamente si investe poco soprattutto sulle persone d’età intermedia o i signor, quindi sono proprio loro che avrebbero bisogno di una maggiore formazione, perché sono proprio loro quelli che probabilmente hanno competenze digitali inferiori, pur avendo esperienza, perché hanno un percorso professionale sicuramente significativo. Quindi investire sicuramente non parlo della dell’istruzione primaria, ma anche nella formazione continua. Il presidente Macron, che in questo momento è in forte difficoltà, ha lanciato una campagna per offrire la formazione professionale a 15 milioni di lavoratori, tanto per darvi un’idea della sfida che abbiamo davanti a noi di quanto è grossa la dimensione dell’investimento che dobbiamo fare. L’altro punto e questo viene da un’indagine che abbiamo fatto presso le imprese, che ci dice che effettivamente i lavoratori che lavorano in imprese con l’intelligenza artificiale e che sono stati formati a utilizzare l’intelligenza artificiale hanno performance in termini di produttività decisamente superiori, ma hanno anche la probabilità di mantenere il posto di lavoro decisamente superiore, quindi anche rispetto all’intelligenza artificiale, senza andare in discorsi distopici. L’investimento in capitale umano è in qualche modo la chiave di volta per garantire un aumentassimo, cioè il fatto che le nostre competenze vengono aumentate dall’utilizzo della tecnologia e che la tecnologia non ci sostituisca, prendendo le mansioni che noi oggi svolgiamo. Non vado in questi punti perché sono abbastanza evidenti. Purtroppo l’offerta formativa in Italia è molto bassa, si investe molto poco, non soltanto in scienziati dell’intelligenza artificiale, ma in persone che abbiano un minimo di competenze digitali per lavorare con la tecnologia digitale, con l’intelligenza artificiale, un minimo di alfabetizzazione per tutti i laboratori, direi quasi in tutti i settori. Il mio avviso è fondamentale e ditemi una cosa. Sappiamo bene che i risultati della formazione professionale molto spesso sono molto scarsi. I lavoratori non vogliono parteciparvi. Le imprese, non considera che sono particolarmente utili
Bene, l’intelligenza artificiale può essere lo strumento per rendere questa formazione professionale molto più mirata ai bisogni dei laboratori e dell’impresa molto più breve come corso, e anche qualcosa che può essere fruita distanze, quindi può anche rivoluzionare il modo in cui la formazione professionale che come dicevo ha scarsi diciamo una nomea non troppo positiva potrebbe diventare molto molto più efficace.
Queste sono alcune osservazioni che volevano condividere con grazie molte grazie.
Dovremmo chiamarla, dovrebbe intelligenza aumentata, sarebbe più effi, più corretto, Manuela Kellogg, guardando al dal suo osservatorio all’Europa come sta cambiando, diciamo il e come stanno cambiando i lavori in rapporto alla innovazione dell’intelligenza artificiale e chi è che di più rischia di restare indietro in questa trasformazione in questa transizione.
Innanzitutto, grazie eh, sì, siamo chiaramente in una situazione di trasformazione profonda e penso che non dobbiamo lasciarci impreparati e quindi monitorare chiaramente quello che sta succedendo sul mercato del lavoro è molto, è molto importante e se abbiamo appena sentito i dati sulla partecipazione per esempio degli adulti e che rappresentano la parte più importante visto che abbiamo un declino demografico sul mercato del lavoro vediamo che siamo lontani dall’obiettivo europeo di raggiungere il 60% di persone che si formano ogni anno,
Stiamo all’incirca a 20% punti percentuali in in meno.
A ciò si aggiunge adesso non solo l’amo il cambiamento digitale e la decarbonizzazione, ma anche l’intelligenza artificiale, come abbiamo appena sentito c’è, la trasforma, abbiamo, possiamo avere degli effetti di sostituzione o di trasformazione o di.
Au home di aumento, quindi, se chiaramente ho ognuno di noi, auspica di no di una sostituzione di certe mansioni di certi lavori, che sono quattro di, cioè quelli che sono difficolt, Deng discriminatori, Andreotti, cioè,
Pochi difficili, pericolosi e discriminatori, quindi a ben ben vengano.
Eliminare questi posti di lavoro che possono essere pericolosi, per esempio over preferibile avere un drone che si occupa dei rifiuti radioattivi che occupa Hassan, che se ne occupi invece una persona.
E vediamo però che.
Spesso l’intelligenza artificiale è in in aumento, cioè aumenta le capacità umane, succede soprattutto quelli con il livello di di qualifiche più più alti, in questo caso possiamo pensare, per esempio.
Ci sono mansioni che sono più esposte.
Tipo i medici, le professioni della cura, perché chiaramente loro sono più hanno un aspetto personale umano, una relazione con con il paziente, altri settori sono invece più colpiti più esposti e sono più soggetti alla sostituzione system vediamo i servizi, i sistemi finanziari, allora lei mi chiedeva chi,
Chi esce vincente, chi esce prudente, chiaramente vediamo che ci sarà più sostituzione nei settori servizi finanziari, amministrativi e vediamo che sono soprattutto le donne che sono concentrate in queste mansioni, quindi, se vogliamo pensava eguaglianza, chiaramente la questione STEM.
Indi far partecipare più donne e giovani, donne o uomini nelle professioni STEM diventa molto input importante.
E alto punto che secondo me è importante tenere presente che chiaramente, la mancanza di abbiamo una forte mancanza di manodopera abbiamo sentito anche che c’è molto mismatch se guardo alle alle professioni che mancano in Europa, nove su 10 sono tecniche professionali, quindi vengono dalla filiera istituti tecnici piuttosto che dal.
Dallas carriere universitarie e quindi anche qui una riflessione sul su come e su come agire su cosa consigliare ai nostri giovani in in futuro.
Grazie davvero.
Molto interessante questo riferimento all’istruzione professionale tecnica, che ha un punto debole del nostro Paese, l’ingegner Mario Nobile, ma alla fine per governare l’intelligenza artificiale e non esterne governati, quali competenze servono è una bella domanda, intanto grazie a Unipol e opterà per per questo momento di confronto ma io per rispondere alla sua domanda parlerei di diverse intelligenze e mi spiego meglio,
Noi come AGID, come sapete, abbiamo avuto il ruolo di promuovere e sviluppare l’intelligenza artificiale in Italia, per i privati e per le pubbliche amministrazioni, per superare il dibattito distopico, per superare quello che sentiamo ogni giorno di ammutinamento di agenti di bracci robotici che minacciano l’umanità,
Insieme ad altri colleghi del mondo, perché sono think thank internazionali abbiamo preso la classificazione della guida autonoma livello zero e una Panda con volante, cambio e pedali Livello 1 2 3 4 5. Il livello 5 e uno smartphone su quattro ruote non ha volante non a pedali, non ha cambio,
Allora il dibattito che leggiamo oggi e sul livello 5, che oggi non esiste, lei è un giornalista e uno scrittore, lei usa la tecnologia fino a un livello che Massimo il 4.
Perché non può, però, diciamo a una gradua gradazione di scelta, allora è esattamente questo il punto, noi stiamo incontrando le imprese italiane e le pubbliche amministrazioni italiane perché la domanda non è.
L’essere umano è al centro, no eh, come in quella specifica condizione significa che se io uso un’auto a guida autonoma al livello 4 in autostrada, perché lì c’è un dominio possibile di uso del livello 4, chiaramente se escono dall’autostrada e o la strada urbana devo magari riprendere il controllo di guida allora, sempre in questa analogia, pensate alle patenti io ho una patente B ma non sono in grado di guidare un camion,
Allora quello, io ringrazio i colleghi e capisco la difficoltà enorme di fare previsioni quando la tecnologia cambia, la robotica si espande, quindi stanno facendo, voi state facendo un duro lavoro, perché è un lavoro di, ma oggi quello che noi possiamo fare in Italia e,
Punto numero 1, far capire alle persone, ai giornalisti e ai professionisti e alle imprese che il dibattito non è essere umano contro una macchina, il dibattito, essere umano che la sa, usare versus essere umano che non la sa usare, e questo riguarda tante cose,
E vado su un altro concetto, quindi importante questa occasione, perché noi dobbiamo essere in grado di.
Costruire percorsi per l’acquisizione di competenze a livello 1 2 3 4.
Se all’interno di una pubblica amministrazione, per dare un contributo di protezione sociale.
Usassi livello 4.
Questo significherebbe che in automatico viene elaborata la prestazione escluse le eccezioni, vedi capita che un salto enorme non siamo ancora pronti, il livello 3 e non sono le eccezioni, ma l’ordinaria richiesta di prestazione di Mario Nobile ad avere una supervisione umana esattamente come in auto usiamo il cruise control gli Adas e le cose a cui siamo abituati quindi la prima sfida è quali percorsi,
Per i laboratori dell’impresa, per il lavoratore pubblico, per il cittadino, per il professionista a seconda del livello, perché cambiano le opportunità e i rischi, se lei non fa fact checking rispetto a un articolo, chiaramente è un problema reputazionale, ma dove lo spinge quel controllo oggi a livello 3 perché lei vuole guardare ogni fonte e ogni risultato di quel fact checking,
Seconda considerazione, mi riallaccio alla prolusione del professor Cassese di ieri, lui parlava egregiamente, ovviamente, di workfare e welfare.
Delle due contrapposizioni, ebbene, oggi siamo in warfare e ce ne siamo accorti allora, pensando ai numeri che abbiamo sentito prima e allo sbilancio che abbiamo rispetto alla sostenibilità del sistema welfare.
Una domanda che ci facciamo tutti da anni e magari questa può essere l’occasione per ribadirlo anche con il vostro convegno è, ma se abbiamo 6.000 miliardi di risparmio privato a fronte dei 3.000 miliardi di debito pubblico, se abbiamo 400 miliardi di euro investiti ogni anno dai nostri fondi pensione,
E dal capitalismo familiare, perché non cominciamo a investire su data center su produzione di semiconduttori, su tutta quella che è la pila tecnologica dell’intelligenza artificiale, altrimenti il paradosso e chiudo è che noi siamo bravissimi a collocare i livelli, siamo bravissimi a formare le persone a seconda del livello d’uso ma poi compreremo tecnologia altrui.
Risposta esaustiva.
Mi ha anticipato, tra l’altro, è una domanda che poi vorrò fare alla al presidente Cimbri, Paolo Boccardelli, lei guida un’università, diciamo che fa anche un recruiting molto molto attivo, che tipo di richieste diverse vengono dai giovani, diciamo di competenze che competenze chiedono e pena da e che competenze o o noi siamo in grado di offrire di King che insegnamento siamo in grado di offrire,
Ma innanzitutto buongiorno, grazie anche da parte mia per l’invito a questo splendido incontro, molte cose interessanti e ne sottolinea alcune che secondo me si collegano poi a quello che l’Università sta facendo, cioè il tema della stagnazione della produttività, che è stata più o meno citata in vari in vari momenti.
E in qualche modo un tema che impatta significativamente su quello che sta avvenendo, anche da un punto di vista, la rivoluzione tecnologica, perché perché se noi guardiamo i dati, le grandi imprese stanno investendo e trasformandosi le piccole e medie imprese, in realtà non lo stanno facendolo o lo fanno molto poco circa il 75% delle piccole e medie imprese ha dichiarato in varie sarde,
Che non sta non ha piani di investimento su queste, su queste tecnologie, questo è un dato oggettivo, aggiungo che il vero andando in profondità.
La rivoluzione dell’intelligenza artificiale, ma aggiungerei della robotica e, in generale, della fisica Leahy e degli agenti è una rivoluzione non tecnologica o meglio c’è della tecnologia che cambia, ma è basata su innovazioni fondamentali di diversi anni fa ciò che è veramente una rivoluzione, la rivoluzione organizzativa, la rivoluzione delle competenze è stato detto da tutti, ma questo vale la pena sottolinearlo è uscito poco fa un bellissimo lavoro, ripreso anche da alcuni nella mattinata di aste Mokulu, uno dei premi Nobel del 2024 dell’economia che parla di AI pro lavoratore, cioè la verità è che, lasciando andare la tecnologia, non è scontato che l’innovazione tecnologica entri nei sistemi produttivi
In in maniera funzionale allo sviluppo del lavoro, all’interno delle organizzazioni. L’esempio che possiamo fare è quello che fa il mio Prorettore all’intelligenza artificiale che uno scienziato che fa questo da più di 30 anni. Io mi aspettavo un esempio complesso, c’è l’intelligenza artificiale, come la lavatrice, se uno pensa a cosa ha fatto la lavatrice ha sostituito chi lavava il bucato a mano ma non ha messo un robot che lava il bucato in maniera automatica, ha completamente ridesignato ridisegnato il processo di lavaggio e ha creato nuovi lavori. Nuova occupazione, ecco, questo significa e ai pro lavoratore, se noi mettiamo le hai a sostituire i e gli operai, gli impiegati del call center, noi stiamo mettendo un robot che lava la biancheria. Noi dobbiamo ipotizzare ripensare completamente il processo di customer, relationship e Customer Engagement attraverso l’AI. Questa è la rivoluzione che tutte le imprese dovrebbero fare, allora le competenze
Beh, allora innanzitutto io mi sono segnato tutte le cose che noi facciamo, perché ormai sono veramente tante. Innanzitutto il primo vero punto è che per la rivoluzione delle competenze è quello che conta, è quello che tutti chiamano pensiero critico le capacità cognitive dell’individuo, cioè a fronte di una superiore al livello di competenza e consapevolezza nell’utilizzo di queste tecnologie, ciò che serve ad alimentare, investire, formare il problem Frayling, la i bias, le Hilde Bayazid, cioè l’eliminazione degli errori potenziali inseriti negli algoritmi, le polle creative. In realtà questo è un tema che tiene poco
Analizzato, ma ciò che fa l’intelligenza artificiale e portare gran parte delle proprie soluzioni verso una un numero ristretto di opzioni e quindi in qualche modo si creano delle bolle, cioè le risposte che arrivano sono sempre le stesse più o meno per tutti, allora tutto questo è un grosso limite alla creatività le soft skills e o ancora meglio l’Emotional Intelligence
Oggi ciò che serve nelle organizzazioni e capire ancor di più l’importanza di queste competenze, allora cosa fa un’università, beh, innanzitutto deve alzare il livello delle competenze che offre ai propri studenti, cioè noi siamo stati abituati per decenni, a tutto sommato valutare più che le competenze e le conoscenze e quindi noi quando nel libretto degli esami,
Abbiamo la valutazione sulle singole discipline e abbiamo la valutazione presso tra 18 e 30, quindi un livello di acquisizione di una determinata a conoscenza su certe discipline, sì, in alcuni casi si certifica un po’la competenza, ma è molto marginale, mentre in realtà ciò che oggi cambia veramente questo perché in fondo l’intelligenza artificiale è un supporto all’ottenimento rapido di risposte per le conoscenze ciò che serve invece la competenza, allora per fare questo, innanzitutto,
Noi abbiamo creato dei laboratori obbligatori, cioè un tempo.
Si diceva che ci si laurea, se si conoscevano le lingue, i Luis era obbligatorio fare almeno due lingue, adesso questo non è più la frontiera, questo è minimo e completezza, migliaia di studenti arrivano da noi che già conoscono le lingue, quello che è obbligatorio è fare un laboratorio di intelligenza artificiale, saperla usare ma accanto a questo, con la stessa quantità di ore, un laboratorio di pensiero critico quindi senza tecnologia, cioè problemi analizzati e affrontati lasciando la tecnologia fuori dall’area dall’aula con una forte richiama all’attenzione la formazione dei docenti perché uno dei veri dei veri
Ostacoli all’innovazione è il docente, noi abbiamo creato un, un centro che si chiama teaching learning innovation hub, che si occupa di formare i docenti sull’innovazione Peto coppie d’agogica, abbiamo dato dei premi sull’innovazione pedagogica delle comunità di pratiche dove i docenti scambiano le informazioni una partnership con Google for Education che ci diciamo considera una una delle due università di riferimento in Europa sul tema dell’innovazione un ebook un manuale per l’intelligenza artificiale per l’uso,
Responsabile ed efficace dell’intelligenza artificiale, sia per i docenti che per gli studenti dei digital twin digital twin, significa avere degli assistenti virtuali che aiutano gli studenti a fare il loro percorso di apprendimento nelle varie molte materie. Io ho creato il mio avatar, il mio avatar ha dato il benvenuto agli studenti, ma tutto questo, credetemi, serve ad aiutare ad aumentare il processo di apprendimento, ma a verificare se c’è l’acquisizione delle competenze e il punto critico nodale su cui noi abbiamo in questo momento ha avviato una riflessione molto seria. È proprio l’assessment, cioè la valutazione. Abbiamo creato una commissione permanente interdisciplinare di docenti ed esperti delle varie materie che si occupa di innovare, il modello di valutazione. Noi oggi siamo tornati agli esami
Tradizionali Penn e Paper, quindi compito scritto con la penna e il foglio di carta per evitare il rischio di utilizzo dell’intelligenza artificiale. In quella sede siamo tornati all’esame orale, ma allo stesso tempo dobbiamo dare ai docenti la possibilità e gli strumenti per valutare non più l’acquisizione di conoscenze, ma l’acquisizione di competenze e chiudo
Con due iniziative. La prima, la chiamiamo shift, che schiude Hans ed ai dias For Futures Trading, cioè noi abbiamo chiesto agli studenti di darci idee su come cambiare la pedagogia del futuro, perché loro sperimentano molto più velocemente di noi. Il secondo, dato che noi dobbiamo formare per una vita lavorativa
Diciamo piuttosto lunga, come ci ha anche chiarito
Scarpetta. Dobbiamo formare delle competenze fondamentali. Vero però la le aziende, le istituzioni e le organizzazioni ci chiedono competenze immediate spendibili sul lavoro. Abbiamo lanciato 70 certificati professionalizzanti che si aggiungono al corso di laurea e vengono offerti ai nostri studenti sull’investment banking, sul comparto assicurativo, sul tema del cambiamento climatico della transizione energetica,
Sono elementi di acquisizione di competenze spendibili sul mercato del lavoro immediatamente in partnership con aziende e istituzioni. Sono certificati nota Rizzati blockchain che vanno direttamente sui profili social degli studenti che, accanto alla laurea in Management, acquisiscono i certificati in determinate specializzazioni e segnalano la loro competenza immediatamente spendibile, Gallarate. Grazie davvero a tutti i partecipanti a questo fammeli
Intravisto il più parlare pensando che fosse Isaac Asimov aveva già capito tutto e ha ragione. Insomma, no,
Allora
Siamo giunti alle alle conclusioni, tra l’altro in perfetto orario. Diciamo questo a beneficio del vostro light lunch, che vi aspetta alla fine dei nostri lavori. Vorrei approfittare per salutare anche il consigliere a storiche, come avevamo anticipato, è qui con noi. Grazie grazie per l’attenzione della Presidenza Repubblica al nostro convegno. Invitare sul palco
Il Carlo Cimbri, l’ospite, l’ospite di casa padrone di casa.
Una volta all’angolo, però, ecco.
Allora guarda, io ci diamo del tu, noi non facciamo finta di darci del lei, allora io devo dire la verità, va be’che sia che il welfare sia un elemento identitario dell’Europa e come abbiamo appreso ieri anche con grande, diciamo dottrina sia anche un elemento costitutivo del patto costituzionale che ci legge no,
è o è abbastanza sicuro, non dobbiamo insiste su questo, io vorrei con The discutere soprattutto di come sostenere questo impegno preso dalla comunità europea, oltre che dalla dalla collettività e dell’Europa intera, non solo nostra, di fronte ai cambiamenti che abbiamo visto e mi è venuta una domanda anche sentendo dei nostri dibattiti
Diciamo, c’è una gran massa di risparmio privato, no che che noi utilizziamo molto poco, non solo in Italia, anche in Europa, noi comunque siamo un Paese altamente patrimonializzato, c’è un dato che dice che nel giro dei prossimi 10 anni, siccome la generazione diciamo così dei baby boomer sta andando in pensione passeremo circa 1.800 miliardi ai nostri figli diciamo agli eredi in generale, ecco,
Questa questa massa di denaro, insomma, lo chiedo a te, perché lo sai come si fa, come si traduce in in in in risorse anche per il welfare,
Beh.
Che l’Italia, su Paesi grandi ex procuratore di con le loro novità, do quello che esce dalla dimensione più 2 per Pepe, ricordato, e io vorrei affrontare la risposta al tuo Edoardo, agganciandolo o l’altro tema che.
Io ritengo sia centrale quando si parla di welfare
C’è welfare se c’è sviluppo e welfare, se c’è produzione, se c’è welfare, se c’è valore aggiunto alla produzione.
Allora il tema centrale di questo Paese e che è noto però molto spesso magari più bello parlare d’altro di come spendere i soldi.
E secondo me dovremmo un pochino concentrarci su come farli i soldi prima di pensare a come spenderli come farli, partendo da quella che è la nostra condizione in questo Paese, che tanto risparmio perché anche fortemente indebitato.
E oggi come oggi, la nostra tradizione è quella di cercare di allocare il risparmio a sostegno del nostro debito, è vero che il nostro debito, la tassazione diversa da quella che ha?
Il reddito prodotto attraverso altre forme di investimento ora questo è lo Verdone, dove non è possibile, non è pensabile fare diversamente.
Però qualcosa di più diverso possiamo fare, e cioè.
E lui Vacca una cultura degli investimenti capitali, cioè come il risparmio possa essere efficacemente investito, di di investimenti capitali che favoriscono lo sviluppo delle imprese.
Il nostro tessuto produttivo tessuto che tradizionalmente, sottocapitalizzato e fortemente indebitato.
Ora, il risparmio canalizzato verso forme di investimento, come facciamo noi intermediari, ma che potrebbe essere ulteriormente sviluppato.
Penso che sia uno dei principali tipi che noi dobbiamo curare per far arrivare denaro agli investimenti produttivi, dove ludico, l’altro è quello di favorire in Italia una cultura del dell’impresa, del fare impresa, fa l’impresa, è,
Come dire il la, la in moto attraverso cui una società cresce perché crea lavoro e crea welfare crea ricchezza, ora, per favorire ripresa, possiamo canalizzare più risparmio, furbe, maggiori fondi di investimento, favorire la.
Patrimonializzazione delle imprese lo voglia Dujan, ricordo
Modalità tecniche
Però, se noi vogliamo welfare noi vogliamo, dobbiamo far crescere questo Paese e per far crescere il Paese dobbiamo aumentare la ricchezza e dobbiamo investire in produzione, non soltanto it questo avrà conseguenze Guelfo,
D’altra parte, io non so, se posso dirlo, diciamo in un’occasione in cui celebriamo l’importanza dell’Uefa certe volte, anche sentendo la relazione di Veronica De Romanis, ti viene il dubbio che forse destiniamo male tante risorse a questo a al welfare e forse una delle ragioni per cui la crescita in Italia ristagna.
Sta anche in questo e in questo strabismo no, cioè non è che noi rischiamo di togliere risorse alla crescita che SEL, che è la precondizione del welfare, facendo in questo modo Lopez che
No, è vero che ospitiamo bar
Ho non spendiamo a sufficienza il rapporto coupé cabriolet esigenze oggi il rapporto di dei bolli illustrava come sia aumentata la spesa sanitaria, però, se tu fai un sondaggio, il percepito delle nostre concittadine è quello di un decremento della qualità del nostro studio.
Il sistema sanitario,
Risposta a questo sono tante, una è della combinazione per la prima parlato tante volte in questa sede del pubblico e del privato, no.
Noi dobbiamo mantenere alta la qualità di quello che solo il pubblico può dare, offrire, garantire a tutti e cercare di dirottare sul sul sul ex chi può permetterlo su tutta una serie di costi che non ha senso che lo Stato falso per per tutti la selettività
Nell’allocazione della della della spesa, dove
Va a chi ha effettivamente episodio quello di cariche elettive, mentre probabilmente noi una visita, la possiamo pagare.
Altri non lo possono fare in questo senso c’è il tutto a tutti l’intervento pioggia, ne abbiamo visti tanti, li aveva visti particolarmente anche sotto il Covid, è è qualcosa che noi, come pensa, tu possiamo permetterci con risorse limitate, debbo dare maggiore efficacia alle risorse, quindi vero interventi a pioggia vedo cose che come dire,
Ah, ah, all’apparenza dal beneficio, ma che non arrivano poi a chi ne ha effettivamente bisogno.
Ma quello assicura sicuramente sì, non è in contraddizione, si può averli sviluppo con attenzione al al alla spesa sociale, ma quello che è certo che non ci può essere spesso suonavano istituzione sufficiente sviluppo,
Poi c’è già questo in parte, certo siamo Malpensa la spesa sanitaria auto pocket, cioè quella che si fa privatamente no,
E magari anche caoticamente, forse ottenendo anche fences vizi, diciamo non all’altezza di quello che si spende, quello è un è un patrimonio che tra l’altro diciamo voi gestite in qualche modo no,
A proposito de de della spesa dell’esplosione della spesa sulla sanità no?
È chiaro che dove abbiamo un modello, che è quello decentrato e quello è quello regionale.
Questo modello, come dire a tutta una serie di di di aspetti, dicevo, che provoca la differenza la differenza della qualità del Cyril segretario, secondo le regioni italiane, emerge da tutte le ricerche in questo settore.
Nello stesso tempo, sul tema di controllo della spesa di come questa spesa lieve.
Delle esperienze di di di di di di UniSalute per dire che invece ha come missione è quello di
A dare il i miglior servizio al miglior costo possibile per per il gas, gli assicurati vedi differenze enormi dei costi diversi vip della spesa sanitaria e, secondo le varie regioni italiane, ora, sotto questo profilo, l’alleanza pubblico-privato euro, alleanza fondamentale perché perché tutti abbiamo l’interesse che il servizio sanitario funzioni e che cita i nostri cittadini abbiano quel livello di cura e che noi riteniamo che che siano assolutamente doveroso.
Del controllo della spesa, l’alleanza pubblico-privato potrebbe essere uno è uno degli elementi sicuramente più forti e Mm 1, infatti è una domanda che non è sulla direttamente nel tema welfare, però ne abbiamo parlato tanto oggi e io fra l’altro ormai lo chiedo sempre alle persone diciamo così Inge che hanno competenze per rispondermi sul tema dell’Intelligenza Artificiale tu ti metti dalla parte di quelli che la temono di più quelli che la,
Ci sperano di più per il nostro Paese, dicono l’intelligenza artificiale, secondo me non è altro che una delle varie rivoluzioni industriali a cui abbiamo assistito
Di fronte al posto al prospettarsi, delle quali il Green Deal, l’aggregazione è sempre stata di allarga, perderemo il 30%, i posti di lavoro, la gente stava peggio questo successo, questo industriale successo per quello che gli pare rivoluzione tecnologica e penso succederà anche per il Tesoro artificiale si perderanno delle professioni se l’è crederlo delle alte e oggi, per esempio, ho visto un’interessante valutazione che più pesa passa, tipografia, per cui il nostro
Eh eh eh attenzione verso il nostro Paese, questo fenomeno riguarda tutti i Paesi avanzati, anche quelli che Aldo politiche, diciamo migliori delle nostre dal punto di vista del sostegno alla natalità, come la Francia, per dire, comunque tutti stanno registrando un decremento delle questa è la natura umana per controllare auto rubata faccio fatica a trovare soluzioni bah,
Il sotto questo profilo, la tecnologia che teso Artificial ed Eraldo queste nostre nazioni sempre vero
Densamente popolate va altrettanto competitive del del del domani e quindi, sotto questo profilo la vedo opportunità o qualcosa, poi, come tutte le cose a valutata.
Limitata in certi aspetti sul 1.000 aspetti che eh, ma non per cavalcare le opportunità e a non avere paura del del del futuro e sotto questo profilo vale anche nella nostra azienda, la, la, la, la implementate nostra azienda investiamo, cerchiamo di capire, Baudelaire de il grande evoluzione, tutto quello che vedi che leggiamo, i vari provider che nascono crescono. Molti paventano anche una bolla possibile degli investimenti di intelligenza artificiale oggi perché oggi sono
Aziende che drenano.
Quantità enormi capitali, poi vedremo i ritorni, che che che da lardo è un bordo ed i furbetti e noi cerchiamo di.
A pezzi con le code, diciamo umidità e sperando anche con l’intelligenza non è che se la speciale arrivi spingi, un bottone e fa tutto però vagali che verso il col riconoscimento.
Del del attraverso la semplice foto che ti consente di costruire per come se gli algoritmi, la dinamica di un incidente, ecco questo qualcosa sulla quale nel nostro piccolo anche lui ciò più che amo tanto l’ultima questione, io stamattina ho aperto la nostra conversazione con come dire con una nota,
Di allarme ecco quantomeno se non pessimistica, cioè stiamo assistendo a un momento di grandi tensioni, tensioni sociali.
Le tensioni elettorali, tensioni politiche, l’Europa sta un po’nei quali va, diciamo se staff sta faticando in maniera particolare a mantenere il suo modello, che poi in gran parte è fondato proprio sullo Stato assistenziale, ecco che idea ti sei fatto di quello che sta succedendo è una crisi di crescita e una crisi per la crescita oppure è un declino, è un’involuzione,
L’Italia intende sicuramente ludico collo con rammarico e preoccupazione, sicuramente Gul involuzione.
Ed è un’involuzione che trova il suo humus del colpevole enorme.
Ritardo o miopia
Che noi europei
Sul fatto dell’Italia abbiamo avuto per l’opera di questi ultimi 20 trent’anni, cioè da quando quel processo di costruzione europea ha cominciato a rallentare, fino quasi a fermarsi.
Eh eh, eh eh eh, in tal senso, la stessa evoluzione dell’Europa.
Che è partita con ben altre ambizioni dei padri fondatori di armi e diciamo su può fare batta all’euro no.
Due simboli cavetto per Klopp si ferma all’euro.
Eh, eh eh, dopodiché che cosa è diventata è diventata perlopiù percepito dalla gente e non senza una qualche Casole, una loro sovrastruttura burocratica, un enorme, diciamo fabbricati regole.
Per noi regoliamo, regoliamo tutto, vogliamo qualsiasi cosa eh eh e questo però ci rende sempre meno, da un lato, competitivi nei confronti degli altri che ha dei competitor globali.
Difficile.
Signor preside
Ma dall’altro che fosse, se vuoi la cosa più grave, allontana le persone dal percepire quello che è.
Grande,
Disegno dell’Europa che non è quello di privare i cittadini la propria identità nazionale, ma di mettere a fattor comune è quello che le singole redazioni do solo in grado solo troppo deboli per fare salvaguardando le rispettive identità nazionali questo era lo spirito originario ora se noi non facciamo noi sia quella che poteva essere che vista la potenza pas de deux costruiamo Hubert cattolico di capitali europei parlando di finanza d’impresa o di sviluppo e noi non riusciremo mai ad allocare il risparmio dove serve e,
E fare gli investimenti dove Bischoff, dove meglio farli?
Tutto il resto, finché non faremo questo, come tanti altri passaggi che verranno, un soggetto fragile del soggetto fragile che si averlo che cosa le polarizzazioni, le differenze, le differenze di di di di di di reddito e di prospettive di sviluppo di prospettive del salire, la scala sociale che solo un grande mercato unico ti può potrebbe dare a mio modo di vedere queste sono fattori alla base di,
Di di di tensioni che purtroppo oggi stiamo vedendo la manifestazione, il tema è come si utilizzano tutte queste pressioni.
Il ragionier Rossi, apertura, risposta però una di quelle è la la divaricazione.
Della de de
Dei redditi dei guadagni Bach, la perdita di prospettive di opportunità, quello tu vedi le città, svuotarsi per e a darle se più verso le periferie spinge verso periferie i ceti medi.
E tu hai un problema, équipe, che devi pensare di di di affrontare.
La manifestazione esterna è qualcosa che ti sveglia, ma non è l’ottico di dire, non è un play d’Italia perché ero a Parigi e succedeva esattamente le le, anzi ancora peggio, rispondeva alla domanda, siamo un decreto, poi su tutti i fenomeni più definito, do do sto vedendo, perlomeno non la percepisco io un’attenzione alla costruzione di un qualcosa che ci consenta di superare queste fasi ci proietti su Mondo Migliore,
Grazie grazie davvero a Carlo Cimbri, anche per questa.
Anche per questa occasione di riflessione che ci offre con Unipol, ogni anno io ne verranno, mentre parlavi è venuta una impegni pensiero in testa, una volta c’era un leader europeo Juncker, no, che alla fine di una di una riunione dei primi ministri gli chiesero ma che cosa intendete fare che noi tutti sappiamo cosa va fatto e che non sappiamo come vincere le elezioni dopo ora siccome le perdono comunque le elezioni magari che qualcosa è una favola?
Grazie ciao, grazie a tutti voi e ricordate che c’è un piccolo lanci in attesa.


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